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L’assassinio di Roger Ackroyd (The Murder of Roger Ackroyd)

Sintesi: Il Dottor James Sheppard, residente a King’s Abbot assieme alla sorella Caroline (che ispirerà ad Agatha Christie il personaggio di Miss Marple), racconta di come l’assassinio del ricco Roger Ackroyd abbia sconvolto gli abitanti del paesino in cui vive e di come un forestiero coltivatore di zucche, che quasi tutti credono chiamarsi Porrot, sia riuscito a risolvere il caso.

The Murder of Roger AckroydCuriosità:
1) È l’opera che ha consacrato Agatha Christie come autrice di romanzi gialli ed è quella che le è valsa il maggior numero di critiche a causa del finale spiazzante. Tuttavia, come afferma W. H. Auden nel saggio breve La parrocchia del delitto: “Uccidere esprime una creatività negativa; ogni assassino è un ribelle che afferma il diritto all’onnipotenza. Il suo dramma è il rifiuto della sofferenza. Il problema dello scrittore è riuscire a celarne l’orgoglio demoniaco agli altri personaggi e al lettore perché l’individuo preda di tale orgoglio tenderà a manifestarlo in ogni sua azione” (La parrocchia del delitto in 150 anni in giallo, a cura di Giuseppe Lippi, Mondadori Editore, Milano 1989, p. 543). Ne consegue che, a un’attenta analisi, la narrazione effettuata dal Dottor Sheppard risulta molto meno dettagliata rispetto a quella svolta dall’innocente Arthur Hastings in altri romanzi con protagonista Poirot. I lettori tendono a lasciarsi ingannare dal fatto che Sheppard ricorda da vicino il Watson di Sherlock Holmes e non si rendono conto che si tratta di una manipolazione.
2) L’assassinio di Roger Ackroyd è il primo romanzo di Agatha Christie a essere stato adattato per il teatro (con il titolo Alibi).
3) Nel 1936 è diventato uno dei primi otto audiolibri disponibili per i non vedenti.
4) Nel 1939 ne è stato realizzato un adattamento radiofonico con Orson Welles nel doppio ruolo del Dottor Sheppard e di Hercule Poirot.
5) Un procedimento narrativo molto simile è riscontrabile in Nella mia fine è il mio principio. In quel caso, però, gli indizi che lasciano presagire la psicopatia dell’io narrante sono più palesi.
6) Nel 1998, lo scrittore e studioso Pierre Bayard ha composto il volume Chi ha ucciso Roger Ackroyd? in cui analizza nei minimi dettagli il romanzo della Christie e dimostra come, dal suo punto di vista, il vero colpevole non sia il Dottor Sheppard bensì la sorella Caroline.

L’adattamento radiofonico è disponibile qui, a partire dal minuto 9:00:

Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento implicito al racconto Rikki-Tikki-Tavi contenuto nel Libro della giungla (1894) di Rudyard Kipling (1865-1936):
Scrive Kipling che il motto delle manguste è “Corri e scopri”. Se Caroline dovesse mai adottare uno stemma araldico le consiglierei senz’altro una mangusta rampante; ma potrebbe benissimo tralasciare la prima parte del motto. Caroline può eseguire qualsiasi indagine standosene a casa.
(pag. 7, traduzione di Giuseppe Motta per Mondadori, 1930)

2) Riferimento all’opera Il mulino sulla Floss (1860) di George Eliot (1819-1880):
“A ogni modo”, proseguì, “non capisco perché si faccia tanto chiasso intorno a certe anticaglie, solo perché sono state portate o usate da qualche persona illustre. La penna con cui George Eliot scrisse Il mulino sulla Floss è una penna come tutte le altre, dopotutto. Se a uno piace veramente George Eliot, sarà per i suoi libri, e non per la penna con cui furono scritti!”.
(pag. 35, traduzione di Giuseppe Motta per Mondadori, 1930)

3) Riferimento al personaggio di Watson dei romanzi di Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930). Da notare che il riferimento compare solo nella versione originale del romanzo, mentre in quella italiana viene omesso:
Originale: As I say, up till the Monday evening, my narrative might have been that of Poirot himself. I played Watson to his Sherlock. But after Monday our ways diverged. Poirot was busy on his own account. I got to hear of what he was doing, because in King’s Abbot, you get to hear of everything, but he did not take me into his confidence beforehand. And I, too, had my own preoccupations.
Versione italiana: Come ho detto, sino alla sera di lunedì la mia esposizione potrebbe essere esattamente quella di Poirot stesso; dopo il lunedì le nostre ricerche hanno preso una direzione diversa, perché lui si è messo a lavorare per conto suo. Venni a sapere ugualmente quello che faceva, perché, a King’s Abbot, si finisce per venire a sapere sempre ogni cosa, però non ho più goduto della sua confidenza. Del resto anch’io avevo le mie preoccupazioni.
(pag. 141, traduzione di Giuseppe Motta per Mondadori, 1930)

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Il narratore menzognero ne L’assassinio di Roger Ackroyd

Il presente frammento è tratto da Relying on the unreliable. Narrative Strategies in Crime Literature. Agatha Christie’s The Murder of Roger Ackroyd. Tesi di laurea di Andrea Ramírez Ortega, Universidad de la Rioja, 2013-2014, pp. 30-31. La traduzione è mia.

Hugh Fraser nel ruolo di HastingsIn The Gentle Art of Murder, il professore americano Earl F. Bargainnier propone un interessante confronto tra il Capitano Arthur Hastings e il Dottor James Sheppard (protagonista de L’assassinio di Roger Ackroyd).
Dal suo punto di vista, Agatha Christie iniziò la sua attività di scrittrice seguendo lo schema di Sir Arthur Conan Doyle e affiancando al suo Hercule Poirot / Sherlock Holmes la figura di Arthur Hastings / Watson. In quanto voce narrante ottusa, Arthur Hastings è affidabile solo per quanto riguarda i fatti – ciò che risulta evidente e quanto Hercule Poirot stesso gli racconta – , ma per quanto riguarda l’interpretazione dei suddetti fatti è un personaggio inattendibile. Il Dottor Sheppard, ne L’assassinio di Roger Ackroyd, è inaffidabile quanto Hastings poiché accompagna l’investigatore belga nelle sue indagini, ne trascrive ogni mossa e ne descrive i progressi dal suo punto di vista. Il ruolo del Dottor Sheppard in quanto assistente di Poirot, e il suo apparente desiderio di risolvere il mistero e di scoprire gli indizi senza cercare in alcun modo di deviarci da essi, rappresentano due delle molteplici strategie narrative adottate da Agatha Christie nel suo romanzo allo scopo di allontanare i sospetti del lettore e creare una sorta di onesta facciata rielaborata dalla responsabilità di Sheppard in quanto io narrante e personaggio.

La scelta di Agatha Christie di rappresentare l’io narrante come un personaggio estremamente affidabile per poi lasciar scoprire al lettore che era proprio lui a trarlo in inganno, fa sì che L’assassinio di Roger Ackroyd possa essere considerata a giusto titolo un’opera originale e innovativa. Questo, infatti, sovverte l’artificio narrativo, in voga fino a quell’epoca, secondo il quale il narratore è la voce onnipresente che, desiderosa di scoprire la verità, ha sempre ragione e “prende il lettore per mano fin dalla prima pagina per poi accompagnarlo attraverso confortanti ambienti inglesi in cui tutte le persone sembrano incapaci di fare del male agli altri” (Gutkowski E. 2011, An Investigation in Pragmatics: Agatha Christie’s The Murder of Roger Ackroyd. In Clues: A Journal of Detection (McFarland & Company). 29: 51-60).

L’immagine della slide è tratta dal sito:
http://www.deviantart.com/art/Poirot-with-Hastings-141435227

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