Articoli con tag: Miss Marple

C’è un cadavere in biblioteca (The Body in the Library)

Sintesi: Il colonnello Bantry e sua moglie Dolly, residenti a Gossington Hall, nel villaggio di St. Mary Mead, una mattina vengono informati dalla domestica che c’è un cadavere nella loro biblioteca. Inizialmente increduli, scoprono che in effetti, proprio in quella stanza, giace il corpo di una giovane bionda, che nessuno conosce, morta strangolata. La moglie del colonnello non esita a informare subito Miss Marple che si metterà all’opera per scoprire come sono andate le cose.

C'è un cadavere in bibliotecaCuriosità:
1)
Agatha Christie riteneva che il cliché più classico della detective story fosse proprio quello del cadavere in biblioteca. Lo credeva a tal punto che, nelle prime pagine del romanzo, inserisce un dialogo metaletterario incentrato su questo: “Ma davvero, Dolly, stavi sognando, ecco tutto. È per via di quel giallo che stavi leggendo… The Clue of the Broken Match… Lord Edgbaston trova una splendida bionda morta sul tappeto della biblioteca. Nei libri, i cadaveri si rinvengono sempre nelle biblioteche. Nella vita di tutti i giorni non mi risulta che sia mai successo” (C’è un cadavere in biblioteca, traduzione di Alberto Tedeschi, Mondadori Editore, 1948, p. 9).

2) In alcuni suoi romanzi, Agatha Christie era solita inserire elenchi di autori, od opere letterarie, di origine fittizia. Sir Arthur Conan Doyle è uno dei pochi autori il cui nome, grazie all’ammirazione nutrita dall’autrice per il suo Sherlock Holmes, è tratto dalla vita reale. In C’è un cadavere in biblioteca, Agatha Christie non solo cita gli autori che hanno maggiormente influenzato la letteratura gialla inglese, ma nomina anche se stessa: “Vi piacciono i racconti polizieschi? A me sì. Li leggo tutti e mi sono fatto fare l’autografo da Dorothy Sayers, Agatha Christie, John Dickson Carr e H. C. Bailey” (C’è un cadavere in biblioteca, traduzione di Alberto Tedeschi, Mondadori Editore, 1948, p. 66).

3) Nel romanzo Carte in tavola, pubblicato nel 1936 e avente per protagonista Hercule Poirot, il personaggio di Anne Meredith dichiara di conoscere Ariadne Oliver, amica di Poirot e personificazione di Agatha Christie, in quanto autrice del romanzo The Body in the Library.

Il frammento qui di seguito riportato è tratto dal saggio breve Gender and Detective Literature: The Role of Miss Marple in Agatha Christie’s The Body in the Library, di Berna Köseoğlu, pubblicato sull’International Journal of Applied Linguistics & English Literature, Australian International Academic Centre, Australia, Vol. 4 No. 3; May 2015, pp. 132-133. La traduzione è mia.

Agatha Christie: An English MisteryNel romanzo C’è un cadavere in biblioteca, Miss Marple, nel suo essere una donna anziana, risolve il mistero e individua i colpevoli avvalendosi di stratagemmi che differiscono molto da quelli classici dei detective uomini. Il personaggio, infatti, dà la priorità alle banalità della vita quotidiana nel villaggio, e ai dettagli che determinano l’apparenza fisica delle persone focalizzandosi sulle caratteristiche dominanti della natura umana; inoltre, Miss Marple è molto brava nello scoprire il mondo nascosto di uomini e donne grazie al suo notevole spirito di osservazione, alla capacità investigativa e all’occhio attento del detective privato, il che le permette di distinguere i colpevoli dagli innocenti. Come sottolineano le studiose Marion Shaw e Sabine Vanacker nell’opera del 1991 Reflecting on Miss Marple: “I romanzi di Miss Marple suggeriscono che esiste una logica strutturata che ruota attorno a quelle minuzie della vita che, inesorabilmente, vanno a scavare nelle profondità della società e della psiche umana. Queste minuzie indicano che le donne – in particolare le donne anziane in quanto abituate alle banalità – sono dotate di capacità logiche che le rendono arbitri di giustizia ideali”.
A questo proposito, il modo in cui la protagonista analizza le caratteristiche principali e gli aspetti banali della società in cui vive, e gli importanti indizi di psicologia umana, le consente di eliminare il caos sociale, ripristinare l’ordine e svelare il mistero dietro ai fatti delittuosi. È bene sottolineare come il suo appartenere alla società descritta da Agatha Christie nei suoi romanzi sia di fondamentale importanza e rafforzi le sue capacità di individuare i colpevoli. Infatti, poiché Miss Marple vive in un villaggio, e quindi conosce bene il contesto in cui avviene il delitto, è in grado di cogliere il mondo interiore delle persone comuni, il loro stile di vita e i tratti caratteristici. Inoltre, va detto che: “Agatha Christie voleva condurre una vita normale. […] La apprezzava molto ed era fondamentale per la sua attività letteraria; era, in un certo senso, la sua droga […]” (Laura Thompson, Agatha Christie: An English Mistery, Headline, London 2007), ragion per cui, Miss Marple, la sua investigatrice amatoriale, riesce a intuire la realtà che si nasconde dietro ai delitti concentrandosi sugli atteggiamenti, sulla gestualità e le espressioni facciali delle persone all’interno della società.

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Il terrore viene per posta (The Moving Finger)

Sintesi: Jerry Burton, ex pilota, dopo essere rimasto gravemente ferito in un brutto incidente aereo, si trasferisce, per trascorrere una serena convalescenza, nel villaggio di Lymstock assieme alla sorella. Dopo qualche tempo, inizia a ricevere, come gli altri abitanti del villaggio, alcune lettere anonime contenenti pesanti insinuazioni sul suo conto e composte in modo sgrammaticato. In seguito, la moglie dell’avvocato Symmington viene trovata morta, presumibilmente suicida, e anche la cameriera, Agnes, fa la stessa fine. Scotland Yard invia l’ispettore Nash a fare chiarezza, ma il caso si risolverà solo grazie all’intervento di Miss Marple, ospite della famiglia Calthrop.

Curiosità: Il ruolo di Miss Marple, pur essendo fondamentale per individuare il responsabile dei delitti, è piuttosto marginale. Infatti, entra in scena solo a pag. 139 (su un totale di 197 pagine).
Il titolo originale è tratto da uno dei versi del Rubáiyát of Omar Khayyám tradotto nel 1859 dal poeta Edward FitzGerald (1809-1883): The Moving Finger writes: and, having writ, Moves on: nor all thy Piety nor Wit Shall lure it back to cancel half a Line, Nor all thy Tears wash out a Word of it. (Il dito in movimento scrive; e avendo scritto avanza; né tutta la tua pietà o arguzia lo indurranno a cancellare mezza riga, né tutte le tue lacrime laveranno via una sola parola).

Il terrore viene per postaRiferimenti intertestuali:
1) Riferimento a Elena di Troia, Cleopatra e Afrodite:
La magia s’infranse di colpo, al suono di quella voce piatta, decisamente umana. […] Mi venne spontaneo pensare che cosa sarebbe accaduto se gli dei avessero dato a Elena di Troia quella stessa voce piatta e incolore. Com’era strano che una ragazza potesse turbare a tal punto un uomo finché teneva la bocca chiusa e poi, quando parlava, l’incantesimo potesse svanire di colpo. […]
Una volta mi era capitato esattamente il contrario. Avevo visto una donna bruttina e scialba, che nessun uomo si sarebbe voltato a guardare. A un tratto, aveva parlato, e improvvisamente era nato l’incanto, il fascino di una nuova Cleopatra, capace di ammaliare qualsiasi uomo. […]
“È una bella ragazza, ma mi sembra piuttosto insulsa”. “Lo so”, replicai. “È bella e gentile, ma niente di più. E pensare che in un primo momento l’avevo scambiata per Afrodite”.
(pag. 25, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

2) Riferimento al poema, in seguito musicato, di Jean Ingelow (1820-1897) Sailing Beyond Seas (La medesima strofa è citata anche da Rudyard Kipling nel suo racconto The Dog Hervey (1917)): Oh, maid most dear, I am not here, I have no place, no part, No dwelling more, by sea nor shore, But only in your heart.
Mia nonna, a cui ho voluto molto bene, un tempo mi cantava vecchie canzoni accompagnandosi con la chitarra. Una di queste canzoni, ricordo, terminava così: Oh, mia dolce bambina, or non son più a te vicina, su questa terra strana non ho una casa e nemmeno una tana, non ho più posto, amore, se non lì nel tuo cuore.
(pagg. 55-56, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

3) Riferimento al significato del termine inglese waddle (andatura a papera):
“Oh, le dica che è Agnes, se non le dispiace. Agnes Waddle”.
“Agnes Waddle?”, ripetei, per essere sicuro di aver capito bene il nome.
“Appunto”.
“Qui Paperino”, mi venne voglia di replicare, resistendo a stento alla tentazione.
(pagg. 72-73, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

Il terrore viene per posta4) Riferimento al Sonetto 75 di William Shakespeare: So are you to my thoughts as food to life Or as sweet-season’d showers are to the ground’…
La lettera diceva: Caro Jerry, stavo leggendo uno dei sonetti di Shakespeare che ho imparato a scuola, quello che inizia così: “Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita o come per la terra le piogge della dolce stagione…” e allora ho capito che sono innamorata di te, mi sembra giusto che tu lo sappia.
(pag. 186, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

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Miss Marple al Bertram Hotel (At Bertram’s Hotel)

Sintesi: Miss Marple, su invito del nipote Raymond West e della moglie Joan, decide di passare una settimana al Bertram Hotel di Londra, luogo in cui aveva alloggiato all’età di quattordici anni. Felice di poter rispolverare i ricordi della sua infanzia, Miss Marple inizia a interessarsi al legame esistente tra la spericolata Bess Sedgwick e la giovane Elvira Blake, soprattutto quando quest’ultima rischia di morire in una sparatoria. Nel frattempo, l’Ispettore Capo Fred Davy arriva al Bertram Hotel per indagare su una serie di furti e rapine che, da lungo tempo, gli stanno creando non pochi grattacapi.

Curiosità:
È uno dei romanzi di Agatha Christie in cui la suspense è generata soprattutto dall’atmosfera e dai luoghi frequentati dai protagonisti più che dall’intreccio poliziesco in sé:

Le strade aperte suggeriscono una confortante percezione del passato ma rappresentano anche un autentico pericolo. Per Miss Jane Marple, prima che venga coinvolta nella risoluzione del mistero, la situazione è decisamente la prima, ma appena viene menzionata la metropolitana emerge come una sorta di presentimento del subconscio. Jane acquista una mappa della metropolitana e una guida al trasporto pubblico, una di quelle cose che W. H. Auden definisce “rituali di tempo e spazio”, che le trasmettono un senso di ordine e di direzione in netto contrasto con le strade che, invece, comportano nebbia, vicoli ciechi e zone interrate che sono simbolo di confusione, pericolo e flagranze di reato che lentamente prendono piede mentre il mistero arriva alla sua rivelazione finale. “Le aree delimitate, per quanto siano preferibili, hanno l’abitudine di trasformarsi in camere di tortura o scenari di omicidi”, afferma lo studioso Lehman. Mentre l’ispettore Davy imbocca involontariamente una strada senza uscita, nota che la nebbia si sta facendo più fitta e che il rumore del traffico è mutato a causa degli autobus costretti a fermarsi. Dopo un po’, quella stessa zona si trasforma nello scenario di un omicidio: “Da fuori arrivò uno scoppio violento, più forte del precedente. Fu seguito da un urlo e da un’altra detonazione. Le grida… di una donna… fendevano la nebbia con una nota di terrore. L’ispettore Davy corse a tutta velocità giù per Pond Street da dove provenivano” (Miss Marple al Bertram Hotel, traduzione di Maria Mammana Gislon, Mondadori 1968, p. 182).
L’arma del delitto viene rinvenuta in una zona interrata appartenente al Bertram Hotel, e la falsa sensazione di sicurezza e benessere trasmessa dall’albergo si converte ben presto in ostile mentre iniziano a verificarsi eventi sempre più sinistri. La sensazione di claustrofobia si intensifica mentre il mistero, al pari della nebbia, si infittisce arrivando a permeare tutti i luoghi finché la rivelazione finale, contraddistinta dal suono lacerante del fischietto di un poliziotto che fende la nebbia, non riporta l’ordine nel caos.
(Gillian Mary Hanson, City and Shore, The Function of Setting in the British Mystery, McFarland &Company, Inc., Publishers, North Carolina 2004, p. 89, traduzione mia)

È uno dei pochi romanzi in cui Miss Marple entra in scena praticamente subito per poi venire “accantonata” per diverse pagine in favore dei personaggi secondari:

I romanzi che hanno per protagonista Miss Marple si sviluppano secondo un gioco di tipo diverso. A differenza di quelli con protagonista Poirot, Miss Marple non è quasi mai l’investigatrice principale. L’esempio più estremo è Il terrore viene per posta dove Miss Marple appare appena a pagina 142, di un volume che di pagine ne contiene 198, per poi essere presente in un totale di undici pagine prima delle dieci pagine conclusive in cui spiega la soluzione a cui è arrivata. In altre occasioni, come in La morte nel villaggio, Assassinio allo specchio e Miss Marple al Bertram Hotel, il personaggio fa il suo ingresso quasi subito ma poi, nel corso del volume, la sua presenza è centellinata poiché il lettore si trova a seguire soprattutto i vari passaggi dell’indagine condotta dalla polizia.
In romanzi come Un delitto avrà luogo e Polvere negli occhi, invece, Miss Marple appare circa dopo ottanta pagine dedicate al delitto e ai principali sospettati. Nel caso specifico di Polvere negli occhi, Miss Marple arriva proprio a metà del libro, e poiché l’omicidio avviene subito all’inizio, arriva anche a metà dell’indagine, qui condotta dall’ispettore Neele. Negli ultimi capitoli del romanzo, il lettore viene tenuto all’oscuro delle conversazioni del personaggio con gli altri protagonisti della storia, ma l’indagine da lei condotta è spesso riportata sotto forma di sintesi e le conversazioni narrate non assomigliano affatto a un interrogatorio.
(Jerome H. Delamater, Ruth Prigozy, Theory and Practice of Classic Detective Fiction (Contributions to the Study of Popular Culture), Hofstra University 1997, p. 95, traduzione mia)

Miss Marple al Bertram HotelRiferimenti intertestuali:
1) Riferimento a Charles Dickens (1812-1870):
“È una questione di atmosfera… gli stranieri, gli americani in special modo, hanno delle idee molto particolari sull’Inghilterra. Non parlo, capisce, dei miliardari che attraversano continuamente l’Atlantico. Quelli vanno al Savoy o al Dorchester. […] Ma ci sono moltissimi altri che vanno all’estero solo ogni tanto e che si aspettano che il nostro paese sia… be’, non diciamo proprio come quello di Dickens, ma diverso dal loro. Così, quando tornano a casa, dicono: “C’è un posto meraviglioso a Londra: il Bertram Hotel. Sembra di tornare indietro di cento anni”.
(pag. 14, traduzione di Maria Mammana Gislon per Mondadori 1968)

2) Riferimento a G. K. Chesterton (1874-1936):
“Non stia in pensiero, Signora McCrae”, disse con la sua aria disinvolta, mentre si sedeva a tavola per consumare il pasto che la governante aveva preparato per il suo arrivo. “Cercheremo quel distrattone per mare e per terra. Ha mai sentito la storia di Chesterton? G. K. Chesterton, lo scrittore. Una volta che era andato a fare una serie di conferenze telegrafò a sua moglie: “Sono a Crewe Station. Dove dovrei essere?””.
(pag. 102, traduzione di Maria Mammana Gislon per Mondadori 1968)

3) Riferimento alla Bibbia e al Libro di Giosuè in cui si narra della caduta delle mura di Gerico nonché alla pièce in quattro atti The Walls of Jericho di Alfred Sutro (1863-1933):
“Ha bisbigliato qualcosa come “le mura di Gerico””.
“Giosuè?”, tirò a indovinare Miss Marple. “Oppure archeologia… scavi? O un dramma… ricordo, molto tempo fa… di Sutro, mi sembra”.
(pag. 179, traduzione di Maria Mammana Gislon per Mondadori 1968)

4) Riferimento alle “scimmie sagge” (non vedo, non sento, non parlo) raffigurate anche nel santuario di Toshogu, a Nikko, in Giappone:
Una breve telefonata al tutore di Elvira, il colonnello Luscombe, era stata ancora più improduttiva, sebbene fortunatamente meno prolissa. “Tutte scimmie”, borbottò Davy con il sergente dopo aver rimesso giù il ricevitore. “Non vedono, non sentono, non parlano”.
(pag. 198, traduzione di Maria Mammana Gislon per Mondadori 1968)

Le tre scimmie sagge

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Miss Marple: Giochi di prestigio (They Do It with Mirrors)

Sintesi: Su espressa richiesta della sorella di Carrie Louise Serrocold, Miss Marple arriva a Stonygates per verificare che quest’ultima non sia in pericolo di vita. In effetti, nella residenza della donna, attualmente sposata con il terzo marito, si raduna un bel campionario di parenti ognuno dei quali potrebbe avere una ragione per eliminarla. A venire ucciso, tuttavia, è Christian Gulbrandsen, figlio del primo marito di Carrie, che si era presentato improvvisamente nella tenuta senza spiegarne la vera motivazione. Miss Marple riuscirà a dimostrare come la sua uccisione sia avvenuta grazie a una messinscena teatrale ben orchestrata.
Curiosità:
1)
Negli Stati Uniti, il romanzo è conosciuto anche con il titolo Murder with Mirrors.

Miss Marple: Giochi di prestigio

Immagine tratta da: RadioCorriere TV, anno LXVIII, n. 33/1990

2) Nel 1985 ne fu tratto un film televisivo con Helen Hayes, nel ruolo di Miss Marple, e Bette Davis, in quello di Carrie Louise. Il titolo italiano prescelto fu Assassinio allo specchio, che però richiama un altro romanzo della stessa Christie e perfino un’altra pellicola, del 1980, interpretata da Angela Lansbury ed Elizabeth Taylor, il che fu causa di non poca confusione. Vedesi, ad esempio, la foto sopra che reclamizza il film utilizzando come sintesi quella della pellicola sbagliata.
3) Giochi di prestigio è il romanzo che più di ogni altro cerca di dimostrare che “tutto il mondo è un palcoscenico” chiamando in causa quella finzione teatrale che Agatha Christie ha dimostrato più di una volta di amare profondamente:

Stavo considerando tutta la faccenda da un punto di vista totalmente diverso. Stavo pensando a questo luogo come se si trattasse di un teatro: niente è reale, tutto è artificiale! Venite un momento qui. Immaginate che questo sia un palcoscenico con le luci, le entrate, le uscite. I vari personaggi. Silenzio. È molto interessante. Non è proprio un’idea mia, me l’ha suggerita l’ispettore.
(Agatha Christie, Miss Marple: Giochi di prestigio, traduzione di Ombretta Giumelli, Mondadori 1954, pp. 181-182)

4) È una delle opere dell’autrice in cui si parla male degli italiani e della loro mentalità, al punto che la traduzione italiana del seguente commento fu prima omessa e poi ripristinata:

Gina? […] Perché dovrebbe provocarlo?
Perché è una donna… e per di più bellissima, e perché lo trova divertente. È per metà italiana, vedete, e gli italiani hanno una vena inconscia di crudeltà. Non hanno alcuna compassione per chi è vecchio, brutto, o in qualche modo anormale. Gli puntano addosso il dito e lo prendono in giro. È questo che ha fatto Gina, in senso metaforico. Non sapeva che farsene del giovane Edgar, così ridicolo, pomposo e, dentro, fondamentalmente insicuro. Voleva far colpo, e riusciva solo a sembrare sciocco. A Gina non importa affatto se quel poveretto soffre molto!
(Agatha Christie, Miss Marple: Giochi di prestigio, traduzione di Ombretta Giumelli, Mondadori 1954, p. 134)

Miss Marple: Giochi di prestigioRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento allo stilista francese Christian Dior e alla sua casa di moda, che all’epoca del romanzo della Christie era stata fondata da appena sei anni:
“E cosa fa poi Carrie Louise? Sposa questo Lewis Serrocold, un altro eccentrico idealista. Oh, non dico che non le sia affezionato… credo che lo sia… ma è anche lui roso dalla smania di voler aiutare il prossimo, quando ormai si sa che ci si deve aiutare da soli!”.
“Chissà…”, disse Miss Marple.
“Solo che, naturalmente, c’è una moda anche in queste cose, come nei vestiti. A proposito, mia cara, hai visto cosa sta cercando di proporci in tema di gonne Christian Dior?”.
(Miss Marple: Giochi di prestigio, traduzione di Ombretta Giumelli per Mondadori, 1954, pp. 12-13)

2) Riferimento ironico al canto III, verso 9, dell’Inferno di Dante:
“La psichiatria ha cominciato a farsi strada durante la guerra… è stata l’unica cosa buona che ci ha lasciato la guerra… Ma adesso voglio per prima cosa spiegarvi il nostro approccio iniziale al problema. Guardate qui in alto…”.
Miss Marple alzò lo sguardo e lesse queste parole scolpite sull’arco della porta d’ingresso: RITROVATE LA SPERANZA O VOI CHE ENTRATE!
(Miss Marple: Giochi di prestigio, traduzione di Ombretta Giumelli per Mondadori, 1954, pp. 56-57)

3) Riferimento a Limehouse Nights (1916), raccolta di racconti dello scrittore britannico Thomas Burke (1886-1945):
“È stata una di quelle cose che capitano così all’improvviso, chissà perché! Un effetto particolare… un’idea… e tutto il resto non conta più! Il prossimo mese presenterò Limehouse Nights; ieri sera… tutt’a un tratto… lo scenario era magnifico!… La luce perfetta… C’era la nebbia… I fari tagliavano la nebbia e sembravano rimbalzare indietro… sull’enorme sagoma dell’edificio”.
(Miss Marple: Giochi di prestigio, traduzione di Ombretta Giumelli per Mondadori, 1954, p. 130)

4) Riferimento ai compositori Georg Friedrich Haendel (1685-1759), Carl Czerny (1791-1857) e Fryderyk Franciszek Chopin (1810-1849) e alla canzone I know a lovely garden, su musiche di Guy D’Hardelot (1858-1936) e testo di Edward Teschemacher (1876-1940):
“Ecco qui la musica di una volta! Il Largo di Haendel, gli Esercizi di Czerny. Tutta roba che apparteneva al vecchio Gulbrandsen. “Conosco un giardino delizioso…” ricordo che lo cantava la moglie del vicario, quando io ero un ragazzo…”.
Tacque e prese in mano i fogli ingialliti di quella canzone. Sotto, appoggiata sui Preludi di Chopin, c’era una piccola pistola automatica.
(Miss Marple: Giochi di prestigio, traduzione di Ombretta Giumelli per Mondadori, 1954, p. 155)

Miss Marple: Giochi di prestigio5) Riferimento al celebre balletto del Lago dei cigni (1876), musicato da Pëtr Il´ič Čajkovskij (1840-1893) e alla fiaba La Regina delle nevi (1844) di Hans Christian Andersen (1805-1875):
“Se si potesse cancellare quella mostruosità in stile vittoriano”, disse strizzando gli occhi, “questo potrebbe essere il Lago dei cigni e tu, Gina, il Cigno! Ma somigli piuttosto alla Regina delle Nevi, a pensarci bene: crudele, decisa a ottenere quello che vuoi, senza alcuna pietà, né bontà, né la minima compassione. Sei molto, molto femminile, Gina cara!”.
(Miss Marple: Giochi di prestigio, traduzione di Ombretta Giumelli per Mondadori, 1954, p. 175)

6) Riferimento al testo teatrale La dodicesima notte di William Shakespeare, noto anche con il titolo La notte dell’Epifania:
“Ciao Alex!”, disse, “Quel marmocchio, Ernie Gregg… non so se te lo ricordi”.
“Quello che faceva Feste, il buffone, quando hai messo in scena La notte dell’Epifania? Aveva del talento, mi pare”.
(Miss Marple: Giochi di prestigio, traduzione di Ombretta Giumelli per Mondadori, 1954, p. 183)

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La bocca e la strega nei romanzi di Agatha Christie

Il presente frammento è tratto dalla tesi di dottorato Le mythe de l’enfance dans le «detective novel» d’Agatha Christie et dans le roman de mystère de Pierre Véry di Grandidier Stanislas, presentata presso l’Université Nancy II il 23 ottobre 2008. La traduzione è mia.

Agatha ChristieLa bocca: Un episodio dell’infanzia di Agatha Christie merita di essere citato per il significato traumatico di cui è portatore. Una certa Miss Tower, amica di sua madre, aveva l’abitudine di correrle incontro e abbracciarla con eccessiva effusione; tuttavia, a differenza di Cappuccetto Rosso che non sapeva quanto fosse pericoloso fermarsi ad ascoltare il lupo, Agatha non sottovalutava affatto il pericolo:

Mi ricordo di una certa Miss Tower […] solo per via di tutti gli stratagemmi che usavo nel cercare di non incontrarla. Aveva le sopracciglia nere e denti candidi enormi che, nel segreto del mio cuore, me la facevano paragonare a un lupo. Si avventava sempre su di me, baciandomi con violenza ed esclamando: “Vorrei mangiarti!” e io temevo che prima o poi l’avrebbe fatto sul serio. (Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori Editore 1978, pp. 53-54)

Da ragazzina, la scrittrice immaginava, dunque, il concetto di pericolo come qualcosa di assimilabile a una bocca in grado di aprirsi pian piano in qualsiasi momento e di inghiottirla. Da adulta, e già autrice di romanzi polizieschi, Agatha Christie ricorre a questa medesima immagine affinché il sentimento ludico generato dalla Detective Novel sia accompagnato da un sentore di paura primitiva: i suoi sospettati si distinguono, a volte, per la grossa dentatura, mentre gli investigatori sono periodicamente minacciati dall’atto simbolico di essere inghiottiti. Vediamone alcuni esempi:

1) Aveva sospettato qualcosa? Quei denti, così grossi, così bianchi… “Per mangiarti meglio, bambina mia!”, Tuppence non poteva fare a meno di pensarci. (Agatha Christie, Quinta colonna, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori Editore 1961, p. 180).

2) La O’Rourke si alzò, dedicando a Betty una specie di smorfia, e uscì dalla stanza con il suo passo pesantissimo. “Ga…ga…ga…”, esclamò Betty con visibile soddisfazione, mettendosi a battere con un cucchiaio sul tavolo. (Agatha Christie, Quinta colonna, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori Editore 1961, p. 163).

3) Il suo colorito era olivastro, gli occhi scuri dall’espressione triste, la bocca larga e marcata. Sorrideva frequentemente per far mostra di una dentatura eccezionale. “Per mangiarti meglio” fu il pensiero peregrino dell’ispettore capo Davy. (Agatha Christie. Miss Marple al Bertram Hotel, traduzione di Maria Mammana Gislon, Mondadori Editore 1967, p. 123).

4) “I denti di quella donna non mi piacciono”, disse Tuppence. “Cos’hanno?”. “Sono troppi. O sono troppo grandi. Ti ricordi Cappuccetto Rosso? Per mangiarti meglio, bambina mia”. (Agatha Christie, Sento i pollici che prudono, traduzione di Moma Carones, Mondadori Editore 1970, p. 28).

In più di un’occasione, l’idea di un pericolo – in parte collegato all’immagine delle fauci – fa la sua comparsa attraverso la tematica dell’ascensore:

Le porte di Damasco1) Tommy e Johnson furono inghiottiti da uno di quegli ascensori progettati per lo sterminio del genere umano. […] Superarono il secondo piano, il terzo e arrivarono al quarto. Sfuggendo alla morsa delle porte scorrevoli, uscirono sul corridoio dov’era l’ufficio del Signor Robinson. (Agatha Christie, Le porte di Damasco, traduzione di Luciana Crepax, Mondadori Editore 1986, pp. 88-89).

2) La signora Oliver premette il pulsante dell’ascensore. Gli sportelli si spalancarono, come un’enorme bocca, con un fragore minaccioso. La signora Oliver entrò a precipizio in quella sorta di caverna spalancata. (Agatha Christie, Sono un’assassina?, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori Editore 2010, p. 32).

Questo vessillo della bocca spalancata, presente nel corpus, evoca l’espressione gueules che, in araldica francese, significa rosso. La bocca, simbolo di una libido indistinta, popola i sogni dei bambini – di quei bambini di cui è risaputa l’universale attrazione per il colore rosso con cui la scrittrice continua a drappeggiarsi attraverso i suoi innumerevoli intrecci delittuosi:

[…] nel bel mezzo del tappeto steso davanti al caminetto acceso, c’era il corpo immobile di Simeon Lee in una enorme pozza di sangue. C’era sangue ovunque: pareva di essere in un macello.
Si sentì un sospiro di orrore, poi due voci, che parlarono l’una dopo l’altra. E, cosa strana, le frasi pronunciate erano tutte e due delle citazioni.
Fu David a dire: “I mulini di Dio macinano lentamente…”.
E fu Lydia a mormorare: “Chi l’avrebbe mai detto che il vecchio avesse tanto sangue?”.
(Agatha Christie, Il Natale di Poirot, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori Editore 1940, p. 78)

In C’era una volta, il personaggio di Renisenb attribuisce al colore rosso un potere funesto:

“Da tutto ciò che è male, da tutto ciò che è cattivo, da tutto ciò che è vermiglio… Ecco ciò che pervade questa casa… pensieri vermigli, sì, pensieri di odio… l’odio di una donna morta”. (Agatha Christie, C’era una volta, traduzione di A.M. Francavilla, Mondadori Editore 1949, pp. 116-117)

La strega: Il corpus esaminato è pervaso da un’altra immagine ossessionante: quella della strega, una persona i cui rapporti presunti con le forze occulte permettono di compiere dei malefici. L’inventario è molto lungo anche se il suo ruolo, nella fiction, è spesso aneddotico:

1) Strega il cui aspetto richiama un quadro di Nevinson in Sento i pollici che prudono e in È troppo facile:
La donna aveva lunghi capelli stopposi che svolazzavano al vento e ricordava, in modo vago, un quadro (forse di Nevinson) raffigurante una giovane strega a cavalcioni di una scopa. (Agatha Christie, Sento i pollici che prudono, traduzione di Moma Carones, Mondadori Editore 1970, p. 40)
Coi capelli neri scompigliati dal vento, ricordò a Luke il quadro di Nevinson intitolato La strega. Quel viso pallido, delicato, quei capelli così lunghi che parevano arrivare fino alle stelle… se la immaginò a cavallo di un manico di scopa che volava verso la luna. (Agatha Christie, È troppo facile, traduzione di Giovanna Gianotti Soncelli, Mondadori Editore 1982, pp. 19-20)

2) Strega dignitosa in Miss Marple al Bertram Hotel:
La signorina Gorringe era una vecchia amica. Conosceva i clienti uno per uno e, come i personaggi delle case reali, non dimenticava mai una faccia. Indossava abiti fuori moda ma dignitosamente. Aveva capelli giallastri tutti ricci, un abito di seta nera e un medaglione d’oro con cammeo sulla scollatura. (Agatha Christie, Miss Marple al Bertram Hotel, traduzione di Maria Mammana Gislon, Mondadori Editore 1967, p. 8).

3) Strega chiacchierona in Poirot e la strage degli innocenti:
Hercule Poirot osservò con interesse la signora Goodbody. Era certamente il tipo ideale per impersonare una strega. Il fatto che avesse un carattere amabilissimo non bastava a cancellare l’impressione che dava la sua faccia. (Agatha Christie, Poirot e la strage degli innocenti, traduzione di Tina Honsel, Mondadori Editore 1940, p. 24).

4) Strega ostile in Le porte di Damasco:
Tommy suonò il campanello e gli venne ad aprire una donna che somigliava alle streghe delle favole, con il naso adunco e il mento così sporgente che quasi si toccavano. (Agatha Christie, Le porte di Damasco, traduzione di Luciana Crepax, Mondadori Editore 1986, p. 127)

Hansel e Gretel

5) Strega uscita direttamente dal racconto Hansel e Gretel:
Tuppence prese posto su una sedia, ubbidiente, sperando che almeno quella volta la signora O’Rourke non la mettesse in soggezione. Le pareva di sapere esattamente come si sentissero Hansel e Gretel accettando l’invito della strega. (Agatha Christie, Quinta colonna, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori Editore 1961, p. 110).
Un esempio identico lo si riscontra in Sento i pollici che prudono:
Tuppence si fermò per un secondo. Le era venuta in mente la favola di Hansel e Gretel. La strega ti invita in casa. Forse è una casetta di panpepato. (Agatha Christie, Sento i pollici che prudono, traduzione di Moma Carones, Mondadori Editore 1970, p. 25)

6) Strega folkloristica in Un cavallo per la strega:
“C’è ancora una strega in ogni villaggio della campagna inglese. Prendi la vecchia signora Black, nel terzo villino verso la collina. Ai bambini si raccomanda di non infastidirla, e la gente le regala spesso uova e torte fatte in casa. Poiché se tu la facessi arrabbiare”, disse David agitando l’indice con aria minacciosa, “le tue mucche non darebbero più latte, il tuo raccolto di patate andrebbe in rovina e il piccolo Johnnie si slogherebbe una caviglia. Bisogna mantenersi nelle grazie della vecchia signora Black. Nessuno lo dice apertamente… ma tutti lo sanno!”. (Agatha Christie, Un cavallo per la strega, traduzione di Lidia Ballanti, Mondadori Editore 1983, p. 38)

Bisogna forse sottoscrivere l’analisi di Gerhard Adler (Gerhard Adler, Etudes de Psychologie Jungienne, Genève, 1957, p. 18) secondo la quale, per le donne, la strega rappresenta la versione femminile del capro espiatorio sul quale trasferire gli aspetti più oscuri delle loro pulsioni? Forse: se consideriamo la strega il simbolo di un’energia creatrice individuale non regolata, la ridondanza della sua immagine nel corpus delle opere di Agatha Christie può essere interpretata come una conseguenza dell’incompatibilità dei desideri e delle paure infantili della psiche con l’io, ragionevole e misurato, dell’autrice. Più che il risultato di una rimozione, la continua ripetizione di una simile allusione sarebbe un tentativo di compromesso tra le esigenze surrettizie di un demiurgo fanciullesco persistente e le convenzioni paralizzanti di un genere episodicamente percepito come costrittivo.

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Polvere negli occhi (A Pocket Full of Rye)

Sintesi: Il signor Rex Fortescue muore avvelenato dopo aver sorbito una tazza di tè. L’ispettore Neele, chiamato a investigare sul delitto, scopre che la faccenda è più complicata di quanto non sembri. Nella tasca del morto, infatti, vengono rinvenuti alcuni chicchi di segale dal significato misterioso. Poco tempo dopo, anche Adele Fortescue viene avvelenata con del cianuro; mentre si sta ancora indagando su quest’ultimo omicidio viene rinvenuto anche il cadavere della cameriera Gladys, strangolata con una calza e il cui corpo reca una molletta da bucato sul naso. Sempre più confuso, l’ispettore Neele riceve alcune utili spiegazioni da Miss Marple, sopraggiunta sul posto non solo perché conosceva la cameriera ma anche perché ha capito il nesso logico tra i delitti: la nursery rhyme “Sing a song of sixpence” tratta dalle storie di Mamma Oca. E qui il mistero si infittisce coinvolgendo anche una serie di “merli” citati nella filastrocca ma che sembrano ricoprire significati diversi per ogni personaggio del romanzo.
Curiosità: Il titolo originale A Pocket Full of Rye si riferisce, appunto, alla segale rinvenuta nella tasca del morto e a un verso della nursery rhyme su cui si basa il racconto. Il romanzo riprende due riferimenti intertestuali già utilizzati dall’autrice in Il Natale di Poirot (quello ai mulini del Signore) e in Fermate il boia (quello agli Idilli del Re).

Riferimenti intertestuali:

Polvere negli occhi1) Riferimento alla leggenda di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda attraverso i nomi di Lancelot e di Percival:
“Il Signor Percival è sposato da tre anni e abita con la moglie al villino dei Tassi, in un appartamento separato. Presto, però, si trasferiranno in un’altra casa, tutta per loro, sempre a Baydon Heath. […] Il Signor Lancelot si è sposato meno di un anno fa. Con la vedova di Lord Frederick Anstace. Immagino che avrà visto le sue fotografie”.
Lancelot Fortescue! Che nome! E come si chiamava l’altro figlio… Percival? Non poté fare a meno di domandarsi che tipo fosse stata la prima signora Fortescue… Aveva gusti curiosi in fatto di nomi di battesimo…
(pagg. 22-23, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1954)

2) Riferimento letterario all’opera Gli idilli del re (1859-1885), di Lord Alfred Tennyson (1809-1892), composta da dodici poemi in cui si narra la storia di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda:
“Aveva l’abitudine di portare una quantità di gingilli e di collane tintinnanti e stava distesa su un divano e mi leggeva storie di dame e cavalieri che mi annoiavano da morire. Gli Idilli del Re di Tennyson. Però credo di averle voluto bene…”
(pag. 57, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1954)

3) Riferimento al proverbio inglese old sins cast long shadows di cui si trova un primo accenno nella pièce Aglaura (1638) di Sir John Suckling: “Our sins, like to our shadows, when our day is in its glory scarce appear: Towards our evening how great and monstrous they are!”:
“Certo che si tratta di un delitto. Quanta gente, una volta o l’altra, sarebbe stata felice di fargli la pelle? Rex era un uomo assolutamente privo di scrupoli. E, come dice il proverbio, gli antichi peccati hanno un’ombra molto lunga”.
(pag. 73, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1954)

4) Riferimento ad una battuta di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll: “They’re all very unpleasant people!”:
Poi, visto che Neele non gli rispondeva, aggiunse: “Cosa ne pensate?”.
“Non so”, risposte Neele, “Sono tutte persone molto sgradevoli”, ripeté sottovoce.
Il sergente Hay parve perplesso.
(pag. 80, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1954)

Polvere negli occhi5) Riferimento alla celebre nursery rhyme “Sing a song of sixpence” facente parte della raccolta di storie di Mamma Oca: Sing a song of sixpence, A pocket full of rye, Four and twenty blackbirds Baked in a pie./When the pie was opened The birds began to sing— Wasn’t that a dainty dish To set before the king?/The king was in the counting-house Counting out his money, The queen was in the parlor Eating bread and honey,/The maid was in the garden Hanging out the clothes. Along came a blackbird And snipped off her nose.
Miss Marple annuì energicamente. “Sì” disse ancora e cominciò a recitare: Canta una canzone da sei soldi, una tasca piena di segale. Ventiquattro merli chiusi dentro una focaccia./Quando la focaccia è stata tagliata i merli si sono messi a cantare. Non era degno di un re un piatto così pregiato?/Il re stava nella stanza del tesoro a contare le sue monete, La regina era in salotto a mangiare pane e miele./La servetta era in giardino a stendere il bucato, quando è arrivato un uccellino a beccarle via il nasino.
(pag. 127, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1954)

6) Riferimento a Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882) e al suo poema Retribution (Though the mills of God grind slowly; Yet they grind exceeding small; Though with patience he stands waiting, With exactness grinds he all):
“Non sapete come sia andata a finire quella famiglia, signorina Ramsbottom?”.
“Non ne ho la minima idea”, rispose la vecchietta. “Però, badate! Non credo che Rex abbia realmente assassinato MacKenzie, mentre non escludo che l’abbia lasciato morire. Davanti al Signore, è la stessa cosa. Ma non davanti alla legge. Se così è stato, ha avuto quello che si meritava. I mulini del Signore macinano lentamente però macinano una farina molto sottile… E adesso farete meglio ad andarvene. Non so altro e quindi è inutile continuare a farmi domande”.
(pag. 156, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1954)

7) Riferimento a Rudyard Kipling e a uno dei suoi aforismi: No question is ever settled until it is settled right:
“Chi ha detto che sono cose passate, e finite?”.
“Capisco. Secondo voi non sono cose finite, e passate?”.
“Nessuna questione può considerarsi conclusa finché non è stata conclusa nel modo giusto”.
(pag. 185, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1954)

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Istantanea di un delitto (4.50 from Paddington)

Sintesi: Elspeth McGillicuddy, amica di Jane Marple, durante un viaggio in treno per raggiungere St. Mary Mead assiste involontariamente a un omicidio. Nell’attimo in cui il treno su cui viaggia e un secondo treno si trovano paralleli tra loro, vede, attraverso le tendine, un uomo intento a strangolare una donna. Il controllore la prende per matta ma la signora, ben certa di ciò che ha visto, si affretta a riferire tutto all’amica che, da brava investigatrice impicciona, si rifà tutto il percorso in treno nel tentativo di capire dove potrebbe essere stato occultato il cadavere. In suo aiuto arriva Lucy Eyelesbarrow che, allo scopo di verificare le ipotesi della vecchina, si intrufola come domestica a Rutherford Hall per scoprire in che modo la famiglia ivi residente sia implicata nella faccenda. I delitti si susseguiranno ma, come sempre, l’arguzia di Miss Marple avrà la meglio, e Lucy Eyelesbarrow troverà anche marito.

 

Istantanea di un delittoRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento, attraverso la ricomparsa dell’ispettore Craddock, al romanzo di Agatha Christie Un delitto avrà luogo, dove Miss Marple lo aveva incontrato per la prima volta:
Miss Marple, che sedeva impettita su uno sfondo di cagnolini di porcellana e souvenir di Margate, sorrise guardando l’ispettore Craddock con aria di approvazione. “Sono veramente lieta che vi abbiano assegnato a questo caso. Era la mia speranza!”.
(pag. 114, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1958)

 

2) Riferimento a Mark Twain (1835-1910) e a un esempio che fece durante una conferenza tenuta a Bennington, nel Vermont, nel 1871: “Where’d you find that horse everyone’s been looking for, Sonny?” Answer, “I thought if I were a horse where would he go and I did and he had”. (L’aneddoto è riportato nel volume Real Democracy: The New England Town Meeting and How It Works di Frank M. Bryan):
“Quanto al mio processo logico, non è stato per niente originale”, riprese Miss Marple. “Lo si trova in Mark Twain. Il ragazzo che aveva trovato un cavallo. Provò a immaginare dove sarebbe andato se fosse stato un cavallo, andò lì anche lui e ci trovò il cavallo”.
(pagg. 115-116, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1958)

 

3) Riferimento a Edward The Confessor (1003-1066) e al padre Æthelred the Unready (968-1016):
“…Era l’ultima della sua famiglia. Erano andati in rovina e lei ha sposato mio padre. Ma guardate un po’, dunque… Edoardo il Confessore… Ethelred l’Esitante… ci sono tutti. E tutto questo accadeva prima dell’avvento dei normanni. Prima dei normanni… roba mica da ridere, eh?”.
(pagg. 130-131, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1958)

 

4) Riferimento al compositore Fryderyk Franciszek Chopin (1810-1849) e al pittore Paul Gauguin (1848-1903) di cui Agatha Christie non apprezzava affatto i quadri:
“Chopin… ma lui viveva a Maiorca, no? E poi era musicista… Veramente stavo pensando a Gauguin. Che vita triste… e completamente sprecata, si direbbe. Personalmente non ho molta simpatia per quei quadri di donne indigene… e anche se mi rendo conto che è molto ammirato… non mi è mai piaciuto quel suo orrendo color senape. A guardare certi suoi quadri, ci si sente quasi l’itterizia addosso!”.
(pag. 145, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1958)

 

5) Riferimento alla locuzione latina cum grano salis, con una presa di sale, cioè con un po’ di buon senso. L’origine viene attribuita alla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (23-79) in cui egli utilizza la locuzione addito salis grano, con l’aggiunta di una presa di sale:
“Davvero? Io in genere sono incline a prendere affermazioni simili cum grano salis. Indubbiamente esistono al mondo persone disinteressate che rimangono indifferenti di fronte al denaro. Per quel che mi riguarda, non ne ho mai conosciuta neanche una”.
(pag. 162, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1958)

 

6) Riferimento storico alla battaglia di Dunkerque (1940) al termine della quale le forze anglo-francesi furono costrette a una ritirata strategica:
“…Ho conosciuto vostro fratello Edmund quando la guerra era appena cominciata. Pensate che era stato alloggiato in casa nostra! Be’, quanto al resto, lo sapete. Ci siamo innamorati. Volevamo sposarci ma quando c’è stata la ritirata di Dunkerque vostro fratello è risultato disperso. Successivamente è giunta la notizia che lo avevano ucciso. Preferisco non parlarvi di quei momenti. È passato molto tempo e me ne sono fatta una ragione. Però posso dirvi che ho amato moltissimo Edmund…”.
(pag. 247, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1958)

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Miss Marple nei Caraibi (A Caribbean Mystery)

Sintesi: Dopo essersi ripresa da una brutta polmonite, Miss Marple, su consiglio del nipote Raymond West, decide di partire per le Indie Occidentali Britanniche per prendersi un periodo di riposo. Qui, si lascia affascinare dai racconti dell’anziano maggiore Palgrave che, dopo averle raccontato di possedere la fotografia di un assassino, viene trovato morto nella sua stanza. Tutto lascia pensare che si tratti di una morte naturale, ma Jane Marple, con l’aiuto del signor Jason Rafiel, e grazie alla sua classica tendenza a impicciarsi degli affari altrui, scoprirà che le cose stanno diversamente.

A Caribbean MysteryRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento a An der schönen blauen Donau (Sul bel Danubio blu), 1867, di Johann Strauss figlio (1825-1899):
Sapeva che sarebbe stato impossibile persino all’accomodante Tim Kendal farle ascoltare le dolci note del Danubio blu. (Così grazioso, il valzer!). Molto particolare il modo in cui la gente moderna ballava. Parevano agitarsi scompostamente, contorcendo il corpo. Ma i giovani, dopotutto, hanno il diritto di divertirsi. A modo loro!
(pag. 23, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

2) Riferimento implicito al Macbeth di Shakespeare:
Mormorava tra i singhiozzi: “L’ho trovata… Era laggiù nei cespugli… Laggiù nei cespugli… e guarda le mie mani… guarda le mie mani”. Le tese ed Evelyn sussultò vedendo delle strane macchie scure. Nella penombra sembravano nere, ma lei sapeva che erano d’un rosso scuro.
(pag. 112, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

3) Riferimento storico a Lucrezia Borgia (1480-1519):
“Non ne sono sicura. Penso che mi abbia detto che voleva mostrarmi la fotografia di qualcuno”.
“Andiamo meglio”.
“E poi ha parlato a lungo di Lucrezia Borgia”.
“Lasciate perdere Lucrezia Borgia. Sappiamo tutto di quella gentildonna”.
“Ha parlato di veleni e ha detto che Lucrezia Borgia era bellissima e aveva i capelli rossi. Ha aggiunto che c’erano probabilmente molte avvelenatrici tra le donne. Molte di più di quanto non si creda”.
(pag. 156, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

4) Riferimento alla comédie-ballet in tre atti Il malato immaginario (1673) di Molière:
“Quando è morta la prima signora Dyson. Un decesso alquanto improvviso. In effetti tutti avevano pensato che la giovane donna fosse piuttosto una malade imaginaire, un’ipocondriaca. Perciò quando ha avuto quella crisi ed è morta così repentinamente, la gente si è stupita e ci sono state delle chiacchiere”.
(pag. 165, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

5) Riferimento al celebre detto popolare inglese Someone Is Walking Over My Grave, risalente al Medioevo. All’epoca, infatti, si credeva che il luogo di morte di una persona fosse predeterminato. Di conseguenza, quando si provava un’improvvisa sensazione di freddo significava che qualcuno stava camminando sopra il terreno in cui si sarebbe stati sepolti:
“Come mai sento quasi freddo con tutto questo sole?”, pensò.
Poi le venne in mente un detto: “Qualcuno sta camminando sulla mia tomba”.
Si alzò e se ne tornò lentamente verso il bungalow.
(pagg. 174-175, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

6) Riferimento alla Bibbia, Genesi 1:5: And it was evening, and it was morning, the First Day:
“Sera e mattino, sera e mattino dell’ultimo giorno” disse tra sé Miss Marple.
[…] Che cosa diamine stava borbottando tra sé? Una citazione che suonava sbagliata in qualche sua parte. L’ultimo giorno? No, forse il primo giorno! Ecco quello che avrebbe dovuto ossessionarla. E quello non era il primo giorno e presumibilmente neanche l’ultimo.
(pag. 207, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

7) Riferimento all’Amleto di Shakespeare. Nello specifico al suicidio di Ofelia:
“Molly…”. L’uomo si lasciò cadere in ginocchio. Miss Marple vedeva ora chiaramente il corpo della giovane disteso per terra, la testa sotto il livello dell’acqua, i capelli biondi sparsi sullo scialle verde pallido tutto ricamato che le ricopriva le spalle. Le foglie sparse, l’acqua corrente del ruscello davano alla scena l’impressione di assistere alla morte di Ofelia nell’Amleto di Shakespeare.
(pag. 211, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

8) Riferimento alla mitologia greca e alla figura di Nemesi, Dea della vendetta divina e della giustizia, che puniva coloro che avevano commesso cattive azioni e i responsabili di delitti rimasti irrisolti :
“Sono io” disse Miss Marple. “O meglio dovrei essere più drammatica e, come direbbero i greci in un caso simile, sono la Nemesi. Sì, Nemesi, se non mi sbaglio”.
(pag. 215, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

9) Riferimento al personaggio di Humpty Dumpty, protagonista di una celebre filastrocca infantile inglese, ripreso anche da Lewis Carroll in Attraverso lo specchio (1871):

“Ah! Capisco. Sì, è vero. Ne avevo una copia qui con me”. “Voi mi avete detto”, proseguì Miss Marple, “voi mi avete detto come lo dice Humpty Dumpty, personaggio della filastrocca infantile che voi certo ricorderete ancora, con voce alta e chiara che non avevate lasciato niente a Esther Walters nel vostro testamento. E questo lo avete anche ripetuto insistentemente. Niente a lei e niente a Jackson. Era vero nel caso di Jackson, immagino. Non gli avete lasciato niente, ma avete sicuramente lasciato qualcosa a Esther Walters…”.
(pag. 224, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

10) Riferimento all’invocazione latina Ave Caesar, morituri te salutant che veniva attribuita ai gladiatori prima di entrare nell’arena e che qui sottolinea la consapevolezza del personaggio di Jason Rafiel di non avere più molto da vivere:
Ave Caesar, morituri te salutant” disse.
“Mi dispiace” mormorò Miss Marple “ma so poco il latino”.
“Ma questa frase l’avete capita, vero?”
“Sì”. Non aggiunse altro. Sapeva perfettamente bene che le stava dicendo che non si sarebbero mai più rivisti.
(pag. 232, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

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Un delitto avrà luogo (A Murder Is Announced)

Sintesi: Sul quotidiano locale del villaggio di Chipping Cleghorn, un giorno, compare un annuncio con cui si informano gli abitanti che un delitto avrà luogo il giorno stesso alle 18:30 a Little Paddocks. La popolazione, convinta che si tratti di un party con delitto, accorre numerosa sul posto con l’intento di farsi due risate. Il morto, però, ci scappa davvero.
L’ispettore Craddock, incaricato delle indagini, brancola nel buio per novanta pagine buone finché, a pagina novantacinque, arriva Miss Marple. Neanche il tempo di fare il suo ingresso in scena che già tutti le danno della rimbambita. La vecchietta, però, è talmente scaltra da fornire all’ispettore l’indizio che gli mancava e da rischiare la pelle a sua volta. Dico rischiare perché poi ci sono altri nove romanzi in cui ritrovare la piacevole compagnia dell’investigatrice più finta tonta di tutta la storia della letteratura accompagnata dal nipote Raymond West, autore di romanzi erotico-incestuosi-violenti in grado di fare concorrenza a Game of Thrones.

 

Un delitto avrà luogoRiferimenti intertestuali:

1) Macabra canzoncina sulla caccia alla volpe:
Che bella giornata per ammazzare
In questo caldo e profumato maggio!
Non c’è un cane in tutto il villaggio!
Diamoci da fare,
Che bella giornata per ammazzare!
(pag. 19, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

 

2) All’interno del romanzo compare un gatto il cui nome, Tiglath Pileser anche noto come Tiglathpileser, richiama quello di Tiglathpileser III, famoso re assiro morto nel 727 a.C.:
“Dovresti essere orgoglioso”, concluse Cicci trionfante. “Oddio, devo sbrigarmi o non riuscirò a concludere niente. Vieni, Tiglath Pileser, le lische di arringa sono tutte per te”.
(pag. 19, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

 

3) Riferimento a William Shakespeare e alla sua opera Come vi piace:
“Sarebbe un’ottima Rosalinda” pensò automaticamente Craddock, che era un grande ammiratore di Shakespeare e aveva recitato la parte del malinconico Jacques con grande successo in una rappresentazione del Come vi piace in beneficenza per l’Istituto degli orfani della polizia. Ma gli bastò un attimo per correggere quella prima impressione.
(pag. 76, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

 

4) Riferimento alla canzone americana Where Was Moses When the Light Went Out?:
“Tutto questo mi ricorda tanto la mia vecchia tata!”. “Dov’era Mosè quando la luce si spense?” La risposta naturalmente era “al buio”. Proprio come è capitato a noi ieri sera. Tutti lì, in mezzo alla stanza, a chiederci cosa stava per succedere. E poi, immaginate il brivido quando, tutto a un tratto, ci siamo ritrovati nel buio più totale”.
(pag. 81, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)
Per curiosità, la canzone originale è questa:
When but a child I used to go to bed at eight each night,
The nurse girl used to frighten me when she put out the light,
She’d talks of ghosts and goblins in a very awful way,
She’d then put out the candle and to me she used to say:
Where was Moses when the light went out?
Where was Moses – what was he about?
Now my little man, tell me if you can
Where was Moses when the light went out?

 

5) Riferimento al pittore britannico Edmund Blair Leighton (1852-1922) e al pittore olandese, naturalizzato britannico, Lawrence Alma Tadema (1836-1912):
“Sì, quel caro figliolo ha avuto un grande successo con quei libri che scrive, così intelligenti… lui ne fa un punto di orgoglio, quello di dedicarsi solo ad argomenti sgradevoli. A ogni modo, quel caro ragazzo ha insistito per pagare tutte le spese. E anche la sua adorabile mogliettina si sta facendo un nome come pittrice. Per lo più, dipinge vasi di fiori appassiti e pettini rotti sui davanzali. Non ho mai avuto il coraggio di dirglielo, però a me piacciono Blair Leighton e Alma Tadema”.
(pag. 95, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

 

6) Riferimento a Samuel Dashiell Hammett (1894-1961) celebre per i suoi romanzi hard-boiled:
“Così mi sembra che tutto sia a sostegno della teoria che Rudy Scherz fosse solo “l’agnello sacrificale” – è così che si dice?”
Rydesdale fu talmente sorpreso che lei arrossì ancora di più.
“Forse non è il termine giusto”, mormorò. “Non conosco bene queste espressioni moderne. L’ho letto in un romanzo di Dashiell Hammett – mi sembra di capire che in letteratura sia il padre del linguaggio da duri, a quanto dice mio nipote Raymond”.
(pag. 102, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

 

7) Riferimento a William Shakespeare e alla sua opera Sogno di una notte di mezza estate:
“Ti ricordi quella volta che hai recitato la parte di Ermia nel Sogno di una notte di mezza estate al collegio femminile? Recita. Metticela tutta. “Mani in alto!”, ecco la tua battuta… e cerca di non rovinarla dicendo subito dopo “per piacere”.
(pag. 148, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

 

8) Riferimento al contrario a un futuro romanzo di Agatha Christie cha avrà per protagonista Hercule Poirot (Gli elefanti hanno buona memoria):
“Ho sentito che, a Londra, stanno rappresentando una sua commedia, signore. Molto divertente, così mi dicono”.
“Sì, in effetti sta riscuotendo parecchio successo”.
“È intitolata Gli elefanti dimenticano, così mi hanno detto. Vorrà scusarmi, signore, se mi permetto di chiederglielo ma ho sempre creduto che fosse al contrario… cioè che non dimenticassero mai nulla, voglio dire”.
(pag. 309, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

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Miss Marple: Nemesi (Nemesis)

Sintesi: Miss Marple riceve una lettera dello Studio Legale Broadribb and Schuster, i cui soci sono gli avvocati del defunto signor Jason Rafiel, da lei conosciuto in Miss Marple nei Caraibi. I due uomini informano la donna che il defunto le ha lasciato una cospicua eredità a condizione che risolva un certo mistero sul quale egli stesso ha lasciato degli sporadici indizi. Dopo attenta riflessione, Miss Marple accetta e, su consiglio del caro estinto che ha programmato un meticoloso invio di lettere post mortem, parte per il Tour n. 37 della Famous Houses and Gardens of Great Britain. Tra castelli, ville, giardini e piante di passiflora che crescono dove non dovrebbero, Miss Marple riuscirà, pian piano, a capire dove sta l’inghippo e a risolvere un delitto risalente a parecchi anni prima.

Il volume contiene quattro riferimenti intertestuali: due teatrali, relativi a Cechov e Shakespeare; uno letterario, riguardante uno dei più celebri romanzi di Robert Louis Stevenson e uno tratto dalla Bibbia, Amos 5:24.

Miss Marple: Nemesis“Mi pare di essere finita in Russia”, mormorò Miss Marple. Alludeva senza dubbio alle tre sorelle di Cechov. O erano di Dostoevskij? Non riusciva a ricordarselo. Ma queste tre sorelle non dovevano avere nessuna voglia di andarsene a Mosca.
Erano contente e beate di restare in quella casa. Le furono presentate le altre due. Una era uscita dalla cucina e l’altra era scesa dal piano di sopra per darle il benvenuto. Erano gentili ed educate. Molti anni addietro, Miss Marple le avrebbe definite signore cadute in miseria. Suo padre una volta l’aveva ripresa.
“No, Jane, non devi dire in miseria. Devi dire signore decadute.”
(pag. 77, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1972)

 

Forse l’atmosfera sinistra era data dal numero tre. Veniva spontaneo pensare, oltre che alle tre sorelle di Cechov, alle tre streghe del Macbeth. Queste tre sorelle, però, non potevano essere paragonate alle streghe di Shakespeare. D’altra parte, i registi teatrali ne davano un’immagine sbagliata. Una volta aveva assistito alla tragedia con suo nipote Raymond e aveva criticato la rappresentazione delle streghe: avevano ridicoli cappelli e ali assurde dietro la schiena e si muovevano quasi a passo di danza. Lei avrebbe preferito vedere tre donne normalissime, magari tipicamente scozzesi. L’atmosfera sinistra si sarebbe avvertita molto di più.
(pag. 86, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1972)

 

“Doppia personalità. Una cosa di cui la gente non si accorge, a meno che non sia tecnicamente qualificata per farlo. Jekyll e Hyde sono personaggi reali e non il frutto della fantasia di Stevenson. Michael Rafiel doveva essere uno schizofrenico. Aveva una doppia personalità.”
(pag. 184, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1972)

 

Lasciate che la giustizia scorra come l’acqua e la rettitudine come un ruscello eterno.
“Che cosa significa? È Shakespeare?”
“No, la Bibbia. È una frase sulla quale è bene meditare. Io l’ho fatto”
Miss Marple si mise ad armeggiare con un pacchetto che aveva in mano.
(pag. 234, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1972)

 

L’opinione dell’autrice su Shakespeare: Non c’è errore più grande che sentir parlare o vedere determinate cose nel momento sbagliato. Shakespeare, per esempio, è un capitolo chiuso per tutti quelli che sono stati obbligati a studiarlo a scuola; l’unico modo serio per accostarvisi, invece, è quello di vederlo rappresentato in palcoscenico, la sede naturale per cui Shakespeare ha scritto. È l’unico sistema, tra l’altro, per apprezzarlo anche da giovani, molto tempo prima di essere in grado di penetrare la bellezza delle parole e della poesia. Quando mio nipote Mathew aveva circa undici o dodici anni, lo portai a vedere Macbeth e Le allegre comari di Windsor a Stratford. Le apprezzò entrambe, ma un suo commento mi giunse inaspettato. Mentre uscivamo, mi si rivolse con aria intimidita, dicendomi: “Sai, non avrei mai pensato che fosse Shakespeare se non l’avessi saputo prima”. Voleva chiaramente essere una testimonianza di stima verso Shakespeare e come tale la presi.

(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori, 1978, pag. 198)

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