riferimenti letterari

Dopo le esequie (After the Funeral)

Sintesi: L’anziano Richard Abernethie, di salute precaria, muore improvvisamente. Subito dopo i funerali, durante la lettura del testamento, la sorella Cora dice ai familiari che, secondo lei, hanno fatto bene a mettere tutto a tacere visto che il vecchio è stato ucciso. L’avvocato Entwhistle, stupito dalla sua affermazione, inizia a rifletterci su quando riceve una telefonata che gli comunica che la donna è stata assassinata a colpi di accetta. Subito dopo i funerali, la dama di compagnia di Cora rischia di morire avvelenata ma riesce a salvarsi all’ultimo momento. L’ispettore Morton inizia le indagini coadiuvato da Poirot che si intrufolerà tra i membri della famiglia spacciandosi inizialmente per Monsieur Pontalier.

Assassinio al galoppatoioCuriosità:
1)
Dopo la morte di Cora a colpi di accetta, l’avvocato Entwhistle cita una sadica nursery rhyme che narra la storia di Lizzie Borden (1860-1927), nota per aver assassinato con l’accetta il padre e la matrigna: Lizzie Borden took an axe / And gave her mother forty whacks. / When she saw what she had done, / She gave her father forty-one.
Il romanzo è molto pessimista riguardo alle conseguenze che la guerra ha avuto sulla vita degli esseri umani e sui rapporti sociali.
2) Nel 1963, in contemporanea con l’uscita nelle sale del film Assassinio al galoppatoio, il romanzo fu riedito in Inghilterra con il medesimo titolo. Nella pellicola, però, non compare Hercule Poirot bensì Miss Marple impersonata da Margaret Rutherford.

Il secondo episodio della nuova serie, che girammo nel 2005, fu Dopo le esequie, pubblicato in Inghilterra nel 1953, anno dell’incoronazione della Regina Elisabetta II, e negli Stati Uniti l’anno successivo con il titolo Funerals Are Fatal. In questo romanzo, Agatha Christie traccia il ritratto di una famiglia disfunzionale, dove tutti si comportano come cani e gatti. Tuttavia, i rapporti tra i vari membri della famiglia sono così complessi che l’autrice ritenne opportuno inserire un albero genealogico per aiutare il lettore a capire esattamente chi è chi. […]
Nel romanzo originale, Agatha Christie fornisce ulteriori dettagli sulla complessa personalità di Poirot, in particolare quando gli fa dire: “Le donne non sono mai gentili, anche se a volte sanno essere amorevoli”. Questa non è l’osservazione di un misogino, ma il punto di vista di un uomo che non ha mai provato attrazione sessuale per una donna. Secondo me, Poirot non ha mai manifestato il benché minimo interesse per il sesso, anche se è perfettamente in grado di riconoscere negli altri i sintomi del desiderio.
(David Suchet, Poirot and Me, Headline Publishing Group, London 2013, pp. 265-266, traduzione mia)

Dopo le esequieRiferimenti intertestuali:
1) Riferimento al romanzo, sempre di Agatha Christie, pubblicato nel 1933, Se morisse mio marito (Lord Edgware dies):
“Cosa si può fare con una donna simile?” […] “Nulla”, convenne Poirot pieno di comprensione, “Lo so benissimo. Non dimenticherò mai l’assassinio di Lord Edgware. Quasi ne uscivo sconfitto, da un cervellino di attrice. Le menti molto semplici hanno sovente il genio di commettere un crimine semplice e poi cavarsela. Speriamo che il nostro assassino, se di un caso di assassinio si tratta, sia intelligente, superiore, vanitoso e incapace di resistere alla tentazione di mettersi in mostra”.
(pag. 128, traduzione di Lia Volpatti, Mondadori, 1983)

2) Riferimento al personaggio di Ofelia dell’Amleto di Shakespeare, al Mercante di Venezia e alla frase pronunciata dal personaggio di Jessica nell’atto quinto, scena prima: I am never merry when I hear sweet music.
Poirot trovò Rosamund seduta su una panchina sulle rive di un torrentello che precipitava in una breve cascata e poi riprendeva a fluire tra i rododendri.
“Non vorrei disturbare Ofelia”, esordì Poirot, mettendosi a sedere accanto a lei. “State studiando la parte?”.
“Non ho mai recitato Shakespeare”, rispose Rosamund. “Soltanto una volta ho fatto Jessica nel Mercante di Venezia. Una parte noiosa”.
“Sì, ma non priva di pathos. Non sono mai felice quando ascolto una dolce musica. Che peso doveva sopportare, povera Jessica, la figlia dell’odiato e disprezzato ebreo”.
(pag. 220, traduzione di Lia Volpatti, Mondadori, 1983)

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Nella mia fine è il mio principio (Endless Night)

Sintesi: Michael Rogers racconta la sua storia d’amore con la giovane ereditiera Ellie Guteman e il suo rapporto con tutti coloro che, per interesse o affetto, fanno parte della sua cerchia di conoscenze. Quello che sembra il diario di un giovane innamorato si converte ben presto nella confessione di uno psicopatico.
Insolito e ricco di colpi di scena.

Curiosità: 1) Il romanzo presenta una struttura molto simile a quella de L’assassinio di Roger Ackroyd in quanto l’io narrante è menzognero. Tuttavia, Michael Rogers è molto più perverso e imprevedibile del Dottor Sheppard del romanzo succitato e questo spiazza ulteriormente il lettore.
2) La trama è stata ripresa, quasi identica, nel racconto, pubblicato nel 1979 nella raccolta Il caso della domestica perfetta e altre storie, Le maledizioni della strega (The case of the Caretaker) in cui Miss Marple, costretta a letto da un’influenza, risolve un caso di omicidio che sembra un incidente.
3) Il romanzo è dedicato a Nora Prichard, la nonna paterna del nipote di Agatha Christie, Mathew, che raccontò per la prima volta ad Agatha Christie la leggenda di Campo degli Zingari.
4)
Da questo romanzo, nel 1972, è stato tratto il film Champagne per due dopo il funerale.

Riferimenti intertestuali:
Nella mia fine è il mio principio (Endless Night)1) Il titolo originale è tratto da un verso della poesia di William Blake Auguries of Innocence (Every Night and Every Morn / Some to Misery are Born /
Every Morn and Every Night / Some are Born to sweet delight / Some are Born to sweet delight /Some are Born to Endless Night): Ogni giorno, a tutte l’ore / nasce un uomo che al dolore, / al dolore è destinato. / Ogni giorno, a tutte l’ore / nasce un uomo che al fulgore / della gioia è destinato. / Nasce un uomo a tutte l’ore / per la gioia o il dolore (traduzione di Laura Grimaldi per Mondadori).
Il titolo italiano è invece tratto dalla poesia di Thomas S. Eliot East Coker, citata nel primo capoverso del libro, che inizia con In My Beginning Is My End e si conclude con In My End Is My Beginning.

2) Riferimento al poema di William Blake The Fly (Little Fly / Thy summer’s play, / My thoughtless hand / Has brush’d away. / Am not I / A fly like thee? / Or art not thou / A man like me? / For I dance / And drink and sing / Till some blind hand / Shall brush my wing. / If thought is life / And strength and breath; / And the want / Of thought is death; / Then am I / A happy fly, / If I live, / Or if I die.) in seguito musicato, nel 1965, da Benjamin Britten e inserito nella raccolta Songs and Proverbs of William Blake: Uccellino melodioso / Mentre stavi appollaiato / Su quell’albero frondoso / A cantare a perdifiato / È arrivato un cacciatore / Ed il cuor ti ha trapassato. / Anch’io canto, danzo e rido / Senza un minimo di affanno / Nella sorte mia confido / Danzo e rido tutto l’anno, / Finché un giorno non lontano / Il mio cuore spaccheranno. / Uccellino melodioso / Ci convien quindi cantare / Perché in fondo solo morte / Ci è assegnata come sorte… (traduzione di Laura Grimaldi per Mondadori).

Rassegna stampa:
Nella mia fine è il mio principio (Endless Night)
“La vecchia maestrina (o qualunque sia il femminile di “maestro”) della crime-novel ha estratto dalla sua inesauribile borsa un altro romanzo dal titolo Nella mia fine è il mio principio. Si tratta di un’opera molto diversa da quelle a cui ci ha abituati. È impossibile fornire dettagli sulla trama senza svelare segreti fondamentali; i lettori che credono di trovarsi di fronte a una storia romantica, sono avvisati: si stanno sbagliando di grosso. L’impattante, per non dire terribile, suspense che avvolge il finale è forse la più sconvolgente mai concepita da un’autrice così sorprendente”.
(Francis Iles, The Guardian, 10 novembre 1967)

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Le due verità (Ordeal by Innocence)

Sintesi: Il Dottor Arthur Calgary si reca a casa della famiglia Argyle per comunicare una notizia sconvolgente: Jack Argyle, da tutti considerato da sempre uno squilibrato e condannato all’ergastolo tempo prima per un omicidio di cui si dichiarava innocente, non era affatto colpevole. Il giovane, infatti, aveva sempre dichiarato di aver ricevuto un passaggio, da uno sconosciuto di mezza età, proprio nell’ora in cui si compieva il crimine. La polizia, però, non era mai stata in grado di rintracciare tale persona e, di conseguenza, Jack Argyle era morto di polmonite in carcere poco dopo la condanna. Quella persona è proprio Arthur Calgary che, con l’aiuto del sovrintendente Huish, si mette a indagare per scoprire una volta per tutte il vero colpevole.
È un ottimo esempio di come la giustizia umana, quando sbaglia, possa distruggere la vita delle persone.
Curiosità: Nel 1984 ne è stata tratta una pellicola, in italiano nota con il titolo Prova d’innocenza, con Donald Sutherland nel ruolo di Arthur Calgary e Faye Dunaway e Christopher Plummer nei ruoli della sorella e del fratello di Jack Argyle.

Non è la giustizia ad avere importanza, ma quel che capita a chi è innocente. Il risultato delle mie rivelazioni è stato quello di avervi fatto soffrire tutti. Ma chi è innocente non deve soffrire, ed è per porre fine a questa sofferenza che sono qui, ora.

Le due verità (Ordeal by Innocence)Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al libro di Giobbe, 9, 20.28 (Even if I were innocent, my mouth would condemn me… I still dread all my sufferings, for I know you will not hold me innocent):

Se avessi ragione, la mia bocca mi condannerebbe. Mi spavento per tutti i miei dolori, so bene che non mi dichiarerai innocente.
(esergo del volume, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

2) Riferimento metaforico all’attraversamento del Rubicone inteso come il fatto di prendere una decisione importante:
Un forestiero dopo la chiusura della stagione turistica… che per di più traghettava a un’ora insolita. Troppo tardi per prendere il tè nel bar locale… Senza bagaglio, quindi uno che non contava di fermarsi. (Perché, poi, pensò Calgary, aveva fatto così tardi? Aveva cercato forse inconsciamente di rimandare quel momento? Di ritardare al massimo il momento cruciale?) Attraversare il Rubicone… il fiume… il fiume… La sua mente riandò all’altro fiume, il Tamigi.
(p. 10, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

3) Riferimento al teatro greco e nello specifico alla maschera della tragedia greca (it seemed as though Tragedy herself stood there barring his way. It was a young face; indeed it was in the poignancy of its youth that tragedy had its very essence. The Tragic Mask, he thought, should always be a mask of youth Helpless, foreordained, with doom approaching… from the future):
[…] sembrò che la figura apparsa sulla soglia fosse la personificazione della Tragedia venuta a sbarrargli il passo. Aveva un viso giovane; infatti la Tragedia aveva la sua vera essenza nello strazio della gioventù. La maschera tragica, pensò, dovrebbe sempre essere una maschera giovane… indifesa, predestinata, con la catastrofe che le muove inesorabilmente incontro… dal futuro.
(p. 13, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

4) Riferimento a un proverbio attribuito a Rudyard Kipling (1865-1936) la cui origine, in realtà, è ignota (Nothing is ever settled until it is settled right):
“Di chi è il detto: Nulla può mai dirsi sistemato finché…?”.
Finché non lo è in modo giusto”, finì per lui la signorina Vaughan. “Di Kipling”.
(p. 19, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

5) Riferimento a William Shakespeare e ai suoi personaggi negativi:
“Hester mi ha telefonato quella sera, dopo che questo Calgary era stato là. Finito l’ambulatorio, avevamo in programma di andare a Drymouth a sentire una conferenza sui tipi di criminali che si trovano in Shakespeare”.
“Un tema particolarmente indicato direi”.
(p. 108, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

6) Riferimento all’opera Aspettando Godot (1953) di Samuel Beckett (1906-1989):
“…Aiutò la signorina Lindstrom a lavare le stoviglie del tè, mi pare”.
“Precisamente”, fece Kirsten, “E poi andasti in camera. Dovevi uscire più tardi, se ricordi, per andare a Drymouth, a vedere una rappresentazione di Aspettando Godot allestita da una compagnia di dilettanti”.
(p. 148, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

Le due verità (Ordeal by Innocence)7) Riferimento al poema, in seguito musicato, di Jean Ingelow (1820-1897) Sailing Beyond Seas noto anche con il titolo The Dove on the Mast: (But a dove that perched upon the mast, Did mourn, and mourn, and mourn… My love he stood at my right hand… Ah, maid most dear, I am not here, have no place, no part, No dwelling more by sea or shore, But only in thy heart!):
“Un momento. È qualcosa che conosco. La colomba sul pennone mentre veloci prendevamo il largo, gemeva il suo rimpianto. È questo?”.
“Può darsi”, disse Calgary.
“È una canzone”, spiegò Hester. “Una specie di ninnananna che ci cantava Kirsten. La ricordo solo qua e là. Il mio amore mi stava accanto, e poi… qualcosa d’altro… e infine: O fanciulla adorata, non sono qui né altrove, non vivo in mare o in terra, ma solo nel tuo cuore”.
(p. 254, traduzione di Paola Franceschini per Mondadori, 1958)

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Il terrore viene per posta (The Moving Finger)

Sintesi: Jerry Burton, ex pilota, dopo essere rimasto gravemente ferito in un brutto incidente aereo, si trasferisce, per trascorrere una serena convalescenza, nel villaggio di Lymstock assieme alla sorella. Dopo qualche tempo, inizia a ricevere, come gli altri abitanti del villaggio, alcune lettere anonime contenenti pesanti insinuazioni sul suo conto e composte in modo sgrammaticato. In seguito, la moglie dell’avvocato Symmington viene trovata morta, presumibilmente suicida, e anche la cameriera, Agnes, fa la stessa fine. Scotland Yard invia l’ispettore Nash a fare chiarezza, ma il caso si risolverà solo grazie all’intervento di Miss Marple, ospite della famiglia Calthrop.

Curiosità: Il ruolo di Miss Marple, pur essendo fondamentale per individuare il responsabile dei delitti, è piuttosto marginale. Infatti, entra in scena solo a pag. 139 (su un totale di 197 pagine).
Il titolo originale è tratto da uno dei versi del Rubáiyát of Omar Khayyám tradotto nel 1859 dal poeta Edward FitzGerald (1809-1883): The Moving Finger writes: and, having writ, Moves on: nor all thy Piety nor Wit Shall lure it back to cancel half a Line, Nor all thy Tears wash out a Word of it. (Il dito in movimento scrive; e avendo scritto avanza; né tutta la tua pietà o arguzia lo indurranno a cancellare mezza riga, né tutte le tue lacrime laveranno via una sola parola).

Il terrore viene per postaRiferimenti intertestuali:
1) Riferimento a Elena di Troia, Cleopatra e Afrodite:
La magia s’infranse di colpo, al suono di quella voce piatta, decisamente umana. […] Mi venne spontaneo pensare che cosa sarebbe accaduto se gli dei avessero dato a Elena di Troia quella stessa voce piatta e incolore. Com’era strano che una ragazza potesse turbare a tal punto un uomo finché teneva la bocca chiusa e poi, quando parlava, l’incantesimo potesse svanire di colpo. […]
Una volta mi era capitato esattamente il contrario. Avevo visto una donna bruttina e scialba, che nessun uomo si sarebbe voltato a guardare. A un tratto, aveva parlato, e improvvisamente era nato l’incanto, il fascino di una nuova Cleopatra, capace di ammaliare qualsiasi uomo. […]
“È una bella ragazza, ma mi sembra piuttosto insulsa”. “Lo so”, replicai. “È bella e gentile, ma niente di più. E pensare che in un primo momento l’avevo scambiata per Afrodite”.
(pag. 25, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

2) Riferimento al poema, in seguito musicato, di Jean Ingelow (1820-1897) Sailing Beyond Seas (La medesima strofa è citata anche da Rudyard Kipling nel suo racconto The Dog Hervey (1917)): Oh, maid most dear, I am not here, I have no place, no part, No dwelling more, by sea nor shore, But only in your heart.
Mia nonna, a cui ho voluto molto bene, un tempo mi cantava vecchie canzoni accompagnandosi con la chitarra. Una di queste canzoni, ricordo, terminava così: Oh, mia dolce bambina, or non son più a te vicina, su questa terra strana non ho una casa e nemmeno una tana, non ho più posto, amore, se non lì nel tuo cuore.
(pagg. 55-56, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

3) Riferimento al significato del termine inglese waddle (andatura a papera):
“Oh, le dica che è Agnes, se non le dispiace. Agnes Waddle”.
“Agnes Waddle?”, ripetei, per essere sicuro di aver capito bene il nome.
“Appunto”.
“Qui Paperino”, mi venne voglia di replicare, resistendo a stento alla tentazione.
(pagg. 72-73, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

Il terrore viene per posta4) Riferimento al Sonetto 75 di William Shakespeare: So are you to my thoughts as food to life Or as sweet-season’d showers are to the ground’…
La lettera diceva: Caro Jerry, stavo leggendo uno dei sonetti di Shakespeare che ho imparato a scuola, quello che inizia così: “Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita o come per la terra le piogge della dolce stagione…” e allora ho capito che sono innamorata di te, mi sembra giusto che tu lo sappia.
(pag. 186, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1952)

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Il mondo è in pericolo (They came to Baghdad)

Sintesi: All’inizio della Guerra fredda, la giovane Victoria Jones viene licenziata per aver preso in giro la moglie del suo capo. Dopo aver incontrato al parco un uomo di cui si innamora a prima vista, decide di accettare di lavorare per un’americana in partenza per Baghdad dove, guarda caso, è previsto un summit segreto tra le superpotenze mondiali. Quando un agente segreto britannico viene assassinato nella sua stanza pronunciando le parole Lucifero, Basrah e Lefarge, per Victoria inizieranno i guai.
Curiosità: La parola Lefarge, pronunciata dall’agente prima di morire, è in realtà un riferimento a Defarge, cognome della signora Thérèse Defarge, uno dei villain per eccellenza del romanzo Storia di due città di Charles Dickens.

They came to BaghdadRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento al poema Le Rondel de l’adieu, composto nel 1890 da Edmond Haraucourt e in seguito musicato, nel 1902, da Francesco Paolo Tosti (Partir, c’est mourir un peu, C’est mourir à ce qu’on aime: On laisse un peu de soi-même En toute heure et dans tout lieu):
“Arrivederci, Victoria. Partir c’est mourir un peu”, aggiunse Edward con un forte accento inglese. “Questi francesi sì che se ne intendono. I nostri compatrioti vaneggiano sulla dolce tristezza del partire… stupidi che sono”.
(pag. 19, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1951)

2) Riferimento a Romeo e Giulietta di Shakespeare:
In rapida ritirata, venne inghiottito dalle grandi fauci di Londra. Victoria, rimasta sulla panchina assorta nelle sue meditazioni, si accorse che i suoi pensieri percorrevano due vie diverse e separate.
L’una aveva a che fare con il tema di Giulietta e Romeo. Lei ed Edward erano, in certo qual modo, nella stessa posizione di quella sventurata coppia, sebbene quei due avessero espresso i propri sentimenti con un linguaggio decisamente più elevato.
(pag. 19, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1951)

3) Riferimento a una canzoncina composta nel 1882 e riguardante un elefante di nome Jumbo che viveva, con la sua compagna Alice, nello zoo di Regent’s Park e che fu in seguito venduto al circo Barnum. N.B. La versione italiana ha modificato l’originale sostituendolo con un riferimento a Guantanamo. Il testo di partenza era questo: Jumbo said to Alice ‘I love you’ Alice said to Jumbo ‘I don’t believe you do For if you love me truly As you say you do You wouldn’t go to America And leave me in the zoo’:
Le tornò alla mente una poesiola che la sua vecchia bambinaia era solita ripetere: Jumbo disse ad Alice: “Ti amo”. Alice disse a Jumbo: “Non è vero. Non andresti a Guantanamo se mi amassi per davvero”.
(pag. 20, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1951)

They came to Baghdad4) Riferimento alla nursery rhyme How Many Miles to Babylon? pubblicata nel 1801 (How many miles to Babylon? Three score and ten. Can I get there by candle-light? Yes, and back again):
Victoria canticchiò: Quanto dista Babilonia? Cento miglia e poi cento. Ci arrivo a lume di candela? Sì, e poi torni contento.
(pag. 133, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1951)

5) Riferimento alla poesia di William Ernest Henley (1849-1903) Or Ever the Knightly Years…(Or ever the knightly years were gone With the old world to the grave, I was the King of Babylon And you were a Christian Slave):

“Questo non è noioso”, disse Victoria agitando un panino in direzione del panorama di mattoni crollati. “Dà un senso di grandezza. Come dice quella poesia: Quando tu eri un re di Babilonia e io una schiava cristiana”.
(pag. 135, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1951)

6) Riferimento al Paradiso perduto di John Milton (1608-1674) e allo spettacolo Comus, sempre di Milton, interpretato a suo tempo da Margot Fonteyn:
“Milton aveva ragione”, disse Edward, ““meglio regnare all’Inferno che servire in Cielo”. Ho sempre ammirato il Satana di Milton”. “Io a Milton non ci sono mai arrivata”, disse Victoria, in tono di scusa. “Ma sono andata a vedere Comus al Sadler’s Wells ed è stato bellissimo, e Margot Fonteyn ballava come una specie di angelo surgelato”.
(pag. 135, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1951)

They came to Baghdad7) Riferimento al poeta arabo Al-Mutanabbi (915 d.C.-965 d.C.) e all’ode che scrisse per il principe Sayf al-Dawla:
Dakin disse: “Sayyid, il poeta arabo Mutanabbi, chiamato talvolta il Pretendente alla Profezia, vissuto mille anni fa, scrisse un’ode al principe Sayf al-Dawla ad Aleppo in cui dice queste parole: Zid hashshi bashhi tafddal adni surra sili – Ridi, rallegrati, avvicinati, dai gioia, mostra benevolenza, sii generoso!”.
(pag. 212, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1951)

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Dieci piccoli indiani (Ten Little Niggers)

Sintesi: Dieci persone che non si conoscono vengono invitate a Nigger Island. Una volta giunte sul posto, una voce, emessa da un grammofono, le accusa di assassinio. Al ritmo dei versi di una filastrocca per bambini, Ten Little Niggers appunto, i personaggi vengono eliminati uno alla volta fino alla rivelazione finale. Dal romanzo è stata tratta l’omonima pièce teatrale.
Curiosità: L’edizione americana, del 1940, ebbe alcuni problemi a causa della parola “niggers” (negretti) nel titolo; di conseguenza, il libro fu reintitolato …And Then There Were None. In seguito, si trovò l’ulteriore soluzione di chiamarlo Ten Little Indians.
La nursery rhyme utilizzata da Agatha Christie per eliminare, progressivamente, i personaggi della narrazione deriva da un adattamento della canzone del 1868, di Septimus Winner, Ten Little Injuns, molto nota all’epoca per l’uso che ne veniva fatto negli spettacoli di varietà in cui attori bianchi si travestivano da neri per parodiare i canti della tradizione afroamericana.
Il testo si distingue anche per il modo in cui l’autrice alterna la narrazione onnisciente in terza persona a vere e proprie incursioni nella mente dei personaggi evidenziandone paure, ossessioni e il lento precipitare nella follia:
“È Armstrong… L’ho visto che mi guardava di traverso proprio adesso… ha gli occhi folli… davvero folli… forse non è affatto un medico… Ma certo, è così!… È un pazzo scappato da qualche casa di cura, che finge di essere un dottore… È vero… Devo dirlo agli altri? Devo gridarlo?… No, non bisogna metterlo in guardia… E poi, sembra così… Che ora è?… Solo le tre e un quarto!… Oh, Dio divento pazza anch’io… Sì, è Armstrong… Mi sta fissando…” (Dieci piccoli indiani, pag. 127, traduzione di Beata Della Frattina per Mondadori, 1946)

Avevo scritto Dieci piccoli indiani perché ero rimasta affascinata dai problemi che mi poneva. Dieci persone dovevano morire senza che la cosa diventasse ridicola o l’assassino fosse troppo facilmente identificabile. Il libro, nato da una lunga fase di elaborazione, mi riempì di soddisfazione. Era chiaro, lineare e al tempo stesso sconcertante, tanto che, nonostante fosse retto da una logica ferrea, dovetti aggiungere un epilogo per spiegare come si erano svolti i fatti. Ebbe un’ottima accoglienza, sia dal pubblico sia dalla critica, ma la più felice di tutti ero io, perché sapevo la fatica che mi era costato.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori, 1978, pagg. 552-553)

And then there were none - René ClairRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento alla Sacra Bibbia, Salmo 9:15-17 (The heathen are sunk down in the pit that they made: in the net which they hid is their own foot taken. The Lord is known by the judgment which he executeth. The wicked shall be turned into hell, and all the nations that forget God):
Nella sua camera, Emily Brent, vestita di seta nera per la cena, leggeva la Bibbia. Le sue labbra si muovevano leggermente mentre seguiva con gli occhi le parole: Gli infedeli cadono nella trappola che hanno preparato, nella rete che loro stessi nascosero è preso il loro piede. Si riconosce il Signore dalla sua condanna. I malvagi saranno gettati nell’inferno.
(pag. 35, traduzione di Beata Della Frattina per Mondadori, 1946)

2) Riferimento alla raccolta Schwanengesang (Il canto del cigno) di Franz Schubert (1797-1828) che qui viene utilizzata anche nel significato metaforico di “ultimo segno di vitalità”:
Rogers disse: “È la verità, signore. Lo giuro davanti a Dio. Non sapevo di che cosa si trattasse, non l’ho mai saputo. C’era un titolo sul disco… credevo che fosse un pezzo di musica”.
Wargrave guardò Lombard. “C’è davvero un titolo?”. Lombard annuì. A un tratto sorrise, mostrando i bianchi denti affilati. “Proprio così, signore. Il canto del cigno…”.
(pag. 41, traduzione di Beata Della Frattina per Mondadori, 1946)

Ten Little Injuns3) Riferimento alla Sacra Bibbia, Libro dei Numeri 32:23 (But if you will not do so, behold, you have sinned against the Lord, and be sure your sin will find you out):
La signorina Brent mormorò: “Rammento un motto che stava esposto nella mia camera, quando ero bambina: “La tua stessa colpa ti farà scoprire”. Ed è verissimo. La tua stessa colpa ti farà scoprire”.
(pag. 71, traduzione di Beata Della Frattina per Mondadori, 1946)

4) Riferimento alla Sacra Bibbia, Salmo 91:5 (You will not be afraid of the terror by night, Or of the arrow that flies by day):
Non conoscerai il terrore di notte, né la freccia che scocca di giorno…”. Era giorno, adesso: non c’era terrore. “Nessuno di noi lascerà quest’isola”. Chi l’aveva detto? Ma certo, il generale Macarthur, che aveva un cugino sposato con Elsie MacPherson. Sembrava che il suo destino non lo interessasse. Anzi, era parso contento all’idea di morire. Malvagio! Un sentimento simile era sacrilego. Certa gente dà così poco valore alla vita che finisce per togliersela.
(pag. 117, traduzione di Beata Della Frattina per Mondadori, 1946)

Mi ritornò in mente una poesia della mia infanzia: la filastrocca dei dieci poveri negretti. Fin da bambino, mi aveva affascinato, con quella sua inesorabile sottrazione, quel senso di inevitabile.

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Un cavallo per la strega (The Pale Horse)

Un cavallo per la strega (The Pale Horse)Sintesi: Mark Easterbrook, invitato a partecipare a una festa parrocchiale organizzata dalla cugina Rhoda a Much Deeping, decide di coinvolgere nella cosa anche la sua amica Ariadne Oliver che, reduce da una terribile esperienza, non ha molta voglia di prendere parte a un evento mondano. Le cose, tuttavia, vanno per il meglio fino a quando non decidono di visitare Il Cavallo pallido, una vecchia locanda, ora convertita in abitazione privata, in cui tre “streghe” tengono una serie di sedute spiritiche. Ben presto, si scoprirà che Il Cavallo pallido è collegato con alcune morti misteriose riguardanti persone che, fino a poco tempo prima, erano in buona salute. Curiosità: Il titolo originale è tratto dal Libro della Rivelazione di San Giovanni, capitolo sei, verso ottavo: And I looked and beheld a pale horse: and his name that sat on him was Death, and Hell followed with him…
Nel corso della narrazione, il personaggio di Ariadne Oliver fa riferimento a una “caccia all’assassino” finita male la cui trama è narrata nel romanzo La sagra del delitto.
La cugina di Mark, Rhoda, era già comparsa nel romanzo Carte in tavola.
Il libro è dedicato a “John e Helen Mildmay White – ringraziandoli molto per l’opportunità che mi hanno dato di veder fatta giustizia”.

Era uno strano personaggio, il signor P. Un giorno, forse per impressionarmi, estrasse di tasca un pezzo di roba scura e me lo mostrò, domandandomi: “Sa cos’è?”.
“No”, risposi.
“È curaro. Mai sentito nominare?”.
Gli dissi che avevo letto qualcosa in proposito.
“È una sostanza interessante, molto interessante. Presa per bocca è assolutamente innocua, mentre se entra in circolo, procura paralisi e morte. È quella che viene usata per preparare le frecce avvelenate. Sa perché la porto in tasca?”.
“No”, risposi. “Non ne ho la minima idea”. In realtà, mi sembrava una pazzia, ma mi tenni per me il mio giudizio.
“Mi dà un senso di potenza”, disse con aria meditabonda.
Lo guardai meglio. Era un ometto buffo, piuttosto tondo, dalla faccetta rosea e dall’aspetto vagamente somigliante a quello di un pettirosso. Aveva una strana aria infantile e soddisfatta.
Le mie lezioni terminarono non molto tempo dopo, ma io continuai a pensare al signor P., di tanto in tanto. Nonostante la sua aria da cherubino, qualcosa in lui mi faceva sospettare che sarebbe potuto diventare pericoloso. La sua figura si era impressa così bene nella mia memoria che, cinquant’anni dopo, quando mi accinsi a scrivere Un cavallo per la strega, la ritrovai lì, in attesa.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori, 1978, pag. 296)

Riferimenti intertestuali:

Un cavallo per la strega (The Pale Horse)1) Riferimento alla canzone tradizionale irlandese Father O’Flynn (1906):
Il dottor Corrigan, fischiettando Father O’Flynn, entrò nell’ufficio dell’ispettore distrettuale Lejeune e si rivolse a lui in vena di loquacità.
(pag. 23, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

2) Riferimento all’attore britannico Sir Henry Irving (1838-1905), a cui fu conferito il titolo onorifico di cavaliere nel 1895 e noto anche per la sua amicizia con lo scrittore Bram Stoker (1847-1912):
“È una bella farmacia”.
“È un negozio di prim’ordine”, affermò il signor Osborne, con una nota d’orgoglio nella voce. “Siamo qui da quasi cent’anni. Mio nonno e mio padre prima di me. È un’azienda di famiglia, una buona famiglia all’antica. Non che io la pensassi così, da ragazzo. Allora lo vedevo come un lavoro noioso. Come molti giovani, ero attratto dal teatro. Ero convinto di saper recitare. Mio padre non cercò di fermarmi. “Prova a vedere cosa riesci a fare, ragazzo mio. Ti accorgerai di non essere Sir Henry Irving”. Così mi disse mio padre, e come aveva ragione!”.
(pag. 38, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

3) Riferimento al Macbeth di William Shakespeare e alle opere di Richard Wagner:
“Ci vuole proprio qualcosa di buono da mangiare e da bere, dopo gli abbondanti spargimenti di sangue e l’atmosfera tragica del Macbeth. Shakespeare mi fa sempre venire un appetito formidabile”, osservai.
“Già. È lo stesso per Wagner. I crostini di salmone affumicato durante gli intervalli al Covent Garden non sono mai abbastanza per placare il tormento”, affermò Hermia.
(pag. 41, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

4) Riferimento a Ruggero Bacone (1214 circa, 1294), inventore della polvere da sparo, e a Sir Francis Bacon (1561-1626) ritenuto da molti il vero autore delle opere di Shakespeare:
“Macbeth ordinava al dottore di uccidergli la moglie. Eppure, lui l’amava. Non nascondeva mai la sua lotta fra la paura e l’amore. Quel “Più in là avresti dovuto morire” è stata la battuta più impressionante che io abbia mai sentito”.
“Shakespeare avrebbe qualche sorpresa, se vedesse recitare le sue tragedie al giorno d’oggi”, osservai bruscamente.
“Ma in realtà, non fu un certo Bacone, quello che scrisse le opere di Shakespeare?”, chiese Poppy.
“È una teoria superata ormai”, le spiegò David, gentilmente. “E che cosa sai tu, di Bacone?”.
“Inventò la polvere da sparo”, rispose lei, trionfante.
(pag. 45, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

5) Riferimento ai libri sulla stregoneria Malleus Maleficarum (1486), compilato dai monaci inquisitori Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, e Saducismus Triumphatus (1681), di Joseph Glanvill:
Mi avvicinai e, osservando i volumi, dissi: “Ha delle opere rarissime, signorina Grey. È questo il Malleus Maleficarum originale? Ha dei veri tesori”.
“Già, è così, vero?”.
“Quel Grimoire… è un’autentica rarità”. Presi dagli scaffali un volume dopo l’altro. Thyrza mi osservava con un’aria di calma soddisfazione che non capivo.
Rimisi al suo posto Saducismus Triumphatus mentre Thyrza commentava: “Fa piacere conoscere qualcuno che sa apprezzare i tesori degli altri. La maggior parte della gente sbadiglia o, al massimo, sgrana gli occhi”.
(pag. 72, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

Un cavallo per la strega (The Pale Horse)6) Riferimento all’influente famiglia italiana dei Borgia:
“La morte. C’è sempre stato un commercio più intenso, in quel campo, di quanto non vi sia mai stato per i filtri d’amore. Eppure, che sistemi infantili usavano, in passato! Prendete i Borgia e i loro famosi veleni segreti. Sapete che cosa usavano in realtà? Comunissimo arsenico bianco. Ma oggi abbiamo fatto grandi progressi. La scienza ci ha allargato le frontiere”.
(pag. 74, traduzione di Lidia Ballanti per Mondadori, 1983)

 

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Agatha Christie e Il villino degli usignoli: un esempio di omicidio per suggestione

Philomel CottageTra i racconti brevi di Agatha Christie, Il villino degli usignoli (Philomel Cottage) merita una menzione particolare. Pubblicato per la prima volta nel 1934, nel Regno Unito, all’interno della raccolta Il mistero di Lord Listerdale e altre storie, di cui faceva parte anche il racconto La disgrazia (The Accident), viene poi ripubblicato, negli Stati Uniti, assieme a quest’ultimo, nel volume Testimone d’accusa e altre storie (1948) che ripropone i testi già presentati ne Il segugio della morte (1933). La conseguenza diretta di questa scelta è che, in Italia, i lettori che volessero leggerlo lo troveranno solo in Testimone d’accusa e altre storie, a differenza degli inglesi che lo leggono da anni all’interno di The Listerdale Mystery. A parte le “vicissitudini” di pubblicazione di cui sopra, un’altra peculiarità de Il villino degli usignoli è insita nella sua trama; si tratta, infatti, dell’unico racconto di Agatha Christie a esporre un caso di omicidio per suggestione.

I protagonisti della narrazione, Alix King e Gerald Martin, richiamano un po’ quelli che diventeranno i personaggi principali del romanzo Nella mia fine è il mio principio (Endless Night, 1967), ovvero il seduttore pericoloso che mira al costante miglioramento della sua posizione sociale, e la sedotta ingenua che si illude di aver trovato la tanto agognata serenità. Tuttavia, se Nella mia fine è il mio principio il lettore si ritrova a vivere le esperienze di un narratore onnisciente in prima persona psicologicamente instabile, ne Il villino degli usignoli ci si confronta con un narratore in terza persona che, pur descrivendo la situazione nei minimi dettagli, mantiene un certo distacco rispetto ai due protagonisti.

La trama non presenta intrecci complicati od oscuri segreti difficili da intuire, ma segue il normale evolversi di una qualsiasi storia gialla già nota. Eppure, è proprio nella sua semplicità che si nasconde il divertissement e un certo gusto per il macabro in grado di risvegliare la curiosità del lettore. Alix Martin è lo stereotipo perfetto della donna non più giovanissima che, dopo aver sacrificato buona parte della sua vita per accudire la madre malata, si ritrova di colpo sola, senza alcun affetto a cui aggrapparsi. Come spesso accade, la sua fragile condizione emotiva la induce a cedere facilmente alla corte di Gerald Martin che, guarda caso, inizia a mostrare un crescente interesse nei suoi confronti proprio poco tempo dopo che la donna ha incassato un’ingente eredità da una lontana cugina. Non credo di rovinare il piacere della lettura se dico che lo scopo del nuovo spasimante, e ben presto marito, è quello di eliminare la moglie e intascare i soldi. Tuttavia, Agatha Christie va oltre l’ovvietà e crea la suspense sfruttando uno dei migliori riferimenti intertestuali della sua letteratura:

Pensi che sia saggia, Alix… questa curiosità da camera di Barbablù? Ci sono state altre donne nella mia vita, sì. Non lo nego. Non mi crederesti, se lo negassi. Però ti posso giurare in tutta sincerità che nessuna di loro, mai, ha avuto un grande significato per me.
(Il villino degli usignoli, in Testimone d’accusa e altre storie, traduzione di Hilia Brinis, Grazia Maria Griffini e Giuseppe Lippi, Mondadori 1981, p. 145)

Citando la fiaba Barbablù, e in particolare la stanza dove egli uccideva le donne con cui aveva contratto matrimonio in precedenza, l’autrice inglese strizza l’occhio al lettore e gli fa capire la gravità della situazione in cui si trova la protagonista dando, però, contemporaneamente a quest’ultima la consapevolezza di cui aveva bisogno per cercare di sfuggire al suo aguzzino. Ed è proprio lo stratagemma che ella escogita per salvarsi a costituire la vera originalità della storia e a farne uno dei racconti migliori di Agatha Christie. SPOILER. Un altro dei riferimenti intertestuali utili a cogliere l’atmosfera della narrazione è il titolo originale del testo: Philomel Cottage. Il mito di Filomela, infatti, è uno dei più cruenti della storia della mitologia: dopo aver subito violenza ed essere stata mutilata della lingua dal cognato, Filomela riesce, con un ricamo, a informare dell’accaduto la sorella che si vendica dando in pasto al marito il proprio figlio. Per punizione la sorella viene trasformata in rondine, Filomela in usignolo e il cognato in sparviero; anche se secondo Dante (vedesi Purgatorio XVII 19-20: De l’empiezza di lei che mutò forma/ne l’uccel ch’a cantar più si diletta,/ne l’imagine mia apparve l’orma;) fu la sorella a essere trasformata in usignolo.

Love from a StrangerNel 1936, Frank Vosper ne trasse la pièce teatrale Love from a Stranger, rappresentata per la prima volta al New Theatre, ora noto come Noël Coward Theatre, il 31 marzo dello stesso anno. All’epoca lo Scotsman recensì così il testo: “Assistere alla rappresentazione di Love from a Stranger al New Theatre è come prendere parte a un ingegnoso gioco di prestigio. Lo spettatore è pienamente consapevole che quanto sembra accadere è quasi impossibile, eppure non può fare a meno di provare un fremito”. Nel 1937, il regista Rowland W. Lee ne trasse a sua volta un film dal medesimo titolo, noto negli Stati Uniti come A Night of Terror e in Italia come L’ora del supplizio (mentre nel 1947 l’americano Richard Whorf ne realizzerà una nuova versione chiamata L’affascinante straniero). La pellicola, tuttavia, presenta alcune notevoli variazioni rispetto al racconto di Agatha Christie. La protagonista, infatti, non eredita il denaro da una lontana cugina ma lo vince alla lotteria e inoltre il numero di personaggi che interagiscono con i due principali aumenta notevolmente. Ciononostante, rimane un film che merita di essere visto per la crescente tensione, le implicazioni psicologiche e il talento recitativo degli attori:

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Il teatro di Agatha Christie: incoerenze editoriali

Il teatro di Agatha ChristieCome gli appassionati di Agatha Christie ben sanno, e come i neofiti avranno modo di scoprire, l’autrice inglese non è nota solo per i suoi romanzi gialli ma anche per la sua produzione teatrale. Il numero delle pièces da lei composte non è alto[1], se paragonato agli oltre cento romanzi e racconti, ma sufficiente a farsi un’idea precisa dello stile che le contraddistingue.

I gialli di Agatha Christie sono stati tradotti in Italia fin dagli anni Trenta, con risultati più o meno discutibili a seconda delle regole vigenti in ambito traduttivo[2] e anche i testi teatrali più noti hanno seguito lo stesso destino venendo rappresentati a breve distanza dagli originali e diventando gli apripista delle cosiddette commedie con delitto.

Alla fine del 2014, la casa editrice Mondadori, che detiene i diritti per l’Italia, ha deciso di ripubblicare le pièces dell’autrice inglese raccogliendole in due soli volumi (rispetto ai quattro editi in precedenza) e optando per il formato cofanetto. Le traduzioni sono state affidate al drammaturgo, regista e traduttore Edoardo Erba.

Analizzando con attenzione l’opera di recente pubblicazione si possono rilevare alcune incoerenze non da poco che meritano di essere approfondite. Innanzitutto i titoli di alcune pièces.

Nell’edizione in quattro volumi, pubblicata dal 2004 al 2007 dalla stessa Mondadori, priva di introduzione e affidata a diversi traduttori, la corrispondenza tra titoli originali e titoli italiani era la seguente: Ten Little Niggers/Dieci piccoli indiani, Appointment with Death/Appuntamento con la morte, Go Back for Murder/Delitto retrospettivo, Witness for the Prosecution/Testimone d’accusa, The Hollow/Il rifugio, Akhnaton/Nel regno di Amenhotep, The Unexpected Guest/L’ospite inatteso, Spider’s Web/La tela del ragno, Murder on the Nile/Delitto sul Nilo, Fiddler’s Three/I tre maghi della truffa, Verdict/Verdetto, Black Coffee/Caffè nero, The Rats/I Topi, The Patient/La paziente, Afternoon at the Seaside/Un pomeriggio al mare. Nella versione del 2014, con traduttore unico, la corrispondenza è la seguente (escludendo i testi presenti in questa edizione ed assenti nella precedente): Ten Little Niggers/…E non rimase nessuno, Appointment with Death/Appuntamento con la morte, Go Back for Murder/Un passo indietro nel delitto, Witness for the Prosecution/Testimone d’accusa, The Hollow/Delitto al rifugio, Akhnaton/Akhenaton, The Unexpected Guest/L’ospite inatteso, Spider’s Web/La tela del ragno, Murder on the Nile/Assassinio sul Nilo, Fiddler’s Three/I maghi della truffa, Verdict/Il verdetto, Black Coffee/Un caffè nero per Poirot, The Rats/I Topi, The Patient/La paziente, Afternoon at the Seaside/Un pomeriggio al mare.

Come si può notare, alcuni titoli che, in precedenza, erano stati tradotti fedelmente hanno subito modifiche o sono stati integrati con specificazioni inutili.

Purtroppo, per ragioni legate probabilmente alla vendita, la coerenza nella traduzione dei titoli delle opere di Agatha Christie non è mai stata una caratteristica della nota casa editrice italiana. Di conseguenza, tra i romanzi dell’autrice, si trovano sia titoli tradotti letteralmente, come Assassinio sul Nilo (Murder on the Nile) o Un delitto avrà luogo (A Murder is Announced), sia titoli reinventati da zero perché gli originali si riferiscono a nursery rhymes ritenute intraducibili, come Poirot si annoia (Hickory Dickory Dock), Il ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), Polvere negli occhi (A Pocket Full of Rye), Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe), sia, infine, titoli che si è deciso comunque di modificare malgrado la possibilità di mantenerli invariati: Due mesi dopo (Dumb Witness, l’episodio televisivo si intitola, appunto, Testimone silenzioso), Istantanea di un delitto (4.50 from Paddington), Nella mia fine è il mio principio (Endless Night, da una poesia di William Blake: Every Night and every Morn/Some to Misery are Born./Every Morn and every Night/Some are Born to sweet delight./Some are Born to sweet delight,/Some are Born to Endless Night), Fermate il boia (Mrs. McGinty’s Dead).

The Hollow - Agatha ChristieA questo proposito, la scelta dell’editore (parlo di “scelta dell’editore” perché, visto che nell’introduzione le note sono dell’editore, presuppongo che non sia stato il traduttore a decidere i titoli italiani; in caso contrario, ovviamente, la responsabilità va attribuita a lui), relativamente ai testi teatrali, non si rivela affatto migliore. In alcuni casi si cerca di riportare il titolo a una fedeltà ormai inutile; vedesi l’arcinota Dieci piccoli indiani che improvvisamente diventa …E non rimase nessuno, calco perfetto di And Then There Were None, titolo inglese attribuito al romanzo per motivi legati al significato spregiativo assunto da nigger anni dopo la realizzazione dell’opera. In questo modo si genera un imprevisto non da poco: il romanzo si chiama così perché, in effetti, alla fine, non sopravvive nessuno, il testo teatrale, invece, per volontà di Agatha Christie, si conclude diversamente. Continua a leggere su FucineMute.it

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Agatha Christie e le filastrocche infantili (Agatha Christie and Nursery Rhymes)

Poirot non sbagliaSi riporta, qui di seguito, un elenco dettagliato dei romanzi di Agatha Christie in cui l’autrice ricorre all’utilizzo di almeno una nursery rhyme:

1) Dieci piccoli indiani (1939): And Then There Were None anche nota come Ten Little Niggers. È la filastrocca che determina la lunga serie di omicidi perpetrati dall’assassino: Ten little Indian Boys went out to dine;/One choked his little self and then there were nine./Nine little Indian Boys sat up very late;/One overslept himself and then there were eight./Eight little Indian Boys travelling in Devon;/One said he’d stay there and then there were seven./Seven little Indian Boys chopping up sticks;/One chopped himself in halves and then there were six./Six little Indian Boys playing with a hive;/A bumblebee stung one and then there were five./Five little Indian Boys going in for law;/One got in Chancery and then there were four./Four little Indian Boys going out to sea;/A red herring swallowed one and then there were three./Three little Indian Boys walking in the zoo;/A big bear hugged one and then there were two./Two little Indian Boys sitting in the sun;/One got frizzled up and then there was one./One little Indian Boy left all alone; He went out and hanged himself and then there were none.

2) Poirot non sbaglia (1940): One, Two, Buckle My Shoe. È la filastrocca da cui è tratto il titolo originale del romanzo e le cui strofe scandiscono i vari capitoli, viene abitualmente utilizzata per insegnare ai bambini a contare: One, two, buckle my shoe/Three, four, close the door/Five, six, pick up sticks/Seven, eight, lay them straight/Nine, ten, a good fat hen/Eleven, twelve, men must delve/Thirteen, fourteen, maids a-courting/Fifteen, sixteen, maids in the kitchen/Seventeen, eighteen, maids are waiting/Nineteen, twenty, my plate empty. Nella traduzione di Alberto Tedeschi è resa nel modo seguente: Uno, Due, mettimi una fibbia sulla scarpa/Tre, Quattro, chiudi la porta/Cinque, Sei, raccogliere stecchetti/Sette, Otto, disporli nell’ordine giusto/Nove, Dieci, una bella pollastra/Undici, Dodici, gli uomini devono scavare/Tredici, Quattordici, le fanciulle sono innamorate/Quindici, Sedici, le ragazze in cucina/Diciassette, Diciotto, zitelle in attesa/Diciannove, Venti, ho il piatto vuoto.

3) Il ritratto di Elsa Greer (1942): This Little Piggy. Hercule Poirot fa un collegamento mentale tra il caso che sta affrontando e questa filastrocca infantile che viene utilizzata come conta sulle dita: This little piggy went to market,/This little piggy stayed home,/This little piggy had roast beef,/This little piggy had none,/And this little piggy went wee wee wee all the way home. Nella traduzione di Beata della Frattina, viene resa nel modo seguente: Questo porcellino andava al mercato/Questo porcellino se ne stava a casa/Questo porcellino mangiava l’arrosto/Questo porcellino non aveva niente/Questo porcellino gridava ahi… ahi… ahi.

Little Boy Blue4) Alla deriva (1948): Little Boy Blue. Nel romanzo, Mrs. Cloade afferma che questa celebre nursery rhyme le è stata comunicata dagli spiriti come messaggio: Little Boy Blue,/Come blow your horn,/The sheep’s in the meadow,/The cow’s in the corn;/Where is that boy/Who looks after the sheep?/Under the haystack/Fast asleep./Will you wake him?/Oh no, not I,/For if I do/He will surely cry. Si pensa, ma non è assodato, che questa filastrocca sia nata come propaganda contro il cardinale Thomas Wolsey (1475-1530).

5) È un problema (1949): There Was a Crooked Man. Datata 1842 e riferita ai rapporti burrascosi tra inglesi e scozzesi. Da essa deriva il titolo originale del romanzo, Crooked House: There was a crooked man and he walked a crooked mile,/He found a crooked sixpence upon a crooked stile/He bought a crooked cat , which caught a crooked mouse/And they all lived together in a little crooked house.

6) Tre topolini ciechi e altre storie (1950): Three Blind Mice. Nel racconto dal medesimo titolo compare la filastrocca omonima, datata 1805 e riferita a Mary la sanguinaria che fece bruciare sul rogo tre suoi oppositori: Three blind mice, Three blind mice/See how they run, see how they run/They all ran after the farmer’s wife/Who cut off their tails with a carving knife/Did you ever see such a sight in your life/As three blind mice?

7) Polvere negli occhi (1953): Sing a Song of Sixpence. Il titolo originale del romanzo è tratto da uno dei versi della filastrocca, pubblicata per la prima volta nel 1744: Sing a song of sixpence, A pocket full of rye, Four and twenty blackbirds Baked in a pie./When the pie was opened The birds began to sing— Wasn’t that a dainty dish To set before the king?/The king was in the counting-house Counting out his money, The queen was in the parlor Eating bread and honey,/The maid was in the garden Hanging out the clothes. Along came a blackbird And snipped off her nose. Nella traduzione di Grazia Maria Griffini è stata resa come segue: Canta una canzone da sei soldi, una tasca piena di segale. Ventiquattro merli chiusi dentro una focaccia./Quando la focaccia è stata tagliata i merli si sono messi a cantare. Non era degno di un re un piatto così pregiato?/Il re stava nella stanza del tesoro a contare le sue monete, La regina era in salotto a mangiare pane e miele./La servetta era in giardino a stendere il bucato, quando è arrivato un uccellino a beccarle via il nasino.
Curiosità: La medesima filastrocca compare anche nel racconto Canta una canzone da sei soldi pubblicato nella raccolta Il mistero di Listerdale (o di Lord Listerdale) e altre storie (1934) e anche nel racconto La torta di more pubblicato nella raccolta Il caso del dolce di Natale e altre storie (1960).

Agatha Christie

8) Poirot si annoia (1955): Hickory Dickory Dock. È la filastrocca da cui è tratto il titolo originale del romanzo, è datata 1744 e viene abitualmente insegnata ai bambini in età prescolare affinché imparino lo scorrere del tempo: Hickory Dickory Dock/The mouse ran up the clock/The clock struck one/The mouse ran down/Hickory Dickory Dock. Nel testo originale la filastrocca è riportata in esergo, nella traduzione italiana viene omessa.

9) Sfida a Poirot (1963): For Want of a Nail. Hercule Poirot cita questa filastrocca, datata 1390 e poi ripresa anche da Benjamin Franklin nel suo saggio The Way to Wealth (1758), in riferimento al fatto che solo una persona poteva avere giustificati motivi per commettere un certo omicidio: For want of a nail the shoe was lost/For want of a shoe the horse was lost/ For want of a horse the rider was lost/For want of a rider the battle was lost/For want of a battle the Kingdom was lost/ And all for the want of a horseshoe nail. Nella traduzione di Moma Carones viene resa come segue: Al ferro di cavallo mancava un chiodo,/e per la mancanza di quel ferro si perdette il cavallo,/mancando il cavallo la battaglia fu perduta,/e per quella sconfitta si perdette anche il Regno./E tutto perché mancava un chiodo al ferro di cavallo.

Five little pigs10) Sono un’assassina? (1966): Rub-a-dub-dub. Nursery rhyme, risalente al 1798, che balena nella mente di Poirot mentre cerca di capire il comportamento della ragazza protagonista del libro: Rub-a-dub-dub, Three men in a tub, And who do you think they were? The butcher, the baker, The candlestick-maker, They all sailed out to sea, ‘Twas enough to make a man stare. Nella traduzione di Grazia Maria Griffini è riportata nel modo seguente: Rub a dub dub, tre uomini in una tinozza/e chi credete che siano?/Un macellaio, un fornaio e un candelaio…

11) Sono un’assassina? (1966): Pat-a-cake, pat-a-cake, baker’s man. Filastrocca del 1698 di cui Poirot realizza una parodia, unendola alla precedente Rub-a-dub-dub, in riferimento all’indagine di cui si sta occupando (Pat a cake, pat, three girls in a flat / And who do you think they be? / A Personal Aide and a girl from the Slade And the Third is a…): Pat-a-cake, Pat-a-cake, baker’s man/Bake me a cake as fast as you can/Pat it and prick it and mark it with “B”/ And put it in the oven for Baby and Me. Nella traduzione di Grazia Maria Griffini la parodia è riportata nel modo seguente: Impasta la torta, impasta, tre ragazze nella stessa casa/e chi credete che siano?/una segretaria privata e una ragazza che viene da Slade/e la terza è una…

12) I primi casi di Poirot (1974): Nel racconto Come va il vostro giardino?, già pubblicato in precedenza nel volume In tre contro il delitto (1939), compare la filastrocca Mary, Mary, Quite Contrary. Il titolo del racconto, infatti, è tratto da uno dei versi di questa nursery rhyme: Mary, Mary quite contrary/How does your garden grow?/With silver bells and cockle shells/And pretty maids all in a row. La filastrocca si riferiva, verosimilmente, a Mary la sanguinaria e al suo modo di perseguire gli oppositori religiosi.

13) I primi casi di Poirot (1974): Nel racconto Il mistero di Market Basing compare la filastrocca The rabbit has a charming face: The rabbit has a charming face: Its private life is a disgrace/I really dare not name to you/The awful things that rabbits do;/Things that your paper never prints/You only mention them in hints/They have such lost, degraded souls/No wonder they inhabit holes;/When such depravity is found/It only can live underground.

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