Il pericolo senza nome (Peril at End House)

Sintesi: Hercule Poirot e Arthur Hastings vanno a trascorrere un periodo di vacanza all’Hotel Majestic di St Loo, località immaginaria sita in Cornovaglia. Qui, incontrano la giovane Magdala Buckley, detta Nick, residente a End House, che, secondo quanto Poirot ha modo di constatare, sembra essere in pericolo di vita. Poirot, intrigato dalla faccenda, cerca di capire quale, tra i suoi parenti o conoscenti, potrebbe avere un qualche interesse nella sua morte. La giovane, tuttavia, si rifiuta di prendere Poirot sul serio finché la cugina Maggie non viene uccisa al posto suo.

Curiosità:
1) È il romanzo in cui il personaggio di Arthur Hastings rivela di aver sofferto, in passato, di malaria e di essere costretto, a causa delle frequenti febbri improvvise, a curarsi con il chinino.
2) Il romanzo descrive in diversi passaggi i danni causati dalla dipendenza da cocaina. In particolare attraverso il personaggio di Frederica, tossicodipendente dichiarata, e della stessa protagonista, Nick, che ne ha fatto uso anche se non in quantità tali da creare dipendenza.
3) Agatha Christie, nella sua biografia La mia vita (Mondadori, Milano 1978, traduzione di Maria Giulia Castagnone, p. 512), ammette di avere quasi cancellato il ricordo della composizione del romanzo:

Il pericolo senza nome fu un altro dei romanzi che lasciarono in me una traccia così esigua da farmi dubitare quasi di averlo scritto. Forse avevo già elaborato la vicenda in precedenza, com’era mia abitudine, il che però mi rende spesso difficile ricordare quando ho scritto un libro o me l’hanno pubblicato. La verità è che le idee mi vengono nei momenti più impensati. Mentre cammino per la strada, o guardo una vetrina, mi capita di essere colpita da un’improvvisa ispirazione. “Ecco un’ottima idea per coprire il delitto in maniera che nessuno capisca cosa c’è dietro”, mi dico. Naturalmente poi devo studiare tutti i particolari e lasciare che i personaggi affiorino nella mia mente, ma l’idea c’è e io mi precipito a scriverla su un quaderno. Fin qui tutto bene, il guaio è che poi perdo il quaderno.

Riferimenti intertestuali:

Il pericolo senza nome (Peril at End House)1) Riferimento a Il Mistero del Treno Azzurro (1928):
“Vi prego di scusarmi, Hastings, ma i miei pensieri erano lontano da qui; a dire il vero stavano vagando in quella parte del mondo a cui avete appena accennato”.
“Il sud della Francia?”.
“Precisamente: stavo ripensando all’ultimo inverno che ho trascorso laggiù e a tutto quello che è successo”.
Lo ricordavo anch’io: era stato commesso un delitto sul Treno Azzurro, e il mistero, complicato e pieno d’intrighi, era stato risolto grazie all’acume ineguagliabile di Poirot.
(p. 3, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

2) Riferimento implicito a un’aviatrice che ha raggiunto in solitaria l’Australia. L’aviatrice in questione è Amy Johnson che, dal 05 al 24 maggio 1930, fu la prima donna a compiere una trasvolata dall’Inghilterra all’Australia:
“Questo non è un motoscafo”, ribatté Nick, “è un idrovolante”.
“Credo che abbiate ragione”.
“Certo che ho ragione! Il suono è del tutto diverso”.
“Quando ti comprerai il tuo idrovolante, Nick?”.
“Non appena avrò trovato i soldi”, rispose la ragazza ridendo.
“E poi immagino che te ne andrai in Australia come quella ragazza, come si chiama…?”.
“Mi piacerebbe”.
“Io l’ammiro immensamente”, disse la Signora Rice con la sua solita voce stanca. “Che coraggio fantastico! E tutta sola!”.
(p. 68, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

3) Riferimento implicito a Poirot a Styles Court (1920):
Cominciai a raccontare qualcuna delle piccole fissazioni di Poirot: i toast che dovevano essere perfettamente quadrati, le uova all’occhio di bue esattamente della stessa misura e finii col raccontare di un caso che Poirot aveva risolto grazie alla sua mania di mettere ordine tra gli oggetti posati sulla mensola di un caminetto.
(p. 127, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

4) Riferimento al racconto La scatola di cioccolatini contenuto nella raccolta I primi casi di Poirot (1974):
“[…] Ho avuto un brutto incidente in Belgio, nel 1893; ve ne ricordate, Hastings? Ve ne ho parlato. La storia della scatola di cioccolatini”.
“Sì, mi ricordo”, risposi sorridendo. Ricordavo anche che in quell’occasione Poirot mi aveva detto che, se mai avessi avuto l’impressione che stava diventando troppo presuntuoso, dovevo dirgli “scatola di cioccolatini”.
(p. 140, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

5) Riferimento implicito a L’assassinio di Roger Ackroyd (1926):
Andò incontro a Poirot tendendogli affettuosamente le mani: “Sono anni che non ci vediamo, Monsieur Poirot! Credevo che vi foste messo a coltivare zucche in campagna”.
“Ci ho provato, Japp, ci ho provato; ma persino coltivando zucche ogni tanto ci si imbatte nel delitto!”.
(p. 152, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

Il pericolo senza nome (Peril at End House)6) Riferimento allo scrittore Edgar Wallace (1875-1932):
“Portate via questa scatola immonda, infermiera, potrei confonderle”, mi ha detto. “Buon Dio! Chi avrebbe mai pensato una cosa del genere? Sembra un romanzo di Edgar Wallace, non vi pare?”.
Poirot interruppe quel fiume di parole chiedendo: “E chi aveva mandato l’altra scatola?”.
“Non c’era il biglietto da visita”.
(p. 163, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

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