riferimenti teatrali

Non c’è più scampo (Murder in Mesopotamia)

Sintesi: In Iraq, l’infermiera Amy Leatheran (io narrante del libro) viene assunta dall’archeologo Eric Leidner per occuparsi della moglie Louise. Poco tempo dopo, la moglie di Leidner viene trovata morta in seguito a un colpo alla testa. Il Capitano Maitland, coadiuvato dal Dottor Reilly, cerca di capire come può essere stato perpetrato l’omicidio e arriva alla conclusione che il responsabile dev’essere qualcuno all’interno della casa perché la finestra era chiusa; tuttavia, poiché Hercule Poirot, amico di Reilly, si trova in Iraq, quest’ultimo decide di chiedere il suo intervento. Si viene così a sapere che la signora Leidner aveva contratto un primo matrimonio con un uomo che era stato una spia tedesca e che tutti davano per morto dopo un incidente ferroviario. La certezza della sua morte, però, non è mai stata appurata. Partendo da questo, Poirot arriverà alla soluzione.

Curiosità:
1) Alla fine del romanzo, Poirot lascia la Mesopotamia giusto in tempo per trovarsi implicato in Assassinio sull’Orient Express. Anche se Non c’è più scampo è successivo, infatti, gli eventi in esso narrati sono precedenti a quell’avventura.
2) Poiché Agatha Christie era una grande appassionata di delitti in stanze chiuse, questo romanzo replica in parte la struttura del Mistero della camera gialla (1907) di Gaston Leroux. Lo stesso testo è stato fonte di ispirazione anche per il romanzo Aiuto, Poirot! (1923) (vedesi, a questo proposito, Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone per Mondadori, pag. 330).
3) Il titolo italiano si riferisce a una frase contenuta nelle lettere minatorie ricevute dalla Signora Leidner prima di essere assassinata.

Non c'è più scampo (Murder in Mesopotamia)Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes creato da Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930). In questo caso, Agatha Christie coglie l’occasione per un paragone, ben poco lusinghiero, tra lui e Hercule Poirot:
Non so come me lo fossi immaginato… qualcosa sul tipo di Sherlock Holmes, credo; alto, snello, con la faccia acuta e intelligente. Invece! Quando me lo sono trovato davanti per poco non scoppiavo a ridergli in faccia. Sembrava una macchietta. Alto poco più di un metro e mezzo, grassoccio, anziano, con un enorme paio di baffi e una testa d’uovo! Un parrucchiere da farsa, ecco!
(pag. 76, traduzione di Enrico Piceni per Mondadori, 1938)

2) Riferimento a una serie di opere letterarie reali (Agatha Christie ama molto citare titoli di libri all’interno dei suoi romanzi o racconti e, spesso, inventarseli di sana pianta. Cosa che in questo caso non avviene). Who Were the Greeks? (1930) è un testo dell’archeologo britannico Sir John Linton Myres; Life of Lady Hester Stanhope si riferisce all’opera The life and letters of Lady Hester Stanhope pubblicata nel 1914 e composta da Catherine Lucy Wilhelmina Powlett Cleveland; Back to Methuselah è un testo scritto dal drammaturgo George Bernard Shaw tra il 1918 e il 1920 e composto da una prefazione e cinque pièces; Linda Condon è un romanzo dell’americano Joseph Hergesheimer risalente al 1919; Crewe Train è un romanzo del 1926 di Rose Macaulay. Da notare che tutte queste opere hanno a che fare con l’archeologia o con eroine atipiche, esattamente come il personaggio di Louise Leidner protagonista del romanzo della Christie:
Rimise a posto il ritratto e osservò il servizio da toeletta, semplice ma bello, in tartaruga. Poi guardò una fila di volumi fra due reggilibri, e ne lesse forte i titoli: Chi erano i greci?, Introduzione al relativismo, Vita di Lady Hester Stanhope, Torniamo a Matusalemme, Linda Condon, Il convoglio.
(pag. 107, traduzione di Enrico Piceni per Mondadori, 1938)

Non c'è più scampo (Murder in Mesopotamia)3) Riferimento al personaggio di Jago dell’Otello di William Shakespeare:
“Per questo la odio: perché lei si divertiva ad aizzare la gente, a suscitare passioni e liti ma senza mai esservi coinvolta. Una specie di Jago femmina, una maligna spettatrice. Capite quel che voglio dire?”.
(pag. 117, traduzione di Enrico Piceni per Mondadori, 1938)

4) Riferimento alla ballata di John Keats La Belle Dame sans Merci (1819):
“Naturalmente le seccava che una donna, anziana secondo il suo punto di vista e che già aveva pescato due mariti, venisse a cacciare nella sua riserva. Sheila è una ragazza attraente e piena di salute, ma la signora Leidner era qualcosa fuori dell’ordinario, aveva un fascino un po’ misterioso… una specie di Belle dame sans merci!
(pag. 121, traduzione di Enrico Piceni per Mondadori, 1938)

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Macabro quiz (Cat Among the Pigeons)

Sintesi: Nel collegio di Meadowbank, frequentato da ragazze appartenenti all’alta borghesia inglese e non solo, l’anno scolastico procede nel migliore dei modi finché non viene rinvenuto il cadavere di un’insegnante di sport. A questo omicidio ne segue ben presto un altro, riguardante una seconda insegnante, mentre una delle ragazze viene misteriosamente rapita. Julia Upjohn, allieva della scuola, decide di recarsi da Poirot per spiegargli l’accaduto e per mostrargli anche le pietre preziose che ha rinvenuto in una racchetta. L’investigatore, incuriosito dal caso e piacevolmente sorpreso dall’intraprendenza della ragazzina, aiuterà l’ispettore Kelsey a individuare il responsabile.

Curiosità:
1) Il titolo originale si riferisce alla locuzione idiomatica inglese to throw/to set/to put a cat among the pigeons, ovvero scatenare un putiferio come quello che si crea quando si mette un gatto in una colombaia.
2) L’immaginario collegio di Meadowbank richiama il collegio Caledonia a Bexhill-on-Sea, a suo tempo frequentato dalla figlia di Agatha Christie, Rosalind.
3) Il libro presenta la classica struttura con narratore onnisciente in terza persona eccezion fatta per il capitolo 5 che assume la forma del romanzo epistolare.
4) Nel capitolo 13 del romanzo originale, durante uno scambio di battute tra le protagoniste, viene citata l’attrice inglese Joyce Grenfell nota per aver interpretato la serie di film ambientata nella scuola di St Trinian (The Belles of St Trinian’s (1954), Blue Murder at St Trinian’s (1957), The Pure Hell of St Trinian’s (1960)) a cui Agatha Christie si sarebbe in parte ispirata. Nella traduzione italiana, le battute, che riporto qui di seguito, vengono completamente omesse.

‘Look at Vansittart doing her stuff.’
‘Terribly gracious, isn’t she?’ said Jennifer.
‘I don’t know why,’ said Julia, ‘but somehow it makes me want to laugh. It’s a sort of copy of Miss Bulstrode, isn’t it? Quite a good copy, but it’s rather like Joyce Grenfell or someone doing an imitation.’
‘There’s Pam’s mother,’ said Jennifer. ‘She’s brought the little boys. How they can all get into that tiny Morris Minor I don’t know.’
‘They’re going to have a picnic,’ said Julia. ‘Look at all the baskets.’

Macabro quiz (Cat Among the Pigeons)Riferimenti intertestuali:
1)
Riferimento ai personaggi di Giulietta e di Desdemona di Romeo e Giulietta e Otello di Shakespeare:
“Può una buona qualità essere portata all’eccesso?”. Io non sapevo cosa dire. Il tema della prossima settimana sarà: “Fate un paragone tra il carattere di Giulietta e quello di Desdemona”. Anche questo mi sembra sciocco.
(pag. 58, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1960)

2) Riferimento al Lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij:
L’ho chiesto alla signorina Chadwick (non avrei mai osato chiederlo alla signorina Bulstrode!) e lei mi ha risposto con molta durezza. Mi ha detto che non era affatto vero e che non dovevo dare retta ai pettegolezzi.
Siamo state al balletto, martedì, Il lago dei cigni. Un sogno indescrivibile!
(pag. 59, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1960)

3) Riferimento implicito al romanzo di Agatha Christie Fermate il boia (1952) attraverso il personaggio di Maureen Summerhayes che qui risulta essere una cara amica della madre della giovane che chiede aiuto a Poirot:
“Piacere, Signor Poirot, sono Julia Upjohn. Credo che conosciate una grande amica della mia mamma: la Signora Summerhayes. Siamo state da lei l’estate scorsa e ci ha parlato molto di voi”.
“La Signora Summerhayes…”. La mente di Poirot riandò a una casetta arrampicata sulla sommità di una collina, a un simpatico viso lentigginoso, a un divano con le molle rotte, a una quantità di cani e a molte altre cose piacevoli e spiacevoli.
(pag. 154, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1960)

Macabro quiz (Cat Among the Pigeons)4) Riferimento alla Bibbia (Proverbi 31:10): Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore (la traduzione italiana parla, appunto, di perle e non di rubini):
“Ma, vedete, lui e io… lui era musulmano, eppure ogni tanto mi chiedeva di leggergli qualche brano della Bibbia. E leggemmo quel punto in cui si parla di una donna che valeva di più di qualsiasi rubino. E perciò… non terrò nessun gioiello. Preferisco di no”.
(pag. 216, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1960)

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È un problema (The Crooked House)

Sintesi: Charles Hayward e Sophia Leonides sono innamorati. Un giorno, Charles legge sul giornale della morte del nonno di Sophia, Aristide Leonides, e viene in seguito a sapere che l’uomo è stato avvelenato tramite un’iniezione. Poiché Sophia si rifiuta di sposare Charles finché il colpevole non sarà trovato, il giovane, il cui padre lavora per Scotland Yard, si fa ospitare nella dimora della famiglia Leonides nella speranza di riuscire a carpire qualche segreto.

ATTENZIONE, IL POST CONTIENE UNO SPOILER SUL FINALE DEL LIBRO.

Curiosità: 1) Il titolo originale si riferisce alla nursery rhyme There Was a Crooked Man: There was a crooked man, and he walked a crooked mile. / He found a crooked sixpence upon a crooked stile. / He bought a crooked cat, which caught a crooked mouse, / And they all lived together in a little crooked house (C’era un uomo sbilenco che percorse un miglio sbilenco,/Trovò una moneta sbilenca da sei pence su una scaletta sbilenca./Comprò un gatto sbilenco che catturò un topo sbilenco./E vissero tutti insieme in una piccola casa sbilenca). In questo contesto il suo significato è che i parenti di Aristide Leonides non hanno mai imparato a essere indipendenti da lui e a vivere la loro vita.
2) È un problema è il romanzo poliziesco che, assieme alle Due verità, Agatha Christie dichiarò di apprezzare di più (vedesi Agatha Christie, La mia vita, Arnoldo Mondadori Editore, Segrate 1978, pag. 610, traduzione di Maria Giulia Castagnone).
3) Se nell’Assassinio di Roger Ackroyd Agatha Christie crea un finale spiazzante, in È un problema l’autrice opta per una conclusione abbastanza intuibile ma sconvolgente. Per questa ragione, nel 1949, prima dell’uscita del libro, l’editore le chiese di modificare il finale. Agatha Christie rifiutò sostenendo di non voler tradire la fiducia che i lettori riponevano in lei (vedesi Matthew Bunson, The Complete Christie, An Agatha Christie Encyclopedia, Pocket Books, New York 2000, p. 42).
In effetti, l’idea di attribuire la serie di omicidi a una dodicenne psicopatica e megalomane, che alla fine comunque viene uccisa in un incidente stradale provocato dalla zia che non ci tiene affatto a veder crescere un simile mostro, è insolita per l’epoca e non facile da accettare per gli editori della Christie che cercavano sempre di mantenere un certo buonismo nei confronti dei lettori. L’obiettivo dell’autrice è dimostrare che, purtroppo, il male può nascondersi ovunque, anche nel volto apparentemente angelico di una ragazzina.
4) Di recente, ne è stato tratto il film Mistero a Crooked House (con Terence Stamp nel ruolo dell’Ispettore Taverner e Glenn Close in quello della zia dell’assassina. Attualmente la pellicola è in post-produzione e dovrebbe uscire nel 2018).

È un problema (The Crooked House)Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al personaggio biblico di Gezabele la cui storia è narrata nel primo e nel secondo Libro dei Re. In quest’ultimo, 9:30-37, è descritta anche la sua morte atroce e il successivo spregio del suo corpo da parte dei cani:

“[…] Gezabele non era cattiva come nella Bibbia. Era diventata un personaggio patriottico e gentile. Insomma, una noia mortale. Il finale, però, non era male. La buttavano dalla finestra. Ma non veniva sbranata dai cani. Un vero peccato, non credi? La parte in cui i cani la sbranano è la mia preferita. Mamma dice che non si possono portare i cani in scena, ma io non vedo perché. Si potrebbero usare dei cani ammaestrati”. Citò con enfasi: “E la divorarono tutta, eccetto i palmi delle mani”.
(pag. 87, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 2015)

2) Riferimento all’opera teatrale Voysey Inheritance (1905) del commediografo britannico Harley Granville-Barker (1877-1946):
“Era la fine di novembre, ti ricordi Philip? Una sera papà ci riunì tutti e ci lesse il testamento”.
Taverner si rivolse a Philip Leonides.
“Conferma, signore?”.
“Sì”.
“Proprio come nell’Eredità dei Voysey”, sospirò platealmente Magda, “C’è sempre qualcosa di così drammatico nei testamenti”.
(pag. 93, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 2015)

3) Riferimento alla figura di Lady Macbeth del Macbeth di William Shakespeare:
“Anche Pritchard era un tipo molto socievole” gli ricordò il Vecchio.
“Diciamo allora che hanno agito in complicità”.
“Con Lady Macbeth nel ruolo decisivo” disse mio padre quando Taverner se ne fu andato. “Non credi, Charles?”.
Ricordai la figura snella ed elegante, in piedi vicino alla finestra di quella stanza così austera.
“Non lo so” ammisi. “Lady Macbeth era una donna essenzialmente avida. Non mi sembra che Clemency Leonides lo sia, e non mi sembra particolarmente interessata ai beni materiali”.
(pagg. 102-103, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 2015)

Mistero a Crooked House4) Riferimento al testo teatrale Arsenico e vecchi merletti di Joseph Kesselring (1902-1967). Da notare che Vavasour Jones è il nome del protagonista dell’atto unico Welsh Honeymoon (1917) dell’autrice americana Jeannette Augustus Marks (1875-1964):
“[…] Sta leggendo l’ultima opera di Vavasour Jones, si intitola Ci pensa la donna ed è una divertente commedia gialla la cui protagonista è una sorta di Barbablù in gonnella. Secondo me è copiata di sana pianta da Arsenico e vecchi merletti, ma ha una bella parte femminile, una donna con la mania di rimanere vedova”.
(pag. 229, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 2015)

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L’abilità drammaturgica di Agatha Christie

Testimone d'accusaLa capacità di Agatha Christie di drammatizzare le attese, le zone che in tanti altri autori del poliziesco, anche illustri, costituiscono le parti morte, è eccelsa. Tanto da far perdere di vista che si tratta di pause di transizione, anzi da arrivare a negare che siano tregue, da imporle addirittura come momenti integranti e insostituibili della tensione. E questo Agatha Christie può farlo, sia accentuando l’interrogativo della paura nei personaggi, sia ravvivando il divertimento della sua analisi dei caratteri.

In Testimone d’accusa sceglie appunto questa seconda possibilità, ed eccola alimentare una discussione tra cancelliere capo e segretaria, uno scontro vero e proprio di generazioni. Carter è scontento del pressapochismo e dell’improntitudine di Greta sul lavoro. Lui si lamenta, lei replica, trovandolo noioso e bisbetico. Con la consueta perfidia, proprio mentre più diverte gli spettatori con questo scontro di piccinerie, Agatha Christie mette in bocca al brontolone Carter una sentenza come questa: “Lo studio di un pubblico difensore non è un posto in cui si può parlare di divertimento. La legge, Greta, è una cosa seria e come tale va trattata…”.

Nessuna delle battute di questa apertura, pur così apparentemente frivole, è inessenziale allo svolgimento di Testimone d’accusa. Tra poco Leonard Vole potrà entrare in campo, insieme con Sir Wilfrid Robarts, l’uno a narrare un’inverosimile storia, l’altro a escogitare come renderla plausibile, per prima cosa, a se stesso, in modo da poter riuscire più convincente come difensore. Il battibecco, la baruffa generazionale tra cancelliere capo e segretaria saranno ovviamente dimenticati nel fuoco di fila dei colpi di scena, Greta e Carter non figureranno quasi più in palcoscenico. Eppure, alla fine, se vogliamo essere onesti, dovremmo ammettere che Agatha Christie ci aveva sfidato a capire. Non abbiamo saputo afferrare il suo messaggio. Né noi né i suoi personaggi. Agatha Christie è infernale.

Trappola per topiLe attese, le parti morte degli altri autori del poliziesco, sono giocate in tutt’altro modo in Trappola per topi. Qui l’inizio da commedia familiare, sposini in angustie alla prima impresa commerciale, si incupisce presto, tende al tragico. La pensione familiare assediata, isolata, tagliata fuori dal mondo da un’eccezionale nevicata, è una trappola ideale, un tema su cui Agatha Christie si è più volte crudelmente esercitata. Un classico addirittura del teatro, del romanzo, della narrativa di genere poliziesco. Assassino e vittime son rinchiusi insieme. C’è anche il poliziotto che dice: “Uno di voi è l’assassino. Non so ancora chi, ma lo scoprirò…” e, invece, lo sa già. Si tratta per la micidiale autrice di non far capire sino alla fine, per gli spettatori si tratta di indovinare prima quali siano i ruoli esatti di questi campionari tradizionali o bizzarri d’umanità. La sospettosità, la diffidenza, l’ostilità tra gestori della pensione familiare e i vari ospiti cominciano, prima ancora che ci sia un cadavere in loco. In realtà, Agatha Christie riuscirebbe a creare tensione e sensazione anche senza cadaveri. I cadaveri in lei non hanno peso, non destano orrore, son quasi irrilevanti. Non sporcano.

Il dialogo è uno dei più funzionali e brillanti dialoghi teatrali che si possano immaginare. E domina anche ne Il Rifugio. Dallo studio austeramente legale e dalle aule di tribunale di Testimone d’accusa, alla pensione familiare oppressa dalla neve in una strada cittadina come se fosse una baita di montagna durante una tormenta di Trappola per topi si passa qui ne Il Rifugio alla villa di Sir Henry Angkatell a circa trenta chilometri da Londra, un nido squisito di semplicità e buongusto aristocratici. Il cambio è anche di condizione sociale. Ferve una sofisticata commedia di costume e corna. Ne Il Rifugio alcuni aristocratici con domestici altrettanto aristocratici si trovano a dibattere sul bene e il male propri e altrui con un dialogo che ricorda da vicino per spietatezza e cattiveria quello di una grande coetanea di Agatha Christie, Ivy Compton-Burnett che ha scritto tanti romanzi di solo parlato e di molti delitti tipo Madre e figlio, Il presente e il passato. Ivy Compton-Burnett è celebrata per l’estrema letterarietà, Agatha Christie per la sbalorditiva popolarità: distinzioni di comodo, a parte questo, sono compiutamente e innegabilmente inglesi tutt’e due.

Il RifugioCome compiutamente e innegabilmente inglese è il grande commediografo Harold Pinter, al cui dialogo pure si avvicina quello di Agatha Christie (anzi, per l’esattezza, sarà senz’altro il contrario; che straordinaria aria di famiglia presenta l’inizio de Il calapranzi o Il compleanno, ad esempio, con l’inizio di Trappola per topi). Il delitto c’è, ovviamente, ma il più tardi possibile, e il groviglio di queste anime in tempesta a battute e repliche è ben più fremente prima e dopo.

Tra tanti dialoganti, fa spicco la padrona di casa, Lady Lucy che parla sempre a sproposito. O almeno gli altri personaggi l’accusano di parlare a sproposito. Ma, a un certo punto, la vecchia sventata Lady Angkatell dice, continuando una conversazione già iniziata con se stessa di cui nessuno ha sentito l’attacco: “Povera me… tra una cosa e l’altra… Ho lasciato qui la trappola per le talpe. Ah, sì eccola, il guaio con le talpe è che non si sa mai dove vanno a finire, la natura nel suo equilibrio, è previdente…”. Agatha Christie, sia che appronti trappole per talpe, per attori o spettatori, lo sa sempre perfettamente, dove vanno a finire. Dalla sua parte, come vuol lei.

(Il presente frammento è tratto dalla prefazione, a cura di Oreste del Buono, al Teatro di Agatha Christie volume secondo, Collana Sipario Giallo, Arnoldo Mondadori Editore, 1984, pp. VI-IX)

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Il teatro di Agatha Christie nel dopoguerra spagnolo

Il presente saggio breve è tratto da Tonos Digital, Revista electrónica de estudios filológicos, numero 15, giugno 2008. L’autore è César Besó Portalés del Centro Público de Formación de Personas Adultas de Paterna (Valencia). La traduzione è a cura mia.

Nessuno manifesta stupore quando si tratta di definire Agatha Mary Clarissa Miller Christie (1890-1976), per la copiosa produzione letteraria quasi interamente incentrata sul romanzo giallo, la “regina del crimine”. In effetti, è la scrittrice di gialli con il maggior numero di romanzi venduti nel corso della storia e che possiede l’indiscusso merito di aver catturato l’attenzione di un vasto pubblico di lettori. Tuttavia, in Spagna, sono pochi a sapere che Agatha Christie si distinse anche come autrice di testi teatrali, benché negli ultimi anni diverse compagnie professioniste li abbiano portati in scena con un successo più che dignitoso. Il teatro di Agatha Christie è stato oggetto di poche pubblicazioni in castigliano e, salvo rare eccezioni, non ha avuto molta risonanza tra gli appassionati del genere giallo.

In realtà, quasi nessuna delle pièces di Agatha Christie è originale, visto che per la maggior parte si tratta di trasposizioni teatrali di testi letterari; tuttavia, questo non significa che non siano degne della nostra considerazione. Anzi, in diverse occasioni, l’adattamento si rivela anche migliore del modello di partenza. È questo il caso di Trappola per topi, basata sul racconto Tre topolini ciechi, che ha conseguito l’imprevedibile risultato di essere rappresentata ininterrottamente dal lontano 1952.

L’obiettivo del presente articolo è studiare il teatro giallo di Agatha Christie nel dopoguerra spagnolo, periodo in cui questo genere teatrale godette di ottima salute, soprattutto nel decennio 1950-1960 durante il quale, a Madrid, furono rappresentate diverse pièces dell’autrice inglese. Per fare questo, è importante ricordare che in Spagna, negli anni Quaranta del Novecento, i romanzi di Agatha Christie conobbero una massiccia diffusione, alla pari di quelli di altre autrici esperte nel genere del romanzo a enigma, e quindi la messinscena dei suoi testi teatrali, dieci anni dopo, venne avvallata dal già enorme successo che avevano ottenuto i suoi gialli.

Lo studio qui condotto procederà con l’analisi di ognuna delle opere drammaturgiche di Agatha Christie rappresentate a Madrid da compagnie professioniste nel periodo della dittatura franchista (1939-1975). Il corpus è formato dai testi teatrali dell’autrice tradotti in castigliano e dalle critiche e commenti di cui furono oggetto all’epoca della rappresentazione. Nei rari casi in cui non è stato possibile reperire la traduzione castigliana dell’opera, si è fatto riferimento al romanzo di partenza o alla versione cinematografica. È comunque interessante constatare, e questo verrà evidenziato anche nel corso dell’analisi, le notevoli differenze tra versione drammaturgica e narrativa. Per ogni testo teatrale saranno specificati data e teatro della prima rappresentazione, una breve sintesi della trama e un commento critico relativo al rapporto tra tale testo e il genere giallo. Sarà altresì sottolineato il maggiore o minore successo di critica e di pubblico della pièce.

Trappola per topi1) Trappola per topi (in castigliano La ratonera)
Annunciata nel programma di sala come “il maggior successo del teatro giallo” (London, 1997, p. 60), Trappola per topi fu rappresentata, con grande aspettativa, a Madrid il 12 novembre 1954, al Teatro Infanta Isabel. Lo storico Federico Carlos Sainz de Robles la definì ingegnosa e interessante, e ne aveva ben donde. La pièce ottenne un successo enorme: il 30 dicembre 1954 raggiunse le cento repliche, mentre il 14 settembre 1955 superò le cinquecento. Trappola per topi consacrò l’attrice María Luisa Ponte e, a quanto ci risulta, fu anche la prima pièce in cui lavorò una delle migliori e più acclamate attrici della scena spagnola: Julia Gutiérrez Caba (Ponte, 1993, p. 223). Il forte impatto di Trappola per topi in Spagna fece sì che il proprietario del Teatro Infanta Isabel, il brioso Arturo Serrano, grande appassionato di teatro giallo, decidesse di allestire negli anni seguenti altri titoli della “regina del crimine”. Arturo Serrano organizzò anche un riallestimento di Trappola per topi, il 1 dicembre 1965, riuscendo a mantenerla in cartellone per settantacinque sere di fila. Di recente, la pièce è stata nuovamente messa in scena in Spagna sotto la direzione e per l’adattamento di Ramón Barea.

Trama con spoiler
La trama di Trappola per topi è tipica dello stile di Agatha Christie: una giovane coppia ha ereditato una casa vittoriana e decide di affittarne le stanze convertendola in pensione. In una fredda notte d’inverno, arrivano gli inquietanti inquilini che in essa passeranno il fine settimana: un giovane eccentrico, una signora anziana dal pessimo carattere, un misterioso straniero e un militare in pensione. Poco dopo sopraggiunge un giovane sergente di polizia, che è riuscito a farsi strada attraverso la neve, per avvertirli di un pericolo che li minaccia: qualcuno di loro potrebbe essere coinvolto in un delitto commesso anni prima. Nonostante la presenza del poliziotto, l’anziana signora viene assassinata e, dopo essere rimasti completamente isolati a causa della neve e con le linee telefoniche fuori uso, tutti iniziano a temere di essere la prossima vittima. La casa si trasforma quindi in una trappola per topi e i vari personaggi iniziano progressivamente a sospettare l’uno dell’altro. Il giovane poliziotto propone di ricostruire il delitto ma in realtà è un tranello per restare solo con la giovane proprietaria e ucciderla. Malgrado ciò, il militare in pensione, che al contrario del giovane è un vero poliziotto, riesce a catturare il colpevole e a fermarlo in tempo.

Commento critico
Trappola per topi è la tipica pièce gialla in cui l’assassino si scopre solo alla fine in modo da permettere allo spettatore di sospettare di ogni singolo personaggio, visto che ognuno ha il movente e l’occasione per commettere il delitto. L’ambientazione in una casa vittoriana, di notte e durante una tempesta di neve, con l’assoluta impossibilità di comunicare con il mondo esterno, è un altro classico del genere giallo, che sfrutta spesso gli spazi chiusi in cui solo i personaggi che si vedono in scena possono essere i colpevoli. Una torbida storia riguardante la morte di un bambino per negligenza degli adulti è il movente che spinge la mano dell’assassino, che, come scopriranno in seguito gli spettatori e i personaggi stessi, si è già lasciato dietro un’altra vittima. Nel finale, altra situazione classica del genere giallo, gli spettatori si troveranno ad assistere a un secondo colpo di scena: il sergente di polizia, apparentemente giunto alla pensione per dare protezione, è in realtà il responsabile dei delitti.

Testimone d'accusa2) Testimone d’accusa (in castigliano Testigo de cargo)
Il Teatro Infanta Isabel tornò ad allestire una commedia gialla di Agatha Christie il 13 gennaio 1956. La pièce in questione era Testimone d’accusa; inizialmente concepita come racconto breve e poi trasposta in opera teatrale dalla stessa autrice. Anche in questo caso, come si è già visto per Trappola per topi, lo storico Federico Carlos Sainz de Robles espresse un giudizio positivo sul testo rappresentato a Madrid. Nel 1957, Billy Wilder ne trasse una versione cinematografica.

Trama con spoiler
In Testimone d’accusa un affascinante giovane di nome Leonard Vole è accusato di aver ucciso un’anziana e ricca zitella amica sua, a cui spesso faceva visita, lasciandole credere di essere celibe quando in realtà era sposato. Nel testamento, l’anziana donna lascia tutto il suo patrimonio proprio a Leonard. Tutti gli indizi sono contro di lui, ma l’avvocato che si occupa del caso è chiamato a indagare sull’alibi fornito dal giovane, in base al quale all’ora del delitto egli si trovava in compagnia di sua moglie Romaine. L’avvocato non è molto convinto che il tribunale sia disposto a credere alla testimonianza di una donna innamorata, tuttavia, egli si stupisce non poco quando Romaine dichiara con insistenza davanti alla corte che il marito è rientrato a casa con gli abiti insanguinati. Malgrado questo, e grazie anche a un biglietto anonimo e all’aiuto di una donna di facili costumi, l’avvocato riesce a entrare in possesso di una lettera scritta da Romaine all’amante, in cui ella esprime la sua gioia per la possibilità di disfarsi una volta per tutte del marito, anche se all’ora del delitto era in casa con lei. L’avvocato presenta la lettera come prova e la testimonianza di Romaine, accusata di spergiuro, viene invalidata, al punto che Leonard ottiene l’assoluzione. A questo punto, però, si scopre che l’obiettivo di Romaine era proprio questo e che era stata lei a scrivere la falsa lettera all’amante e a consegnarla, travestita da donna di facili costumi, all’avvocato. Tutto questo, naturalmente, per salvare il marito che, in realtà, è colpevole. Romaine si prepara, così, ad andare in carcere per spergiuro, ma quando si accorge che il marito la disprezza e che sta per andarsene con la sua vera amante, lo uccide con una pugnalata.

Commento critico
Testimone d’accusa è una commedia gialla di tipo “processuale”, con pochi personaggi e in cui l’esposizione dei fatti e la psicologia dei protagonisti è più importante dell’azione. L’intera trama è quasi completamente al servizio del personaggio di Romaine che, essendo consapevole dell’impossibilità di essere creduta dalla giuria, si sente in dovere di simulare antipatia nei confronti del marito insistendo sulla sua colpevolezza. Il colpo di scena arriva come sempre alla fine quando lo spettatore scopre che era tutta una messinscena orchestrata da lei in modo da passare per spergiura e garantire la libertà a Leonard. Nel racconto breve, Leonard viene assolto e il suo delitto resta impunito, cosa che invece non succede nella versione teatrale in cui Agatha Christie ha aggiunto la scena dell’assassinio di Leonard da parte della stessa Romaine quando ella scopre che il marito ha un’amante con cui pensa di spendere i soldi ereditati dall’anziana. Il castigo dei criminali, oltre ad essere quasi obbligatorio nel romanzo a enigma, all’epoca era anche caldamente raccomandato dalla censura.

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Un cavallo per la strega (The Pale Horse)

Un cavallo per la strega (The Pale Horse)Sintesi: Mark Easterbrook, invitato a partecipare a una festa parrocchiale organizzata dalla cugina Rhoda a Much Deeping, decide di coinvolgere nella cosa anche la sua amica Ariadne Oliver che, reduce da una terribile esperienza, non ha molta voglia di prendere parte a un evento mondano. Le cose, tuttavia, vanno per il meglio fino a quando non decidono di visitare Il Cavallo pallido, una vecchia locanda, ora convertita in abitazione privata, in cui tre “streghe” tengono una serie di sedute spiritiche. Ben presto, si scoprirà che Il Cavallo pallido è collegato con alcune morti misteriose riguardanti persone che, fino a poco tempo prima, erano in buona salute. Curiosità: Il titolo originale è tratto dal Libro della Rivelazione di San Giovanni, capitolo sei, verso ottavo: And I looked and beheld a pale horse: and his name that sat on him was Death, and Hell followed with him…
Nel corso della narrazione, il personaggio di Ariadne Oliver fa riferimento a una “caccia all’assassino” finita male la cui trama è narrata nel romanzo La sagra del delitto.
La cugina di Mark, Rhoda, era già comparsa nel romanzo Carte in tavola.
Il libro è dedicato a “John e Helen Mildmay White – ringraziandoli molto per l’opportunità che mi hanno dato di veder fatta giustizia”.

Era uno strano personaggio, il signor P. Un giorno, forse per impressionarmi, estrasse di tasca un pezzo di roba scura e me lo mostrò, domandandomi: “Sa cos’è?”.
“No”, risposi.
“È curaro. Mai sentito nominare?”.
Gli dissi che avevo letto qualcosa in proposito.
“È una sostanza interessante, molto interessante. Presa per bocca è assolutamente innocua, mentre se entra in circolo, procura paralisi e morte. È quella che viene usata per preparare le frecce avvelenate. Sa perché la porto in tasca?”.
“No”, risposi. “Non ne ho la minima idea”. In realtà, mi sembrava una pazzia, ma mi tenni per me il mio giudizio.
“Mi dà un senso di potenza”, disse con aria meditabonda.
Lo guardai meglio. Era un ometto buffo, piuttosto tondo, dalla faccetta rosea e dall’aspetto vagamente somigliante a quello di un pettirosso. Aveva una strana aria infantile e soddisfatta.
Le mie lezioni terminarono non molto tempo dopo, ma io continuai a pensare al signor P., di tanto in tanto. Nonostante la sua aria da cherubino, qualcosa in lui mi faceva sospettare che sarebbe potuto diventare pericoloso. La sua figura si era impressa così bene nella mia memoria che, cinquant’anni dopo, quando mi accinsi a scrivere Un cavallo per la strega, la ritrovai lì, in attesa.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori, 1978, pag. 296)

Riferimenti intertestuali:

Un cavallo per la strega (The Pale Horse)1) Riferimento alla canzone tradizionale irlandese Father O’Flynn (1906):
Il dottor Corrigan, fischiettando Father O’Flynn, entrò nell’ufficio dell’ispettore distrettuale Lejeune e si rivolse a lui in vena di loquacità.
(pag. 23, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

2) Riferimento all’attore britannico Sir Henry Irving (1838-1905), a cui fu conferito il titolo onorifico di cavaliere nel 1895 e noto anche per la sua amicizia con lo scrittore Bram Stoker (1847-1912):
“È una bella farmacia”.
“È un negozio di prim’ordine”, affermò il signor Osborne, con una nota d’orgoglio nella voce. “Siamo qui da quasi cent’anni. Mio nonno e mio padre prima di me. È un’azienda di famiglia, una buona famiglia all’antica. Non che io la pensassi così, da ragazzo. Allora lo vedevo come un lavoro noioso. Come molti giovani, ero attratto dal teatro. Ero convinto di saper recitare. Mio padre non cercò di fermarmi. “Prova a vedere cosa riesci a fare, ragazzo mio. Ti accorgerai di non essere Sir Henry Irving”. Così mi disse mio padre, e come aveva ragione!”.
(pag. 38, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

3) Riferimento al Macbeth di William Shakespeare e alle opere di Richard Wagner:
“Ci vuole proprio qualcosa di buono da mangiare e da bere, dopo gli abbondanti spargimenti di sangue e l’atmosfera tragica del Macbeth. Shakespeare mi fa sempre venire un appetito formidabile”, osservai.
“Già. È lo stesso per Wagner. I crostini di salmone affumicato durante gli intervalli al Covent Garden non sono mai abbastanza per placare il tormento”, affermò Hermia.
(pag. 41, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

4) Riferimento a Ruggero Bacone (1214 circa, 1294), inventore della polvere da sparo, e a Sir Francis Bacon (1561-1626) ritenuto da molti il vero autore delle opere di Shakespeare:
“Macbeth ordinava al dottore di uccidergli la moglie. Eppure, lui l’amava. Non nascondeva mai la sua lotta fra la paura e l’amore. Quel “Più in là avresti dovuto morire” è stata la battuta più impressionante che io abbia mai sentito”.
“Shakespeare avrebbe qualche sorpresa, se vedesse recitare le sue tragedie al giorno d’oggi”, osservai bruscamente.
“Ma in realtà, non fu un certo Bacone, quello che scrisse le opere di Shakespeare?”, chiese Poppy.
“È una teoria superata ormai”, le spiegò David, gentilmente. “E che cosa sai tu, di Bacone?”.
“Inventò la polvere da sparo”, rispose lei, trionfante.
(pag. 45, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

5) Riferimento ai libri sulla stregoneria Malleus Maleficarum (1486), compilato dai monaci inquisitori Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, e Saducismus Triumphatus (1681), di Joseph Glanvill:
Mi avvicinai e, osservando i volumi, dissi: “Ha delle opere rarissime, signorina Grey. È questo il Malleus Maleficarum originale? Ha dei veri tesori”.
“Già, è così, vero?”.
“Quel Grimoire… è un’autentica rarità”. Presi dagli scaffali un volume dopo l’altro. Thyrza mi osservava con un’aria di calma soddisfazione che non capivo.
Rimisi al suo posto Saducismus Triumphatus mentre Thyrza commentava: “Fa piacere conoscere qualcuno che sa apprezzare i tesori degli altri. La maggior parte della gente sbadiglia o, al massimo, sgrana gli occhi”.
(pag. 72, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

Un cavallo per la strega (The Pale Horse)6) Riferimento all’influente famiglia italiana dei Borgia:
“La morte. C’è sempre stato un commercio più intenso, in quel campo, di quanto non vi sia mai stato per i filtri d’amore. Eppure, che sistemi infantili usavano, in passato! Prendete i Borgia e i loro famosi veleni segreti. Sapete che cosa usavano in realtà? Comunissimo arsenico bianco. Ma oggi abbiamo fatto grandi progressi. La scienza ci ha allargato le frontiere”.
(pag. 74, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

 

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La prima teatrale italiana di Dieci Poveri Negretti di Agatha Christie

Oggi, anziché riportare, come d’abitudine, i riferimenti teatrali e letterari contenuti in uno dei romanzi di Agatha Christie, mi permetto di segnalarvi un articolo, apparso sul quotidiano Stampa Sera (Editrice La Stampa S.p.A.) datato martedì-mercoledì 11-12 ottobre 1949, a firma di L. C.

Il diabolico piano di un magistrato pazzo: Dieci poveri negretti di Agatha Christie

And then there were none - René ClairMilano, martedì sera.

Ieri sera al teatro Excelsior si è ammazzato in grande: di undici personaggi in scena, ne muoiono otto. Otto cadaveri per una commedia in tre atti con un titolo come questo: Dieci poveri negretti, anche se di Agatha Christie, una specie di classica nel genere giallo, ci sembra un bel primato.

Ma il pregio della commedia, rappresentata per la prima volta in Italia anche se il suo soggetto non era ignoto per il romanzo dal quale l’autrice la ha ricavata, molto diffuso anche fra noi, e per un film che René Clair (il René Clair hollywoodiano) ne ha fatto, non consiste nell’atmosfera da incubo e nel brivido che devono costituire l’indispensabile ricetta di questo tipo di teatro. Il pregio della commedia è appunto quello di non riuscire terrificante, anche se trasforma il palcoscenico in un obitorio. E allora questi «dieci poveri negretti» si sorreggono nei tre atti che compongono la pièce offerta dalla compagnia Calindri-Solari-Sabbatini-Volonghi-Volpi per l’eleganza del dialogo e la dignità scenica che alla sua opera l’autrice ha voluto attribuire. Artisticamente dunque – e fatte le debite proporzioni – la commedia merita considerazione.

In una certa villa dell’isola di Indiana, al largo della costa di Devon, arriva un giorno un gruppo di persone invitate per un piacevole soggiorno da un misterioso signor Owen (che poi si rivelerà inesistente). In realtà l’invito non è che la pedina iniziale di un diabolico piano ordito da un magistrato pazzo, certo Sir Lorenzo Wargrave. Costui, durante la sua carriera di giudice, ha pronunciato molte condanne a morte, senza però riuscire a placare la sua sete di sangue, dando lui stesso con le proprie mani la morte ai rei. Dice infatti: “Ho sempre sentito la frenesia di sopprimere qualcuno. Mi sono dovuto accontentare di placare questo mio desiderio alla meglio, condannando i rei a morte. Ho sempre goduto di ciò, ma non era abbastanza. Volevo di più… Volevo dare la morte io stesso con le mie mani”.

E un giorno, infatti, decide di sopprimere con le sue mani nove accusati di omicidio – tutti, secondo lui, colpevoli – ma che, mancando le prove dei loro delitti e applicando la legge, egli, come magistrato, non ha potuto condannare. Come uomo però vuole non solo condannare, ma essere l’esecutore del suo giudizio (poi, per far cifra tonda, pago della sua “giustizia”, giustizierà forse anche se stesso).

Ten little niggers - Agatha ChristieLa commedia ce lo mostra nella villa con tutti i convenuti all’invito dell’inesistente signor Owen. Ad uno ad uno, ne farà cadere sotto i suoi colpi, senza scoprirsi mai, ben sette. Gli altri due sfuggiranno alla sua follia sanguinaria ed uno di essi, un certo capitano Lombard, farà invece la festa a lui.

Domanderete a questo punto che c’entrano i dieci poveri negretti. Si tratta di dieci statuine di negri che si trovano nel salotto della villa. Ogni volta che uno di essi casca, un ospite perirà. Perché tutta questa gente deve obbedire a un fato; al fato di una leggenda contenuto in una filastrocca: chi avvelenato, chi annegato, chi con un pugnale piantato nella schiena, chi con nella schiena una scure e via dicendo. Ma sia la filastrocca sia i negretti sono elementi del perfido e atroce piano del folle magistrato, cioè sono colore e mistero che fanno parte degli ingredienti della commedia e aiutano l’autrice ad accrescere l’atmosfera di intrigo e di terrore del suo allucinante episodio.

Detto tutto questo, non rimane che da segnalare il successo della serata, che è stato vivo ad ogni atto; quattro chiamate al primo, cinque al secondo, sei al terzo e tutti i bravi attori sono stati particolarmente festeggiati: dal Calindri alla Solari al Volpi. Ma specialmente il Sabbatini, che fu un magistrato diabolico di grande efficacia.

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Sento i pollici che prudono (By the Pricking of My Thumbs)

Sintesi: Quarto e penultimo romanzo della serie di Tommy e Tuppence Beresford, una delle coppie più improbabili della letteratura giallistica: schivo e taciturno, lui, impicciona e loquace, lei. E infatti, neanche a farlo apposta, il nome di battesimo di lei è Prudence, anche se di prudenza non ne ha affatto. In questo romanzo, entrambi hanno superato i cinquant’anni, hanno due figli gemelli ormai adulti e anche un paio di nipotini. In occasione della visita a una vecchia zia di Tommy, ricoverata in una casa di riposo, Tuppence entra in contatto con un’altra ospite che le parla di una bambina morta il cui cadavere si troverebbe nel camino. Dopo lo sconvolgimento iniziale, da gran curiosa qual è, Tuppence inizia a investigare e finisce coinvolta in una storia di misteriosi dipinti, pietre tombali, morti sospette e personaggi che sembrano usciti dalle più spaventose fiabe dei Fratelli Grimm. Metà del volume è incentrato sulle indagini di Tuppence, mentre Tommy è impegnato altrove, e quando lui finalmente ritorna è lei a scomparire senza lasciare traccia. L’atmosfera ricorda un po’ Psycho di Hitchcock, anche se si tratta soprattutto di psicopatia senile.
I personaggi di Tommy e Tuppence sono sempre stati molto sottovalutati dal panorama cinematografico che ha preferito trasporre i romanzi con Poirot e Miss Marple rendendoli anche protagonisti di trame in cui non c’entrano nulla. Esiste, ad esempio, una versione televisiva di questo romanzo dove la parte investigativa viene affidata a Miss Marple. Più interessante la scelta dei francesi che, nel 2005, hanno portato, con successo, sul grande schermo questo stesso romanzo con il titolo fedele Mon petit doigt m’a dit… (Due per un delitto). Il titolo originale, By the Pricking of My Thumbs, è tratto dal Macbeth, atto quarto scena prima: SECOND WITCH By the pricking of my thumbs,/Something wicked this way comes./Open, locks,/Whoever knocks.

Sento i pollici che prudonoRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento al personaggio storico di Creso, ultimo sovrano di Lidia, la cui figura è assurta a simbolo di fasto e di ricchezza:
“A volte mi domando perché non abbiamo imparato anche noi a fare gli idraulici – sospirò Tuppence – Pensa, a quest’ora saremmo ricchi come Creso”.
(pag. 8, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

2) Riferimento all’assassino seriale francese Henri Désiré Landru (1869-1922):
“Ed era proprio un medico?”.
“Beh, poi me ne sono assicurata e pare che fosse così – ammise la vecchia, con una certa riluttanza – Ma quando mi è piombato qui in camera poteva essere anche Landru. Aveva la solita valigetta nera, ma che vuol dire? Chiunque può infilarsi qui con una valigetta del genere”.
(pag. 18, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

3) Riferimento alla Bibbia, Salmi 90:10 (The days of our years are threescore years and ten; and if by reason of strength they be fourscore years, yet is their strength labour and sorrow; for it is soon cut off, and we fly away):
Lei era un’esperta nel valutare l’atteggiamento che le circostanze richiedevano. Secondo la Bibbia, tre volte venti più dieci è la durata della vita umana, e ben di rado in quell’istituto i decessi avvenivano prima di quel limite. Erano quindi previsti e accettati.

(pag. 27, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

4) Riferimento alla favola di Cappuccetto Rosso:
“I denti di quella donna non mi piacciono”, disse Tuppence.
“Cos’hanno?”.
“Sono troppi. O sono troppo grandi. Ti ricordi Cappuccetto Rosso? Per mangiarti meglio, bambina mia”.
(pag. 28, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

Sento i pollici che prudono5) Riferimento a una lunga serie di personaggi storici:
“Dev’essere noioso recitare sempre una parte sola”.
“Perché? Credi che le vecchiette fingano di essere Maria Antonietta, Madame Curie, eccetera?”
“In parte, almeno. Per colpa della noia. Se uno non può camminare a causa dell’artrite o ha le mani troppo rigide per sferruzzare, cerca disperatamente qualche altra distrazione. È comprensibile che provi a rifugiarsi nella personalità di qualche famoso protagonista della storia”.
“Oh, per te è comprensibile senz’altro. Non invidio il personale dell’istituto che ti ospiterà un giorno. Magari ti divertirai a diventare Cleopatra”.
“No, non vorrei essere un grosso personaggio. Preferirei farmi passare per una delle cameriere del castello di Anna di Clèves, e raccontare un bel mucchio di succosi pettegolezzi”.
(pag. 34, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

6) Riferimento al pittore Christopher Richard Wynne Nevinson (1889-1946), firmatario, con Marinetti, del manifesto Vital English Art e noto soprattutto per i suoi quadri raffiguranti paesaggi o soggetti urbani:
La donna aveva lunghi capelli stopposi che svolazzavano al vento e ricordava, in modo vago, un quadro (forse di Nevinson) raffigurante una giovane strega a cavalcioni di una scopa. Perciò, forse, le era venuto in mente quel paragone.
(pag. 51, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

7) Riferimento ad Hänsel e Gretel dei fratelli Grimm:
Tuppence si fermò per un secondo. Le era venuta in mente la favola di Hänsel e Gretel. La strega ti invita in casa. Forse è una casetta di panpepato.
Poi guardò di nuovo Alice Perry e si rese conto che non poteva essere lei la strega di Hänsel e Gretel. Questa era una donna del tutto comune, ma con una sorta di rustica cordialità che si accettava volentieri.
(pag. 53, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

8) Riferimento alla nursery rhyme Nellie Bligh (Nelly Bligh caught a fly and tied to to some string / Let go a little way and pulled it back again. /
Buzz wuzz was that little fly and how he loved to roam /Up and down the mantelpiece and that he called his home
):
“Le consiglio di domandarlo alla nostra cara signorina Bligh. Lei sa tutto della parrocchia… I ragazzini la chiamano Nellie Bligh, a causa della vecchia canzone. A volte rincorrono la signorina cantandola. “Nellie Bligh, Nellie Bligh…” Sa come sono. Ma credo che il suo nome sia Gertrude o Geraldine.
(pag. 66, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

Due per un delitto (2005)9) Riferimento a Lady Macbeth:
Si addormentò e sognò, com’era prevedibile. Vide Lady Macbeth affacciata alla finestra del villino rosa, udì un sinistro scricchiolio proveniente da un caminetto, poi delle martellate violente. Bang, bang, bang. Si svegliò con un sussulto.
(pag. 76, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

10) Riferimento ad Anna Mary Robertson (1860-1961), pittrice di scene rurali divenuta celebre in tarda età con il nome di Nonna Moses:
“Dubito di avere la minima disposizione per le arti creative”, rispose Tommy, “Devo confessare, però, che l’altro giorno mi sono immerso con molto interesse in un libriccino che spiegava al popolo incolto come potesse un bimbo di cinque anni apprendere la pittura ad acquerello”.
“Che Dio ci salvi se ti lasci tentare. Diventeresti una specie di Nonna Moses alla rovescia”.
(pag. 93, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

11) Riferimento alla nursery rhyme Here’s the Church (Here’s the church, and here’s the steeple / Open the door and see all the people. / Here’s the parson going upstairs, / And here he is saying his prayers):
La chiesa è qui, il campanile è là, aprite le porte e la gente apparirà.
(pag. 121, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

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Quando Agatha Christie cita William Shakespeare

hamletLa prima domanda che, di persona o per lettera, viene rivolta a uno scrittore, è: “Da dove attinge le idee?”. Grande è la tentazione di rispondere: “Dai grandi magazzini”. Oppure: “Dal mercato rionale”. O, ancora, seccamente: “Dal pozzo di San Patrizio”.
Ormai si è largamente diffusa l’idea che gli scrittori abbiano scoperto una fonte miracolosa alla quale attingere a piene mani in qualunque momento.
D’altra parte non si può aggirare l’ostacolo rispolverando i versi di Shakespeare:
La fantasia, or dimmi,
da qual fonte scaturisce,
se dal cuore o dalla mente,
e come alimentata, come generata?
Rispondi, rispondi.
Si risponde semplicemente, con fermezza: “Dalla mia testa”.
Ma questo non è utile a nessuno. Se chi formula la domanda ci è simpatico, tuttavia, gli si può concedere qualche spiegazione. “Se un’idea sembra particolarmente attraente, se si ha la sensazione di poterne cavare qualcosa, allora la si esamina da tutti i lati, ci si giocherella, la si esaspera, la si smorza, le si dà gradualmente forma. Poi, naturalmente, bisogna metterla nero su bianco. E questo non è più tanto divertente; diventa una faticaccia. Come alternativa, si può riporre l’idea in un angolo del cervello, tenerla da parte, per usarla magari dopo un paio d’anni”.
(Agatha Christie, nell’introduzione a Passeggero per Francoforte, traduzione di Laura Grimaldi, 1971)

 

1) Corpi al sole (Evil under the Sun), riferimento generico alle Commedie di Shakespeare:
Hercule Poirot si rialzò lentamente e si guardò attorno. C’era sul suo viso un’espressione del tutto nuova. Un’espressione grave e severa.
Alla sinistra del camino vide uno scaffale con alcuni libri: una Bibbia, una copia molto sciupata delle Commedie di Shakespeare, Il matrimonio di William Ashe della signora Humphry Ward, La giovane matrigna di Charlotte Yonge, L’assassinio nella cattedrale di Eliot, Santa Giovanna di Shaw, Via col vento di Margaret Mitchell e La fiamma e la morte di Dickson Carr.
(pag. 122, traduzione di Alberto Tedeschi, Mondadori, 1947)

 

2) Miss Marple: Nemesi (Nemesis), riferimento al Macbeth:
Forse l’atmosfera sinistra era data dal numero tre. Veniva spontaneo pensare, oltre che alle tre sorelle di Cechov, alle tre streghe del Macbeth. Queste tre sorelle, però, non potevano essere paragonate alle streghe di Shakespeare. D’altra parte, i registi teatrali ne davano un’immagine sbagliata. Una volta aveva assistito alla tragedia con suo nipote Raymond e aveva criticato la rappresentazione delle streghe: avevano ridicoli cappelli e ali assurde dietro la schiena e si muovevano quasi a passo di danza. Lei avrebbe preferito vedere tre donne normalissime, magari tipicamente scozzesi. L’atmosfera sinistra si sarebbe avvertita molto di più.
(pag. 86, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1972)

 

3) Un delitto avrà luogo (A Murder Is Announced):
A) Riferimento a Come vi piace:
“Sarebbe un’ottima Rosalinda” pensò automaticamente Craddock, che era un grande ammiratore di Shakespeare e aveva recitato la parte del malinconico Jacques con grande successo in una rappresentazione del Come vi piace in beneficenza per l’Istituto degli orfani della polizia. Ma gli bastò un attimo per correggere quella prima impressione.
(pag. 76, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)
B) Riferimento a Sogno di una notte di mezza estate:
“Ti ricordi quella volta che hai recitato la parte di Ermia nel Sogno di una notte di mezza estate al collegio femminile? Recita. Metticela tutta. “Mani in alto!”, ecco la tua battuta… e cerca di non rovinarla dicendo subito dopo “per piacere”.
(pag. 148, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

 

4) Il mistero del Treno Azzurro (The Mystery of the Blue Train), riferimento a un verso della canzone del clown de La Dodicesima notte, Atto secondo, scena terza: Journeys End in Lovers Meeting:
“I viaggi finiscono nell’abbraccio degli innamorati”, citò Lenox con una risata. “Ma per me non sarà così.
“Sì… è vero. Ma voi siete giovane, più giovane ancora di quanto voi stessa non sappiate. Abbiate fiducia nel treno, mademoiselle, perché è le bon Dieu che lo guida”.
(pag. 315, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

5) Miss Marple nei Caraibi (A Caribbean Mystery):
A) Riferimento implicito al Macbeth:
Mormorava tra i singhiozzi: “L’ho trovata… Era laggiù nei cespugli… Laggiù nei cespugli… e guarda le mie mani… guarda le mie mani”. Le tese ed Evelyn sussultò vedendo delle strane macchie scure. Nella penombra sembravano nere, ma lei sapeva che erano d’un rosso scuro.
(pag. 112, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)
B) Riferimento al suicidio di Ofelia nell’Amleto:
“Molly…”. L’uomo si lasciò cadere in ginocchio. Miss Marple vedeva ora chiaramente il corpo della giovane disteso per terra, la testa sotto il livello dell’acqua, i capelli biondi sparsi sullo scialle verde pallido tutto ricamato che le ricopriva le spalle. Le foglie sparse, l’acqua corrente del ruscello davano alla scena l’impressione di assistere alla morte di Ofelia nell’Amleto di Shakespeare.
(pag. 211, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1983)

 

shakespeare6) Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express), riferimento a Come vi piace:
“Accennavo poc’anzi alla madre della signora Armstrong: era Linda Arden, celeberrima attrice; fra l’altro aveva nel repertorio parecchi drammi di Shakespeare. Pensi alla foresta di Arden e a Rosalinda, in Come vi piace, e vedrà dove l’attrice si è ispirata per il suo nome d’arte. Ma Linda Arden, il nome sotto il quale era nota in tutto il mondo, non era quello vero. Forse si chiamava Goldenberg; e molto probabilmente aveva nelle vene sangue tedesco con anche qualche goccia di sangue ebreo.
(pag. 193, traduzione di Alfredo Pitta per Mondadori, 1935)

 

7) La parola alla difesa (Sad Cypress), il titolo originale si riferisce a un verso della canzone del clown de La Dodicesima notte, Atto secondo, scena quarta (Come away, come away, death,/And in sad cypress let me be laid;/Fly away, fly away breath;/I am slain by a fair cruel maid./My shroud of white, stuck all with yew,/O, prepare it!/My part of death, no one so true/Did share it./Not a flower, not a flower sweet/On my black coffin let there be strown;/Not a friend, not a friend greet/My poor corpse, where my bones shall be thrown:/A thousand thousand sighs to save,/Lay me, O, where/Sad true lover never find my grave,/To weep there!).

 

8) Destinazione ignota (Destination Unknown), riferimento implicito a La dodicesima notte:
“Quei due”, rispose Jessop. “Offrii alla signora Craven un viaggio verso una destinazione ignota, ma direi che la meta del suo viaggio è stata quella di sempre, dopo tutto”.
Leblanc lo guardò per un momento, con l’aria di non capire, poi esclamò: “Ah! Già! Il vostro Shakespeare!”.
“Voi francesi siete molto istruiti” ribatté Jessop.
(pag. 193, traduzione di Magda Tincani per Mondadori, 1955)

 

9) Giorno dei morti (Sparkling Cyanide):
A) Riferimento a Romeo e Giulietta:
In quel momento lui detestò se stesso per essere caduto vittima, anche in piccola misura, del facile fascino di Rosemary. Provò quel che provava Romeo rievocando Rosalina dopo aver veduto Giulietta.
(pag. 53, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1947)
B) Riferimento all’Amleto, Atto quarto, scena quinta, battuta di Ofelia (There’s rosemary, that’s for remembrance. Pray you, love, remember. And there is pansies, that’s for thoughts):
“Ecco del Rosmarino per voi, Rosmarino per il ricordo”
(pag. 81, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1947)
C) Riferimento al Macbeth:
“Ci vuol altro che un’attrice camuffata da Rosemary per far perdere la testa a un simile assassino”.
“Ricordatevi che Macbeth era un delinquente incallito, eppure è crollato alla vista dell’ombra di Banco”.
“Già, ma perché aveva visto un autentico fantasma! E un fantasma genuino può portare con sé l’atmosfera di un altro mondo. Io credo nei fantasmi, lo confesso… ci credo da sei mesi… e specialmente in un determinato fantasma”.
(pag. 199, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1947)

 

10) Sento i pollici che prudono (By the Pricking of my Thumbs), il titolo si riferisce al Macbeth, Atto quarto, scena prima (SECOND WITCH By the pricking of my thumbs,/Something wicked this way comes./Open, locks,/Whoever knocks.).

 

11) Il ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), Riferimento a Otello e a Romeo e Giulietta di William Shakespeare, atto secondo, scena seconda (If that thy bent of love be honourable,/Thy purpose marriage, send me word tomorrow,/By one that I’ll procure to come to thee,/Where and what time thou wilt perform the rite;/And all my fortunes at thy foot I’ll lay/And follow thee my lord throughout the world):
Si alzò avviandosi alla libreria. Prese un volume, ne sfogliò le pagine e lesse: Se questo tuo amore è onesto e mi vuoi come sposa, domani mandami a dire, da chi verrà da te, dove e in che giorno compiremo il rito, avrai allora ai tuoi piedi la mia sorte, e verrò con te, mio signore, in tutto il mondo.
“Amore e gioventù parlano qui per bocca di Giulietta. Non ci sono reticenze e indecisione, né la cosiddetta modestia virginale, ma coraggio, tenacia, e la crudele forza della gioventù. Shakespeare conosceva la gioventù. Giulietta sceglie Romeo, Desdemona vuole Otello. La giovinezza non ha dubbi, né timori, né orgoglio”.
(pag. 34, traduzione di Beata della Frattina per Mondadori, 1964)

 

12) Sono un’assassina? (Third Girl), riferimento al personaggio di Ofelia dell’Amleto di Shakespeare:
Ad ogni modo immagino che il discorso sugli investigatori nella vita reale sia proprio partito da lì: io mi sono messa a parlare di voi e questa ragazza era in piedi accanto a me ad ascoltare. Ecco perché mi è venuto in mente qualcosa quando l’avete definita un’Ofelia poco attraente. Ho pensato: “Un momento, chi mi ricorda?”. E poi mi è subito balenato in mente: “Ma certo! La ragazza a quel cocktail!”. Credo che facesse parte della famiglia, a meno che non la confonda con un’altra.
(pag. 22, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

 

13) Perché non l’hanno chiesto a Evans? (Why Didn’t They Ask Evans?), riferimento al Macbeth di Shakespeare:
“Sai” divagò Frankie “ho sempre sospettato che Lady Macbeth abbia indotto il marito a commettere quegli omicidi semplicemente perché annoiata, stanca della vita che conduceva, e anche di Macbeth. Lui doveva essere uno di quei tipi miti e inoffensivi che fanno morire di noia le proprie consorti. Ma, dopo aver commesso il primo omicidio, deve averci preso gusto, e al posto del complesso d’inferiorità di cui era vittima prima, ha preso il sopravvento l’egocentrismo”.
(pagg. 150-151, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1940)

 

14) Poirot si annoia (Hickory Dickory Dock), riferimento intertestuale con sostituzione a una delle battute più celebri dell’Amleto di Shakespeare:
Poi aggiunse: “Parlare o non parlare? Questo è il problema!”.
Si versò un’altra tazza di caffè e tornò al tavolo dove stavano facendo la prima colazione tutti insieme.
(pag. 171, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

 

15) La domatrice (Appointment with Death):
A) Riferimento all’Amleto di Shakespeare, nello specifico alla battuta di Marcello nell’atto primo scena quarta (Something is rotten in the state of Denmark):
“Confesso di non capire completamente il motivo di questo colloquio”.
“Il dottor Gérard non ve lo ha spiegato?”
Sarah aggrottò le sopracciglia. “Non capisco il dottor Gérard, sembra che pensi…”
“Che “c’è del marcio in Danimarca…”
(pag. 135, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1939)
B) Riferimento all’Amleto di Shakespeare, atto quarto, scena quinta, canto di Ofelia (How should I your true love know from another one? By his cockle hat and staff, And his sandal shoon. He is dead and gone, lady, He is dead and gone, At his head a grass-green turf, At his heels a stone. Oh, ho!):
Come potrei, io, il vostro fedele amore distinguere da un altro amore? Dal cappello con la coccarda e dal bordone, e dai sandali. Egli è morto e se n’è andato, signora, egli è morto e se n’è andato, una zolla di erba verde al capo, ai piedi una lastra di pietra. Oh, oh!
(pag. 257, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1939)
C) Riferimento a Cimbelino di Shakespeare, atto quarto, scena seconda (fear no more the heat o’ the sun, Nor the furious winter’s rages; Thou thy worldly task hast done, Home art gone, and ta’en thy wages…):
Non temere più il caldo del sole; né le furiose tempeste dell’inverno; ormai hai compiuto il tuo dovere terreno, sei tornato a casa, e questo è il tuo compenso…
(pag. 260, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1939)

 

16) Il Natale di Poirot (Hercule Poirot’s Christmas):
A) Riferimento al monologo di Lady Macbeth, nell’atto quinto scena prima del Macbeth di Shakespeare (Come out, damned spot!
Out, I command you! One, two. OK, it’s time to do it now.—Hell is murky! —Nonsense, my lord, nonsense! You are a soldier, and yet you are afraid? Why should we be scared, when no one can lay the guilt upon us? —But who would have thought the old man would have had so much blood in him?):
Si sentì un sospiro di orrore, poi due voci, che parlarono l’una dopo l’altra. E, cosa strana, le frasi pronunciate erano tutte e due delle citazioni.
Fu David a dire: “I mulini di Dio macinano lentamente…”.
E fu Lydia a mormorare: “Chi l’avrebbe mai detto che il vecchio avesse tanto sangue?”.
(pag. 78, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)
B) Riferimento al personaggio di Desdemona dell’Otello di Shakespeare e al personaggio di Mercuzio di Romeo e Giulietta:
“Il carattere della vittima ha sempre qualcosa che lo collega al delitto. È stata la natura schietta e fiduciosa di Desdemona a portarla alla morte. Se fosse stata una donna sospettosa, avrebbe subito capito le macchinazioni di Jago e le avrebbe sventate. Il temperamento di Mercuzio l’ha fatto finire contro la punta di una spada”.
(pag. 123, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

 

17) Passeggero per Francoforte (Passenger to Frankfurt):
A) Citazione dal Macbeth di Shakespeare, atto quinto, scena quinta:
…È un racconto da un idiota narrato, carico di suoni e furia, e non significa niente.
(pag. 12, traduzione di Laura Grimaldi per Mondadori, 1971)
B) Riferimento a William Shakespeare e ai gemelli protagonisti di La dodicesima notte:
“Chi stai guardando? Pamela?”
“Sì. L’altro giorno pensavo a lei”.
“È sorprendente quanto vi assomigliavate. E sì che non eravate neanche gemelli. Va bene che a quanto dicono i gemelli di sesso diverso non sono mai molto simili”.
“Allora Shakespeare ha commesso un errore, con Viola e Sebastian”.
“Be’, i fratelli e le sorelle si assomigliano sempre, no? Tu e Pamela vi siete sempre assomigliati… fisicamente, intendo”.
(pag. 73, traduzione di Laura Grimaldi per Mondadori, 1971)

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Il mistero del Treno Azzurro (The Mystery of the Blue Train)

Sintesi: Forse una delle indagini di Hercule Poirot più apprezzate dai lettori e dai critici e meno amate da Agatha Christie. La trama ricorda in parte quello che, in seguito, diventerà Assassinio sull’Orient Express, con viaggio in treno con omicidio. In questo caso, però, il morto non è un uomo ma una donna e l’intero romanzo non si svolge unicamente sul treno ma si sviluppa in ambienti diversi a seconda del personaggio posto al centro della narrazione. Il personaggio di Katherine Grey, sorta di investigatrice in erba suo malgrado, ruba un po’ la scena a Hercule Poirot, al punto da indurre il lettore a credere che l’investigatore belga abbia solo una funzione di contorno. In certi suoi atteggiamenti, Katherine Grey ricorda un po’ Cordelia Gray, noto personaggio di P.D. James creato nel 1972; tuttavia, meglio non cercare di individuare gli elementi che accomunano le due giovani poiché Phillys Dorothy James si offende a morte ogni volta cha la paragonano ad Agatha Christie.

 

Il mistero del Treno AzzurroRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento a Peer Gynt (1867), dramma di Henrik Ibsen (1828-1906) da cui fu tratta l’omonima opera lirica musicata da Edvard Grieg e rappresentata per la prima volta nel 1876:
Kettering fece un distratto cenno d’assenso. Non gliene importava assolutamente nulla di Claude Ambrose e della sua trasposizione in opera lirica del Peer Gynt di Ibsen. Anche Mirelle, del resto, confinava il proprio interesse solo al fatto che l’allestimento dello spettacolo le avrebbe offerto l’occasione irripetibile di interpretare il personaggio di Anitra.
(pag. 46, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

2) Riferimento a St. Mary Mead, villaggio che in seguito diventerà il luogo d’origine del personaggio di Miss Marple:
“Non ce ne sono molte come lei” disse Alice tra i singhiozzi, quando infine il treno fu partito. “Quando Charlie mi tradì con quella ragazza del caseificio, nessuno avrebbe potuto essere più gentile e comprensivo della signorina Grey, e anche se era un po’ pignola riguardo all’argenteria e alla polvere, era sempre pronta a lodarmi se vedeva che avevo fatto qualcosa in più. Ero pronta a farmi in quattro per lei, ogni giorno. Una vera signora, ecco cos’era”.
E questa fu la partenza di Katherine da St. Mary Mead.
(pag. 62, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

3) Riferimento a Gladys Cooper (1888-1971) che all’epoca del romanzo era un’attrice di cinema muto molto nota. In seguito, divenne celebre anche per le sue interpretazioni accanto ad attori come Audrey Hepburn e Rex Harrison. Da notare che la pellicola Palm Trees in Egypt non esiste ma è un’invenzione di Agatha Christie:
“È presentabile” stava dicendo Lady Tamplin. “Sicuramente presentabile. Veste con molta proprietà. Quel vestito grigio è proprio uguale al modello che indossava Gladys Cooper nel film Palm Trees in Egypt”.
(pag. 111, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

4) Riferimento a una serie di piatti tipici francesi che Agatha Christie stessa ebbe modo di assaggiare:
“Ha una macchia d’unto sul panciotto” obiettò Poirot. “È successo giovedì scorso, al Ritz, mentre consumavo un delizioso filet de sole à la Jeannette”.

Il conte de la Roche aveva appena finito il suo pranzo, consistente in una omelette fines herbes, una entrecôte Béarnais e un Savarin au Rhum.
(pag. 147 e 161, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

5) Riferimento al proverbio inglese you must definitely take time to grieve and get past your last love before starting a new one:
“Perdonerete a un vecchio come me un’osservazione che può apparire impertinente, monsieur. Voi inglesi avete un proverbio che dice: “È meglio aver sepolto il vecchio amore, prima di cominciare con uno nuovo”.
(pag. 206, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

6) Riferimento metaforico a Re Salomone e alle ricchezze che, secondo la Bibbia, avrebbe posseduto:
“Una notte sono arrivati i ladri e, naturalmente, il primo posto dove sono andati fu la cassaforte! Del resto c’era da aspettarselo, visto che mio padre non faceva altro che andare a vantarsi della sua cassaforte per tutto il villaggio, neanche ci custodisse dentro il tesoro del re Salomone”.

(pag. 273, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

7) Riferimento alla locuzione idiomatica cat on hot bricks poi sostituita dalla più nota cat on a hot tin roof in seguito alla rappresentazione, nel 1954, del dramma di Tennessee Williams La gatta sul tetto che scotta:
“Ho i nervi tesi” confessò Poirot. “Sono come un gatto su un tetto che scotta. Ogni rumore mi fa sobbalzare”.
(pag. 298, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

8) Riferimento a William Shakespeare e a un verso della canzone del clown de La Dodicesima notte, Atto secondo, scena terza: Journeys End in Lovers Meeting
“I viaggi finiscono nell’abbraccio degli innamorati”, citò Lenox con una risata. “Ma per me non sarà così.
“Sì… è vero. Ma voi siete giovane, più giovane ancora di quanto voi stessa non sappiate. Abbiate fiducia nel treno, mademoiselle, perché è le bon Dieu che lo guida”.
(pag. 315, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1940)

 

Opinione di Agatha Christie sul romanzo Il mistero del Treno Azzurro: Una giovane giornalista indiana che un giorno mi stava intervistando, rivolgendomi tra l’altro un mucchio di domande sciocche, a un certo punto mi aveva chiesto: “Ha mai pubblicato un libro che considera veramente brutto?”. Replicai indignata che non era mai accaduto. Nessun libro era proprio come avrei voluto che fosse e di nessuno ero mai completamente soddisfatta, ma se avessi ritenuto che un libro era veramente brutto, mi sarei rifiutata di pubblicarlo.
Ci sono andata vicina, comunque, con
Il mistero del Treno Azzurro. Ogni volta che lo rileggo, lo trovo pieno di luoghi comuni e di ovvietà e persino la vicenda mi pare tutt’altro che interessante. Purtroppo a molta gente è piaciuto. Si dice che ogni scrittore sia pessimo giudice dei suoi libri.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori, 1978, pag. 610)

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