Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)

Sintesi: Hercule Poirot, come quasi tutti gli esseri umani, detesta andare dal dentista e lo fa solo quando vi è costretto. Alcune ore dopo essere uscito dallo studio del Dottor Morley, riceve una telefonata dell’Ispettore Japp che gli comunica che l’uomo si è ucciso con un colpo di pistola. Ben poco convinto, Poirot inizia a interessarsi alla questione soprattutto quando Japp lo informa che, secondo lui, l’uomo ha commesso un suicidio dopo aver scoperto di aver somministrato una dose sbagliata di medicinale a un paziente che in seguito era deceduto. La verità, naturalmente, è ben diversa da quella che sembra.

Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)Curiosità:
1)
Scritto subito dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, è un romanzo in cui si percepisce che il mondo sta cambiando e che le cose non saranno mai più come prima. Interessante, da questo punto di vista, il personaggio di Frank Carter che mostra una certa propensione per il movimento fascista.
2) Il titolo originale, One, two, buckle my shoe, si riferisce a una nursery rhyme dal medesimo titolo i cui versi sono a loro volta i titoli dei vari capitoli del libro (One, two, Buckle my shoe; Three, four, Knock at the door; Five, six, Pick up sticks; Seven, eight, Lay them straight; Nine, ten, A big fat hen; Eleven, twelve, Dig and delve; Thirteen, fourteen, Maids a-courting; Fifteen, sixteen, Maids in the kitchen; Seventeen, eighteen, Maids in waiting; Nineteen, twenty, My plate is empty).
3) Come nel romanzo Delitto in cielo e nel racconto Accadde in Cornovaglia, Agatha Christie esprime la sua paura per i dentisti.
4) È uno dei romanzi di Agatha Christie il cui titolo è costituito dal verso di una nursery rhyme. Gli altri sono: Dieci piccoli indiani (Ten Little Indians), Il ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), È un problema (Crooked House), Polvere negli occhi (A Pocket Full of Rye) e Poirot si annoia (Hyckory Dickory Dock). Tra i racconti che si distinguono per questa caratteristica: Canta una canzone da sei soldi (Sing a Song of Sixpence), Tre topolini ciechi (Three Blind Mice) e Come va il vostro giardino? (How Does Your Garden Grow?).

Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al dramma Così è se vi pare (1917) di Luigi Pirandello (1867-1936):
“Se per caso il mio nome deve essere pubblicato, come quello di uno dei testimoni, per esempio, vogliate accertarvi che sia scritto esattamente: Mabelle Sainsbury Seale, Mabelle, con due L, E, e Seale, S, E, A, L, E… E naturalmente devono ricordarsi di accennare che sono apparsa in Così è se vi pare, all’Oxford Repertory Theatre”.
(pag. 52, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

2) Riferimento alla Bibbia, libro dei Salmi, 140:3, 140:4 e 140:5:
Voci bianche di contralto cantavano: Le loro lingue sono appuntite come quelle del serpente e il veleno si nasconde dietro le loro labbra. Tenori e bassi riprendevano: Preservatemi, Signore, dalla malvagità degli infedeli. E dall’opera dei cattivi. Hercule Poirot inserì nel coro una voce incerta di baritono: Mi hanno teso un laccio, una rete dalle maglie fitte. E le trappole mi attendono sulla via.
(pag. 153, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

3) Riferimento al personaggio di Vera Rossakoff comparsa nel capitolo sesto di Poirot e i quattro (1927):
Eh, Hercule Poirot ricordava certe donne… Una in particolare… che splendida creatura!… Un uccello del paradiso… Una Venere.
Che donna era quella! Queste ragazzette non valevano neppure un dito mignolo della contessa Vera Rossakoff! Un’autentica aristocratica russa, un’aristocratica dalla testa ai piedi. Ed era anche, ricordava, un’abile ladra… Un vero genio.
(pag. 162, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)4) Riferimento alle Stalle di Augia, una delle fatiche contenute nel volume Le fatiche di Hercule (1947):
Per un attimo il pensiero di Poirot volò a quel caso che lui aveva chiamato “Le stalle di Augia”. Mormorò non senza qualche compiacimento: “Era ingegnoso, vero? Dovete ammetterlo. Un colpo di genio, diciamolo”.
(pag. 176, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

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