Articoli con tag: Agatha Christie

Addio, Miss Marple (Sleeping Murder)

Sintesi: La giovane Gwenda Reed, durante una rappresentazione de La duchessa di Amalfi di John Webster, lancia un urlo al sentire la battuta di Ferdinando: “Cover her face; mine eyes dazzle: she died young” (Copritele il volto; mi abbaglia: è morta giovane) perché le ricorda un omicidio avvenuto anni prima che, a quanto pare, aveva rimosso dalla mente e che sembra coinvolgere una donna di nome Helen. Miss Marple cerca di aiutarla a ritrovare la memoria su quell’evento probabilmente accaduto quando era molto piccola.

Curiosità:
1) Il romanzo fu verosimilmente composto intorno agli anni Quaranta, assieme a Sipario: L’ultima avventura di Poirot. Agatha Christie, infatti, nell’autobiografia La mia vita parla di due libri che ha composto nell’eventualità di restare uccisa durante le incursioni aeree della Seconda Guerra Mondiale. Il primo, con protagonista Poirot, era destinato alla figlia Rosalind, mentre il secondo, con Miss Marple, era per il marito Max Mallowan. I due libri furono chiusi in una cassetta di sicurezza bancaria con regolare atto di donazione (Cfr. Agatha Christie, La mia vita, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1978, p. 598.)
2) L’opera fu pubblicata postuma e, nel corso della sua vita, l’autrice ne cambiò spesso il titolo. Da Murder in Retrospect, che rimase come titolo di uno dei capitoli, passò a Cover Her Face, dal verso tratto dalla Duchessa di Amalfi. Tuttavia, in seguito alla pubblicazione, nel 1962, del romanzo Copritele il volto di P. D. James, decise di modificare nuovamente il titolo optando per Sleeping Murder, in quanto variante del proverbio let sleeping dogs lie (non svegliare il can che dorme) che nella sua versione diventava let sleeping murder lie (lascia che il delitto sepolto resti tale).
3) Il titolo italiano è fuorviante, perché Miss Marple non muore e l’indagine di cui si occupa non è nemmeno l’ultima.

Riferimenti intertestuali:

Addio, Miss Marple (Sleeping Murder)1) Riferimento a Fëdor Dostoevskij (1821-1881):
“I russi!”, esclamò il colonnello Bantry, con disprezzo. Una volta, mentre si trovava in una clinica, gli avevano dato da leggere un romanzo di Dostoevskij. Non era mai riuscito a finirlo.
(p. 46, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, Milano 2014)

2) Riferimento a Edgar Allan Poe (1809-1849) e in particolare al suo racconto I delitti della Rue Morgue:
“Non ricordo di averlo visto. Doveva essere più indietro. Ecco, forse lì. Riuscivo a vedere soltanto le sue zampe”.
“Zampe?”, ripeté Giles, aggrottando le sopracciglia.
“Erano zampe grigie… rosa grigie, non mani”.
“Gwenda, questo non è uno degli Assassinii della Rue Morgue. Gli uomini non hanno zampe”.
(p. 49, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, Milano 2014)

3) Riferimento all’Otello di William Shakespeare:
“D’altra parte, se tuo padre fosse stato un assassino emotivo, terribilmente innamorato di sua moglie, e l’avesse strangolata spinto da una cieca gelosia, tipo Otello… e questo quadrerebbe con le parole che hai sentito tu… non avrebbe riempito una valigia […]”.
(p. 78, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, Milano 2014)

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Il pericolo senza nome (Peril at End House)

Sintesi: Hercule Poirot e Arthur Hastings vanno a trascorrere un periodo di vacanza all’Hotel Majestic di St Loo, località immaginaria sita in Cornovaglia. Qui, incontrano la giovane Magdala Buckley, detta Nick, residente a End House, che, secondo quanto Poirot ha modo di constatare, sembra essere in pericolo di vita. Poirot, intrigato dalla faccenda, cerca di capire quale, tra i suoi parenti o conoscenti, potrebbe avere un qualche interesse nella sua morte. La giovane, tuttavia, si rifiuta di prendere Poirot sul serio finché la cugina Maggie non viene uccisa al posto suo.

Curiosità:
1) È il romanzo in cui il personaggio di Arthur Hastings rivela di aver sofferto, in passato, di malaria e di essere costretto, a causa delle frequenti febbri improvvise, a curarsi con il chinino.
2) Il romanzo descrive in diversi passaggi i danni causati dalla dipendenza da cocaina. In particolare attraverso il personaggio di Frederica, tossicodipendente dichiarata, e della stessa protagonista, Nick, che ne ha fatto uso anche se non in quantità tali da creare dipendenza.
3) Agatha Christie, nella sua biografia La mia vita (Mondadori, Milano 1978, traduzione di Maria Giulia Castagnone, p. 512), ammette di avere quasi cancellato il ricordo della composizione del romanzo:

Il pericolo senza nome fu un altro dei romanzi che lasciarono in me una traccia così esigua da farmi dubitare quasi di averlo scritto. Forse avevo già elaborato la vicenda in precedenza, com’era mia abitudine, il che però mi rende spesso difficile ricordare quando ho scritto un libro o me l’hanno pubblicato. La verità è che le idee mi vengono nei momenti più impensati. Mentre cammino per la strada, o guardo una vetrina, mi capita di essere colpita da un’improvvisa ispirazione. “Ecco un’ottima idea per coprire il delitto in maniera che nessuno capisca cosa c’è dietro”, mi dico. Naturalmente poi devo studiare tutti i particolari e lasciare che i personaggi affiorino nella mia mente, ma l’idea c’è e io mi precipito a scriverla su un quaderno. Fin qui tutto bene, il guaio è che poi perdo il quaderno.

Riferimenti intertestuali:

Il pericolo senza nome (Peril at End House)1) Riferimento a Il Mistero del Treno Azzurro (1928):
“Vi prego di scusarmi, Hastings, ma i miei pensieri erano lontano da qui; a dire il vero stavano vagando in quella parte del mondo a cui avete appena accennato”.
“Il sud della Francia?”.
“Precisamente: stavo ripensando all’ultimo inverno che ho trascorso laggiù e a tutto quello che è successo”.
Lo ricordavo anch’io: era stato commesso un delitto sul Treno Azzurro, e il mistero, complicato e pieno d’intrighi, era stato risolto grazie all’acume ineguagliabile di Poirot.
(p. 3, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

2) Riferimento implicito a un’aviatrice che ha raggiunto in solitaria l’Australia. L’aviatrice in questione è Amy Johnson che, dal 05 al 24 maggio 1930, fu la prima donna a compiere una trasvolata dall’Inghilterra all’Australia:
“Questo non è un motoscafo”, ribatté Nick, “è un idrovolante”.
“Credo che abbiate ragione”.
“Certo che ho ragione! Il suono è del tutto diverso”.
“Quando ti comprerai il tuo idrovolante, Nick?”.
“Non appena avrò trovato i soldi”, rispose la ragazza ridendo.
“E poi immagino che te ne andrai in Australia come quella ragazza, come si chiama…?”.
“Mi piacerebbe”.
“Io l’ammiro immensamente”, disse la Signora Rice con la sua solita voce stanca. “Che coraggio fantastico! E tutta sola!”.
(p. 68, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

3) Riferimento implicito a Poirot a Styles Court (1920):
Cominciai a raccontare qualcuna delle piccole fissazioni di Poirot: i toast che dovevano essere perfettamente quadrati, le uova all’occhio di bue esattamente della stessa misura e finii col raccontare di un caso che Poirot aveva risolto grazie alla sua mania di mettere ordine tra gli oggetti posati sulla mensola di un caminetto.
(p. 127, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

4) Riferimento al racconto La scatola di cioccolatini contenuto nella raccolta I primi casi di Poirot (1974):
“[…] Ho avuto un brutto incidente in Belgio, nel 1893; ve ne ricordate, Hastings? Ve ne ho parlato. La storia della scatola di cioccolatini”.
“Sì, mi ricordo”, risposi sorridendo. Ricordavo anche che in quell’occasione Poirot mi aveva detto che, se mai avessi avuto l’impressione che stava diventando troppo presuntuoso, dovevo dirgli “scatola di cioccolatini”.
(p. 140, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

5) Riferimento implicito a L’assassinio di Roger Ackroyd (1926):
Andò incontro a Poirot tendendogli affettuosamente le mani: “Sono anni che non ci vediamo, Monsieur Poirot! Credevo che vi foste messo a coltivare zucche in campagna”.
“Ci ho provato, Japp, ci ho provato; ma persino coltivando zucche ogni tanto ci si imbatte nel delitto!”.
(p. 152, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

Il pericolo senza nome (Peril at End House)6) Riferimento allo scrittore Edgar Wallace (1875-1932):
“Portate via questa scatola immonda, infermiera, potrei confonderle”, mi ha detto. “Buon Dio! Chi avrebbe mai pensato una cosa del genere? Sembra un romanzo di Edgar Wallace, non vi pare?”.
Poirot interruppe quel fiume di parole chiedendo: “E chi aveva mandato l’altra scatola?”.
“Non c’era il biglietto da visita”.
(p. 163, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

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Il segreto di Chimneys (The Secret of Chimneys)

Sintesi: Anthony Cade riceve da un caro amico l’incarico di portare a Londra un manoscritto, da consegnare a una casa editrice, e una serie di lettere da restituire a una donna. L’autore del manoscritto è il conte Stylptitch originario dell’Herzoslovacchia (o Herzoslovakia), attualmente in tumulto. Nel frattempo, nella residenza di Chimneys si tiene una festa che coinvolge varie importanti personalità tra cui alcuni politici provenienti proprio dalla Herzoslovacchia. Durante l’evento, il principe Michael, futuro erede al trono del paese di cui sopra, che si trovava a Chimneys in incognito, viene trovato assassinato. All’esterno, vengono trovate proprio le impronte di Anthony Cade che farà non poca fatica per convincere il Sovrintendente Battle della sua innocenza per poi condurre un’indagine in parallelo con quest’ultimo.

Curiosità:
Il segreto di Chimneys (The Secret of Chimneys)1)
La Herzoslovacchia, paese dei Balcani “composto per la maggior parte di briganti che hanno la piacevole abitudine di assassinare i loro re e di fare delle piccole rivoluzioni”, è la nazione immaginaria più nota dei romanzi di Agatha Christie. Compare anche nel racconto Gli uccelli stinfali, contenuto nella raccolta Le fatiche di Hercule (1947), in cui è lo stesso Poirot a recarsi sul posto.
Secondo lo studioso K. E. Fleming, autore del saggio Orientalism, The Balkans, and Balkans Historiography (The American Historical Review, Vol. 105, No. 4 (Oct., 2000), pp. 1218-1233), la nazione immaginaria creata da Agatha Christie rappresenta il classico stereotipo secondo il quale tutti i paesi dell’Europa dell’Est si assomigliano, sia nel nome che nell’atteggiamento degli abitanti, e hanno tutti un passato storico e politico più o meno identico.
Diverso, invece, il punto di vista degli studiosi Graham St. John Stott e Aysar Yaseen, che, nel saggio The Balkan Theme in The Secret of Chimneys (in [sic] – a journal of literature, culture and literary translation, Liminal Balkans, No. 2 – Year 6, 06/2016), dimostrano come Agatha Christie utilizzi la Herzoslovacchia per criticare la condotta del governo britannico.
2) La dimora di Chimneys ricorda da vicino il Castello di Blandings dove è ambientato il ciclo di romanzi umoristici di P. G. Wodehouse.
3) Agatha Christie, nell’autobiografica La mia vita, spiega quanto sia stato facile per lei scrivere Il Segreto di Chimneys in quanto romanzo appartenente a un genere leggero.
4) I personaggi di Bill Eversleigh, Lord Caterham, Lady Eileen Brent, George Lomax e Tredwell saranno presenti anche ne I sette quadranti (1929).
5) La versione italiana, tuttora edita, presenta numerosi tagli nei dialoghi tra i personaggi e diverse modifiche per quanto riguarda gli appellativi dispregiativi rivolti soprattutto agli stranieri. In particolare il termine “dago” che spesso viene reso semplicemente con “tipo”, “tale”, mentre in realtà è un vero e proprio insulto. Nell’edizione italiana vengono anche omessi i titoli dei capitoli attribuiti dall’autrice e la dedica iniziale: “To my nephew. In memory of an inscription at Compton Castle and a day at the zoo”.
6) Nella versione originale l’Hotel Ritz di Londra viene parodiato in Hotel Blitz. Nella versione italiana l’albergo viene chiamato con il suo vero nome.

Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al poema di Lord Alfred Tennyson (1809-1892) Lady Clara Vere de Vere, il cui verso più noto dice Kind hearts are more than coronets, and simple faith than Norman blood:
“E noi siamo tutti concordi nel giudicarvi un gentiluomo in tutta l’estensione della parola”.
“Mi lusingate!”.
“Vi garantisco che lo penso veramente”.
“Un buon cuore vale più di una corona”, dichiarò Anthony, senza sapere troppo bene che cosa volesse dire con quella frase.
(pag. 5, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1949)

2) Riferimento, omesso nella traduzione italiana, al poema Casabianca di Felicia Hemans (1793-1835): The boy stood on the burning deck, Whence all but he had fled; The flame that lit the battle’s wreck, Shone round him o’er the dead.
Le battute di dialogo presenti nella versione originale di Agatha Christie sono le seguenti:
“[…] Do you know much poetry, Mr Cade?”.
“I might recite ‘The boy stood on the burning deck” at a pinch. ‘The boy stood on the burning deck, whence all but he had fled’. That’s all I know, but I can do that bit with action if you like. ‘The boy stood on the burning deck”, – whoosh – whoosh – whoosh – (the flames, you see) ‘Whence all but he had fled’ – for that bit I run to and fro like a dog”.
(Agatha Christie, The Secret of Chimneys, The Bodley Head, London 1925, p. 5)

Il segreto di Chimneys (The Secret of Chimneys)3) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930):
“Perché siete rimasta tanto sorpresa, ieri, quando ho pronunciato il nome di Jimmy McGrath? L’avevate già sentito?”.
“Sì, signor Sherlock Holmes; l’avevo già sentito. George, mio cugino George Lomax che già conoscete, era venuto il giorno prima a farmi una proposta sciocca, come solo lui è capace di immaginare”.
(p. 90, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1949)

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Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)

Sintesi: Hercule Poirot, come quasi tutti gli esseri umani, detesta andare dal dentista e lo fa solo quando vi è costretto. Alcune ore dopo essere uscito dallo studio del Dottor Morley, riceve una telefonata dell’Ispettore Japp che gli comunica che l’uomo si è ucciso con un colpo di pistola. Ben poco convinto, Poirot inizia a interessarsi alla questione soprattutto quando Japp lo informa che, secondo lui, l’uomo ha commesso un suicidio dopo aver scoperto di aver somministrato una dose sbagliata di medicinale a un paziente che in seguito era deceduto. La verità, naturalmente, è ben diversa da quella che sembra.

Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)Curiosità:
1)
Scritto subito dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, è un romanzo in cui si percepisce che il mondo sta cambiando e che le cose non saranno mai più come prima. Interessante, da questo punto di vista, il personaggio di Frank Carter che mostra una certa propensione per il movimento fascista.
2) Il titolo originale, One, two, buckle my shoe, si riferisce a una nursery rhyme dal medesimo titolo i cui versi sono a loro volta i titoli dei vari capitoli del libro (One, two, Buckle my shoe; Three, four, Knock at the door; Five, six, Pick up sticks; Seven, eight, Lay them straight; Nine, ten, A big fat hen; Eleven, twelve, Dig and delve; Thirteen, fourteen, Maids a-courting; Fifteen, sixteen, Maids in the kitchen; Seventeen, eighteen, Maids in waiting; Nineteen, twenty, My plate is empty).
3) Come nel romanzo Delitto in cielo e nel racconto Accadde in Cornovaglia, Agatha Christie esprime la sua paura per i dentisti.
4) È uno dei romanzi di Agatha Christie il cui titolo è costituito dal verso di una nursery rhyme. Gli altri sono: Dieci piccoli indiani (Ten Little Indians), Il ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), È un problema (Crooked House), Polvere negli occhi (A Pocket Full of Rye) e Poirot si annoia (Hyckory Dickory Dock). Tra i racconti che si distinguono per questa caratteristica: Canta una canzone da sei soldi (Sing a Song of Sixpence), Tre topolini ciechi (Three Blind Mice) e Come va il vostro giardino? (How Does Your Garden Grow?).

Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al dramma Così è se vi pare (1917) di Luigi Pirandello (1867-1936):
“Se per caso il mio nome deve essere pubblicato, come quello di uno dei testimoni, per esempio, vogliate accertarvi che sia scritto esattamente: Mabelle Sainsbury Seale, Mabelle, con due L, E, e Seale, S, E, A, L, E… E naturalmente devono ricordarsi di accennare che sono apparsa in Così è se vi pare, all’Oxford Repertory Theatre”.
(pag. 52, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

2) Riferimento alla Bibbia, libro dei Salmi, 140:3, 140:4 e 140:5:
Voci bianche di contralto cantavano: Le loro lingue sono appuntite come quelle del serpente e il veleno si nasconde dietro le loro labbra. Tenori e bassi riprendevano: Preservatemi, Signore, dalla malvagità degli infedeli. E dall’opera dei cattivi. Hercule Poirot inserì nel coro una voce incerta di baritono: Mi hanno teso un laccio, una rete dalle maglie fitte. E le trappole mi attendono sulla via.
(pag. 153, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

3) Riferimento al personaggio di Vera Rossakoff comparsa nel capitolo sesto di Poirot e i quattro (1927):
Eh, Hercule Poirot ricordava certe donne… Una in particolare… che splendida creatura!… Un uccello del paradiso… Una Venere.
Che donna era quella! Queste ragazzette non valevano neppure un dito mignolo della contessa Vera Rossakoff! Un’autentica aristocratica russa, un’aristocratica dalla testa ai piedi. Ed era anche, ricordava, un’abile ladra… Un vero genio.
(pag. 162, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)4) Riferimento alle Stalle di Augia, una delle fatiche contenute nel volume Le fatiche di Hercule (1947):
Per un attimo il pensiero di Poirot volò a quel caso che lui aveva chiamato “Le stalle di Augia”. Mormorò non senza qualche compiacimento: “Era ingegnoso, vero? Dovete ammetterlo. Un colpo di genio, diciamolo”.
(pag. 176, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

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Gli elefanti hanno buona memoria (Elephants Can Remember)

Sintesi: Un giorno, la madre del fidanzato di Celia Ravencroft, figlioccia di Ariadne Oliver, chiede a quest’ultima se sa esattamente come sono morti i genitori della ragazza; i due, infatti, sono stati trovati uccisi, molti anni prima, in seguito a due colpi di arma da fuoco verosimilmente esplosi da uno dei due, ma non si è mai scoperto se fu un doppio suicidio oppure un omicidio/suicidio. Ariadne Oliver informa della cosa il suo amico Poirot e, insieme, decidono di fare luce sul caso intervistando gli “elefanti”, cioè una serie di persone che all’epoca del delitto avevano dei rapporti con la coppia deceduta e che potrebbero aiutarli a capire come sono andate le cose.

Curiosità:
1) È uno degli otto romanzi di Agatha Christie aventi per oggetto un delitto retrospettivo; gli altri sette sono: Due mesi dopo, Il ritratto di Elsa Greer, Giorno dei morti, Le due verità, Poirot e la strage degli innocenti, Miss Marple: Nemesi e Addio, Miss Marple.
2) Il personaggio di Ariadne Oliver compare anche nei romanzi Fermate il boia (1952), La sagra del delitto (1956), Un cavallo per la strega (1961), Sono un’assassina? (1966) e Poirot e la strage degli innocenti (1969).
3) Il personaggio del Sovrintendente Spence compare anche nei romanzi Alla deriva (1948), Fermate il boia (1952) e Poirot e la strage degli innocenti (1969).
4) Nel 2009 il Guardian ha pubblicato un articolo, Study Claims Agatha Christie Had Alzheimer’s, realizzato dall’Università di Toronto e incentrato sulle strutture grammaticali dei romanzi composti dall’autrice da quando aveva 28 anni fino al compimento degli 82. Gli elefanti hanno buona memoria si è rivelato essere il romanzo che più di ogni altro dimostrava un declino nelle facoltà mentali di Agatha Christie. Il titolo stesso, una variante di Elephants Never Forget, è stato interpretato come simbolo di un atteggiamento difensivo della scrittrice nei confronti della progressiva perdita delle sue doti intellettive. Lo studioso Ian Lancashire ha dichiarato che la stessa trama del libro: “Rivela un’autrice che reagisce a qualcosa di cui è consapevole ma che non può contrastare. […] È come se il delitto non fosse il doppio omicidio-suicidio ma la demenza senile”.

Riferimenti intertestuali:

Gli elefanti hanno buona memoria1) Riferimento implicito ai romanzi Il ritratto di Elsa Greer, Poirot e la strage degli innocenti e Fermate il boia:
“[…] E se non sbaglio non è la prima volta che Poirot indaga su vecchi delitti”.
“Tre volte, per l’esattezza”, puntualizzò Spence.
“Una volta, mi pare, su richiesta di una canadese”. “È vero”, confermò Poirot, “[…] Mi aveva chiesto di indagare su un delitto per il quale la madre era stata condannata a morte”. […]
“Poi c’è stato quell’altro caso, che siete andato a rivangare a distanza di anni”, disse Spence, “Una ragazza aveva confessato durante una festa di aver assistito a un omicidio”. […]
“[…] Le prove esistevano, o almeno quelle materiali. Eppure c’era qualcosa di stonato”.
“Ah!”, mormorò Spence, attento.
“Un’impressione che una volta avete avuto anche voi, vero?”, gli domandò Poirot.
“Sì, nel caso della Signora McGinty”.
(pagg. 53-55, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1973)

2) Riferimento al proverbio inglese old sins cast long shadows di cui si trova un primo accenno nella pièce Aglaura (1638) di Sir John Suckling: “Our sins, like to our shadows, when our day is in its glory scarce appear: Towards our evening how great and monstrous they are!”. Lo stesso riferimento compare anche in Polvere negli occhi, con protagonista Miss Marple:
“Forse la causa della tragedia è da ricercarsi in quegli anni lontani. Mia nonna usava ripetere questo detto: I vecchi peccati hanno le ombre lunghe. Che il motivo del duplice suicidio fosse una lunga ombra nel loro passato?”.
(pag. 58, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1973)

3) Nel romanzo Un delitto avrà luogo (1950), con protagonista Miss Marple, si parla di una pièce teatrale intitolata Gli elefanti dimenticano:
“Ho sentito che, a Londra, stanno rappresentando una sua commedia, signore. Molto divertente, così mi dicono”.
“Sì, in effetti sta riscuotendo parecchio successo”.
“È intitolata Gli elefanti dimenticano, così mi hanno detto. Vorrà scusarmi, signore, se mi permetto di chiederglielo ma ho sempre creduto che fosse al contrario… cioè che non dimenticassero mai nulla, voglio dire”.
(pag. 309, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

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L’assassinio di Roger Ackroyd (The Murder of Roger Ackroyd)

Sintesi: Il Dottor James Sheppard, residente a King’s Abbot assieme alla sorella Caroline (che ispirerà ad Agatha Christie il personaggio di Miss Marple), racconta di come l’assassinio del ricco Roger Ackroyd abbia sconvolto gli abitanti del paesino in cui vive e di come un forestiero coltivatore di zucche, che quasi tutti credono chiamarsi Porrot, sia riuscito a risolvere il caso.

The Murder of Roger AckroydCuriosità:
1) È l’opera che ha consacrato Agatha Christie come autrice di romanzi gialli ed è quella che le è valsa il maggior numero di critiche a causa del finale spiazzante. Tuttavia, come afferma W. H. Auden nel saggio breve La parrocchia del delitto: “Uccidere esprime una creatività negativa; ogni assassino è un ribelle che afferma il diritto all’onnipotenza. Il suo dramma è il rifiuto della sofferenza. Il problema dello scrittore è riuscire a celarne l’orgoglio demoniaco agli altri personaggi e al lettore perché l’individuo preda di tale orgoglio tenderà a manifestarlo in ogni sua azione” (La parrocchia del delitto in 150 anni in giallo, a cura di Giuseppe Lippi, Mondadori Editore, Milano 1989, p. 543). Ne consegue che, a un’attenta analisi, la narrazione effettuata dal Dottor Sheppard risulta molto meno dettagliata rispetto a quella svolta dall’innocente Arthur Hastings in altri romanzi con protagonista Poirot. I lettori tendono a lasciarsi ingannare dal fatto che Sheppard ricorda da vicino il Watson di Sherlock Holmes e non si rendono conto che si tratta di una manipolazione.
2) L’assassinio di Roger Ackroyd è il primo romanzo di Agatha Christie a essere stato adattato per il teatro (con il titolo Alibi).
3) Nel 1936 è diventato uno dei primi otto audiolibri disponibili per i non vedenti.
4) Nel 1939 ne è stato realizzato un adattamento radiofonico con Orson Welles nel doppio ruolo del Dottor Sheppard e di Hercule Poirot.
5) Un procedimento narrativo molto simile è riscontrabile in Nella mia fine è il mio principio. In quel caso, però, gli indizi che lasciano presagire la psicopatia dell’io narrante sono più palesi.
6) Nel 1998, lo scrittore e studioso Pierre Bayard ha composto il volume Chi ha ucciso Roger Ackroyd? in cui analizza nei minimi dettagli il romanzo della Christie e dimostra come, dal suo punto di vista, il vero colpevole non sia il Dottor Sheppard bensì la sorella Caroline.

L’adattamento radiofonico è disponibile qui, a partire dal minuto 9:00:

Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento implicito al racconto Rikki-Tikki-Tavi contenuto nel Libro della giungla (1894) di Rudyard Kipling (1865-1936):
Scrive Kipling che il motto delle manguste è “Corri e scopri”. Se Caroline dovesse mai adottare uno stemma araldico le consiglierei senz’altro una mangusta rampante; ma potrebbe benissimo tralasciare la prima parte del motto. Caroline può eseguire qualsiasi indagine standosene a casa.
(pag. 7, traduzione di Giuseppe Motta per Mondadori, 1930)

2) Riferimento all’opera Il mulino sulla Floss (1860) di George Eliot (1819-1880):
“A ogni modo”, proseguì, “non capisco perché si faccia tanto chiasso intorno a certe anticaglie, solo perché sono state portate o usate da qualche persona illustre. La penna con cui George Eliot scrisse Il mulino sulla Floss è una penna come tutte le altre, dopotutto. Se a uno piace veramente George Eliot, sarà per i suoi libri, e non per la penna con cui furono scritti!”.
(pag. 35, traduzione di Giuseppe Motta per Mondadori, 1930)

3) Riferimento al personaggio di Watson dei romanzi di Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930). Da notare che il riferimento compare solo nella versione originale del romanzo, mentre in quella italiana viene omesso:
Originale: As I say, up till the Monday evening, my narrative might have been that of Poirot himself. I played Watson to his Sherlock. But after Monday our ways diverged. Poirot was busy on his own account. I got to hear of what he was doing, because in King’s Abbot, you get to hear of everything, but he did not take me into his confidence beforehand. And I, too, had my own preoccupations.
Versione italiana: Come ho detto, sino alla sera di lunedì la mia esposizione potrebbe essere esattamente quella di Poirot stesso; dopo il lunedì le nostre ricerche hanno preso una direzione diversa, perché lui si è messo a lavorare per conto suo. Venni a sapere ugualmente quello che faceva, perché, a King’s Abbot, si finisce per venire a sapere sempre ogni cosa, però non ho più goduto della sua confidenza. Del resto anch’io avevo le mie preoccupazioni.
(pag. 141, traduzione di Giuseppe Motta per Mondadori, 1930)

Per approfondire, vedesi anche: Il narratore menzognero ne L’assassinio di Roger Ackroyd.

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La scomparsa di Agatha Christie vista da un quotidiano francese

Gli articoli seguenti sono tratti dal quotidiano Le Matin, 13, 14 e 15 dicembre 1926. L’autore è sconosciuto. La traduzione è mia.

Il mistero del treno azzurro1) Agatha Christie, romanziera inglese molto nota, è scomparsa in questi giorni in circostanze alquanto misteriose. È partita in auto, da sola, con la sua valigia; l’auto e la valigia sono state ritrovate abbandonate vicino a uno stagno e da quel momento di lei non si sono avute più notizie. Fuga? Amnesia? Storia d’amore? Un ingegnoso stratagemma per attirare l’attenzione del pubblico sulle sue opere?

Secondo quanto dichiarato dal marito, l’autrice aveva alcune difficoltà a trovare un finale adeguato per il suo ultimo romanzo, Il mistero del treno azzurro, e aveva affermato più volte che scomparire è facile se uno sa come fare.

Ahimè! Non serviva Agatha Christie per constatare la veridicità di una simile asserzione. Ogni giorno, tante donne muoiono o per omicidio o per suicidio. Chi le rimpiange? Chi le cerca? Chi le compatisce? Chi le piange?

2) Di recente, il nostro quotidiano ha segnalato la misteriosa scomparsa di una delle più famose autrici inglesi.

Riassumiamo un attimo i fatti. Il 04 dicembre, la Signora Agatha Christie è partita alla guida della sua macchina per raggiungere la casa di campagna. Nel corso della giornata, non è accaduto nulla che potesse suscitare la preoccupazione del suo entourage. Il giorno seguente, la macchina è stata ritrovata, con i fari accesi, nella boscaglia di Guildford, senza che vi fosse più traccia della romanziera a parte il cappello e i guanti. Da quel giorno, nessuno l’ha più rivista.

Mentre la notizia si diffondeva, e con essa i commenti, Scotland Yard non perdeva un minuto e si recava sul posto, assieme alla polizia del Surrey, dove il capo in persona si occupava di organizzare le ricerche. Tutti gli angoli di Sunning Dale, residenza della scomparsa, e dell’intera contea, venivano passati a setaccio. Il Silent Pool (lo stagno del silenzio), che assieme a un’altra mezza dozzina di stagni si trova nelle vicinanze del luogo in cui è stata rinvenuta l’auto, è stato dragato con cura.

Come accade sempre in simili situazioni, alcune persone hanno rilasciato preoccupanti testimonianze. Tuttavia, le piste finora battute hanno dato tutte esito negativo, e Agatha Christie resta introvabile.

Il fatto straordinario è che l’intero paese, colpito dalla strana scomparsa di una delle scrittrici più amate, si è messo alla sua ricerca! Mentre gli aeroplani, inviati da Scotland Yard, sorvolano l’Inghilterra ogni volta che il tempo lo permette, cinquemila volontari che hanno risposto all’appello della polizia del Surrey battono la boscaglia.

Lo scorso weekend, lo spettacolo che si presentava alla gente di passaggio era alquanto curioso. Più di cinquemila persone sono arrivate da Londra per dare man forte alla polizia e ai volontari. Come i cospiratori dell’età degli eroi, investigatori, donne, uomini e fanciulle eleganti ispezionavano i boschi nei dintorni di Guildford accompagnati da mute di cani poliziotto.

Se all’inizio qualcuno pensava si trattasse di un imbroglio, ora non è rimasto un solo uomo a Scotland Yard che ne sia ancora convinto. Lo scherzo è andato troppo oltre per essere tale. E in Inghilterra la legge non ci va giù leggera con chi se ne fa beffe.

Delitto? Suicidio? Fuga improvvisa di una donna di lettere troppo affaticata e colpita da delirio ambulatorio? Nessuno lo sa, ma di sicuro non si tratta più di una sparizione premeditata. Basta pensare che, giusto oggi, i palombari londinesi partiranno per gli stagni di Guildford e per il Silent Pool per tentare a loro volta di chiarire un mistero che resterà nelle cronache inglesi di questo secolo.

Immagine tratta dal quotidiano "Le Matin"

Immagine tratta dal quotidiano “Le Matin”

3) Dopo essere stata cercata invano dalla polizia di due contee e da un esercito di volontari, Agatha Christie, la romanziera inglese la cui scomparsa ha appassionato il pubblico e disorientato i detective per ben undici giorni, è stata ritrovata stasera, in un albergo di Harrogate, la stazione balneare termale dello Yorkshire.

Era arrivata in albergo il mattino stesso del giorno della sua sparizione. Ha fornito un nome falso al personale dello stabilimento e ha passeggiato tranquillamente per il parco della villa.

Per il momento, si ignora lo stato delle sue condizioni mentali.

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Carte in tavola (Cards on the Table)

Sintesi: L’eccentrico Signor Shaitana, collezionista di “assassini che l’hanno fatta franca”, incontra Poirot durante un’esposizione di tabacchiere e lo invita a trascorrere una serata a casa sua in modo da fargli conoscere il suo campionario umano. Poirot accetta con riluttanza e così si ritrova, assieme ad Ariadne Oliver, al Colonnello Race e al Sovrintendente Battle a giocare a bridge con quattro presunti assassini: il Dottor Roberts, il Maggiore Despard, la Signorina Meredith e la Signora Lorrimer. Mentre tutti sono impegnati a giocare a carte, il Signor Shaitana viene ucciso in poltrona. La psicologia aiuterà Hercule Poirot a capire chi è riuscito a commettere un delitto sotto gli occhi di otto persone.

Curiosità:
1) Nel libro compaiono ben tre personaggi presenti in romanzi sia precedenti che successivi di Agatha Christie: il Sovrintendente Battle (Il segreto di Chimneys (1925), I sette quadranti (1929), È troppo facile (1939), Verso l’ora zero (1944)); il Colonnello Race (L’uomo vestito di marrone (1924), Poirot sul Nilo (1937), Giorno dei morti (1945)) e Ariadne Oliver (Fermate il boia (1952), La sagra del delitto (1956), Un cavallo per la strega (1961), Sono un’assassina? (1966), Poirot e la strage degli innocenti (1969), Gli elefanti hanno buona memoria (1972).
2) Rhoda Dawes è la cugina di Mark Easterbrook, protagonista di Un cavallo per la strega.
3) Nel romanzo La serie infernale (1936), Poirot racconta a Hastings un ipotetico caso che rispecchia perfettamente la trama di Carte in tavola:

“Supponiamo” mormorò ancora Poirot con la sua voce suadente “che quattro persone siano sedute intorno a un tavolo. Giocano a bridge. C’è una quinta persona, il “morto” di quella partita, che è andato a sedersi in poltrona accanto al fuoco. Alla fine della serata l’uomo viene trovato cadavere. Uno dei quattro, mentre lui non giocava e faceva il “morto”, gli si è avvicinato e lo ha ucciso. Gli altri tre non se ne sono accorti perché erano troppo intenti alla mano che stavano giocando. Ah, ecco il tipo di delitto che ci vorrebbe! Quale di quelle quattro persone è l’assassino?”.
(pag. 17, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

Carte in tavola (Cards on the Table)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento al romanzo La serie infernale (1936) e alla risoluzione del caso da parte di Poirot:
“E voi?”.
“E io?”.
“So tutto di voi, signor Poirot. Siete stato voi a risolvere il mistero dei delitti dell’ABC.”.
“Signorina, mi fate confondere…”
(pag. 19, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

2) Riferimento a The Body in the Library (1942), qui attribuito al personaggio di Ariadne Oliver, destinato a diventare un romanzo di Agatha Christie con protagonista Miss Marple:
“Quella sarebbe la signora Oliver, la scrittrice?”.
[…]
“Sì, è la signora Oliver”.
“Quella che ha scritto Un cadavere in biblioteca?”.
“Proprio lei”.
(pag. 18, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

3) Riferimento implicito al racconto La scatola di cioccolatini, contenuto nella raccolta I primi casi di Poirot, in cui l’investigatore belga confessa a Hastings l’unico fallimento della sua carriera (lo stesso riferimento è presente anche nel romanzo Tragedia in tre atti in cui Poirot ha uno scambio di battute quasi identico con Mr. Satterthwaite):
Despard lo guardò attentamente, ebbe un lieve sorriso, e domandò: “Vi è mai capitato di prendere una cantonata, signor Poirot?”.
“L’ultima volta successe ventotto anni fa” disse Poirot in tono pieno di dignità. “E anche allora, le circostanze erano tali che… ma non importa”.
(pag. 141, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

4) Riferimento, con storpiatura da parte di Poirot, al poema To Lucasta, Going to the Warres (1649) di Richard Lovelace, il cui ultimo verso dice: I could not love thee, dear, so much, Loved I not honor more. Il verso pronunciato da Poirot è invece il seguente: I could not love thee, dear, so much, Loved I not cricket more.
“È giusto”, mormorò Poirot, “bisogna sapere stare al gioco. E, come ha detto con molta finezza uno dei vostri poeti: “Non potevo amare te, cara, fino a quel punto perché amavo di più il cricket”.
“L’onore” corresse la signora Luxmore, aggrottando lievemente le sopracciglia.
“Naturalmente… naturalmente… l’onore”.
(pag. 196, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

5) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes creato da Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930):
“Secondo te, questo Poirot è un uomo intelligente?”.
“Beh non si direbbe proprio che abbia l’aria di uno Sherlock Holmes”, osservò Rhoda. “Però immagino che ai suoi tempi sia stato molto in gamba. Adesso, naturalmente, deve essere un po’ rimbambito. Avrà sessant’anni, come minimo”.
(pag. 210, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

Carte in tavola (Cards on the Table)6) Riferimento implicito al romanzo Assassinio sull’Orient-Express (1934):
“Quanto a voi, signorina, ho una cosetta molto interessante da mostrarvi… Anche se ho l’impressione che non interesserebbe affatto voi, signorina Meredith!”.
“Di che si tratta?”, chiese Rhoda.
Poirot abbassò la voce.
“Di un pugnale, signorina, con il quale, una volta, dodici persone hanno trafitto un uomo. Mi è stato dato come ricordo dalla Compagnie Internationale des Wagons Lits”.
(pagg. 214-215, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

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La morte nel villaggio (The Murder at the Vicarage)

Sintesi: Il parroco di St. Mary Mead, Leonard Clement, racconta al lettore la sua vita nel villaggio, il suo rapporto con la moglie Griselda, di vent’anni più giovane, e l’omicidio di cui si rende testimone: quello dell’odiato colonnello Lucius Protheroe il cui cadavere viene da lui stesso rinvenuto nel suo studio. Grazie all’aiuto dell’arzilla Miss Marple, che tutti gli abitanti del villaggio considerano una vecchietta incartapecorita con scarsa conoscenza del mondo e della natura umana, la verità verrà scoperta.

The Murder at the VicarageCuriosità:
1)
Il personaggio di Leonard Clement è presente anche nel romanzo C’è un cadavere in biblioteca ma, in quel caso, non è più il narratore della storia.
2) Il libro è dedicato alla figlia Rosalind che all’epoca era ancora una ragazzina.
3) Nel 1949 ne fu tratta una pièce in due atti, per l’adattamento di Barbara Toy e Moie Charles, interamente ambientata nello studio di Leonard Clement e con un finale diverso dal romanzo anche se il colpevole resta il medesimo. L’ambientazione non è più negli anni Trenta ma negli anni Quaranta.
4) È uno di quei romanzi di cui Agatha Christie non ricorda i dettagli di realizzazione:

La morte nel villaggio fu pubblicato nel 1930, ma della sua stesura non ricordo assolutamente niente, né dove, come, quando o perché io sia arrivata a scriverlo. Non ricordo nemmeno chi mi abbia suggerito di affidare il ruolo dell’investigatore all’inconsueta figura di Miss Marple. Allora non sapevo che anche lei, come Poirot, mi sarebbe rimasta appiccicata per tutta la vita.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone per Mondadori, p. 508)

Il testo suscita un certo interesse dal punto di vista narrativo. Come afferma la studiosa Kathy Mezei in Spinsters, Surveillance, and Speech: The Case of Miss Marple, Miss Mole, and Miss Jekyll, pubblicato in Journal of Modern Literature, Vol. 30, No. 2 (Winter, 2007), pp. 103-120, ancora una volta, esattamente come accadde in L’assassinio di Roger Ackroyd, Agatha Christie gioca con i lettori e cerca di sviare la loro attenzione dall’elemento veramente importante.
La scelta di affidare la narrazione a Leonard Clement, anziché a Miss Marple stessa, fa sì che il lettore venga indotto a credere che la visione del parrocco sia più affidabile di quella della vecchina, mentre in realtà è esattamente il contrario. Inoltre, i numerosi appellattivi, ben poco lusinghieri, riferiti a Miss Marple – “vecchia strega”, “vecchia zitella”, “vecchio rudere” – contribuiscono a insinuare nella mente del lettore l’idea di trovarsi di fronte alla classica donna in età avanzata, pettegola e impicciona, destinata a veder smentite tutte le sue teorie.
L’ambientazione della storia permette inoltre di immergersi in un’atmosfera in cui tutti spiano tutti e finiscono per esprimere giudizi sugli altri basandosi esclusivamente sulle apparenze e sui pettegolezzi. Anche Miss Marple ammette candidamente di impicciarsi degli affari altrui mentre si occupa del giardino:

“Vivendo così soli, in una parte del mondo quasi remota, è necessario avere un passatempo. Ci si può occupare naturalmente dei lavori a maglia, delle ragazze esploratrici, delle opere di assistenza, come ci si può divertire a dipingere dei bozzetti, ma il mio passatempo è sempre stato la Natura Umana. Così varia e così… affascinante! E naturalmente in un piccolo villaggio, senza altre distrazioni, non manca il modo di approfondire questo studio. Si finisce per classificare le persone proprio come se fossero uccelli, fiori: gruppo così e così, genere tale, specie talaltra. Qualche volta capita, naturalmente, di sbagliare, ma col passare del tempo gli errori sono sempre meno frequenti”.
(La morte nel villaggio, traduzione di Giuseppina Taddei per Mondarori, 1934, p. 249)

Riferimenti intertestuali:

The Murder at the Vicarage1) Riferimento allo scrittore inglese G.K. Chesterton (1874-1936) e allo stile dei suoi romanzi:
“Però non ho verificato la mia ipotesi”, proseguì Lawrence, “perché mi è venuto in mente di andare prima da Miss Marple ad assicurarmi che nessuno era passato dal viottolo ieri sera, mentre noi eravamo nello studio”.
Scossi la testa.
“Ha già affermato che non è passato nessuno”.
“Nessuno che lei chiami qualcuno. Sembra un gioco di parole, ma lei capisce quello che voglio dire. Potrebbe aver visto passare, che so, il portalettere, il lattaio, il ragazzo del macellaio… qualcuno la cui presenza fosse tanto naturale da non farle pensare che fosse necessario riferirla”.
“Lei ha letto G.K. Chesterton”, dissi io, e Lawrence non lo negò.
(La morte nel villaggio, traduzione di Giuseppina Taddei per Mondarori, 1934, p. 155)

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La parola alla difesa (Sad Cypress)

Sintesi: Elinor Carlisle si trova in tribunale con l’accusa di aver assassinato Mary Gerrard, protetta di sua zia Laura Welman. Tutto è iniziato con una lettera anonima attraverso la quale Elinor veniva informata del fatto che Mary si stava approfittando di sua zia per spillarle quattrini. Poiché Elinor, pur professandosi innocente, sembra comunque provare un profondo senso di colpa che rischia di farla condannare, Peter Lord, profondamente legato a lei, decide di rivolgersi a Poirot per trovare le prove che anche altri avevano interesse nell’assassinare Mary Gerrard. L’astuto investigatore non solo troverà le prove ma riuscirà a dimostrare che tutti, all’interno del tribunale, hanno un’ottima ragione per mentire.

Curiosità:
1) Il titolo originale è tratto dalla canzone del Clown presente ne La dodicesima notte di William Shakespeare, atto secondo, scena quarta: Come away, come away, death, / And in sad cypress let me be laid; / Fly away, fly away, breath; / I am slain by a fair cruel maid. / My shroud of white, stuck all with yew, / O! prepare it. / My part of death, no one so true / Did share it. (Or vieni, morte, or vieni, e fa che sotto un triste cipresso io sia disteso. Una fanciulla crudele e bella mi ha ucciso. Il mio sudario bianco di tasso guarnito, oh, preparate! Alla morte nessun amante di me più fedele si è accostato. Traduzione di Agostino Lombardo per Feltrinelli)
2) Il libro è suddiviso in un prologo e ventisei capitoli; la struttura della storia è la seguente: Prologo, in cui la protagonista si trova già in tribunale ed esprime le sensazioni che prova; sette capitoli in cui si spiega come si è arrivati a quella situazione e perché proprio lei è stata imputata di omicidio; tredici capitoli in cui Poirot viene informato del caso e inizia le indagini; quattro capitoli di dibattimenti in tribunale; due capitoli conclusivi.

Il libro uscì per la prima volta nel 1933, poco dopo che Agatha Christie aveva iniziato una nuova vita, dopo il fallimento del primo matrimonio, e rispecchia un po’ il dolore da lei provato per la separazione dal marito. Nel riserbo di Elinor e nella sua incapacità di parlare o di mostrare l’amore che prova per Roddy, c’è molto di Agatha Christie. […] Nella decisione di Elinor di sbrogliare la situazione personalmente dopo la morte della zia c’è un’eco del ritorno della stessa Agatha alla sua casa nel Devon, dopo la morte della madre adorata, un ritorno che la portò quasi alla follia.
Tutto ciò aggiunge incisività e profondità a questo romanzo.
(Julian Symons nella prefazione a La parola alla difesa, traduzione di Lidia Lax)

La parola alla difesa (Sad Cypress)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento alla figura della Princesse lointaine, tipico personaggio della letteratura medievale nonché protagonista di un dramma in quattro atti di Edmond Rostand composto nel 1895:
“Perché tu mi ami, vero, Elinor?”.
“Sì”. Lo disse con freddezza, quasi con sussiego.
“Sì”, le fece il verso Roddy. “Sei adorabile, Elinor. Questa tua aria così speciale… distante… al di sopra di tutto… la Princesse lointaine. Credo che sia proprio per questa tua caratteristica che ti amo”.
(pag. 17, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori)

2) Riferimento implicito al racconto Il sogno, della stessa Agatha Christie, pubblicato, tra le altre, nella raccolta Il caso del dolce di Natale e altre storie in cui compare proprio il personaggio di Benedict Farley:
“Monsieur Poirot” disse “siete l’unico uomo al mondo che può aiutarmi. Ho sentito Stillingfleet parlare di voi; mi ha descritto tutto quello che avete fatto nel caso di Benedict Farley. E cioè come tutti, proprio tutti, fossero convinti che si trattava di un caso di suicidio mentre voi siete riuscito a dimostrare che era un assassinio”.
(pag. 111, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori)

3) Riferimento alla leggenda che vede protagoniste Eleonora d’Aquitania e Rosamund Clifford, secondo la quale Eleonora, sposata con Enrico II d’Inghilterra, decise di avvelenare Rosamund perché era l’amante del marito (N.B. Lo stesso identico riferimento compare anche nel romanzo Giorno dei morti dove si parla sempre di morte per avvelenamento):
Gli occhi azzurri di Elinor ebbero un lampo improvviso.
“Ho pensato alla mia omonima, Eleonora di Aquitania”.
“Capisco perfettamente”, disse Poirot.
“Capite davvero?”.
“Oh, sì. È una storia che conosco Ha offerto alla bella Rosamund, non è vero?, la scelta fra un pugnale o una coppa di veleno. E Rosamund ha scelto il veleno”.
(pag. 194, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori)

La parola alla difesa (Sad Cypress)4) Riferimento ai Dolori del giovane Werther (1774) di Johann Wolfgang Goethe e, in particolare, alla travagliata storia d’amore tra Werther e Charlotte:
Peter Lord arrossì. “Mi sono comportato come un perfetto idiota. Ecco… avevo sentito dire che era tornata. Così sono andato fino alla casa nella speranza di vederla. Ma non avevo intenzione di parlarle. Volevo… volevo semplicemente… vederla”. […]
“Carlotta e il poeta Werther! Continuate, amico mio”.
“Oh, non c’è altro da dire. Sono sgusciato in mezzo agli arbusti e sono rimasto lì a guardarla fino a quando lei è andata via”.
(pag. 272, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori)

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