Articoli con tag: Agatha Christie

Carte in tavola (Cards on the Table)

Sintesi: L’eccentrico Signor Shaitana, collezionista di “assassini che l’hanno fatta franca”, incontra Poirot durante un’esposizione di tabacchiere e lo invita a trascorrere una serata a casa sua in modo da fargli conoscere il suo campionario umano. Poirot accetta con riluttanza e così si ritrova, assieme ad Ariadne Oliver, al Colonnello Race e al Sovrintendente Battle a giocare a bridge con quattro presunti assassini: il Dottor Roberts, il Maggiore Despard, la Signorina Meredith e la Signora Lorrimer. Mentre tutti sono impegnati a giocare a carte, il Signor Shaitana viene ucciso in poltrona. La psicologia aiuterà Hercule Poirot a capire chi è riuscito a commettere un delitto sotto gli occhi di otto persone.

Curiosità:
1) Nel libro compaiono ben tre personaggi presenti in romanzi sia precedenti che successivi di Agatha Christie: il Sovrintendente Battle (Il segreto di Chimneys (1925), I sette quadranti (1929), È troppo facile (1939), Verso l’ora zero (1944)); il Colonnello Race (L’uomo vestito di marrone (1924), Poirot sul Nilo (1937), Giorno dei morti (1945)) e Ariadne Oliver (Fermate il boia (1952), La sagra del delitto (1956), Un cavallo per la strega (1961), Sono un’assassina? (1966), Poirot e la strage degli innocenti (1969), Gli elefanti hanno buona memoria (1972).
2) Rhoda Dawes è la cugina di Mark Easterbrook, protagonista di Un cavallo per la strega.
3) Nel romanzo La serie infernale (1936), Poirot racconta a Hastings un ipotetico caso che rispecchia perfettamente la trama di Carte in tavola:

“Supponiamo” mormorò ancora Poirot con la sua voce suadente “che quattro persone siano sedute intorno a un tavolo. Giocano a bridge. C’è una quinta persona, il “morto” di quella partita, che è andato a sedersi in poltrona accanto al fuoco. Alla fine della serata l’uomo viene trovato cadavere. Uno dei quattro, mentre lui non giocava e faceva il “morto”, gli si è avvicinato e lo ha ucciso. Gli altri tre non se ne sono accorti perché erano troppo intenti alla mano che stavano giocando. Ah, ecco il tipo di delitto che ci vorrebbe! Quale di quelle quattro persone è l’assassino?”.
(pag. 17, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

Carte in tavola (Cards on the Table)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento al romanzo La serie infernale (1936) e alla risoluzione del caso da parte di Poirot:
“E voi?”.
“E io?”.
“So tutto di voi, signor Poirot. Siete stato voi a risolvere il mistero dei delitti dell’ABC.”.
“Signorina, mi fate confondere…”
(pag. 19, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

2) Riferimento a The Body in the Library (1942), qui attribuito al personaggio di Ariadne Oliver, destinato a diventare un romanzo di Agatha Christie con protagonista Miss Marple:
“Quella sarebbe la signora Oliver, la scrittrice?”.
[…]
“Sì, è la signora Oliver”.
“Quella che ha scritto Un cadavere in biblioteca?”.
“Proprio lei”.
(pag. 18, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

3) Riferimento implicito al racconto La scatola di cioccolatini, contenuto nella raccolta I primi casi di Poirot, in cui l’investigatore belga confessa a Hastings l’unico fallimento della sua carriera (lo stesso riferimento è presente anche nel romanzo Tragedia in tre atti in cui Poirot ha uno scambio di battute quasi identico con Mr. Satterthwaite):
Despard lo guardò attentamente, ebbe un lieve sorriso, e domandò: “Vi è mai capitato di prendere una cantonata, signor Poirot?”.
“L’ultima volta successe ventotto anni fa” disse Poirot in tono pieno di dignità. “E anche allora, le circostanze erano tali che… ma non importa”.
(pag. 141, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

4) Riferimento, con storpiatura da parte di Poirot, al poema To Lucasta, Going to the Warres (1649) di Richard Lovelace, il cui ultimo verso dice: I could not love thee, dear, so much, Loved I not honor more. Il verso pronunciato da Poirot è invece il seguente: I could not love thee, dear, so much, Loved I not cricket more.
“È giusto”, mormorò Poirot, “bisogna sapere stare al gioco. E, come ha detto con molta finezza uno dei vostri poeti: “Non potevo amare te, cara, fino a quel punto perché amavo di più il cricket”.
“L’onore” corresse la signora Luxmore, aggrottando lievemente le sopracciglia.
“Naturalmente… naturalmente… l’onore”.
(pag. 196, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

5) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes creato da Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930):
“Secondo te, questo Poirot è un uomo intelligente?”.
“Beh non si direbbe proprio che abbia l’aria di uno Sherlock Holmes”, osservò Rhoda. “Però immagino che ai suoi tempi sia stato molto in gamba. Adesso, naturalmente, deve essere un po’ rimbambito. Avrà sessant’anni, come minimo”.
(pag. 210, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

Carte in tavola (Cards on the Table)6) Riferimento implicito al romanzo Assassinio sull’Orient-Express (1934):
“Quanto a voi, signorina, ho una cosetta molto interessante da mostrarvi… Anche se ho l’impressione che non interesserebbe affatto voi, signorina Meredith!”.
“Di che si tratta?”, chiese Rhoda.
Poirot abbassò la voce.
“Di un pugnale, signorina, con il quale, una volta, dodici persone hanno trafitto un uomo. Mi è stato dato come ricordo dalla Compagnie Internationale des Wagons Lits”.
(pagg. 214-215, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

Annunci
Categorie: Agatha Christie, Hercule Poirot | Tag: , , , , | Lascia un commento

La morte nel villaggio (The Murder at the Vicarage)

Sintesi: Il parroco di St. Mary Mead, Leonard Clement, racconta al lettore la sua vita nel villaggio, il suo rapporto con la moglie Griselda, di vent’anni più giovane, e l’omicidio di cui si rende testimone: quello dell’odiato colonnello Lucius Protheroe il cui cadavere viene da lui stesso rinvenuto nel suo studio. Grazie all’aiuto dell’arzilla Miss Marple, che tutti gli abitanti del villaggio considerano una vecchietta incartapecorita con scarsa conoscenza del mondo e della natura umana, la verità verrà scoperta.

The Murder at the VicarageCuriosità:
1)
Il personaggio di Leonard Clement è presente anche nel romanzo C’è un cadavere in biblioteca ma, in quel caso, non è più il narratore della storia.
2) Il libro è dedicato alla figlia Rosalind che all’epoca era ancora una ragazzina.
3) Nel 1949 ne fu tratta una pièce in due atti, per l’adattamento di Barbara Toy e Moie Charles, interamente ambientata nello studio di Leonard Clement e con un finale diverso dal romanzo anche se il colpevole resta il medesimo. L’ambientazione non è più negli anni Trenta ma negli anni Quaranta.
4) È uno di quei romanzi di cui Agatha Christie non ricorda i dettagli di realizzazione:

La morte nel villaggio fu pubblicato nel 1930, ma della sua stesura non ricordo assolutamente niente, né dove, come, quando o perché io sia arrivata a scriverlo. Non ricordo nemmeno chi mi abbia suggerito di affidare il ruolo dell’investigatore all’inconsueta figura di Miss Marple. Allora non sapevo che anche lei, come Poirot, mi sarebbe rimasta appiccicata per tutta la vita.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone per Mondadori, p. 508)

Il testo suscita un certo interesse dal punto di vista narrativo. Come afferma la studiosa Kathy Mezei in Spinsters, Surveillance, and Speech: The Case of Miss Marple, Miss Mole, and Miss Jekyll, pubblicato in Journal of Modern Literature, Vol. 30, No. 2 (Winter, 2007), pp. 103-120, ancora una volta, esattamente come accadde in L’assassinio di Roger Ackroyd, Agatha Christie gioca con i lettori e cerca di sviare la loro attenzione dall’elemento veramente importante.
La scelta di affidare la narrazione a Leonard Clement, anziché a Miss Marple stessa, fa sì che il lettore venga indotto a credere che la visione del parrocco sia più affidabile di quella della vecchina, mentre in realtà è esattamente il contrario. Inoltre, i numerosi appellattivi, ben poco lusinghieri, riferiti a Miss Marple – “vecchia strega”, “vecchia zitella”, “vecchio rudere” – contribuiscono a insinuare nella mente del lettore l’idea di trovarsi di fronte alla classica donna in età avanzata, pettegola e impicciona, destinata a veder smentite tutte le sue teorie.
L’ambientazione della storia permette inoltre di immergersi in un’atmosfera in cui tutti spiano tutti e finiscono per esprimere giudizi sugli altri basandosi esclusivamente sulle apparenze e sui pettegolezzi. Anche Miss Marple ammette candidamente di impicciarsi degli affari altrui mentre si occupa del giardino:

“Vivendo così soli, in una parte del mondo quasi remota, è necessario avere un passatempo. Ci si può occupare naturalmente dei lavori a maglia, delle ragazze esploratrici, delle opere di assistenza, come ci si può divertire a dipingere dei bozzetti, ma il mio passatempo è sempre stato la Natura Umana. Così varia e così… affascinante! E naturalmente in un piccolo villaggio, senza altre distrazioni, non manca il modo di approfondire questo studio. Si finisce per classificare le persone proprio come se fossero uccelli, fiori: gruppo così e così, genere tale, specie talaltra. Qualche volta capita, naturalmente, di sbagliare, ma col passare del tempo gli errori sono sempre meno frequenti”.
(La morte nel villaggio, traduzione di Giuseppina Taddei per Mondarori, 1934, p. 249)

Riferimenti intertestuali:

The Murder at the Vicarage1) Riferimento allo scrittore inglese G.K. Chesterton (1874-1936) e allo stile dei suoi romanzi:
“Però non ho verificato la mia ipotesi”, proseguì Lawrence, “perché mi è venuto in mente di andare prima da Miss Marple ad assicurarmi che nessuno era passato dal viottolo ieri sera, mentre noi eravamo nello studio”.
Scossi la testa.
“Ha già affermato che non è passato nessuno”.
“Nessuno che lei chiami qualcuno. Sembra un gioco di parole, ma lei capisce quello che voglio dire. Potrebbe aver visto passare, che so, il portalettere, il lattaio, il ragazzo del macellaio… qualcuno la cui presenza fosse tanto naturale da non farle pensare che fosse necessario riferirla”.
“Lei ha letto G.K. Chesterton”, dissi io, e Lawrence non lo negò.
(La morte nel villaggio, traduzione di Giuseppina Taddei per Mondarori, 1934, p. 155)

Categorie: Agatha Christie, Miss Marple | Tag: , , , , | Lascia un commento

La parola alla difesa (Sad Cypress)

Sintesi: Elinor Carlisle si trova in tribunale con l’accusa di aver assassinato Mary Gerrard, protetta di sua zia Laura Welman. Tutto è iniziato con una lettera anonima attraverso la quale Elinor veniva informata del fatto che Mary si stava approfittando di sua zia per spillarle quattrini. Poiché Elinor, pur professandosi innocente, sembra comunque provare un profondo senso di colpa che rischia di farla condannare, Peter Lord, profondamente legato a lei, decide di rivolgersi a Poirot per trovare le prove che anche altri avevano interesse nell’assassinare Mary Gerrard. L’astuto investigatore non solo troverà le prove ma riuscirà a dimostrare che tutti, all’interno del tribunale, hanno un’ottima ragione per mentire.

Curiosità:
1) Il titolo originale è tratto dalla canzone del Clown presente ne La dodicesima notte di William Shakespeare, atto secondo, scena quarta: Come away, come away, death, / And in sad cypress let me be laid; / Fly away, fly away, breath; / I am slain by a fair cruel maid. / My shroud of white, stuck all with yew, / O! prepare it. / My part of death, no one so true / Did share it. (Or vieni, morte, or vieni, e fa che sotto un triste cipresso io sia disteso. Una fanciulla crudele e bella mi ha ucciso. Il mio sudario bianco di tasso guarnito, oh, preparate! Alla morte nessun amante di me più fedele si è accostato. Traduzione di Agostino Lombardo per Feltrinelli)
2) Il libro è suddiviso in un prologo e ventisei capitoli; la struttura della storia è la seguente: Prologo, in cui la protagonista si trova già in tribunale ed esprime le sensazioni che prova; sette capitoli in cui si spiega come si è arrivati a quella situazione e perché proprio lei è stata imputata di omicidio; tredici capitoli in cui Poirot viene informato del caso e inizia le indagini; quattro capitoli di dibattimenti in tribunale; due capitoli conclusivi.

Il libro uscì per la prima volta nel 1933, poco dopo che Agatha Christie aveva iniziato una nuova vita, dopo il fallimento del primo matrimonio, e rispecchia un po’ il dolore da lei provato per la separazione dal marito. Nel riserbo di Elinor e nella sua incapacità di parlare o di mostrare l’amore che prova per Roddy, c’è molto di Agatha Christie. […] Nella decisione di Elinor di sbrogliare la situazione personalmente dopo la morte della zia c’è un’eco del ritorno della stessa Agatha alla sua casa nel Devon, dopo la morte della madre adorata, un ritorno che la portò quasi alla follia.
Tutto ciò aggiunge incisività e profondità a questo romanzo.
(Julian Symons nella prefazione a La parola alla difesa, traduzione di Lidia Lax)

La parola alla difesa (Sad Cypress)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento alla figura della Princesse lointaine, tipico personaggio della letteratura medievale nonché protagonista di un dramma in quattro atti di Edmond Rostand composto nel 1895:
“Perché tu mi ami, vero, Elinor?”.
“Sì”. Lo disse con freddezza, quasi con sussiego.
“Sì”, le fece il verso Roddy. “Sei adorabile, Elinor. Questa tua aria così speciale… distante… al di sopra di tutto… la Princesse lointaine. Credo che sia proprio per questa tua caratteristica che ti amo”.
(pag. 17, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori)

2) Riferimento implicito al racconto Il sogno, della stessa Agatha Christie, pubblicato, tra le altre, nella raccolta Il caso del dolce di Natale e altre storie in cui compare proprio il personaggio di Benedict Farley:
“Monsieur Poirot” disse “siete l’unico uomo al mondo che può aiutarmi. Ho sentito Stillingfleet parlare di voi; mi ha descritto tutto quello che avete fatto nel caso di Benedict Farley. E cioè come tutti, proprio tutti, fossero convinti che si trattava di un caso di suicidio mentre voi siete riuscito a dimostrare che era un assassinio”.
(pag. 111, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori)

3) Riferimento alla leggenda che vede protagoniste Eleonora d’Aquitania e Rosamund Clifford, secondo la quale Eleonora, sposata con Enrico II d’Inghilterra, decise di avvelenare Rosamund perché era l’amante del marito (N.B. Lo stesso identico riferimento compare anche nel romanzo Giorno dei morti dove si parla sempre di morte per avvelenamento):
Gli occhi azzurri di Elinor ebbero un lampo improvviso.
“Ho pensato alla mia omonima, Eleonora di Aquitania”.
“Capisco perfettamente”, disse Poirot.
“Capite davvero?”.
“Oh, sì. È una storia che conosco Ha offerto alla bella Rosamund, non è vero?, la scelta fra un pugnale o una coppa di veleno. E Rosamund ha scelto il veleno”.
(pag. 194, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori)

La parola alla difesa (Sad Cypress)4) Riferimento ai Dolori del giovane Werther (1774) di Johann Wolfgang Goethe e, in particolare, alla travagliata storia d’amore tra Werther e Charlotte:
Peter Lord arrossì. “Mi sono comportato come un perfetto idiota. Ecco… avevo sentito dire che era tornata. Così sono andato fino alla casa nella speranza di vederla. Ma non avevo intenzione di parlarle. Volevo… volevo semplicemente… vederla”. […]
“Carlotta e il poeta Werther! Continuate, amico mio”.
“Oh, non c’è altro da dire. Sono sgusciato in mezzo agli arbusti e sono rimasto lì a guardarla fino a quando lei è andata via”.
(pag. 272, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori)

Categorie: Agatha Christie, Hercule Poirot | Tag: , , , , | Lascia un commento

Agatha Christie a fumetti

Agatha Christie a fumettiAlla fine degli anni Novanta, la casa editrice francese Claude Lefrancq iniziò a pubblicare alcune graphic novel a colori tratte dai romanzi di Agatha Christie. La serie, conclusasi dopo cinque numeri i cui titoli erano Le Crime de l’Orient-Express, L’adversaire secret, Mort sur le Nil, Dix petits nègres e La nuit qui ne finit pas, si basava su sceneggiature di François Rivière – noto critico letterario di Le Figaro nonché autore di romanzi gialli e di un volume sulla scomparsa di Agatha Christie – e su disegni dei noti illustratori Miniac e Lequercq.

Tra il 2002 e il 2013, la Emmanuel Proust Éditions prese in mano questa eredità dando alle stampe 24 graphic novel adattate dai romanzi e racconti di Agatha Christie, tra cui le cinque di cui sopra che, in alcuni casi, cambiarono l’illustratore (passando da Miniac a Solidor), e in altri subirono una modifica del titolo: il già pubblicato L’adversaire secret divenne Mister Brown.

Dal 2007, la serie è stata parzialmente edita in inglese dalla Harper & Collins che finora ne ha tradotti 21 volumi (sono rimasti esclusi Les Oiseaux du lac Stymphale, Le couteau sur la nuque e Rendez-vous avec la mort).

Dal 2009, le italiane Edizioni BD ne hanno pubblicato una piccola parte; per la precisione sette storie suddivise in tre volumi, e in bianco e nero anziché a colori (I grandi casi dell’ispettore Poirot, che contiene: Assassinio sull’Orient-Express, Morte sul Nilo e L’assassinio di Roger Ackroyd; Le curiose indagini di Poirot, che contiene: Il mistero del Treno Azzurro, Aiuto, Poirot! e Assassinio in Mesopotamia; e il volume singolo Dieci piccoli indiani).

Si segnala, che anche la Paquet Éditions divenuta, nel 2014, proprietaria della Emmanuel Proust Éditions, ha pubblicato tre graphic novel tratte dai romanzi di Agatha Christie, con sceneggiature e disegni di autori e illustratori diversi da quelli visti in precedenza. La graphic novel Le Crime de l’Orient-Express è uscita in Italia per Mondadori sulla scia del successo dell’omonimo film di Kenneth Branagh.

Elenco completo degli albi francesi, pubblicati dalla Emmanuel Proust Éditions, in ordine di uscita:

  1. Le secret de Chimneys (dal romanzo Il segreto di Chimneys (1925)). Sceneggiatura di François Rivière. Disegni di Laurence Suhner.
  2. Mort sur le Nil (dal romanzo Poirot sul Nilo (1937)). Sceneggiatura di François Rivière. Disegni di Solidor.
  3. Dix petits nègres (dal romanzo Dieci piccoli indiani (1939)). Sceneggiatura di François Rivière. Disegni di Frank Leclercq.
  4. Le Crime de l’Orient-Express (dal romanzo Assassinio sull’Orient-Express (1934)). Sceneggiatura di François Rivière. Disegni di Solidor.
  5. Mister Brown (dal romanzo Avversario segreto (1922)). Sceneggiatura di François Rivière. Disegni di Frank Leclercq.
  6. La nuit qui ne finit pas (dal romanzo Nella mia fine è il mio principio (1967)). Sceneggiatura di François Rivière. Disegni di Frank Leclercq.
  7. Le Crime du golf (dal romanzo Aiuto, Poirot! (1923)). Sceneggiatura di François Rivière. Disegni di Marc Piskic.
  8. Le Meurtre de Roger Ackroyd (dal romanzo L’assassinio di Roger Ackroyd (1926)). Sceneggiatura e disegni di Bruno Lachard.
  9. L’affaire Protheroe (dal romanzo La morte nel villaggio (1930)). Sceneggiatura e disegni di Norma.
  10. L’homme au complet marron (dal romanzo L’uomo vestito di marrone (1924)). Sceneggiatura di Hughot. Disegni di Mohamed El Baïri.
  11. Le Train Bleu (dal romanzo Il mistero del treno azzurro (1928)). Sceneggiatura e disegni di Marc Piskic.
  12. Meurtre en Mésopotamie (dal romanzo Non c’è più scampo (1936)). Sceneggiatura di François Rivière. Disegni di Chandre.
  13. Les quatres (dal romanzo Poirot e i quattro (1927)). Sceneggiatura e disegni di Alain Paillou.
  14. Témoin indésirable (dal romanzo Le due verità (1958)). Sceneggiatura e disegni di Chandre.
  15. Le Crime d’Halloween (dal romanzo La strage degli innocenti (1969)). Sceneggiatura e disegni di Chandre.
  16. Cartes sur tables (dal romanzo Carte in tavola (1936)). Sceneggiatura e disegni di Frank Lequercq.
  17. Témoin muet (dal romanzo Due mesi dopo (1937)). Sceneggiatura e disegni di Marek.
  18. Cinq petits cochons (dal romanzo Il ritratto di Elsa Greer (1942)). Sceneggiatura di Miceal O’Griafa. Disegni di David Charrier.
  19. La maison du péril (dal romanzo Il pericolo senza nome (1932)). Sceneggiatura di Didier Quella-Guyot. Disegni di Thierry Jollet.
  20. Les oiseaux du lac Stymphale (dal racconto Gli uccelli stinfali, contenuto nella raccolta Le fatiche di Hercule (1947)). Sceneggiatura e disegni di Marek.
  21. Poirot joue le jeu (dal romanzo La sagra del delitto (1956)). Sceneggiatura e disegni di Marek.
  22. Le couteau sur la nuque (dal romanzo Se morisse mio marito (1933)). Sceneggiatura e disegni di Marek.
  23. Les vacances d’Hercule Poirot (dal romanzo Corpi al sole (1941)). Sceneggiatura di Didier Quella-Guyot. Disegni di Thierry Jollet.
  24. Rendez-vous avec la mort (dal romanzo La domatrice (1938)). Sceneggiatura di Didier Quella-Guyot. Disegni di Marek.

Galleria di copertine dell’edizione francese in cinque volumi:

Galleria di copertine dell’edizione francese in ventiquattro volumi:

Galleria dell’edizione italiana:

Categorie: Agatha Christie | Tag: , , | Lascia un commento

Un messaggio dagli spiriti (The Sittaford Mystery)

Sintesi: A Sittaford House, durante una seduta spiritica organizzata per gioco, uno “spirito” informa i partecipanti che il Capitano Trevelyan, proprietario della dimora, è appena stato assassinato. Il Maggiore Burnaby, amico del Capitano, temendo per l’incolumità dell’uomo, decide di recarsi nella sua attuale residenza, poco distante da lì, per verificare che sia ancora vivo. Al suo arrivo, scopre che l’uomo è stato assassinato proprio come diceva lo “spirito”. Poiché nel testamento l’uomo lasciava tutto in eredità alla sorella e ai nipoti, e solo uno dei nipoti, James Pearson, si trovava sul posto al momento del crimine, la polizia arresta immediatamente quest’ultimo. La sua fidanzata, Emily Trefusis, decisa a dimostrarne l’innocenza, si mette a indagare.

Un messaggio dagli spiritiCuriosità:
1) È il primo romanzo di Agatha Christie a occuparsi di eventi apparentemente sovrannaturali. A esso farà seguito la serie di racconti del 1933 Il segugio della morte in cui, a parte in Testimone d’accusa, l’autrice si divertirà ad approfondire ulteriormente la tematica con storie incentrate su chiaroveggenza, premonizione, possessione, precognizione, fantasmi, psicofonia, pseudoinfestazione e viaggi in astrale. La stregoneria farà, invece, capolino nei romanzi È troppo facile, del 1939, e Un cavallo per la strega, del 1961.
2) L’opera presenta una struttura che, per ambientazione e personaggi, sembra in parte ricordare Il mastino dei Baskerville (1902) di Sir Arthur Conan Doyle.
3) Il romanzo è narrato in terza persona. I primi dieci capitoli sono incentrati soprattutto sulle indagini dell’ispettore Narracott, mentre dal capitolo undici in poi è quasi sempre Emily Trefusis a indagare coadiuvata da Charles Enderby. Emily e Charles sono anche gli unici personaggi di cui, a volte, è possibile udire i pensieri.
4) Quando nel dicembre 1926 la scrittrice scomparve, fu proprio Sir Arthur Conan Doyle a portare uno dei suoi guanti da una medium nella speranza che potesse fornire informazioni in merito. Poiché Un messaggio dagli spiriti è del 1931, è probabile che l’episodio ne abbia in qualche modo influenzato la stesura.

Per approfondire il rapporto di Agatha Christie con il paranormale può essere interessante leggere il volume Testimoni del mistero, di Pier Carpi, pubblicato da Rusconi nel 1979.

Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento a Sir Oliver Lodge (1851-1940), esperto conoscitore delle onde elettromagnetiche e parapsicologo, e a Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930), noto anche per la sua passione per lo spiritismo:
“Anche la faccenda della seduta spiritica è strana”, aggiunse poi. “Stavo pensando di scrivere qualcosa a questo proposito per il giornale. Per esempio potrei sentire cosa ne pensano Sir Oliver Lodge e Sir Arthur Conan Doyle o magari qualche attrice o qualche altra persona”.
(pag. 83, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1984)

2) Riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie (1865) di Lewis Carroll (1832-1898) e nello specifico ai personaggi dei gemelli Tweedledum e Tweedledee che in realtà compaiono in Alice attraverso lo specchio (1871):
Completati i preparativi del proprio abbigliamento, che lo faceva assomigliare stranamente a uno dei due tondi e paffuti gemelli di Alice nel paese delle meraviglie, uscì di nascosto dalla villetta.
(pag. 168, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1984)

Un messaggio dagli spiriti3) Riferimento al dramma musicale Tristano e Isotta (1865) di Richard Wagner (1813-1883):
Robert Gardner era sdraiato su un divano vicino alla finestra in una grande stanza del primo piano. Era un uomo alto e robusto, con gli occhi azzurri e i capelli biondi.
A Emily sembrò che somigliasse a Tristano, come si presenta nel terzo atto del Tristano e Isotta ma… certo che nessun tenore wagneriano aveva mai avuto un aspetto così bello!
(pag. 193, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1984)

Categorie: Agatha Christie, riferimenti letterari, riferimenti teatrali | Tag: , , , | Lascia un commento

Non c’è più scampo (Murder in Mesopotamia)

Sintesi: In Iraq, l’infermiera Amy Leatheran (io narrante del libro) viene assunta dall’archeologo Eric Leidner per occuparsi della moglie Louise. Poco tempo dopo, la moglie di Leidner viene trovata morta in seguito a un colpo alla testa. Il Capitano Maitland, coadiuvato dal Dottor Reilly, cerca di capire come può essere stato perpetrato l’omicidio e arriva alla conclusione che il responsabile dev’essere qualcuno all’interno della casa perché la finestra era chiusa; tuttavia, poiché Hercule Poirot, amico di Reilly, si trova in Iraq, quest’ultimo decide di chiedere il suo intervento. Si viene così a sapere che la signora Leidner aveva contratto un primo matrimonio con un uomo che era stato una spia tedesca e che tutti davano per morto dopo un incidente ferroviario. La certezza della sua morte, però, non è mai stata appurata. Partendo da questo, Poirot arriverà alla soluzione.

Curiosità:
1) Alla fine del romanzo, Poirot lascia la Mesopotamia giusto in tempo per trovarsi implicato in Assassinio sull’Orient Express. Anche se Non c’è più scampo è successivo, infatti, gli eventi in esso narrati sono precedenti a quell’avventura.
2) Poiché Agatha Christie era una grande appassionata di delitti in stanze chiuse, questo romanzo replica in parte la struttura del Mistero della camera gialla (1907) di Gaston Leroux. Lo stesso testo è stato fonte di ispirazione anche per il romanzo Aiuto, Poirot! (1923) (vedesi, a questo proposito, Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone per Mondadori, pag. 330).
3) Il titolo italiano si riferisce a una frase contenuta nelle lettere minatorie ricevute dalla Signora Leidner prima di essere assassinata.

Non c'è più scampo (Murder in Mesopotamia)Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes creato da Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930). In questo caso, Agatha Christie coglie l’occasione per un paragone, ben poco lusinghiero, tra lui e Hercule Poirot:
Non so come me lo fossi immaginato… qualcosa sul tipo di Sherlock Holmes, credo; alto, snello, con la faccia acuta e intelligente. Invece! Quando me lo sono trovato davanti per poco non scoppiavo a ridergli in faccia. Sembrava una macchietta. Alto poco più di un metro e mezzo, grassoccio, anziano, con un enorme paio di baffi e una testa d’uovo! Un parrucchiere da farsa, ecco!
(pag. 76, traduzione di Enrico Piceni per Mondadori, 1938)

2) Riferimento a una serie di opere letterarie reali (Agatha Christie ama molto citare titoli di libri all’interno dei suoi romanzi o racconti e, spesso, inventarseli di sana pianta. Cosa che in questo caso non avviene). Who Were the Greeks? (1930) è un testo dell’archeologo britannico Sir John Linton Myres; Life of Lady Hester Stanhope si riferisce all’opera The life and letters of Lady Hester Stanhope pubblicata nel 1914 e composta da Catherine Lucy Wilhelmina Powlett Cleveland; Back to Methuselah è un testo scritto dal drammaturgo George Bernard Shaw tra il 1918 e il 1920 e composto da una prefazione e cinque pièces; Linda Condon è un romanzo dell’americano Joseph Hergesheimer risalente al 1919; Crewe Train è un romanzo del 1926 di Rose Macaulay. Da notare che tutte queste opere hanno a che fare con l’archeologia o con eroine atipiche, esattamente come il personaggio di Louise Leidner protagonista del romanzo della Christie:
Rimise a posto il ritratto e osservò il servizio da toeletta, semplice ma bello, in tartaruga. Poi guardò una fila di volumi fra due reggilibri, e ne lesse forte i titoli: Chi erano i greci?, Introduzione al relativismo, Vita di Lady Hester Stanhope, Torniamo a Matusalemme, Linda Condon, Il convoglio.
(pag. 107, traduzione di Enrico Piceni per Mondadori, 1938)

Non c'è più scampo (Murder in Mesopotamia)3) Riferimento al personaggio di Jago dell’Otello di William Shakespeare:
“Per questo la odio: perché lei si divertiva ad aizzare la gente, a suscitare passioni e liti ma senza mai esservi coinvolta. Una specie di Jago femmina, una maligna spettatrice. Capite quel che voglio dire?”.
(pag. 117, traduzione di Enrico Piceni per Mondadori, 1938)

4) Riferimento alla ballata di John Keats La Belle Dame sans Merci (1819):
“Naturalmente le seccava che una donna, anziana secondo il suo punto di vista e che già aveva pescato due mariti, venisse a cacciare nella sua riserva. Sheila è una ragazza attraente e piena di salute, ma la signora Leidner era qualcosa fuori dell’ordinario, aveva un fascino un po’ misterioso… una specie di Belle dame sans merci!
(pag. 121, traduzione di Enrico Piceni per Mondadori, 1938)

Categorie: Agatha Christie, Hercule Poirot, riferimenti letterari, riferimenti teatrali | Tag: , , , , | Lascia un commento

Tragedia in tre atti (Three Act Tragedy)

Sintesi: Il celebre attore Charles Cartwright organizza un party, nella sua casa in Cornovaglia, durante il quale il reverendo Babbington muore collassando a terra. Il caso, tuttavia, viene archiviato come morte naturale. Qualche tempo dopo, il Dottor Bartholomew Strange, che aveva partecipato anche al party precedente, organizza a sua volta una festa per poi collassare a terra come il reverendo Babbington. Il caso precedente viene riaperto e si scopre che la causa di entrambi i decessi è avvelenamento da nicotina. Hercule Poirot, coadiuvato dall’amico Charles Cartwright, scoprirà il vero responsabile di quegli omicidi e anche di un terzo che avverrà poco dopo.

Curiosità:
1) Il personaggio di Charles Cartwright si ispira all’attore Gerald du Maurier (1873-1934) – padre di Daphne du Maurier, autrice di Rebecca, la prima moglie, la cui fama sarà poi legata alla trasposizione cinematografica che ne fece Alfred Hitchcock – noto soprattutto per aver ricoperto, a teatro, il doppio ruolo di George Darling e Capitan Uncino in Peter Pan di J.M. Barrie nel 1904.
2) In origine, il romanzo Three Act Tragedy presentava una struttura che riproduceva quella di un programma di sala teatrale ed era organizzato nel modo seguente: First Act: Suspicion, Second Act: Certainty, Third Act: Discovery. L’elenco dei personaggi era così presentato: Directed by: Sir Charles Cartwright, Assistant Directors: Mr. Satterthwaite, Miss Hermione Lytton Gore, Clothes by: Ambrosine Ltd, Illumination by: Hercule Poirot (vedesi, a questo riguardo, il volume The Gentle Art of Murder: The Detective Fiction of Agatha Christie, di Earl F. Bargainnier, Bowling Green University Popular Press, Ohio 1980, p. 170).
3) Il personaggio di Mr. Satterthwaite è il protagonista della serie di racconti, sempre di Agatha Christie, Il misterioso Signor Quin (1930), in cui si trova a interagire con un personaggio insolito che richiama la figura di Arlecchino della Commedia dell’Arte. Mr. Satterthwaite compare anche nel racconto Lo specchio del morto contenuto nella raccolta Quattro casi per Hercule Poirot (1937).

Tragedia in tre atti (Three Act Tragedy)Riferimenti intertestuali:

1) Nel capitolo cinque dell’atto terzo, intitolato Divisione del lavoro, Mr. Satterthwaite chiede a Poirot se gli è mai capitato di “prendere un granchio secco”. Hercule Poirot risponde in modo vago facendo un implicito riferimento al caso della Scatola di cioccolatini, presente nella raccolta I primi casi di Hercule Poirot, in cui racconta a Hastings proprio un episodio del genere:
“Qualche volta mi è accaduto di non cogliere subito nel segno”, ammise Poirot, “mi sono lasciato ingannare dalle apparenze, e questo ha ritardato la soluzione”.
“E ciò che si chiama un granchio secco, non l’avete mai preso?”.
“Una volta… molti e molti anni fa. Ero ancora in Belgio, allora. Ma non è il caso di parlarne”.
(pag. 87, traduzione di Tito N. Sarego per Mondadori, 1937)

2) Nel capitolo uno dell’atto secondo, Hercule Poirot narra a Mr. Satterthwaite la vicenda di cui si è reso protagonista in Poirot a Styles Court:
“Quando sopraggiunse la guerra fui costretto a fuggire all’estero. Stanco, ferito, demoralizzato mi rifugiai in Inghilterra, dove una vecchia signora mi offrì ospitalità. Poi lei morì… fu uccisa. Allora chiamai a raccolta le mie energie, feci funzionare di nuovo le cellule della mia materia grigia e riuscii a scoprire l’assassino. Compresi che non ero ancora un uomo finito e che le mie facoltà investigative erano più sviluppate di prima”.
(pag. 30, traduzione di Tito N. Sarego per Mondadori, 1937)

Tragedia in tre atti (Three Act Tragedy)3) Riferimento al poema Lancelot and Elaine, di Lord Alfred Tennyson (1809-1892), in cui si narra la storia di Elaine morta di dolore per il suo amore non corrisposto nei confronti di Lancillotto:
Satter ripensò a Eliana di Tennyson, morta per amore, e si disse ancora una volta che le ragazze moderne seguivano ben altri sistemi, meno poetici forse, ma indubbiamente assai più pratici e sicuri.
(pag. 23, traduzione di Tito N. Sarego per Mondadori, 1937)

Categorie: Agatha Christie, Hercule Poirot | Tag: , , , | 1 commento

Macabro quiz (Cat Among the Pigeons)

Sintesi: Nel collegio di Meadowbank, frequentato da ragazze appartenenti all’alta borghesia inglese e non solo, l’anno scolastico procede nel migliore dei modi finché non viene rinvenuto il cadavere di un’insegnante di sport. A questo omicidio ne segue ben presto un altro, riguardante una seconda insegnante, mentre una delle ragazze viene misteriosamente rapita. Julia Upjohn, allieva della scuola, decide di recarsi da Poirot per spiegargli l’accaduto e per mostrargli anche le pietre preziose che ha rinvenuto in una racchetta. L’investigatore, incuriosito dal caso e piacevolmente sorpreso dall’intraprendenza della ragazzina, aiuterà l’ispettore Kelsey a individuare il responsabile.

Curiosità:
1) Il titolo originale si riferisce alla locuzione idiomatica inglese to throw/to set/to put a cat among the pigeons, ovvero scatenare un putiferio come quello che si crea quando si mette un gatto in una colombaia.
2) L’immaginario collegio di Meadowbank richiama il collegio Caledonia a Bexhill-on-Sea, a suo tempo frequentato dalla figlia di Agatha Christie, Rosalind.
3) Il libro presenta la classica struttura con narratore onnisciente in terza persona eccezion fatta per il capitolo 5 che assume la forma del romanzo epistolare.
4) Nel capitolo 13 del romanzo originale, durante uno scambio di battute tra le protagoniste, viene citata l’attrice inglese Joyce Grenfell nota per aver interpretato la serie di film ambientata nella scuola di St Trinian (The Belles of St Trinian’s (1954), Blue Murder at St Trinian’s (1957), The Pure Hell of St Trinian’s (1960)) a cui Agatha Christie si sarebbe in parte ispirata. Nella traduzione italiana, le battute, che riporto qui di seguito, vengono completamente omesse.

‘Look at Vansittart doing her stuff.’
‘Terribly gracious, isn’t she?’ said Jennifer.
‘I don’t know why,’ said Julia, ‘but somehow it makes me want to laugh. It’s a sort of copy of Miss Bulstrode, isn’t it? Quite a good copy, but it’s rather like Joyce Grenfell or someone doing an imitation.’
‘There’s Pam’s mother,’ said Jennifer. ‘She’s brought the little boys. How they can all get into that tiny Morris Minor I don’t know.’
‘They’re going to have a picnic,’ said Julia. ‘Look at all the baskets.’

Macabro quiz (Cat Among the Pigeons)Riferimenti intertestuali:
1)
Riferimento ai personaggi di Giulietta e di Desdemona di Romeo e Giulietta e Otello di Shakespeare:
“Può una buona qualità essere portata all’eccesso?”. Io non sapevo cosa dire. Il tema della prossima settimana sarà: “Fate un paragone tra il carattere di Giulietta e quello di Desdemona”. Anche questo mi sembra sciocco.
(pag. 58, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1960)

2) Riferimento al Lago dei cigni di Pëtr Il’ič Čajkovskij:
L’ho chiesto alla signorina Chadwick (non avrei mai osato chiederlo alla signorina Bulstrode!) e lei mi ha risposto con molta durezza. Mi ha detto che non era affatto vero e che non dovevo dare retta ai pettegolezzi.
Siamo state al balletto, martedì, Il lago dei cigni. Un sogno indescrivibile!
(pag. 59, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1960)

3) Riferimento implicito al romanzo di Agatha Christie Fermate il boia (1952) attraverso il personaggio di Maureen Summerhayes che qui risulta essere una cara amica della madre della giovane che chiede aiuto a Poirot:
“Piacere, Signor Poirot, sono Julia Upjohn. Credo che conosciate una grande amica della mia mamma: la Signora Summerhayes. Siamo state da lei l’estate scorsa e ci ha parlato molto di voi”.
“La Signora Summerhayes…”. La mente di Poirot riandò a una casetta arrampicata sulla sommità di una collina, a un simpatico viso lentigginoso, a un divano con le molle rotte, a una quantità di cani e a molte altre cose piacevoli e spiacevoli.
(pag. 154, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1960)

Macabro quiz (Cat Among the Pigeons)4) Riferimento alla Bibbia (Proverbi 31:10): Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore (la traduzione italiana parla, appunto, di perle e non di rubini):
“Ma, vedete, lui e io… lui era musulmano, eppure ogni tanto mi chiedeva di leggergli qualche brano della Bibbia. E leggemmo quel punto in cui si parla di una donna che valeva di più di qualsiasi rubino. E perciò… non terrò nessun gioiello. Preferisco di no”.
(pag. 216, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1960)

Categorie: Agatha Christie, Hercule Poirot, riferimenti letterari, riferimenti teatrali | Tag: , , , , | Lascia un commento

Assassinio sull’Orient-Express di Kenneth Branagh: a chi è piaciuto e a chi no (in Italia e nel mondo)

Assassinio sull'Orient-Express (2017)I baffi di Kenneth Branagh assomigliano a una scopa e sono giganteschi, mentre il suo accento è una via di mezzo tra quello di David Suchet e quello di Peter Ustinov, ma non ricorda per niente quello di Albert Finney; nessun attore che si cimenti nel ruolo di Poirot riesce ad assumere un vero accento belga – fa parte del divertimento! – (provate a leggere un qualsiasi romanzo di Agatha Christie e contate quanti punti esclamativi trovate su una singola pagina). Nel suo ruolo di regista, Branagh adotta appieno l’abitudine, quasi farsesca, dell’autrice inglese di collocare nelle sue opere personaggi archetipici sull’orlo di una crisi di nervi. […] In più di un’occasione, il Poirot di Branagh emette una sonora risata mentre sfoglia un romanzo della Christie, come a sottolineare che il regista si è ben guardato dal realizzare un reboot crudamente realistico, e ringraziamo Dio per questo. Le ultime cose che vorrei dall’adattamento di un romanzo di Agatha Christie creato a scopo di evasione sono il sangue e i conflitti.
(April Wolfe, New York, The Village Voice, 09 novembre 2017, traduzione mia)

Gli adattamenti dei romanzi di Agatha Christie sono tornati di moda. Le recenti versioni televisive di Dieci piccoli indiani e Testimone d’accusa erano emozionanti e vivaci, con le storie ben inquadrate nelle loro epoche, moderni movimenti di camera, un’ottima qualità estetica e attori che pronunciavano dialoghi ampollosi come Dio comanda. Sfortunatamente il regista Kenneth Branagh, con il suo Assassinio sull’Orient-Express, è andato nella direzione opposta producendo una pellicola soporifera eccessivamente pomposa, eccessivamente scenografica e recitata molto sopra le righe che in qualche modo riesce persino a risultare più antiquata della versione del 1974.
(C.J. Johnson, Sydney, Radio ABC, 16 novembre 2017, traduzione mia)

Tutti i membri del cast danno prova di un enorme talento, ma nessuno brilla abbastanza. L’interazione si riduce quasi a una serie di conversazioni con Poirot, anche se in realtà una pellicola in cui l’azione si svolge nello stesso luogo comporta molti limiti. Il problema fondamentale, legato al fatto che il protagonista principale è il detective, è che tutto si riduce alla sua intelligenza e alle sue straordinarie doti. Ne consegue che i brevi istanti in cui sono presenti gli altri membri del cast dipendono da ciò che lui dice o fa.
(Carlos Díaz Reyes, Messico, Vanguardia, 16 novembre 2017, traduzione mia)

Kenneth Branagh

E la prossima volta cosa ci aspetta? Il ritorno di Charlie Chan? Assassinio sull’Orient-Express manca di orrore, perfidia e durezza. Branagh si perde in chiacchiere.
Non posso fare un paragone tra questa pellicola e quella del 1974 tratta dal celebre romanzo di Agatha Christie.
Abbiamo davvero bisogno di un franchise costituito da Kenneth Branagh nel ruolo di Poirot? Pensavo che dopo aver diretto e interpretato come non protagonista Jack Ryan – L’iniziazione (2014) non ci sarebbe stato un altro trampolino di lancio per Branagh nel doppio ruolo regista/attore. E invece, l’ultima immagine di Assassinio sull’Orient-Express ci mostra Poirot in partenza per l’Egitto perché c’è stato un… Assassinio sul Nilo.
(Victoria Alexander, Las Vegas, Las Vegas Informer, 19 novembre 2017, traduzione mia)

Il remake di Assassinio sull’Orient-Express, per la regia di Kenneth Branagh, è vittima dell’illusione secondo la quale la qualità cinematografica è aritmetica: Judi Dench e Penélope Cruz sono di nuovo insieme, come lo sono Branagh, Michelle Pfeiffer, Johnny Depp, Daisy Ridley, Josh Gad, Derek Jacobi e Dio solo sa quanti altri che mi stanno saltando in mente. Se un film fosse davvero pura e semplice matematica, questo sarebbe un capolavoro. Ma un film non è fatto di matematica, e quindi questo non lo è.
La nuova versione di Kenneth Branagh di uno dei classici di Agatha Christie è visivamente sontuosa eppure inerte ed è formata da una serie di quelli che si potrebbero definire cammei da parte di attori fin troppo talentuosi per sprecare il loro tempo così. Dovrebbero proporre una legge che impedisca di ingaggiare Judi Dench per un film in cui poi non le viene dato praticamente nulla da fare.
(Christopher Orr, Washington D.C., The Atlantic, 19 novembre 2017, traduzione mia)

Johnny Depp

L’attore-regista Kenneth Branagh mantiene il tono leggero e il ritmo veloce e, esattamente come in Cenerentola del 2015, da lui diretta ma non interpretata, presta la massima attenzione nell’evitare ogni forma di astuzia – il cast e il copione si mantengono fedeli all’originale con impassibile schiettezza – .
Rispetto al romanzo, ci sono un paio di minime modifiche che apportano un tocco più moderno: il personaggio del Colonnello Arbuthnot è interpretato dall’attore di colore Leslie Odom Jr. e quindi vengono brevemente affrontati i comportamenti razzisti degli anni Trenta del Novecento.
La sceneggiatura di Michael Green (Blade Runner 2049, Logan – The Wolverine) accentua i tic ossessivi-compulsivi di Hercule Poirot ed è un peccato, perché la televisione è già strapiena di detective e dottori le cui disabilità si convertono in superpoteri.
(John Lui, Singapore, The Straits Times, 29 novembre 2017, traduzione mia)

Quanto a Branagh, si diverte a impaginare l’avventura in un misto di teatralità e gusto hollywoodiano-retrò, ritagliando un Poirot dai vistosi baffi austroungarici che, pur caratteristicamente compulsivo-ossessivo, esplicita una più palpabile umanità. D’altronde questo è un caso che mette in crisi il suo profondo senso etico, in quanto verità e giustizia per una volta non sembrano coincidere. Molto branaghiana, e al contempo in sintonia con la visione della Christie, questa sottolineatura dell’aspetto morale dà una piccola marcia in più a quello che di base non pretende di essere altro che un godibile spettacolo di intrattenimento.
(Alessandra Levantesi Kezich, Italia, La Stampa, 30 novembre 2017)

Assassinio sull'Orient-Express (2017)Quanta bella e ricca gente nelle eleganti carrozze e che folta schiera di prestigiosi divi chiamati a impersonarli. Da Michelle Pfeiffer a Willem Dafoe, da Judi Dench a Penélope Cruz (nel ruolo, forzatamente spagnolo, che era stato della Bergman). Lo stesso Branagh, con clamorosi baffi posticci, succede ad Albert Finney come Hercule Poirot, il celebre, imbattibile investigatore belga, mentre al sussiegoso Johnny Depp toccano le coltellate mortali che nel ’74 si beccava Richard Widmark. […]
Chi ce l’aveva con quel losco figuro? Molti, anzi troppi, pensa e rivela Poirot, arrivando alla soluzione. Un bel thriller, fatto con il rimpianto, aristocratico vecchio stile, molto ben recitato, che piacerà anche a chi ricorda il sorprendente finale.
(Massimo Bertarelli, Italia, Il Giornale, 01 dicembre 2017)

Categorie: Agatha Christie, Hercule Poirot | Tag: , , , , | Lascia un commento

Mistero a Crooked House di Gilles Paquet-Brenner

Mistero a Crooked HouseScritto da Agatha Christie nel 1949, e appartenente alla schiera di romanzi non aventi come protagonista principale un investigatore noto al grande pubblico come Hercule Poirot o Miss Marple, Crooked House, tradotto in italiano con il poco convincente È un problema, è in realtà, malgrado la sua fama limitata, uno dei migliori romanzi polizieschi dell’autrice inglese.

Il titolo originale riprende una filastrocca, tra le tante molto amate da Agatha Christie, che sembra riferirsi al rapporto tra inglesi e scozzesi e all’accordo firmato dal Generale scozzese Alexander Leslie durante un periodo di forte tensione tra i due popoli. Questo rispecchia perfettamente anche la situazione di convivenza forzata tra i vari membri della famiglia Leonides, protagonisti del libro, la cui dipendenza finanziaria dal patriarca Aristide, vittima dell’omicidio, è causa di soprusi e di forti contrasti.

La trama alquanto complessa del romanzo, che, con risvolti psicologici ben più complicati di Dieci piccoli indiani, chiama in causa numerosi personaggi dalle multiformi sfaccettature, è sempre stato un grosso ostacolo al progetto di trasporlo sul grande schermo, a differenza di quanto avvenuto con le opere più note di Agatha Christie. Il regista francese Gilles Paquet-Brenner, coadiuvato da Julian Fellowes, reso giustamente celebre dalle sceneggiature di Gosford Park e Downton Abbey, e Tim Rose Price, conosciuto per Il bacio del serpente e Rapa Nui, ha raccolto la sfida attribuendo ai vari membri della famiglia Leonides, e al giovane investigatore Charles Hayward, il volto di una serie di attori di prim’ordine e rendendo la casa in cui è ambientata la storia un elemento tutt’altro che scenografico. Mistero a Crooked House, questo il titolo del film attualmente nelle sale, non delude le aspettative di chi apprezza lo stile letterario di Agatha Christie e si rivela una piacevole sorpresa per coloro che, dell’autrice, non hanno mai conosciuto altro che Poirot e Miss Marple.

Un cast di celebrità non è certo una novità per una pellicola tratta da Agatha Christie, ma solo in rari casi – vedesi ad esempio Testimone d’accusa (1957) di Billy Wilder – una scelta di questo tipo si è rivelata efficace. Il pregio di Mistero a Crooked House è proprio questo: l’abilità degli attori nel mettere in scena un “dramma” corale senza che nessuno cerchi di entrare in competizione con gli altri per superarlo in bravura. Glenn Close, nel ruolo di Lady Edith de Haviland, cognata del defunto, dà un’interpretazione magistrale di una donna scaltra, sfuggente ma consapevole di un declino familiare inarrestabile che ha finito per colpire anche i membri all’apparenza più innocenti e incapaci di concepire la malvagità; è sua, infatti, la battuta: “Questa casa è una serra di repressa passione. È ciò che capita quando la persona che ami di più al mondo, per cui daresti perfino la vita, è anche di fatto la persona che detesti di più”, che ben sintetizza il messaggio che la stessa Agatha Christie voleva trasmettere con il romanzo. Max Irons gestisce bene il ruolo del giovane catapultato in una realtà di cui cerca di mantenere una visione distaccata al fine di non farsi coinvolgere e scoprire chi è il colpevole. Gillian Anderson, che impersona l’attrice Magda West, moglie del figlio del patriarca e madre di Josephine, Sophia e Eustace, assume quei classici atteggiamenti da donna troppo immedesimata nei suoi personaggi per preoccuparsi dell’omicidio avvenuto tra le pareti di casa sua e finisce per suscitare anche una certa simpatia. Terence Stamp, nei panni dell’Ispettore Taverner, non passa affatto inosservato.

Mistero a Crooked House (Glenn Close)

Rispetto al testo originale, in cui la casa sbilenca abitata dai personaggi è metafora dell’influsso e del potere di Aristide sui restanti consanguinei ma in cui dominano soprattutto i dialoghi e la mentalità di una variegata umanità assoggettata a un solo uomo a causa della situazione storica, la pellicola converte la dimora in una sorta di gabbia dorata in cui si consumano tradimenti, gelosie e ripicche. Come anticipato, questo fa sì che l’ambientazione contribuisca in maniera decisiva alla riuscita della trasposizione e permetta allo spettatore di meglio comprendere lo stato di “prigionia psicologica” in cui si muovono i numerosi protagonisti.

Una pellicola che vale la pena vedere.

Categorie: Agatha Christie | Tag: , , , | Lascia un commento

Blog su WordPress.com.