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Dopo le esequie (After the Funeral)

Sintesi: L’anziano Richard Abernethie, di salute precaria, muore improvvisamente. Subito dopo i funerali, durante la lettura del testamento, la sorella Cora dice ai familiari che, secondo lei, hanno fatto bene a mettere tutto a tacere visto che il vecchio è stato ucciso. L’avvocato Entwhistle, stupito dalla sua affermazione, inizia a rifletterci su quando riceve una telefonata che gli comunica che la donna è stata assassinata a colpi di accetta. Subito dopo i funerali, la dama di compagnia di Cora rischia di morire avvelenata ma riesce a salvarsi all’ultimo momento. L’ispettore Morton inizia le indagini coadiuvato da Poirot che si intrufolerà tra i membri della famiglia spacciandosi inizialmente per Monsieur Pontalier.

Assassinio al galoppatoioCuriosità:
1)
Dopo la morte di Cora a colpi di accetta, l’avvocato Entwhistle cita una sadica nursery rhyme che narra la storia di Lizzie Borden (1860-1927), nota per aver assassinato con l’accetta il padre e la matrigna: Lizzie Borden took an axe / And gave her mother forty whacks. / When she saw what she had done, / She gave her father forty-one.
Il romanzo è molto pessimista riguardo alle conseguenze che la guerra ha avuto sulla vita degli esseri umani e sui rapporti sociali.
2) Nel 1963, in contemporanea con l’uscita nelle sale del film Assassinio al galoppatoio, il romanzo fu riedito in Inghilterra con il medesimo titolo. Nella pellicola, però, non compare Hercule Poirot bensì Miss Marple impersonata da Margaret Rutherford.

Il secondo episodio della nuova serie, che girammo nel 2005, fu Dopo le esequie, pubblicato in Inghilterra nel 1953, anno dell’incoronazione della Regina Elisabetta II, e negli Stati Uniti l’anno successivo con il titolo Funerals Are Fatal. In questo romanzo, Agatha Christie traccia il ritratto di una famiglia disfunzionale, dove tutti si comportano come cani e gatti. Tuttavia, i rapporti tra i vari membri della famiglia sono così complessi che l’autrice ritenne opportuno inserire un albero genealogico per aiutare il lettore a capire esattamente chi è chi. […]
Nel romanzo originale, Agatha Christie fornisce ulteriori dettagli sulla complessa personalità di Poirot, in particolare quando gli fa dire: “Le donne non sono mai gentili, anche se a volte sanno essere amorevoli”. Questa non è l’osservazione di un misogino, ma il punto di vista di un uomo che non ha mai provato attrazione sessuale per una donna. Secondo me, Poirot non ha mai manifestato il benché minimo interesse per il sesso, anche se è perfettamente in grado di riconoscere negli altri i sintomi del desiderio.
(David Suchet, Poirot and Me, Headline Publishing Group, London 2013, pp. 265-266, traduzione mia)

Dopo le esequieRiferimenti intertestuali:
1) Riferimento al romanzo, sempre di Agatha Christie, pubblicato nel 1933, Se morisse mio marito (Lord Edgware dies):
“Cosa si può fare con una donna simile?” […] “Nulla”, convenne Poirot pieno di comprensione, “Lo so benissimo. Non dimenticherò mai l’assassinio di Lord Edgware. Quasi ne uscivo sconfitto, da un cervellino di attrice. Le menti molto semplici hanno sovente il genio di commettere un crimine semplice e poi cavarsela. Speriamo che il nostro assassino, se di un caso di assassinio si tratta, sia intelligente, superiore, vanitoso e incapace di resistere alla tentazione di mettersi in mostra”.
(pag. 128, traduzione di Lia Volpatti, Mondadori, 1983)

2) Riferimento al personaggio di Ofelia dell’Amleto di Shakespeare, al Mercante di Venezia e alla frase pronunciata dal personaggio di Jessica nell’atto quinto, scena prima: I am never merry when I hear sweet music.
Poirot trovò Rosamund seduta su una panchina sulle rive di un torrentello che precipitava in una breve cascata e poi riprendeva a fluire tra i rododendri.
“Non vorrei disturbare Ofelia”, esordì Poirot, mettendosi a sedere accanto a lei. “State studiando la parte?”.
“Non ho mai recitato Shakespeare”, rispose Rosamund. “Soltanto una volta ho fatto Jessica nel Mercante di Venezia. Una parte noiosa”.
“Sì, ma non priva di pathos. Non sono mai felice quando ascolto una dolce musica. Che peso doveva sopportare, povera Jessica, la figlia dell’odiato e disprezzato ebreo”.
(pag. 220, traduzione di Lia Volpatti, Mondadori, 1983)

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Nella mia fine è il mio principio (Endless Night)

Sintesi: Michael Rogers racconta la sua storia d’amore con la giovane ereditiera Ellie Guteman e il suo rapporto con tutti coloro che, per interesse o affetto, fanno parte della sua cerchia di conoscenze. Quello che sembra il diario di un giovane innamorato si converte ben presto nella confessione di uno psicopatico.
Insolito e ricco di colpi di scena.

Curiosità: 1) Il romanzo presenta una struttura molto simile a quella de L’assassinio di Roger Ackroyd in quanto l’io narrante è menzognero. Tuttavia, Michael Rogers è molto più perverso e imprevedibile del Dottor Sheppard del romanzo succitato e questo spiazza ulteriormente il lettore.
2) La trama è stata ripresa, quasi identica, nel racconto, pubblicato nel 1979 nella raccolta Il caso della domestica perfetta e altre storie, Le maledizioni della strega (The case of the Caretaker) in cui Miss Marple, costretta a letto da un’influenza, risolve un caso di omicidio che sembra un incidente.
3) Il romanzo è dedicato a Nora Prichard, la nonna paterna del nipote di Agatha Christie, Mathew, che raccontò per la prima volta ad Agatha Christie la leggenda di Campo degli Zingari.
4)
Da questo romanzo, nel 1972, è stato tratto il film Champagne per due dopo il funerale.

Riferimenti intertestuali:
Nella mia fine è il mio principio (Endless Night)1) Il titolo originale è tratto da un verso della poesia di William Blake Auguries of Innocence (Every Night and Every Morn / Some to Misery are Born /
Every Morn and Every Night / Some are Born to sweet delight / Some are Born to sweet delight /Some are Born to Endless Night): Ogni giorno, a tutte l’ore / nasce un uomo che al dolore, / al dolore è destinato. / Ogni giorno, a tutte l’ore / nasce un uomo che al fulgore / della gioia è destinato. / Nasce un uomo a tutte l’ore / per la gioia o il dolore (traduzione di Laura Grimaldi per Mondadori).
Il titolo italiano è invece tratto dalla poesia di Thomas S. Eliot East Coker, citata nel primo capoverso del libro, che inizia con In My Beginning Is My End e si conclude con In My End Is My Beginning.

2) Riferimento al poema di William Blake The Fly (Little Fly / Thy summer’s play, / My thoughtless hand / Has brush’d away. / Am not I / A fly like thee? / Or art not thou / A man like me? / For I dance / And drink and sing / Till some blind hand / Shall brush my wing. / If thought is life / And strength and breath; / And the want / Of thought is death; / Then am I / A happy fly, / If I live, / Or if I die.) in seguito musicato, nel 1965, da Benjamin Britten e inserito nella raccolta Songs and Proverbs of William Blake: Uccellino melodioso / Mentre stavi appollaiato / Su quell’albero frondoso / A cantare a perdifiato / È arrivato un cacciatore / Ed il cuor ti ha trapassato. / Anch’io canto, danzo e rido / Senza un minimo di affanno / Nella sorte mia confido / Danzo e rido tutto l’anno, / Finché un giorno non lontano / Il mio cuore spaccheranno. / Uccellino melodioso / Ci convien quindi cantare / Perché in fondo solo morte / Ci è assegnata come sorte… (traduzione di Laura Grimaldi per Mondadori).

Rassegna stampa:
Nella mia fine è il mio principio (Endless Night)
“La vecchia maestrina (o qualunque sia il femminile di “maestro”) della crime-novel ha estratto dalla sua inesauribile borsa un altro romanzo dal titolo Nella mia fine è il mio principio. Si tratta di un’opera molto diversa da quelle a cui ci ha abituati. È impossibile fornire dettagli sulla trama senza svelare segreti fondamentali; i lettori che credono di trovarsi di fronte a una storia romantica, sono avvisati: si stanno sbagliando di grosso. L’impattante, per non dire terribile, suspense che avvolge il finale è forse la più sconvolgente mai concepita da un’autrice così sorprendente”.
(Francis Iles, The Guardian, 10 novembre 1967)

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C’è un cadavere in biblioteca (The Body in the Library)

Sintesi: Il colonnello Bantry e sua moglie Dolly, residenti a Gossington Hall, nel villaggio di St. Mary Mead, una mattina vengono informati dalla domestica che c’è un cadavere nella loro biblioteca. Inizialmente increduli, scoprono che in effetti, proprio in quella stanza, giace il corpo di una giovane bionda, che nessuno conosce, morta strangolata. La moglie del colonnello non esita a informare subito Miss Marple che si metterà all’opera per scoprire come sono andate le cose.

C'è un cadavere in bibliotecaCuriosità:
1)
Agatha Christie riteneva che il cliché più classico della detective story fosse proprio quello del cadavere in biblioteca. Lo credeva a tal punto che, nelle prime pagine del romanzo, inserisce un dialogo metaletterario incentrato su questo: “Ma davvero, Dolly, stavi sognando, ecco tutto. È per via di quel giallo che stavi leggendo… The Clue of the Broken Match… Lord Edgbaston trova una splendida bionda morta sul tappeto della biblioteca. Nei libri, i cadaveri si rinvengono sempre nelle biblioteche. Nella vita di tutti i giorni non mi risulta che sia mai successo” (C’è un cadavere in biblioteca, traduzione di Alberto Tedeschi, Mondadori Editore, 1948, p. 9).

2) In alcuni suoi romanzi, Agatha Christie era solita inserire elenchi di autori, od opere letterarie, di origine fittizia. Sir Arthur Conan Doyle è uno dei pochi autori il cui nome, grazie all’ammirazione nutrita dall’autrice per il suo Sherlock Holmes, è tratto dalla vita reale. In C’è un cadavere in biblioteca, Agatha Christie non solo cita gli autori che hanno maggiormente influenzato la letteratura gialla inglese, ma nomina anche se stessa: “Vi piacciono i racconti polizieschi? A me sì. Li leggo tutti e mi sono fatto fare l’autografo da Dorothy Sayers, Agatha Christie, John Dickson Carr e H. C. Bailey” (C’è un cadavere in biblioteca, traduzione di Alberto Tedeschi, Mondadori Editore, 1948, p. 66).

3) Nel romanzo Carte in tavola, pubblicato nel 1936 e avente per protagonista Hercule Poirot, il personaggio di Anne Meredith dichiara di conoscere Ariadne Oliver, amica di Poirot e personificazione di Agatha Christie, in quanto autrice del romanzo The Body in the Library.

Il frammento qui di seguito riportato è tratto dal saggio breve Gender and Detective Literature: The Role of Miss Marple in Agatha Christie’s The Body in the Library, di Berna Köseoğlu, pubblicato sull’International Journal of Applied Linguistics & English Literature, Australian International Academic Centre, Australia, Vol. 4 No. 3; May 2015, pp. 132-133. La traduzione è mia.

Agatha Christie: An English MisteryNel romanzo C’è un cadavere in biblioteca, Miss Marple, nel suo essere una donna anziana, risolve il mistero e individua i colpevoli avvalendosi di stratagemmi che differiscono molto da quelli classici dei detective uomini. Il personaggio, infatti, dà la priorità alle banalità della vita quotidiana nel villaggio, e ai dettagli che determinano l’apparenza fisica delle persone focalizzandosi sulle caratteristiche dominanti della natura umana; inoltre, Miss Marple è molto brava nello scoprire il mondo nascosto di uomini e donne grazie al suo notevole spirito di osservazione, alla capacità investigativa e all’occhio attento del detective privato, il che le permette di distinguere i colpevoli dagli innocenti. Come sottolineano le studiose Marion Shaw e Sabine Vanacker nell’opera del 1991 Reflecting on Miss Marple: “I romanzi di Miss Marple suggeriscono che esiste una logica strutturata che ruota attorno a quelle minuzie della vita che, inesorabilmente, vanno a scavare nelle profondità della società e della psiche umana. Queste minuzie indicano che le donne – in particolare le donne anziane in quanto abituate alle banalità – sono dotate di capacità logiche che le rendono arbitri di giustizia ideali”.
A questo proposito, il modo in cui la protagonista analizza le caratteristiche principali e gli aspetti banali della società in cui vive, e gli importanti indizi di psicologia umana, le consente di eliminare il caos sociale, ripristinare l’ordine e svelare il mistero dietro ai fatti delittuosi. È bene sottolineare come il suo appartenere alla società descritta da Agatha Christie nei suoi romanzi sia di fondamentale importanza e rafforzi le sue capacità di individuare i colpevoli. Infatti, poiché Miss Marple vive in un villaggio, e quindi conosce bene il contesto in cui avviene il delitto, è in grado di cogliere il mondo interiore delle persone comuni, il loro stile di vita e i tratti caratteristici. Inoltre, va detto che: “Agatha Christie voleva condurre una vita normale. […] La apprezzava molto ed era fondamentale per la sua attività letteraria; era, in un certo senso, la sua droga […]” (Laura Thompson, Agatha Christie: An English Mistery, Headline, London 2007), ragion per cui, Miss Marple, la sua investigatrice amatoriale, riesce a intuire la realtà che si nasconde dietro ai delitti concentrandosi sugli atteggiamenti, sulla gestualità e le espressioni facciali delle persone all’interno della società.

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Alla deriva (Taken at the Flood)

Sintesi: Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nel villaggio di Warmsley Vale, Gordon Cloade, ricco scapolo, mantiene l’intera famiglia grazie al suo patrimonio. I parenti sono in trepidante attesa della sua morte nella speranza di ereditare tutto, quando, all’improvviso, l’uomo decide di sposarsi con tale Rosaleen mandando a monte i loro piani. Quando Gordon muore durante un’esplosione, ma Rosaleen no, i familiari si trovano costretti a dover periodicamente elemosinare qualche spicciolo dalla ricca ereditiera. Nel frattempo, arriva un uomo chiamato Enoch Arden che afferma di sapere dove si trova il primo marito di Rosaleen. Quando l’uomo viene trovato con la testa fracassata, uno dei membri della famiglia Cloade contatta Hercule Poirot nel tentativo di sbrogliare la matassa.

Taken at the FloodCuriosità e riferimenti:
1) Enoch Arden è il titolo di un poema in prosa, del 1864, di Lord Alfred Tennyson, che narra la storia di un marinaio che naufraga su un’isola deserta e vi resta per dieci anni (similmente a Robinson Crusoe).

2) Il titolo originale, Taken at the Flood, deriva da un’affermazione di Bruto nel Giulio Cesare di William Shakespeare, atto quarto, scena terza: There is a tide in the affairs of men, / Which, taken at the flood, leads on to fortune; / Omitted, all the voyage of their life / Is bound in shallows and in miseries. / On such a full sea are we now afloat, / And we must take the current when it serves, / Or lose our ventures (Nelle cose umane si risentono, come negli oceani, gli effetti della marea, che se noi la cogliamo al flusso, può portare al successo, e che se invece viene trascurata, il viaggio della vita si arena tra banchi di sabbia e miserie. Noi siamo ora su questo libero mare e dobbiamo seguirne la corrente per quant’essa è propizia, o rassegnarci a perdere tutto il nostro carico (la traduzione è riportata nella versione di Gabriele Baldini, curatore e traduttore delle opere di Shakespeare).

3) Nel romanzo, Mrs. Cloade afferma che durante una seduta spiritica le è stato comunicato che il primo marito di Rosaleen, morto in Africa, è ancora vivo. Per arrivare a questa conclusione, si avvale delle strofe di una celebre nursery rhyme, Little Boy Blue, e in particolare del verso Under the haystack che ricorda da vicino il cognome del defunto, Underhay: Little Boy Blue, / Come blow your horn, / The sheep’s in the meadow, / The cow’s in the corn; / Where is that boy / Who looks after the sheep? / Under the haystack / Fast asleep. / Will you wake him? / Oh no, not I, / For if I do / He will surely cry.
Si pensa, ma non è assodato, che questa filastrocca sia nata come propaganda contro il cardinale Thomas Wolsey (1475-1530).

4) L’altro romanzo di Agatha Christie in cui una seduta spiritica svolge un ruolo fondamentale nella risoluzione di un caso è Un messaggio dagli spiriti (The Sittaford Mystery), 1931.

5) Il libro è suddiviso in tre parti: prologo, libro primo e libro secondo. Hercule Poirot compare nel capitolo due del prologo per poi lasciare spazio alle vicende della famiglia Cloade nel libro primo e ricomparire infine nel libro secondo per dare il contributo decisivo alle indagini.

Taken at the Flood

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Il narratore menzognero ne L’assassinio di Roger Ackroyd

Il presente frammento è tratto da Relying on the unreliable. Narrative Strategies in Crime Literature. Agatha Christie’s The Murder of Roger Ackroyd. Tesi di laurea di Andrea Ramírez Ortega, Universidad de la Rioja, 2013-2014, pp. 30-31. La traduzione è mia.

Hugh Fraser nel ruolo di HastingsIn The Gentle Art of Murder, il professore americano Earl F. Bargainnier propone un interessante confronto tra il Capitano Arthur Hastings e il Dottor James Sheppard (protagonista de L’assassinio di Roger Ackroyd).
Dal suo punto di vista, Agatha Christie iniziò la sua attività di scrittrice seguendo lo schema di Sir Arthur Conan Doyle e affiancando al suo Hercule Poirot / Sherlock Holmes la figura di Arthur Hastings / Watson. In quanto voce narrante ottusa, Arthur Hastings è affidabile solo per quanto riguarda i fatti – ciò che risulta evidente e quanto Hercule Poirot stesso gli racconta – , ma per quanto riguarda l’interpretazione dei suddetti fatti è un personaggio inattendibile. Il Dottor Sheppard, ne L’assassinio di Roger Ackroyd, è inaffidabile quanto Hastings poiché accompagna l’investigatore belga nelle sue indagini, ne trascrive ogni mossa e ne descrive i progressi dal suo punto di vista. Il ruolo del Dottor Sheppard in quanto assistente di Poirot, e il suo apparente desiderio di risolvere il mistero e di scoprire gli indizi senza cercare in alcun modo di deviarci da essi, rappresentano due delle molteplici strategie narrative adottate da Agatha Christie nel suo romanzo allo scopo di allontanare i sospetti del lettore e creare una sorta di onesta facciata rielaborata dalla responsabilità di Sheppard in quanto io narrante e personaggio.

La scelta di Agatha Christie di rappresentare l’io narrante come un personaggio estremamente affidabile per poi lasciar scoprire al lettore che era proprio lui a trarlo in inganno, fa sì che L’assassinio di Roger Ackroyd possa essere considerata a giusto titolo un’opera originale e innovativa. Questo, infatti, sovverte l’artificio narrativo, in voga fino a quell’epoca, secondo il quale il narratore è la voce onnipresente che, desiderosa di scoprire la verità, ha sempre ragione e “prende il lettore per mano fin dalla prima pagina per poi accompagnarlo attraverso confortanti ambienti inglesi in cui tutte le persone sembrano incapaci di fare del male agli altri” (Gutkowski E. 2011, An Investigation in Pragmatics: Agatha Christie’s The Murder of Roger Ackroyd. In Clues: A Journal of Detection (McFarland & Company). 29: 51-60).

L’immagine della slide è tratta dal sito:
http://www.deviantart.com/art/Poirot-with-Hastings-141435227

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Agatha Christie in lingua originale

Assassinio sul Nilo (Death on the Nile)Chiunque abbia studiato sia pure affrettatamente, a scuola o per conto proprio, una qualsiasi Grammatica elementare della lingua inglese, è già in saldo possesso d’un certo numero di “parole basiche” come le seguenti:

The aunt = la zia; the garden = il giardino; the table = il tavolo; the cupboard = l’armadio; the penknife = il temperino; the straw hat = il cappello di paglia.

Ma bastano dei sostantivi di questo genere – con l’aggiunta degli aggettivi e dei verbi più usitati – ad affrontare la lettura di romanzi inglesi nella versione originale?

Bastano e avanzano se i romanzi sono quelli di Agatha Mary Clarissa Christie (1891-1976), perché questa scrittrice senza eguali parte sempre da situazioni semplicissime, della vita di tutti i giorni, quali per l’appunto: “Il temperino è sul tavolo. La zia è in giardino. Il suo cappello di paglia è nell’armadio”.

Poi subentrano enigmatiche complicazioni, ma il linguaggio resta chiaro, fattuale, preciso. “La zia e il temperino sono nell’armadio”, veniamo per esempio a sapere più avanti.

O magari abbiamo capito male? Forse vittime di un qualche tranello dell’inglese? No, nessun tranello. La zia si trova effettivamente nell’armadio e col temperino (del robusto tipo svizzero, con lama affilatissima) fermamente piantato tra le costole. Ce ne dà conferma nelle pagine seguenti l’ispettore Dobson, della polizia di Chelmsford (Essex), chiamato dalla domestica Gladys che ha rinvenuto il cadavere.

Solo che in casi del genere, com’è noto, questi ispettori inglesi di provincia tirano a invocare le cause accidentali pur di lavarsene le mani. Per cui secondo Dobson (a quanto con un po’ di pazienza e buona volontà finiamo per appurare) la zia era venuta a prendere il temperino sul tavolo e l’aveva aperto per servirsene in giardino, ma addentrandosi poi nell’armadio per cercarvi il cappello era caduta, trafiggendosi accidentalmente da sé.

Resterebbe l’ipotesi del suicidio, che però i familiari – e in particolare la nipote Janet – escludono tassativamente. Ed eccoci pertanto all’arrivo di Poirot, chiamato dalla suddetta nipote. Che cosa ne pensa, che cosa ne dice, il supremo detective?

L’attesa è spasmodica sia tra i familiari che tra gli inglesisti principianti, cui il silenzio prolungato e l’espressione impenetrabile dell’indagatore fanno temere una dichiarazione troppo difficile da capire in versione originale.

Gli elefanti hanno buona memoria (Elephants can remember)Ma la Christie non tradisce mai i suoi fedeli. E terminato il paragrafo, andando a capo, una sola riga le basta per illuminarci tutti.

“Murder!” said Poirot.

Dopodiché, soltanto un vile potrebbe tirarsi indietro e ricorrere a una traduzione per andare avanti. Gli altri, di pagina in pagina, impareranno invece a districarsi sempre meglio fino alla scoperta del vero assassino (che non era il nipote Jeremy) e alla chiusa sacramentale THE END = (la) FINE.

Buon proseguimento!

Il presente articolo è tratto dalla prefazione, a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, al catalogo della mostra Una sola parola: Murder! Il “giallo” in lingua inglese al Gabinetto Vieusseux, Firenze, Tipografia editrice POLISTAMPA, 1996.

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Due mesi dopo (Dumb Witness)

Sintesi: L’anziana signora Emily Arundell, poco prima di morire, invia una lettera a Poirot, che egli riceve due mesi dopo, in cui gli confessa di provare una certa inquietudine per degli strani episodi verificatisi negli ultimi tempi, tra cui quello della “palla del cane”. Hercule Poirot, non capendo bene il senso della lettera, decide di recarsi, insieme ad Hastings, nella tenuta di campagna della signora per indagare sulla questione. Scoprirà, così, che la signora è deceduta, apparentemente di vecchiaia, e che il suo cane di sei anni, Bob, sa molte più cose di quanto non sembri.

Due mesi dopo (Dumb Witness)

Curiosità:
1)
Il romanzo è dedicato al “Caro Peter, il più fedele degli amici e il più caro dei compagni: un cane unico nel suo genere”.
2) È l’unico libro di Agatha Christie in cui il testimone del delitto è un cane – dotato anche di una certa parlantina visto che l’autrice dà modo al lettore di sentire i suoi pensieri – .

3) È uno degli otto romanzi di Agatha Christie aventi per oggetto un delitto retrospettivo; gli altri sette sono: Il ritratto di Elsa Greer, Giorno dei morti, Le due verità, La strage degli innocenti, Miss Marple: Nemesi, Gli elefanti hanno buona memoria e Addio, Miss Marple.
4) La medesima trama, eccezion fatta per la presenza del cane, la si ritrova in un racconto breve dell’autrice intitolato Come va il vostro giardino? (How does your garden grow?) pubblicato nella raccolta I primi casi di Poirot.

Lo stesso affetto che Agatha Christie nutriva per il suo cane io lo provai nei confronti del terrier presente sul set di Testimone silenzioso. Mi ammaliò fin dal primo istante in cui posai gli occhi su di lui. Quel piccolo attore a quattro zampe, il cui vero nome era Snubby, divenne un mio caro amico e riuscì a conquistare anche il cuore di Poirot – compito non facile visto che l’investigatore belga riteneva che i cani fossero degli animali un po’ sporchi e puzzolenti – .
(David Suchet, Poirot and me, Headline Publishing Group, London 2013, pp. 196-197, traduzione mia)

Due mesi dopo (Dumb Witness)Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento ai personaggi di Sherlock Holmes e Watson creati da Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930):
Girando la testa, dissi con un sorriso: “Poirot, io…, umile Watson, posso arrischiare una deduzione?”.
“Vi ascolterò con estremo piacere, amico mio. Di che si tratta?”.
Assumendo l’atteggiamento pomposo che mi pareva più adatto, dichiarai: “Stamattina avete ricevuto una lettera di particolare interesse!”.
“Ma voi non siete Watson bensì Sherlock Holmes! Infatti, avete pienamente ragione”.
(pag. 52, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1938)

2) Riferimento al Pericolo giallo, termine molto diffuso nei primi decenni del Novecento per indicare il sentimento di avversione nei confronti dei popoli asiatici, in particolare i cinesi. All’epoca molti romanzi polizieschi britannici contenevano personaggi di questo tipo la cui unica ambizione sembrava essere distruggere l’Occidente. Agatha Christie fa un uso parodistico del termine per riferirsi a una persona affetta da itterizia:
“A quell’epoca, poi, era stata molto male… era stata colpita dall’itterizia. Con l’itterizia diventano tutti gialli in faccia e anche nel bianco degli occhi”.
“Ah, infatti, certamente… (A questo punto si inserì nella conversazione un’altra storia di Poirot, relativa a un cugino che, a quanto sembrava, doveva essere stato il Pericolo Giallo in persona).
(pag. 88, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1938)

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Le due verità (Ordeal by Innocence)

Sintesi: Il Dottor Arthur Calgary si reca a casa della famiglia Argyle per comunicare una notizia sconvolgente: Jack Argyle, da tutti considerato da sempre uno squilibrato e condannato all’ergastolo tempo prima per un omicidio di cui si dichiarava innocente, non era affatto colpevole. Il giovane, infatti, aveva sempre dichiarato di aver ricevuto un passaggio, da uno sconosciuto di mezza età, proprio nell’ora in cui si compieva il crimine. La polizia, però, non era mai stata in grado di rintracciare tale persona e, di conseguenza, Jack Argyle era morto di polmonite in carcere poco dopo la condanna. Quella persona è proprio Arthur Calgary che, con l’aiuto del sovrintendente Huish, si mette a indagare per scoprire una volta per tutte il vero colpevole.
È un ottimo esempio di come la giustizia umana, quando sbaglia, possa distruggere la vita delle persone.
Curiosità: Nel 1984 ne è stata tratta una pellicola, in italiano nota con il titolo Prova d’innocenza, con Donald Sutherland nel ruolo di Arthur Calgary e Faye Dunaway e Christopher Plummer nei ruoli della sorella e del fratello di Jack Argyle.

Non è la giustizia ad avere importanza, ma quel che capita a chi è innocente. Il risultato delle mie rivelazioni è stato quello di avervi fatto soffrire tutti. Ma chi è innocente non deve soffrire, ed è per porre fine a questa sofferenza che sono qui, ora.

Le due verità (Ordeal by Innocence)Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al libro di Giobbe, 9, 20.28 (Even if I were innocent, my mouth would condemn me… I still dread all my sufferings, for I know you will not hold me innocent):

Se avessi ragione, la mia bocca mi condannerebbe. Mi spavento per tutti i miei dolori, so bene che non mi dichiarerai innocente.
(esergo del volume, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

2) Riferimento metaforico all’attraversamento del Rubicone inteso come il fatto di prendere una decisione importante:
Un forestiero dopo la chiusura della stagione turistica… che per di più traghettava a un’ora insolita. Troppo tardi per prendere il tè nel bar locale… Senza bagaglio, quindi uno che non contava di fermarsi. (Perché, poi, pensò Calgary, aveva fatto così tardi? Aveva cercato forse inconsciamente di rimandare quel momento? Di ritardare al massimo il momento cruciale?) Attraversare il Rubicone… il fiume… il fiume… La sua mente riandò all’altro fiume, il Tamigi.
(p. 10, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

3) Riferimento al teatro greco e nello specifico alla maschera della tragedia greca (it seemed as though Tragedy herself stood there barring his way. It was a young face; indeed it was in the poignancy of its youth that tragedy had its very essence. The Tragic Mask, he thought, should always be a mask of youth Helpless, foreordained, with doom approaching… from the future):
[…] sembrò che la figura apparsa sulla soglia fosse la personificazione della Tragedia venuta a sbarrargli il passo. Aveva un viso giovane; infatti la Tragedia aveva la sua vera essenza nello strazio della gioventù. La maschera tragica, pensò, dovrebbe sempre essere una maschera giovane… indifesa, predestinata, con la catastrofe che le muove inesorabilmente incontro… dal futuro.
(p. 13, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

4) Riferimento a un proverbio attribuito a Rudyard Kipling (1865-1936) la cui origine, in realtà, è ignota (Nothing is ever settled until it is settled right):
“Di chi è il detto: Nulla può mai dirsi sistemato finché…?”.
Finché non lo è in modo giusto”, finì per lui la signorina Vaughan. “Di Kipling”.
(p. 19, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

5) Riferimento a William Shakespeare e ai suoi personaggi negativi:
“Hester mi ha telefonato quella sera, dopo che questo Calgary era stato là. Finito l’ambulatorio, avevamo in programma di andare a Drymouth a sentire una conferenza sui tipi di criminali che si trovano in Shakespeare”.
“Un tema particolarmente indicato direi”.
(p. 108, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

6) Riferimento all’opera Aspettando Godot (1953) di Samuel Beckett (1906-1989):
“…Aiutò la signorina Lindstrom a lavare le stoviglie del tè, mi pare”.
“Precisamente”, fece Kirsten, “E poi andasti in camera. Dovevi uscire più tardi, se ricordi, per andare a Drymouth, a vedere una rappresentazione di Aspettando Godot allestita da una compagnia di dilettanti”.
(p. 148, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

Le due verità (Ordeal by Innocence)7) Riferimento al poema, in seguito musicato, di Jean Ingelow (1820-1897) Sailing Beyond Seas noto anche con il titolo The Dove on the Mast: (But a dove that perched upon the mast, Did mourn, and mourn, and mourn… My love he stood at my right hand… Ah, maid most dear, I am not here, have no place, no part, No dwelling more by sea or shore, But only in thy heart!):
“Un momento. È qualcosa che conosco. La colomba sul pennone mentre veloci prendevamo il largo, gemeva il suo rimpianto. È questo?”.
“Può darsi”, disse Calgary.
“È una canzone”, spiegò Hester. “Una specie di ninnananna che ci cantava Kirsten. La ricordo solo qua e là. Il mio amore mi stava accanto, e poi… qualcosa d’altro… e infine: O fanciulla adorata, non sono qui né altrove, non vivo in mare o in terra, ma solo nel tuo cuore”.
(p. 254, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

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Il terrore viene per posta (The Moving Finger)

Sintesi: Jerry Burton, ex pilota, dopo essere rimasto gravemente ferito in un brutto incidente aereo, si trasferisce, per trascorrere una serena convalescenza, nel villaggio di Lymstock assieme alla sorella. Dopo qualche tempo, inizia a ricevere, come gli altri abitanti del villaggio, alcune lettere anonime contenenti pesanti insinuazioni sul suo conto e composte in modo sgrammaticato. In seguito, la moglie dell’avvocato Symmington viene trovata morta, presumibilmente suicida, e anche la cameriera, Agnes, fa la stessa fine. Scotland Yard invia l’ispettore Nash a fare chiarezza, ma il caso si risolverà solo grazie all’intervento di Miss Marple, ospite della famiglia Calthrop.

Curiosità: Il ruolo di Miss Marple, pur essendo fondamentale per individuare il responsabile dei delitti, è piuttosto marginale. Infatti, entra in scena solo a pag. 139 (su un totale di 197 pagine).
Il titolo originale è tratto da uno dei versi del Rubáiyát of Omar Khayyám tradotto nel 1859 dal poeta Edward FitzGerald (1809-1883): The Moving Finger writes: and, having writ, Moves on: nor all thy Piety nor Wit Shall lure it back to cancel half a Line, Nor all thy Tears wash out a Word of it. (Il dito in movimento scrive; e avendo scritto avanza; né tutta la tua pietà o arguzia lo indurranno a cancellare mezza riga, né tutte le tue lacrime laveranno via una sola parola).

Il terrore viene per postaRiferimenti intertestuali:
1) Riferimento a Elena di Troia, Cleopatra e Afrodite:
La magia s’infranse di colpo, al suono di quella voce piatta, decisamente umana. […] Mi venne spontaneo pensare che cosa sarebbe accaduto se gli dei avessero dato a Elena di Troia quella stessa voce piatta e incolore. Com’era strano che una ragazza potesse turbare a tal punto un uomo finché teneva la bocca chiusa e poi, quando parlava, l’incantesimo potesse svanire di colpo. […]
Una volta mi era capitato esattamente il contrario. Avevo visto una donna bruttina e scialba, che nessun uomo si sarebbe voltato a guardare. A un tratto, aveva parlato, e improvvisamente era nato l’incanto, il fascino di una nuova Cleopatra, capace di ammaliare qualsiasi uomo. […]
“È una bella ragazza, ma mi sembra piuttosto insulsa”. “Lo so”, replicai. “È bella e gentile, ma niente di più. E pensare che in un primo momento l’avevo scambiata per Afrodite”.
(pag. 25, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

2) Riferimento al poema, in seguito musicato, di Jean Ingelow (1820-1897) Sailing Beyond Seas (La medesima strofa è citata anche da Rudyard Kipling nel suo racconto The Dog Hervey (1917)): Oh, maid most dear, I am not here, I have no place, no part, No dwelling more, by sea nor shore, But only in your heart.
Mia nonna, a cui ho voluto molto bene, un tempo mi cantava vecchie canzoni accompagnandosi con la chitarra. Una di queste canzoni, ricordo, terminava così: Oh, mia dolce bambina, or non son più a te vicina, su questa terra strana non ho una casa e nemmeno una tana, non ho più posto, amore, se non lì nel tuo cuore.
(pagg. 55-56, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

3) Riferimento al significato del termine inglese waddle (andatura a papera):
“Oh, le dica che è Agnes, se non le dispiace. Agnes Waddle”.
“Agnes Waddle?”, ripetei, per essere sicuro di aver capito bene il nome.
“Appunto”.
“Qui Paperino”, mi venne voglia di replicare, resistendo a stento alla tentazione.
(pagg. 72-73, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

Il terrore viene per posta4) Riferimento al Sonetto 75 di William Shakespeare: So are you to my thoughts as food to life Or as sweet-season’d showers are to the ground’…
La lettera diceva: Caro Jerry, stavo leggendo uno dei sonetti di Shakespeare che ho imparato a scuola, quello che inizia così: “Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita o come per la terra le piogge della dolce stagione…” e allora ho capito che sono innamorata di te, mi sembra giusto che tu lo sappia.
(pag. 186, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

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Le fatiche di Hercule (The Labours of Hercules)

Sintesi: Durante un incontro con il dottor Burton, Hercule Poirot dichiara di voler andare in pensione per poi dedicarsi alla coltivazione delle zucche. Il dottor Burton, però, non gli crede e gli cita le fatiche di Ercole suscitando in lui la curiosità per la mitologia greca e inducendolo ad accettare dodici casi in giro per il mondo, dal significato simbolico, prima del ritiro definitivo.

Curiosità: Nel prologo si cita il “fratello” di Poirot, Achille, già visto nel romanzo Poirot e i quattro (1927).
L’episodio, dal medesimo titolo, della serie tv dedicata all’investigatore belga presenta una trama completamente diversa da quella del romanzo a causa delle numerose difficoltà di adattamento del testo incontrate dagli sceneggiatori.

Cerbero

La corrispondenza tra le fatiche di Ercole e i casi accettati da Hercule Poirot è la seguente:

1) Il leone nemeo: Il caso del cane pechinese;
2) L’idra di Lerna: Il caso del pettegolezzo malevolo;
3) La cerva dalle corna d’oro: Il caso della ragazza scomparsa:
4) Il cinghiale d’Erimanto: Il caso del pericoloso assassino;
5) Le stalle di Augia: Il caso dell’uomo politico dal comportamento truffaldino;
6) Gli uccelli stinfali: Il caso delle ricattatrici;
7) Il toro cretese: Il caso dell’uomo che si crede affetto da pazzia;
8) Le cavalle di Diomede: Il caso delle ragazze coinvolte in un brutto giro;
9) La cintura di Ippolita: Il caso del quadro di Rubens;
10) Il gregge di Gerione: Il caso della setta che elimina donne ricche e sole;
11) I pomi delle Esperidi: Il caso del calice rubato;
12) La cattura di Cerbero: Il caso del giro di droga nel night-club, con tanto di cane di nome Cerbero.

Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes creato da Sir Arthur Conan Doyle:
“Stavo pensando a una conversazione immaginaria. Vostra madre e la defunta signora Holmes, sedute a cucire piccoli indumenti da neonato oppure a lavorare a maglia: “Achille, Hercule, Sherlock, Mycroft…”.
Poirot non riuscì a condividere il divertimento dell’amico.
(pag. 10, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

2) Riferimento a Omero, Iliade, canto XXIII (Mèti d’àute kybernètes enì òinopi ponton nea thoèn ithynei erechthomènen anémoisi):
Recitò con voce sonora e poi tradusse: E di nuovo con la sua bravura, il pilota raddrizza sul mare dal colore del vino la nave veloce squassata dai venti.
(pag. 13, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

Robin Hood3) Riferimento alla figura dell’eroe popolare britannico Robin Hood:
“Be’ capite, signor Poirot, tutto questo… tutto questo mi ha sconvolto e ho avuto l’impressione che portar via un po’ di soldi a questa gente che, in realtà, non ne sente affatto la mancanza e non è neanche stata troppo scrupolosa nel guadagnarli… be’, ecco, non mi sembrava quasi neppure un’ingiustizia”.
Poirot mormorò: “Una moderna Robin Hood!”.
(pag. 43, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

4) Riferimento al poema sinfonico Il cigno di Tuonela del 1895 di Jean Sibelius (1865-1957):
“… Ha avuto una relazione con Katrina. Katrina Samoushenka. Devi averla vista. Oh, mio caro… troppo deliziosa! Una tecnica incantevole. Il cigno di Tuonela. Possibile che tu non l’abbia visto? Con il mio décor!”.
(pag. 91, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

5) Riferimento alla nursery rhyme Twinkle, Twinkle Little Star di Jane Taylor nella versione parodiata dal Cappellaio matto in Alice nel paese delle meraviglie:
Come un ebete, lasciò che gli frullassero nel cervello i versi di una canzoncina da bambini: “Lassù sopra il mondo, in alto, in alto/ Come un vassoio nel ciel di cobalto”.
(pagg. 109-110, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

6) Riferimento alla fiaba del Brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen (1805-1875):
Tirò fuori di tasca una bottiglietta, una spugna e qualche straccetto e disse: “Prima, però, vi devo raccontare una piccola storia, mademoiselle. Assomiglia a quella del brutto anatroccolo che si è trasformato in cigno”.
(pagg. 252-253, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

7) Riferimento alla mitologica figura delle Amazzoni:
Fu circondato, aggredito, sopraffatto da una folla di ragazze, grasse, magre, brune e bionde. “Mon Dieu!”, mormorò, “Ma questo è proprio un assalto delle Amazzoni!”.
(pag. 256, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

Le fatiche di Hercule8) Riferimento al proverbio Toma lo que quieras y paga por ello (Take what you want and pay for it). In Spagna è abbastanza noto ma, ancora oggi, non è dato sapere se la sua origine sia effettivamente spagnola oppure no:
Emery Power disse: “Quando voglio un oggetto, sono disposto a pagarlo, signor Poirot”.
Hercule Poirot disse sottovoce: “Conoscerete senz’altro il proverbio spagnolo che dice Prendi quello che vuoi, e pagalo, dice il Signore”. Per un attimo il finanziere si accigliò, un lampo di collera gli illuminò gli occhi.
(pag. 284, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

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