Agatha Christie, io ti assolvo

Articolo tratto da L’Unità, 04 luglio 1984. L’autore è Giuseppe Petronio.

Agatha ChristieIl “processo alla regina”, cioè ad Agatha Christie, tenutosi a Cattolica i giorni scorsi, è stato, nella forma, un gioco: un gioco di società per intellettuali, con un giudice, la pubblica accusa, la difesa, i testimoni a carico e a discarico, i periti. Un gioco che poteva essere divertente, ma in cui pareva essere implicito il rischio di una mondanità tutta epidermica, da salotto “intellettuale” d’estate.

Invece, è stato assai più, ed è diventato un dibattito che dalla Christie si è allargato a discutere del “giallo”, di questi generi che non si sanno come chiamare e che perciò si chiamano in cento modi, della letteratura e della critica. E gran parte del merito va agli organizzatori, che avevano coinvolto nel “processo” persone di tutte le professioni e le arti, diversissime per temperamento e cultura. Presidente era chi scrive questa nota; per pubblico accusatore Renée Reggiani, avvocato difensore Rosellina Balbi, cancelliere Giorgio Gosetti; tra i testimoni e i periti c’erano critici (Guido Almansi, Alfredo Giuliani, James Barnett), rappresentanti di case editrici (Gian Franco Orsi, Lia Volpatti), scrittori (Corrado Augias, Christianna Brand), esperti della televisione e del cinema (Christ Steinbrunner, Claudio Fava), giornalisti televisivi (Vieri Razzini, Alvise Sapori), biografi della scrittrice, persone che l’hanno conosciuta. E c’era quell’Oreste Del Buono il cui nome è tutt’uno con la storia del “giallo” in Italia. E già questo impianto è interessante, perché mi pare che configuri il profilo dei convegni o congressi a venire, in questa età dei mezzi di comunicazione di massa: un incontro e incrocio di esperienze diverse, una collaborazione di tutti gli strumenti possibili, un intrecciarsi di ricerca e di informazione, e dunque uno sfaccettamento del tema per esaminarlo da tutti i punti di vista.

Animato da tante voci diverse il dibattito pareva, qualche momento, disperdersi, ma non è stato difficile ricondurre interventi e battute ad alcuni temi centrali. E così, nelle due sedute, si sono sentite ribadire le accuse e le difese che si ripetono da decenni su questi temi in generale, sulla Christie in particolare. Per comodità, le raggrupperò, come in un bilancio, su due colonne.
Accusa: i libri della Christie e di tanti altri giallisti non sono realistici; i cadaveri non sanguinano, non puzzano, non fanno impressione, manca il brivido.
Difesa: ma perché dovrebbero far rabbrividire, perché dovrebbero essere realistici, offrire atmosfere e caratteri, se essi sono stati (da Conan Doyle a tutti gli anni Venti) un gioco intellettuale, una partita a scacchi, in cui il criminale sfida l’acume dell’indagatore, e lo scrittore quello del lettore?

Agatha Christie

Accusa: la Christie scrive male, non ha “stile”, altera la storia e la geografia, crea una società di maniera che non esiste e che forse non è esistita mai.
Difesa: e perché, in libri che non sono né vogliono essere realistici, non si potrebbe alterare, qualche volta, la storia e la geografia? Non lo faceva anche Shakespeare? E se la sua è una maniera, non lo è anche di quel Simenon e Chandler che alcuni le opponevano polemicamente? E che cosa significa “avere uno stile”, “scrivere bene o male”? E non è vero che il suo stile è funzionale al suo modo di raccontare e al suo mondo? Non è vero (vi hanno insistito soprattutto Robert Barnard e Christianna Brand: due inglesi e scrittori, per giunta!) che quella scrittura è tutt’uno con quel raccontare? E non c’è in quei libri (lo ha osservato con finezza Corrado Augias) un profumo di vecchia Inghilterra, di Old England, di una Inghilterra vittoriana che non vuole morire?

Accusa: ha mille difetti.
Difesa: ha milioni di lettori; ventiquattromilioni di volumi venduti in Italia, centinaia di milioni nel mondo.

Accusa: non è letteratura.
Difesa: ma che cos’è la letteratura?

Ed eccoci così al dunque, al nocciolo della questione, al punto obbligato in cui si arriva sempre, da anni, ogni volta che dibattiamo di queste cose. Da una parte una concezione della letteratura non dirò limitata, ma certo snobistica, pseudo aristocratica (pseudo, perché non è più l’espressione di una reale aristocrazia, come era una volta), che giudica e assolve o condanna (più spesso condanna!) in nome di alcuni elementi o valori che essa promuove a soli valori assoluti; dall’altra, una concezione che si sforza di cogliere tutti i valori, quali e dovunque essi siano, e che, soprattutto, piuttosto che assolvere o condannare, vuole capire.

Agatha Christie

Sono più di cento anni che il “giallo” esiste, ed è un fenomeno di massa, e ha entusiasmato ed entusiasma milioni, centinaia di milioni di uomini di tutti i paesi, e ha dato libri adattati in riduzioni cinematografiche e televisive di alto valore. E ha dato all’immaginario collettivo, di noi tutti, personaggi (Sherlock Holmes, Poirot, Miss Marple, Maigret, Marlowe) che sono vivi nelle fantasie e nei ricordi come quelli degli scrittori più grandi o diffusi (Amleto, Otello, Pinocchio) o dei più grandi registi (Charlot). Si possono condannare quei libri solo perché – è stato detto – “io non riesco a leggerli”, perché la loro prosa è lutulenta, la loro scrittura goffa, perché la Christie, nel caso specifico, non ha una poetica, è non una “scrittrice” ma una “scrivente”? Cioè, traduciamo, perché non è di quegli scrittori per i quali scrivere significa innovare, o tentare di innovare, stilisticamente?

A battersi in questa ridotta erano, soprattutto, Guido Almansi e Alfredo Giuliani; dalla parte opposta, un po’ tutti; specialmente, a gradi diversi di consapevolezza teorica e di precisione espressiva, Oreste Del Buono, Robert Barnard, Rosellina Balbi, Corrado Augias, il sottoscritto. E anche qui, per brevità e comodità, raccolgo e schematizzo le tesi. Il “giallo”, il fenomeno del “giallo”, non va accettato o respinto in nome di gusti personali (“non riesco a leggerlo”, “mi diverte”) o di una concezione preconcetta dello “stile” e della “letteratura”. È un fenomeno sociale e letterario (è narrazione, racconto, invenzione, dunque è letteratura), ma va studiato e analizzato, con un pizzico, anche, di umiltà: se qualcosa non piace a me, ma piace a milioni di persone, vorrò avere il sospetto, almeno il sospetto, che sono io a sbagliare?

Il “giallo” – seconda tesi – astrattamente non esiste. Esistono i “gialli”. Cioè, il “giallo” è un genere letterario, con una sua storia ormai centenaria, con tante correnti (e dunque poetiche!) al suo interno, con uno svolgimento che accompagna a capello lo svolgimento di tutta la letteratura occidentale dal 1850 a oggi, e quindi, di tutta la nostra società occidentale. E paragonare la Christie a Simenon è tanto assurdo quanto paragonare Zola a Proust, Verga a Svevo: sono due mondi, e non solo letterari.

Agatha ChristieLa letterarietà del “giallo” (terza tesi) non va riportata, allora, a un’astratta letterarietà, elaborata da questa o quella scuola di critica, ma alle sue motivazioni interne, diverse di fase in fase, alle sue ragioni di poetica, agli effetti che voleva, di volta in volta, raggiungere.

Il che significa poi (quarta tesi) che infiniti “gialli” sono rozzi, volgari, ripetitivi, non problematici, ecc… ecc…, come in tutte le migliori famiglie, come anche nei generi “alti”. E ce ne sono altri invece (ma per trovarli bisogna leggerli!) seri, interessanti, vivi, problematici, ecc… ecc… come in tutti gli altri generi.

“Elementare, Watson, elementare”, diceva Sherlock Holmes. O no?

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Agatha Christie in versione natalizia

La stella di Betlemme (Star Over Bethlehem, 1965):


La stella di BetlemmeLa stella di Betlemme
, pubblicato con il nome di Agatha Christie Mallowan – esattamente come accaduto nel caso di Viaggiare è il mio peccato del 1946 – è una raccolta di racconti brevi, se non brevissimi, intervallati da poesie della stessa autrice che vanno a integrare quanto narrato in ogni singola storia.

Le tematiche centrali sono il Natale, la fede in Dio, la bontà e la santità, che Agatha Christie affronta mantenendo, per quanto possibile in questo contesto, una certa dose di suspense e riservando ai lettori anche qualche colpo di scena. Malgrado sia stato a volte definito “un libro per bambini”, gli argomenti trattati vanno a esplorare situazioni in cui è più facile che si identifichino gli adulti.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta, La stella nel cielo di Betlemme, è stato pubblicato, singolarmente, nel dicembre 1946 sul Woman’s Journal. La traduzione italiana risale al 1996 ed è a cura di Anna Luisa Zazo. Il libro è dedicato a Hydie.

Poesie: Augurio (A Greeting); Ghirlanda di Natale (A Wreath for Christmas); Oro, incenso e mirra (Gold, Frankincense and Myrrh); Jenny presso il cielo (Jenny by the Sky); I santi di Dio (The Saints of God).

Racconti:
La stella nel cielo di Betlemme (Star Over Bethlehem)
Mentre Maria è da sola nella mangiatoia con il bambino, un angelo del Signore si palesa a lei per mostrarle il futuro della sua creatura e farle decidere se vale la pena che il piccolo sopporti tutte le sofferenze a cui Dio sembra averlo destinato. Maria, nella sua purezza e ingenuità, saprà agire nel migliore dei modi.
Frase memorabile: Un segno di Dio? Dio non ha bisogno di segni e meraviglie. È più probabile sia un segno di Satana. Io credo che se Dio dovesse venire tra noi, verrebbe in silenzio…

L’asinello dispettoso (The Naughty Donkey)
Un asinello dispettoso si ritrova, per casualità, nella mangiatoia dove è nato Gesù. Se inizialmente prova totale indifferenza per il bambino, in seguito, appena questi gli afferra un’orecchia, si sente legato a lui da profondo affetto. L’animale avrà un ruolo fondamentale nel proteggere il piccolo da Erode.
Frase memorabile: Il primo dono era giallo e duro e non aveva gusto, il secondo fece starnutire l’asinello, e quando leccò il terzo, sentì un sapore amaro e sgradevole.

La stella di BetlemmeIl traghetto (The Water Bus)
La Signora Hargreaves, vedova con due figli adulti, detesta i contatti umani e, pur facendo tanta beneficienza, non prova alcuna empatia e non riesce a essere pienamente soddisfatta di se stessa. La quotidianità è per lei un incubo e non sopporta proprio le persone e il loro continuo bisogno di sfogare le frustrazioni. Nel tentativo di trovare un po’ di tranquillità, sale su un traghetto che attraversa il Tamigi e nota a prua un uomo dall’aspetto straniero vestito di una tunica. Dopo averla toccata, la Signora Hargreaves capirà, finalmente, per davvero i sentimenti delle persone.
Frase memorabile: Viaggiare in metropolitana o in autobus, pigiata nella folla sudaticcia, era senza dubbio la sua idea dell’inferno in terra.

Al crepuscolo (In the Cool of the Evening)
Rodney e Janet Grierson hanno un figlio di tredici anni mentalmente ritardato. Mentre lui sembra aver accettato la cosa, lei prega accanitamente Dio affinché lo faccia guarire perché trova inconcepibile l’idea di avere un figlio stupido. Nel giardino di casa, però, il bambino si è già fatto un nuovo amico in grado di capirlo meglio di chiunque altro.
Frase memorabile: Deve essere possibile fare qualcosa! Fisicamente è perfetto. Deve trattarsi di una ghiandola… di una cosa semplicissima. I dottori un giorno o l’altro lo capiranno. Deve esserci qualcosa: iniezioni, ipnotismo.

Promozione nell’alto dei cieli (Promotion in the Highest)
Il primo gennaio dell’anno 2000, un uomo, dopo essersi ubriacato la notte precedente presso una locanda del suo villaggio, vede passare una strana processione di quattordici persone. Sono santi che si presentano presso il Tribunale divino per chiedere la possibilità di tornare sulla Terra e fare di più di quello che hanno fatto in vita. A loro è legata un’antica transenna, ormai irrestaurabile, che li raffigura.
Frase memorabile: Qualche volta non riesco a non provare un po’ di pena per Lucifero. Dover essere di rango inferiore a Adamo lo ha terribilmente turbato. Adamo non era poi un granché.

La stella di BetlemmeL’isola (The Island)
In un’isola arida, le donne lavorano sodo e si occupano dei bambini mentre gli uomini vanno a pesca. Tra queste donne c’è Maria, una donna che le altre compiangono per aver avuto un figlio criminale che è stato giustiziato. A casa, ad attenderla, c’è un secondo figlio, spesso preda di visioni e di convulsioni. Un giorno, sull’isola, approda una barca di stranieri alla ricerca della Regina del Cielo, ma non è detto che siano in grado di riconoscerla.
Frase memorabile: La vera bellezza è sotto la pelle. È nelle ossa. Già, e ancora sotto le ossa: nel cuore.

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Assassinio allo specchio adattato per il teatro

The Mirror CrackedIl presente articolo è tratto dal quotidiano The Guardian, 04 marzo 2019. L’autrice è Arifa Akbar. La traduzione è mia. Courtesy of Guardian News & Media Ltd.

In una stanza vuota, una donna anziana dorme su una poltrona, la caviglia distorta distesa su un poggiapiedi. Potrebbe essere un’istantanea della Gran Bretagna solitaria di epoca moderna. Ma la donna è Jane Marple e, mentre le luci si alzano, questo giallo di Agatha Christie del 1962 ambientato in un villaggio esplode in una vicenda ad alto numero di ottani praticamente inarrestabile.

La drammaturga Rachel Wagstaff e la regista Melly Still hanno dovuto compiere scelte temerarie in questo adattamento di alto concetto che in alcuni passaggi sembra un reboot della serie tv su Miss Marple.

Marina Gregg, starlet di Hollywood, si trasferisce a St Mary Mead e una paesana muore avvelenata durante un suo cocktail party. Mentre Miss Marple (Susie Blake) e l’Ispettore capo Dermot Craddock (Simon Shepherd) si mettono a fare le loro indagini, sul palcoscenico si ricorre a ogni tropo cinematografico: il cast riproduce l’istante dell’avvelenamento e replica altre scene cardine in slow motion, in modalità avanzamento veloce o con il replay. Il passato è raffigurato in istantanee con incluse esplosioni smorzate di musica al cardiopalma. La scenografia di Richard Kent presenta una parete di fondo trasparente che mostra altri avvenimenti drammatici attraverso silhouette o sequenze filmiche.

L’effetto generato è di incessante movimento, con gli attori che sembrano automi mentre prendono vita per poi ricadere o bloccarsi nell’immobilità. All’inizio, un personaggio chiede: “Sapete già chi è il colpevole?”. È difficile capire se la produzione vuole essere un omaggio ai gialli sullo schermo o farne la parodia attraverso un pastiche stilizzato.

Il finale mostra un delitto scaturito da una celata sofferenza, maternità e perdita, ma è privo di quella valuta emotiva di cui ha bisogno (e che il film del 1980 con Elizabeth Taylor e Angela Lansbury possedeva). Questo perché si ha l’impressione che gli attori siano stati diretti come ingranaggi del macchinario drammaturgico.

The Mirror Cracked (una scena)

La pièce presenta un’intelligente analisi delle donne di Agatha Christie, dalle madri anticonformiste alle figlie orfane di madre; accanto alle vulnerabilità della stessa Jane Marple nel suo essere un’anziana “zitella”. La Gran Bretagna in rapida evoluzione è ben colta nelle reazioni snob e scioviniste degli abitanti del villaggio ai nuovi complessi residenziali, al cameriere italiano di Hollywood e alla vista delle donne in pantaloni. Purtroppo, queste tematiche sono attenuate dal costante movimento. La conseguenza è una produzione frustrante, anche se non priva di audacia visiva e in grado, a volte, di stupire.

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Sintesi dei racconti di Agatha Christie (IV)

Miss Marple e i tredici problemi (The Thirteen Problems, 1932):

Strutturata su tre linee narrative, questa raccolta di tredici racconti mette in evidenza le doti investigative e intellettive di Miss Marple ponendola a confronto con altri personaggi che, di volta in volta, sfidano le sue abilità.

I primi sei racconti sono ambientati in occasione del club del martedì sera, durante il quale Raymond West, nipote scrittore di Miss Marple, Joyce Lemprière, Sir Henry Clithering, il dottor Pender, il signor Petherick e la stessa Miss Marple si incontrano per proporre agli altri enigmi la cui soluzione richiede una buona dose di deduzione. I successivi sei racconti si svolgono un anno dopo, quando Sir Henry Clithering ritorna a St Mary Mead ospite del colonnello Bantry e di sua moglie. Su richiesta di Sir Henry viene invitata a cena anche Miss Marple e quindi a tavola si ritrovano di nuovo in sei: lei, il colonnello Bantry, la moglie Dolly, Sir Henry Clithering, il dottor Lloyd e l’attrice Jane Helier, e ognuno inizia a raccontare la sua storia misteriosa. L’ultimo racconto è incentrato su una giovane morta per annegamento a St Mary Mead e su come Miss Marple, chiedendo la collaborazione di Sir Henry di nuovo ospite dei Bantry, dimostri di aver capito che si tratta di omicidio.

Le tre linee narrative spezzano la sequenza degli eventi e finiscono per rendere il volume alquanto discontinuo. I casi narrati sono piuttosto semplici ma la lettura è resa godibile dalle battute di Miss Marple.

Curiosità:
Diversi personaggi compaiono in altri romanzi o racconti di Agatha Christie.
Il colonnello Bantry in C’è un cadavere in biblioteca. Dolly Bantry in C’è un cadavere in biblioteca e Assassinio allo specchio. Sir Henry Clithering in La morte nel villaggio, C’è un cadavere in biblioteca, Un delitto avrà luogo, Polvere negli occhi e Istantanea di un delitto. Raymond West in La morte nel villaggio, Miss Marple al Bertram Hotel, Addio Miss Marple e nel racconto La follia di Greenshaw pubblicato in Appuntamento con la paura. Jane Helier nel racconto Uno scherzo arguto pubblicato in Tre topolini ciechi e altre storie. Joyce Lemprière in Addio Miss Marple dove il nome cambia da Joyce a Joan.

Contiene:
Miss Marple e i tredici problemiIl club del martedì sera (The Tuesday Night Club)
Protagonisti: Miss Marple, Raymond West, Joyce Lemprière, Sir Henry Clithering, il dottor Pender, il signor Petherick. Tipo di crimine: Avvelenamento da arsenico. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il primo a raccontare è Sir Henry Clithering, che espone al gruppo il caso di una donna morta in seguito all’ingestione di gamberi in scatola. Dopo la riesumazione del corpo, si scopre che è stata avvelenata con arsenico e si sospetta del marito, ma nessuno riesce a capire come abbia potuto somministrarlo alla donna. Frase memorabile: Tu non conosci la vita come la conosco io.

Il tempio di Astarte (The Idol House of Astarte)
Protagonisti: Miss Marple, Raymond West, Joyce Lemprière, Sir Henry Clithering, il dottor Pender, il signor Petherick. Tipo di crimine: Morte in seguito a pugnalata. Eventi soprannaturali. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il secondo a raccontare è il dottor Pender. Parla di un suo amico che ha comprato una dimora pittoresca chiamata Boschetto Silenzioso. Nel boschetto accanto, in effetti, pare si consumassero riti sacri in onore di Astarte. Una sera, durante una festa mascherata, l’amico del dottore viene misteriosamente pugnalato mentre una delle ospiti si finge una sacerdotessa. Frase memorabile: Ricordo che da ragazza ballai con un tale travestito da capo dei briganti. Aveva cinque esemplari diversi di coltelli e pugnali, e non potete immaginare com’era scomodo far coppia con lui in questa o quella danza.

Miss Marple e i tredici problemiLingotti d’oro (Ingots of Gold)
Protagonisti: Miss Marple, Raymond West, Joyce Lemprière, Sir Henry Clithering, il dottor Pender, il signor Petherick. Tipo di crimine: Aggressione. Furto e rapina. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: A raccontare è Raymond West. La sua storia è ambientata in Cornovaglia dove lui si è trovato coinvolto in una vicenda riguardate un antico galeone, la sparizione di numerosi lingotti d’oro e una serie di ambigui personaggi. Frase memorabile: Nessun giardiniere lavora il lunedì di Pentecoste, lo sanno tutti.

Sangue sul lastricato (The Bloodstained Pavement)
Protagonisti: Miss Marple, Raymond West, Joyce Lemprière, Sir Henry Clithering, il dottor Pender, il signor Petherick. Tipo di crimine: Omicidio. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: I personaggi ascoltano il racconto di Joyce Lemprière, anch’esso ambientato in Cornovaglia come il precedente. Joyce, pittrice, mentre è intenta a dipingere un quadro nella locanda di un piccolo villaggio, resta colpita dalla visione di alcune macchie di sangue sul lastricato che lei, quasi inconsciamente, finisce per inserire nel dipinto. Ventiquattr’ore dopo la sua “visione” qualcuno morirà. Curiosità: La trama presenta alcune affinità con il romanzo Corpi al sole con protagonista Hercule Poirot. Frase memorabile: Ricordo la signora Green, seppellì cinque figli e ognuno di loro era assicurato. È naturale che nascano dei sospetti.

Miss Marple e i tredici problemiMovente contro occasione (Motive v Opportunity)
Protagonisti: Miss Marple, Raymond West, Joyce Lemprière, Sir Henry Clithering, il dottor Pender, il signor Petherick. Tipo di crimine: Sedute spiritiche a scopo di truffa. Sparizione di un testamento. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: A raccontare è il signor Petherick. La sua vicenda riguarda un suo ex cliente a cui è morta la nipotina alla tenera età di undici anni. In seguito l’anziano ha preso con sé i figli del fratello per i quali, però, non nutre lo stesso profondo affetto. Durante un soggiorno alle terme, l’uomo conosce una sedicente medium che non esita a trasferirsi in casa sua asserendo di riuscire a stabilire un contatto con la defunta nipote. Frase memorabile: È un tranello, signor Petherick, proprio da avvocato!

L’impronta del pollice di San Pietro (The Thumb Mark of St Peter) Protagonisti: Miss Marple, Raymond West, Joyce Lemprière, Sir Henry Clithering, il dottor Pender, il signor Petherick. Tipo di crimine: Presunto omicidio per avvelenamento. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Miss Marple racconta al club del martedì la storia di sua nipote Mabel sospettata, dopo la morte del marito, di averlo avvelenato con dei funghi. Nella vicenda è coinvolta una pila di carpe. Frase memorabile: In un paesino come questo, la vita privata di ognuno è più o meno di pubblico dominio.

Miss Marple e i tredici problemiIl geranio azzurro (The Blue Geranium)
Protagonisti: Miss Marple, il colonnello Bantry, Dolly Bantry, Sir Henry Clithering, il dottor Lloyd, Jane Helier. Tipo di crimine: Avvelenamento da cianuro. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il colonnello Arthur Bantry narra la storia di un suo amico la cui moglie, invalida e capricciosa, credendo alle previsioni di morte di una chiromante, inizia a essere perseguitata da un geranio azzurro che si palesa nella tappezzeria della sua stanza. Frase memorabile: Se io volessi uccidere qualcuno, non mi fiderei soltanto della paura.

La dama di compagnia (The Companion)
Protagonisti: Miss Marple, il colonnello Bantry, Dolly Bantry, Sir Henry Clithering, il dottor Lloyd, Jane Helier. Tipo di crimine: Morte per annegamento. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il dottor Lloyd narra di un’esperienza da lui vissuta a Las Palmas, alle Canarie, quando gli capitò di assistere alla morte per annegamento di una dama di compagnia di una ricca signora inglese. Frase memorabile: La natura umana è quasi sempre la medesima, sia in un villaggio che in un qualsiasi altro luogo, ma in un villaggio ci sono più possibilità e c’è più tempo di vedere le cose da vicino.

Miss Marple e i tredici problemiI quattro indiziati (The Four Suspects)
Protagonisti: Miss Marple, il colonnello Bantry, Dolly Bantry, Sir Henry Clithering, il dottor Lloyd, Jane Helier. Tipo di crimine: Caduta dalle scale. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Sir Henry Clithering racconta la storia di un funzionario del Servizio Segreto, morto in seguito a una caduta dalle scale apparentemente accidentale, e dell’impossibilità di individuare tra i quattro indiziati il vero responsabile. Frase memorabile: La più gentile delle fanciulle può compiere misfatti inenarrabili.

Una tragedia natalizia (A Christmas Tragedy)
Protagonisti: Miss Marple, il colonnello Bantry, Dolly Bantry, Sir Henry Clithering, il dottor Lloyd, Jane Helier. Tipo di crimine: Omicidio con una calza piena di sabbia. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Miss Marple racconta di come è riuscita a far condannare un uomo che da tempo progettava l’omicidio dell’ingenua moglie. Frase memorabile: L’Hotel Hydro… un luogo infernale! Ti costringono ad alzarti presto e a bere acqua puzzolente, con un mucchio di vecchie befane sedute intorno.

Miss Marple e i tredici problemiL’erba della morte (The Herb of Death)
Protagonisti: Miss Marple, il colonnello Bantry, Dolly Bantry, Sir Henry Clithering, il dottor Lloyd, Jane Helier. Tipo di crimine: Morte per avvelenamento. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Dolly Bantry, appassionata di giardinaggio, racconta agli ospiti di come una sera, nel corso di una cena, una giovane morì dopo aver mangiato anatra arrosto farcita, inavvertitamente, con foglie di digitale scambiate per salvia. Frase memorabile: I vegetariani dicono “Io non mangio mai carne” in un modo che vi fa andare la bistecca di traverso.

Un incidente al bungalow (The Affair at the Bungalow)
Protagonisti: Miss Marple, il colonnello Bantry, Dolly Bantry, Sir Henry Clithering, il dottor Lloyd, Jane Helier. Tipo di crimine: Furto di identità e di gioielli. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Jane Helier narra una disavventura di cui è stata suo malgrado protagonista mentre si trovava impegnata in una tournée teatrale: un commediografo è finito invischiato in un furto dopo aver incontrato una donna che si spacciava per lei. Frase memorabile: Gli pseudonimi sono completamente gratis. Descrivete l’inquilino e gli darò un nome. Riferimenti: Riferimento alla pièce Smith di W. Somerset Maugham.

Morte per annegamento (Death by Drowning)
Protagonisti: Miss Marple, Sir Henry Clithering, il colonnello Bantry, Rose Emmott, Ispettore Drewitt. Tipo di crimine: Uccisione per annegamento. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Sir Henry Clithering, di nuovo ospite del colonnello Bantry e della moglie, viene contattato da Miss Marple che lo prega di dimostrare quanto da lei sospettato riguardo alla morte per annegamento di Rose Emmott. Miss Marple, infatti, teme che un innocente possa venire ingiustamente condannato e quindi chiede a Sir Henry di dimostrare i fatti che lei non può provare. Frase memorabile: Il marito non fa che criticare il governo e la moglie non parla che di bulbi.

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Riferimenti ad Agatha Christie nella serie tv La signora in giallo

Lansbury (Miss Marple)Titolo della serie: Il titolo originale, Murder, She Wrote, è tratto dal romanzo di Agatha Christie 4.50 from Paddington, adattato per il cinema con il titolo Murder, She Said, in cui un’amica di Miss Marple assiste impotente a un omicidio attraverso il finestrino di un treno (nel film è Miss Marple stessa ad assistere al delitto). Poiché nella serie tv, Jessica Fletcher scrive romanzi gialli, il she said è diventato she wrote.

Stagione 1 Episodio 0: The murder of Sherlock Holmes (Chi ha ucciso Sherlock Holmes?)
La trama presenta molte attinenze con il racconto Il ballo della vittoria, di Agatha Christie, contenuto nella raccolta I primi casi di Hercule Poirot.

Stagione 1 Episodio 19: Armed Response (Clinica di lusso)
Il finale si ispira al romanzo Miss Marple: Giochi di prestigio.

Stagione 2 Episodio 07: A Lady in the Lake (Il mistero del lago)
L’episodio contiene un riferimento al personaggio di Stephen Norton presente in Sipario: L’ultima avventura di Poirot.

Stagione 2 Episodio 10: Sticks and Stones (Filo della morte)
La trama si ispira al romanzo Il terrore viene per posta.

Stagione 4 Episodio 16: Murder Through the Looking Glass (Omicidio allo specchio)
Nell’adattamento italiano il titolo ricorda parzialmente Assassinio allo specchio, romanzo di Agatha Christie nella cui versione cinematografica Angela Lansbury recitò nel ruolo di Miss Marple. Nella versione originale il titolo è invece un riferimento ad Alice attraverso lo specchio di Lewis Carroll.

Stagione 7 Episodio 7: The Return of Preston Giles (Il capro espiatorio)
Nell’episodio compare Lois Chiles che aveva già recitato al fianco di Angela Lansbury in Assassinio sul Nilo nella parte di Linnet Ridgeway Doyle, la vittima dell’omicidio.

Stagione 11 Episodio 11: An Egg to Die For (L’uovo di mezzanotte)
Jessica Fletcher risolve il caso scoprendo che le lettere cirilliche B e P corrispondono ai caratteri latini V e R. Hercule Poirot, nel racconto Doppio indizio contenuto nella raccolta I primi casi di Poirot, fa il contrario, scoprendo che V e R corrispondono alle lettere cirilliche B e P.

Stagione 11 Episodio 13: Death ‘N Denial (La statuetta di Nefertari)
Il titolo originale è la parafrasi di Assassinio sul Nilo, tratto da Poirot sul Nilo, in cui Angela Lansbury interpretava il ruolo della scrittrice alcolizzata Salomè Otterbourne. Uno dei personaggi dell’episodio si chiama Sally Otterburn.

Film per la tv: Il film del 2000, A Story to Die for, in italiano ha assunto il titolo Appuntamento con la morte in riferimento all’omonimo romanzo di Agatha Christie Appointment with Death che però, in italiano, è intitolato La domatrice.

Lansbury (Death on the Nile)Curiosità:

1) Se Agatha Christie sfrutta molto le nursery rhymes per i titoli dei suoi romanzi o per evidenziare il modo in cui i personaggi vengono assassinati, la serie tv La signora in giallo gioca con la storpiatura dei titoli degli episodi per invitare gli spettatori a indovinare il riferimento. Due esempi fra tanti From Russia with Blood, che riprende il titolo originale di 007: Dalla Russia con amore (From Russia with Love), e The Sound of Murder, che storpia Tutti insieme appassionatamente (The Sound of Music).
2) La serie contiene anche molti riferimenti, nei titoli o nelle trame, ai film interpretati in precedenza da Angela Lansbury, al mondo del cinema e del teatro, a ballate inglesi e irlandesi, a personaggi come Nero Wolfe, Perry Mason e Ellery Queen, a personaggi nati dalla penna di Stephen King, come Cujo, e alla letteratura per bambini, tra cui Biancaneve e Rosa rossa e Il mago di Oz.

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Sintesi dei racconti di Agatha Christie (III)

 

Il misterioso Signor Quin (The Mysterious Mr Quin, 1930):

 

La quantità della mia produzione negli anni che vanno dal 1929 al 1932 è di tutto rispetto; oltre ai romanzi, infatti, ho pubblicato due raccolte di racconti, in una delle quali compariva il personaggio del Signor Quin. Questi racconti erano quelli che preferivo; non li scrivevo spesso, anzi, tra l’uno e l’altro passavano anche tre o quattro mesi, se non di più. […] Il personaggio del Signor Quin rientrava nello stesso filone delle mie poesie giovanili su Arlecchino e Colombina.
La sua presenza in una storia aveva unicamente una funzione catalizzatrice e influenzava le azioni degli altri personaggi. Da un piccolo fatto, da una frase irrilevante, si intuiva la sua vera natura; una figura d’uomo che si stagliava nella luce variopinta di una finestra, un essere che appariva o spariva improvvisamente. Il Signor Quin arrivava a difendere l’amore, dove era già stata la morte. Anche il Signor Satterthwaite, che era in un certo senso il suo emissario, diventò uno dei miei personaggi preferiti. (Cfr. Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone per Mondadori, Milano 1978, pp. 507-508).

Nota: Come affermato dalla stessa Agatha Christie, le storie di questa serie di racconti si contraddistinguono per una trama primaria incentrata sulla risoluzione di un omicidio e una trama secondaria riguardante la storia d’amore tormentata di uno dei personaggi. La comparsa del Signor Quin si verifica sempre quando il Signor Satterthwaite si trova a gestire una situazione drammatica o a riflettere su di essa; in un certo senso è come se rappresentasse la voce della sua coscienza e lo inducesse a porre attenzione a dettagli che altrimenti gli sfuggirebbero.

Curiosità: Il personaggio del Signor Satterthwaite entrerà in contatto con Hercule Poirot nel romanzo Tragedia in tre atti.
Nei primi racconti della raccolta, Satterthwaite dichiara di avere sessantadue anni mentre verso la fine ne ha sessantanove.

Contiene:
Il misterioso Signor Quin (The Mysterious Mr. Quin)È arrivato il Signor Quin (The Coming of Mr Quin)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Tom Evesham, Lady Laura Keene, Sir Richard Conway, Eleanor Portal. Tipo di crimine: Suicidio in seguito a omicidio. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: La sera di San Silvestro, il Signor Satterthwaite, ospite in casa di amici, partecipa a una conversazione in cui si parla del Signor Derek Capel, defunto ex proprietario della dimora, morto alcuni anni prima per suicidio. Mentre Satterthwaite e gli amici conversano, si presenta alla porta tale Harley Quin affermando di essere rimasto vittima di un guasto alla macchina. Il nuovo ospite, con il suo atteggiamento, indurrà i presenti a riflettere sui dettagli di quel misterioso suicidio fino a spingerli a risolvere l’enigma. Curiosità: Il personaggio di Harley Quin, sia nel nome che nell’atteggiamento, richiama quello di Arlecchino. Frase memorabile: Molte donne brune si tingono i capelli per diventare bionde, ma non gli era mai capitato di vedere una donna bionda che li tingeva di nero. Riferimenti: Riferimento al detto Autres temps, autres moeurs (altri tempi, altre usanze) e alla canzone tradizionale scozzese Auld Lang Syne (Old long since).

L’ombra sul vetro (The Shadow on the glass)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Lady Cynthia Drage, Richard e Moira Scott, Jimmy Allenson, John Porter. Tipo di crimine: Omicidio plurimo. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il Signor Satterthwaite si trova a Greenways House con persone di varia estrazione sociale. Mentre conversa con loro, inizia a raccontare una storia legata al fantasma il cui volto si vede riflesso su un vetro della finestra della dimora. In seguito, si odono degli spari e, nel giardino privato, vengono rinvenuti i corpi di due degli ospiti assassinati mentre una terza ha la pistola in mano. A chiarire la faccenda ci penserà Harley Quin che farà la sua comparsa con la scusa di dover acquistare un quadro. Frase memorabile: “Gli Unkerton hanno un fantasma di famiglia?”.“Non è un fantasma degli Unkerton, ma un fantasma di Greenways. L’hanno comprato con la casa”. Riferimenti: Riferimento al musical edoardiano del 1903 The Orchid da cui è tratta la strofa Great big bears and tigers, We will have some tea, Tea for two, dear! citata parzialmente da Lady Drage: “Precisamente, grandi e grossi orsi e tigri…, come dice la canzone. Certo, attualmente è una gran celebrità, e gli Unkerton impazzirebbero per averlo tra loro, lui e la moglie!”.

Il misterioso Signor Quin (The Mysterious Mr. Quin)All’insegna del Giullare (At the “Bells and Motley”)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Masters, William Jones, George Foster, Eleanor Le Coteau, Stephen Grant. Tipo di crimine: Scomparsa di un novello sposo. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il Signor Satterthwaite si sta recando a Marswick Manor da Sir George Foster ma, a causa di un guasto alla macchina, è costretto a fermarsi per qualche ora a Kirtlington Mallet. Mentre l’autista, Masters, cerca di risolvere la situazione con l’aiuto del meccanico, Satterthwaite entra nella locanda del Giullare dove incontra Harley Quin. I due cercheranno di risolvere il mistero di Richard Harwell, scomparso misteriosamente dopo il rientro dal viaggio di nozze con Eleanor Le Coteau. Frase memorabile: “Crede nel passato e non nel presente, perché?”. “Nel presente non c’è atmosfera”. Riferimenti: Riferimento al detto risalente al XVI secolo Happy’s the wooing that is not long doing (felice il fidanzamento che non dura a lungo).

La nube fatale (The Sign in the Sky)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Martin Wylde, Sir George Barnaby, Vivien Barnaby. Tipo di crimine: Omicidio a colpi di fucile. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il Signor Satterthwaite ha appena assistito a un processo per omicidio il cui imputato è stato giudicato colpevole. Riflettendo su quanto avvenuto, si dirige verso Soho ed entra in un ristorante chiamato Arlecchino. Con stupore, scopre che il suo tavolo preferito è già occupato dal Signor Quin e decide di raccontargli la storia dell’omicidio e di manifestargli i suoi dubbi riguardo alla colpevolezza del condannato. Avendo acquisito maggior certezza sulla probabile innocenza del giovane, Satterthwaite si lascia convincere da Quin a recarsi in Canada per interrogare una delle domestiche della vittima. Curiosità: Il titolo originale si riferisce a un “segno nel cielo” visto dalla domestica e da lei scambiato per la mano di Dio. Frase memorabile: “Lei ha assistito da spettatore ai drammi di altre persone. Non ha mai pensato di salire sul palcoscenico e di recitare una parte? Non si è mai visto nelle vesti dell’arbitro dei destini altrui, al centro del palcoscenico, con la vita e la morte nelle sue mani?”. 

Il misterioso Signor Quin (The Mysterious Mr. Quin)Anche i croupier amano (The Soul of the Croupier)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Contessa Czarnova, Franklin Rudge, Elizabeth Martin. Tipo di crimine: Truffa. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il Signor Satterthwaite si trova a Montecarlo e inizia a osservare il comportamento della variegata umanità che incontra sul posto. In particolare rimane colpito dalla graziosa Elizabeth Martin, americana in viaggio in Europa con Franklin Rudge, che manifesta una certa gelosia per il legame tra quest’ultimo e la non più giovane Contessa Czarnova. Durante una puntata al Casinò, Satterthwaite incontra il Signor Quin che decide di organizzare un appuntamento al buio a sei per fare chiarezza sui sentimenti di ognuno. Frase memorabile: La vita si vive più o meno allo stesso modo ovunque, indossa semplicemente abiti differenti, ecco tutto. Riferimenti: Nel testo originale, il Signor Quin organizza un Hedges and Highways party, tradotto in italiano con Incontro alla cieca; in realtà il riferimento è probabilmente legato alla Bibbia, Luca 14:23: E il signore disse al servitore: Va’ fuori per le strade e lungo le siepi, e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena.

Alla Fine del Mondo (The World’s End)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Duchessa di Leith, Naomi Carlton-Smith, Signor Tomlinson. Tipo di crimine: Innocente condannato per furto. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Durante una gita in Corsica, organizzata dietro suggerimento della Duchessa di Leith, il Signor Satterthwaite si trova nella località di Coti-Chiavari; la signorina Naomi Carlton-Smith, che viaggia con loro, chiama quel posto La fine del mondo. Su un masso roccioso, Satterthwaite nota la presenza del Signor Quin, che si unisce al gruppo. Frattanto inizia a nevicare e tutti trovano riparo presso una vecchia locanda dove ci sono già tre persone coinvolte in passato in un episodio di furto che riguarda anche Naomi Carlton-Smith. Frase memorabile: Suppongo che in un posto come questo si venga una volta soltanto nella vita… un posto dal quale non si può più proseguire.

Il misterioso Signor Quin (The Mysterious Mr. Quin)Una voce nel buio (The Voice in the Dark)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Lady Barbara Stranleigh, Beatrice Barron, Margery Gale. Tipo di crimine: Omicidio per annegamento in vasca da bagno e collasso cardiaco. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Mentre il Signor Satterthwaite si trova a Cannes incontra Lady Barbara Stanleigh che gli esprime la sua preoccupazione per la figlia Margery. La giovane, ultimamente, sente delle voci che le ordinano di restituire quello che ha rubato e Lady Barbara, sapendo che Satterthwaite conosce persone specializzate in ricerca psichica, gli chiede di dare un’occhiata a Margery al suo rientro a Londra. Sul treno, Satterthwaite si imbatte in Harley Quin a cui in seguito chiede consigli sul da farsi. Frase memorabile: Io avere messaggio per tutti voi, gente. Vita qui essere allegra e bella. Noi tutti lavorare molto sodo. Aiutare chi non essere passato ancora in Aldilà.

Il volto di Elena (The Face of Helen)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Gillian West, Philip Eastney, Charlie Burns. Tipo di crimine: Omicidio programmato con gas inodore. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Satterthwaite si trova al Covent Garden per assistere a una rappresentazione dei Pagliacci. Qui, mentre cerca qualche graziosa dama con cui poter condividere il palco privato, incontra il Signor Quin. Prima della rappresentazione, Satterthwaite nota in platea una giovane dai capelli d’oro che paragona a Elena ed è contesa da due uomini. Il tragico triangolo amoroso spingerà uno dei corteggiatori a compiere un gesto estremo che però Satterthwaite riuscirà a prevedere. Frase memorabile: Pensò a Elena di Troia e si chiese se fosse stata una donna comune, benedetta, o maledetta, da un volto stupendo. Riferimenti: Oltre alla Cavalleria Rusticana e ai Pagliacci, il racconto contiene riferimenti al Faust di Christopher Marlowe e alla canzone folcloristica The Shepherd’s Song.

Il misterioso Signor Quin (The Mysterious Mr. Quin)“L’Arlecchino morto” (The Dead Harlequin)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Frank Bristow, Lord Charnley, Colonnello Monkton. Tipo di crimine: Omicidio mascherato da suicidio. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il Signor Satterthwaite visita una mostra alle Harchester Galleries. Qui è esposto un quadro intitolato L’Arlecchino morto che lo lascia sconvolto per la somiglianza del modello con il Signor Quin. L’uomo decide quindi di acquistare la tela e invitare a cena il pittore, Frank Bristow. Nel corso della serata, altri ospiti faranno la loro comparsa, tra cui il Signor Quin, e la conversazione si sposterà su un presunto suicidio avvenuto tempo prima con cui il quadro sembra avere molto a che fare. Curiosità: Dal racconto è stata tratta la pièce Someone at the Window, mai rappresentata né pubblicata. Frase memorabile: Se uno non si può permettere una Rolls Royce, deve andare in pullman.

L’uccello con l’ala spezzata (The Bird with the Broken Wing)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Madge Keeley, Roger Graham, David Keeley, Mabelle Annesley. Tipo di crimine: Impiccagione simulata per nascondere uno strangolamento. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Mentre il Signor Satterthwaite si trova a un party nella piovosa campagna, il Signor Quin, tramite una seduta spiritica, lo induce ad accettare un invito nella dimora dei Keeley, dove pare rischi di consumarsi un dramma. Satterthwaite si reca sul posto e finisce coinvolto in un inaspettato caso di suicidio per impiccagione. Frase memorabile: Forse la morte non è il male peggiore. Riferimenti: Riferimento a En Svane (Un cigno) di Edvard Grieg (1843-1907).

Il misterioso Signor Quin (The Mysterious Mr. Quin)L’uomo venuto dal mare (The Man from the Sea)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, Manuel, Anthony Cosden, donna senza nome. Tipo di crimine: Tentato suicidio. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Satterthwaite è in vacanza su un’isola spagnola dove finisce per incrociare Anthony Cosden, che sta meditando il suicidio a causa di un male incurabile, e una donna che desidera compiere il medesimo gesto per evitare di coinvolgere il figlio in uno scandalo. Grazie alla presenza, quasi soprannaturale, del Signor Quin, Satterthwaite riuscirà a salvare le vite di entrambi. Frase memorabile: Ho l’impressione che abbia recitato la parte della Provvidenza ancora una volta, a giudicare dalla sua faccia. Riferimenti: Riferimento a Tristano e Isotta.

Il sentiero di Arlecchino (Harlequin’s Lane)
Protagonisti: Signor Satterthwaite, Harley Quin, John e Anna Denman, Sergius Oranoff, Molly Stanwell. Tipo di crimine: Morte imminente per mano del destino. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Satterthwaite accetta di partecipare a un party in casa dei coniugi Denman da lui ritenuti persone grossolane. Sul posto, lungo un sentiero del giardino chiamato Il sentiero di Arlecchino che sbocca in un immondezzaio, Satterthwaite ritrova il Signor Quin la cui presenza, questa volta, non è determinata dal desiderio di salvare qualcuno ma da quello di portarselo via. Un ballo mascherato con Colombina e Arlecchino farà da sfondo alla vicenda. Frase memorabile: Tutte le donne sono uguali, non possono sopportare di sentir lodare un’altra donna. Riferimenti: In un passaggio Agatha Christie cita una “vecchia ballata irlandese” il cui titolo è Dark Sheila e che in realtà è una poesia scritta da lei e contenuta nella raccolta autopubblicata The Road of Dreams del 1924.

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Something’s Afoot: la parodia musicale di Dieci piccoli indiani

Something's Afoot (locandina)Il presente articolo è tratto dal volume Blood on the Stage, 1950-1975: Milestone Plays of Crime, Mystery, and Detection, Scarecrow Press, 2011, pp. 576-578. L’autore è Amnon Kabatchnik. La traduzione è mia.

Something’s Afoot, parodia musicale in stile giallo, trae ispirazione dai Dieci piccoli indiani di Agatha Christie per gli imbrogli della sua trama e le frecciatine farsesche.

Siamo nella tarda primavera del 1935. La storia si svolge nella tenuta di campagna di Lord Dudley Rancour, situata in un’isola al centro di un lago, in una zona imprecisata dell’Inghilterra. L’ingresso della dimora è peculiare, con molte porte che consentono entrate e uscite repentine. Sette ospiti sono stati invitati per trascorrere un weekend in allegria, e tutti insieme costituiscono un variegato gruppo di personaggi: Hope Langdon, l’ingenua; Geoffrey, il giovanotto; il Dottor Grayburn, medico di famiglia; Nigel Rancour, il nipote pecora nera; Lady Grace Manley-Prowe, la gran signora; il Colonnello Gilleweather, ex militare; Miss Tweed, un’anziana detective dilettante. La servitù è formata da Lettie, la cameriera impertinente; Flint, il burbero custode e Clive, lo scontroso maggiordomo. L’ospite, proprio come U.N. Owen in Dieci piccoli indiani, non si presenta.

Gli invitati, uno dopo l’altro, arrivano, cantilenando la speranza di trascorrere un “meraviglioso, corroborante, stupendo, stimolante… totalmente esasperante weekend!”. Il maggiordomo Clive annuncia che si sta avvicinando una brutta tempesta di fulmini e che l’innalzamento del livello delle acque del lago rende impossibile l’accesso al ponte per raggiungere la terraferma.

Il gradino della scala sul quale si trova Clive esplode, uccidendolo. Le signore, ovviamente, svengono. Dopo essersi riprese si uniscono agli uomini per cantare tutti insieme: “Sta per succedere qualcosa… Qualcosa di molto spaventoso… E il colpevole non è il maggiordomo!”.

Accompagnato dal frastuono della tempesta e dei fulmini, il gruppo di isolati, che si scoprono essere in un modo o nell’altro intimamente legati tra loro, si riduce progressivamente di numero grazie a meccanismi diabolicamente architettati: il Dottor Grayburn finisce asfissiato dal gas rilasciato dalla cornetta del telefono; Lady Manley-Prowe cade fulminata dopo aver toccato l’interruttore della luce; il nipote Nigel viene colpito alla testa e steso da un’applique collocata sul palo delle scale; il dardo avvelenato di una cerbottana colpisce il collo del Colonnello Gilleweather; Lettie, la cameriera, è risucchiata all’interno di un antico vaso Ming di un metro e mezzo e divorata da un serpente; Flint, il custode, salta in aria in cucina mentre accende la pipa.

Something's Afoot (una scena)

La Signorina Tweed sussurra a Geoffrey e a Hope di aver scoperto l’identità del killer. Come lei stessa dichiara, le sue doti deduttive sono dovute alla lettura dei libri gialli di Agatha Christie, Sir Arthur Conan Doyle, Mary Roberts Rinehart, Wilkie Collins ed Erle Stanley Gardner. E soprattutto al Mastino dei Baskerville, al Dottor Watson, a Roger Ackroyd, al Tredicesimo invitato, ai romanzi Seven Keys to Baldpate e Morte sul castello di poppa, al dramma teatrale The Bat, e al Riccardo II e III di William Shakespeare. Ma mentre la Signorina Tweed annuncia trionfalmente: “L’assassino è…”, un arpone serra rapidamente la sua sciarpa finché non resta strangolata.

Gli unici due sopravvissuti ora sospettano l’uno dell’altra. Tuttavia, una registrazione del grammofono rivela che l’ospite, Dudley Rancour, ha manipolato i dispositivi letali per svariate ragioni di vendetta e poi si è tolto la vita. Hope e Geoffrey brindano: “Il nuovo giorno che aspettavamo”. Mentre la luce del sole invade la stanza e si sentono gli uccellini cinguettare, i due giovani amanti soccombono a causa di un narcotico nel vino. E non ne rimase più nessuno.

Something’s Afoot iniziò il suo percorso verso Broadway all’Alliance Theatre di Atlanta, Georgia (1972); si fece le ossa alla Goodspeed Opera House, East Haddam, Connecticut (1973); si scaldò un po’ all’American Theatre, Washington D.C. (1973); prese forma grazie all’American Conservatory Theatre, San Francisco (1974) e fu presentata all’Huntington Hartford Theatre di Los Angeles (1975). Diretta e coreografata da Tony Tanner, con scenografie di Richard Seger, il pastiche fu allestito al Lyceum Theatre il 27 maggio del 1976. Una nota sul programma riportava questa richiesta: “Per il divertimento dei futuri spettatori, vi saremmo grati se evitaste di rivelare il finale della pièce”.

La critica rispettò la nota ma si divise in due nette fazioni nel giudizio sullo spettacolo. Clive Barnes dichiarò che la musica era pessima e le parole maldestre: “leziosaggini stiracchiate al punto da risultare tanto fastidiose quasi quanto ridicole”. Christopher Sharp, invece, affermò che lo spettacolo funzionava così bene grazie alla miscela di parole e musica di Robert Gerlach e David Vos. Douglas Watt definì Something’s Afoot “un musical campy giallo il cui scenario esplosivo mette in ombra libri, canzoni e attori”, ma Martin Gottfried trovò lo spettacolo “divertente e avvincente, corroborante nell’originalità dell’idea e la modestia della durata”. T. E. Kalen si complimentò con Tessie O’Shea per la sua interpretazione di Miss Tweed paragonandola a una Margaret Rutherford tornata meravigliosamente in vita. Tuttavia, il critico televisivo Leonard Probst schernì l’attrice britannica per il suo “agitarsi, scuotersi e farsi pure i complimenti”.

Something’s Afoot andò in scena a New York per sessantuno sere e poi fu allestita all’Ambassadors Theatre di Londra dove raggiunse le duecentotrentadue repliche.

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Agatha Christie sotto pseudonimo: Nell e Jane o Il pane del gigante

Basta romanzi polizieschi, volevo cambiare genere. Così, con qualche senso di colpa e una buona dose di compiacimento, mi accinsi a scrivere un romanzo che intitolai Giant’s Bread. La musica era il tema del libro, e questo faceva affiorare a tratti la mia scarsa conoscenza specialistica nel campo. Comunque fu accolto favorevolmente dalla critica e, per essere un’opera prima, perché tale risultava, ebbe un certo successo di vendita. Lo firmai col nome di Mary Westmacott e per quindici anni riuscii a tenere nascosta la mia identità.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone per Mondadori, Milano 1978, p. 551)

Sintesi: Sebastian Levinne, proprietario del Teatro nazionale dell’opera di Londra, di origini ebraiche, allestisce per la serata inaugurale Il gigante, del compositore Boris Groen. Dopo la rappresentazione, l’anziano ed esperto critico Carl Bowerman scambia alcune parole con lui e gli confessa di aver riconosciuto in Groen lo stile compositivo degli inglesi. Questo spinge Levinne a ricordare, ma non a rivelare, la storia del musicista Vernon Deyre, dall’infanzia all’età adulta, del suo odio per la musica destinato a trasformarsi in amore viscerale e delle donne che hanno segnato la sua vita, in particolare Josephine, Nell e Jane.

Nell e Jane (Giant's Bread)Curiosità:
1)
Il titolo originale è tratto dalla prima quartina della nota fiaba inglese Jack and the Beanstalk (Jack e la pianta di fagioli o anche Jack e il fagiolo magico): Fee-fi-fo-fum,/I smell the blood of an Englishman,/Be he alive, or be he dead/I’ll grind his bones to make my bread. In italiano, nella versione di Bruno Oddera, è stata resa nel modo seguente: Imi, ami, emi, ane/dell’uomo mortale il sangue io fiuto,/sia egli vivo, oppure deceduto/ne macinerò le ossa per farmi il pane. La versione italiana più nota è invece quella che recita: Ucci, ucci, sento odor di cristianucci./Che sia grande oppur piccino, io mi faccio un bel panino.
2) Il volume è dedicato alla madre di Agatha Christie: To the memory of my best and truest friend, my mother.
3) In questo romanzo Agatha Christie rende molto più esplicito l’atteggiamento antisemita degli inglesi nei confronti degli ebrei. Vedesi ad esempio il passaggio seguente: Da qualsiasi parte ci si voltasse, si finiva con l’imbattersi nell’opulenza e nella generosità dei Levinne. La gente cominciò a dire: “Sì, certo, sono impossibili, però la signora Levinne è straordinariamente gentile”. […] “Oh, naturalmente sono ebrei! Ma è forse assurdo avere dei pregiudizi. Vi sono state alcune ottime persone tra gli ebrei”. Correva voce che il Vicario avesse detto, in risposta: “Come Gesù Cristo”. Ma nessuno ci credeva sul serio.
(pag. 96, traduzione di Bruno Oddera per Mondadori, Milano 2012)

Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento ai noti compositori britannici Gustav Holst (1874-1934), Ralph Vaughan-Williams (1872-1958) e Arnold Bax (1883-1953):
Vi sono stati pionieri prima di lui, persone che hanno tentato, sperimentalmente, le cose compiute da lui. Abbiamo avuto una nostra scuola inglese, Holst, Vaughan-Williams, Arnold Bax. In tutto il mondo i musicisti si sono avvicinati al nuovo ideale. L’assoluto nella musica. Quest’uomo è il diretto successore del ragazzo che perdette la vita in guerra, come si chiamava? Deyre…
(pag. 12, traduzione di Bruno Oddera per Mondadori, Milano 2012)

2) Riferimento all’opera del romanziere George Meredith (1828-1909) The Tale of Chloe, An Episode in the History of Beau Beamish, in cui compare il personaggio di Susan, lattaia diventata duchessa di Dewlap dopo aver sposato un anziano duca:
Nella camera dei bambini dilagarono il silenzio e la tranquillità. Susan emise un sospiro di sollievo. Tolse da un cassetto un libro in brochure intitolato Il duca e la lattaia.
(pag. 37, traduzione di Bruno Oddera per Mondadori, Milano 2012)

3) Riferimento al personaggio di Robinson Crusoe di Daniel Defoe (1660-1731):
Accanto a lui, visibilissimo nella sua immaginazione, v’era Barboncino, vestito come Robinson Crusoe nel libro illustrato.
(pag. 39, traduzione di Bruno Oddera per Mondadori, Milano 2012)

4) Riferimento alla canzone Occhi d’agoni intonata dal Cavaliere bianco in Alice attraverso lo specchio di Lewis Carroll (1832-1898). Uno dei versi, Come, tell me how you live!, diventerà il titolo della breve autobiografia di Agatha Christie incentrata sui viaggi da lei compiuti. In italiano, Viaggiare è il mio peccato:
“Ho sistemato tutto, Jane”, fece. “Radmaager verrà qui da te, domani. A quanto pare preferisce regolarsi così”.
“Suvvia, ditemi come vivete, esclamò lui” citò Jane. “Beh, vivo molto onestamente e rispettabilmente, del tutto sola! Ti va di mangiare un boccone, Sebastian?”.
(pag. 193, traduzione di Bruno Oddera per Mondadori, Milano 2012)

Nell e Jane (Giant's Bread)5) Riferimento a due passaggi del capitolo Il grande inquisitore del romanzo I fratelli Karamazov di Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1881): Primo passaggio: The flock will collect again and submit once more, and then it will be forever, forever. We will give them a quiet modest happiness.
Secondo passaggio: And we alone, we who guard the mystery, we alone shall be unhappy. There will be thousands of millions of happy children and only a hundred thousand martyrs who have taken on themselves the curse of good and evil.
La vita sta diventando troppo difficile, troppo pericolosa per l’individuo. Che cosa dice Dostoevskij, in uno dei suoi libri?
“Il gregge si formerà di nuovo e si sottometterà una volta di più, e poi continuerà a sottomettersi per sempre e per sempre. Gli daremo una tranquilla, modesta felicità”. […]
Ho trovato l’altro brano di Dostoevskij. Credo sia quello al quale ti riferisci tu.
“E noi soli, noi che custodiamo il mistero, noi soli saremo infelici. Esisteranno migliaia di milioni di fanciulli felici e soltanto centomila martiri che si saranno assunti la maledizione del bene e del male”.
(pag. 374, traduzione di Bruno Oddera per Mondadori, Milano 2012)

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Sipario, l’ultima avventura di Poirot (Curtain: Poirot’s Last Case)

Sintesi: Arthur Hastings riceve una lettera dal suo caro amico Hercule Poirot che gli comunica di trovarsi a Styles Court, dove tutte le loro avventure sono cominciate, e che lo invita a raggiungerlo al più presto. Hastings arriva sul posto, dove si trova anche sua figlia Judith, e trova l’amico molto invecchiato e ammalato. Poirot gli racconta la storia di cinque omicidi, avvenuti in località diverse e commessi da persone diverse, il cui indiretto responsabile, tale signor X, si trova a Styles Court. L’investigatore belga è fermamente deciso a catturarlo ma si rifiuta di rivelare a Hastings il nome di questa persona. L’ex collaboratore di Poirot dovrà quindi intraprendere un’indagine per conto proprio nella speranza di riuscire a scoprire chi sia il principale indiziato.

Curiosità:
1)
Agatha Christie riporta Poirot a Styles Court, riprendendo l’ambientazione del primo romanzo, e determina la sua fine giocando con William Shakespeare, da lei molto amato, e con i riferimenti all’Otello e al personaggio di Iago, che in quel periodo la ossessionava (a questo proposito vedesi il volume di Laura Thompson, Agatha Christie: An English Mystery, in cui si parla nei dettagli di quando Agatha Christie, nel 1942, vide Otello all’Old Vic Theatre).
È, probabilmente, il più triste addio della storia della letteratura ma anche uno dei migliori finali che siano mai stati scritti per un personaggio.
2) Nel capitolo tredici Arthur Hastings si mette a risolvere un cruciverba del Times le cui risposte, determinate da definizioni criptiche, sono direttamente collegate alla situazione che i personaggi stanno vivendo (amante, tormento, morte, Iago (nel suo simboleggiare la gelosia). Nella versione italiana quasi tutte le definizioni, salvo l’ultima riguardante Shakespeare, sono state adattate con conseguente modifica delle risposte (mortaio, compassi, storia, Iago) . Gli originali sono i seguenti:
– Even love or third party risk: Paramour.
– The chaps between the hills are unkind: Tormentor.
– And Echo whatever is asked her answers…: Death.
– Jealousy is a green-eyed monster, this person said: Iago.
3) Nell’ultima stagione della nota serie tv interpretata da David Suchet, l’episodio è stato girato prima degli altri quattro che l’hanno preceduto nella messa in onda (Gli elefanti hanno buona memoria, Poirot e i quattro, Le fatiche di Hercule e La sagra del delitto) per permettere all’attore di perdere peso a sufficienza per rappresentare il deperimento fisico di Poirot in seguito al grave stato di salute (Cfr. David Suchet, Poirot and me, Headline Publishing Group, London 2013, pp.316-319).

Poirot (Curtain)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento alla morale della poesia The needless alarm di William Cowper (1731-1800): The darkest day, lived till tomorrow, will have passed away:
Mi alzai dalla poltrona. Ero incredulo, sbigottito, scontento di me… e soprattutto mi sentivo sollevato.
Non ricordo più chi fu a scrivere: “Anche il giorno più triste, vissuto fino all’indomani, diventa passato”. Com’è giusta questa considerazione!
(pag. 127, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

2) Riferimento a un verso della poesia di Lord Alfred Tennyson (1809-1892) Maud (Part I): I HATE the dreadful hollow behind the little wood,/Its lips in the field above are dabbled with blood-red heath,/The red-ribb’d ledges drip with a silent horror of blood,/And Echo there, whatever is ask’d her, answers “Death”. (N.b. Lo stesso verso darà il titolo al romanzo di Agatha Christie The hollow (in italiano Poirot e la salma).Nella versione italiana, il riferimento a Tennyson viene sostituito con un riferimento a James Joyce, History is a nightmare from which I am trying to awake, tratto dall’Ulisse; Agatha Christie, però, non ha mai citato James Joyce in nessuna delle sue opere).
Elizabeth Cole osservò: “La citazione di Joyce è “La storia è un incubo da cui tento di svegliarmi”.
Sentii qualcuno muoversi alle mie spalle. Alzai la testa, era Judith, che mi passò accanto per uscire sul balcone.
(pag. 139, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

3) Citazione di due battute dell’Otello di William Shakespeare, atto terzo, scena terza: Oh, beware, my lord, of jealousy!/It is the green-eyed monster which doth mock/The meat it feeds on. E Not poppy nor mandragora/Nor all the drowsy syrups of the world,/Shall ever medicine thee to that sweet sleep/Which thou owedst yesterday:
Farfugliai qualcosa a proposito della definizione e ripresi a sfogliare le pagine: Sì, era proprio Iago. “Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore;/È un mostro dagli occhi verdi che dileggia/Il cibo di cui si nutre”.
Judith lesse qualche altro verso:
“Né mandragola, né papavero,/Né tutti i sonniferi del mondo,/Varranno a ridarti il dolce/Sonno tuo, di ieri sera”.
(pp. 140-141, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

4) Riferimento alla pièce in quattro atti John Ferguson (1915) di St John Greer Ervine (1883-1971):
Nella valigetta trovai l’Otello di Shakespeare in edizione economica e il John Ferguson di St John Ervine. Al terzo atto, c’era un segnalibro.
(p. 182, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

Poirot (Curtain)5) Riferimento alla storia di Giuditta e Oloferne, contenuta nel Libro di Giuditta (N.B. Lo stesso riferimento compare anche nel romanzo Poirot e la strage degli innocenti):
Quella sera, qualcuno aveva detto che Judith somigliava alla sua omonima eroina biblica poco prima che mozzasse la testa a Oloferne. La mia Judith… con la morte nel cuore?
(p. 185, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

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Agatha Christie sotto pseudonimo: Il deserto del cuore (Absent in the Spring)

Pubblicato nel 1944, e appartenente alla serie di sei volumi composti da Agatha Christie sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott, Il deserto del cuore (Absent in the Spring) è un libro fuori dall’ordinario.

Non si tratta di un romanzo giallo e nemmeno di un romanzo d’amore, anche se alcuni insistono nel definirlo tale, ma piuttosto andrebbe classificato come un tentativo dell’autrice di scrivere una storia d’introspezione.

Realizzato in soli tre giorni, perché Agatha Christie sentiva l’urgenza di mettere su carta il suo impulso creativo (vedesi La mia vita, Mondadori Editore, Milano 1978, pp.585-586), il volume ha per protagonista Joan Scudamore, donna di mezza età che, con suo massimo orgoglio, dimostra a malapena trent’anni. Non è arrogante né vanitosa, ma ha un’opinione talmente alta di sé da comportarsi come se avesse un velo perennemente calato davanti agli occhi. È convinta di essersi costruita un’esistenza felice e di aver assicurato la medesima felicità al marito e ai tre figli. Si sente in dovere di giudicare gli altri e non perde occasione di compatire amiche o conoscenti quando ritiene che conducano una vita triste e squallida. Sennonché, all’improvviso, le sue convinzioni iniziano a vacillare quando si ritrova sola e isolata, per una settimana, in una rest house nel deserto durante un viaggio di ritorno da Baghdad a Londra dopo essere andata a trovare la figlia minore. Man mano che la protagonista compone il suo puzzle fatto di ricordi e di situazioni apparentemente insignificanti, agli occhi del lettore si palesa l’amara verità: il quadretto idilliaco è in realtà fasullo e ogni membro della famiglia, per citare, Tolstoj, è infelice a modo suo.

Questo ritratto di donna, scritto certamente in uno stile meno impegnato rispetto alle opere più note di Agatha Christie, porta in superficie quel disagio che ognuno di noi prova quando, per diverse ragioni, viene spinto a mettere in discussione la frenesia della quotidianità e d’improvviso si chiede qual è l’opinione che gli altri hanno di lui e se certi suoi comportamenti non hanno forse causato l’infelicità di altri.

È forse il romanzo della scrittrice in cui si respira maggiormente un’aria shakespeariana, anche per i riferimenti ai sonetti e alle opere dell’autore.

Il deserto del cuore (Absent in the Spring)Curiosità:
1)
Il titolo originale si riferisce al verso iniziale del Sonetto 98 di William Shakespeare: (From you have I been absent in the spring,/When proud-pied April, dressed in all his trim,/Hath put a spirit of youth in everything,/That heavy Saturn laughed and leaped with him): In primavera fui da te lontano/quando il leggiadro Aprile, tutto vestito a festa,/suscitava in ogni cosa un tale brio di gioventù/che rideva anche Saturno e con lui danzava.

2) Il romanzo contiene un riferimento al Cimbelino di William Shakespeare poi ripreso, identico, dalla romanziera P.D. James nel suo romanzo Morte sul fiume (1994).

Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento al romanzo di John Buchan (1875-1940) La centrale elettrica (The Power-House, 1916):
Passò in rassegna i libri che aveva con sé: Lady Catherine, naturalmente. E un romanzo giallo che William le aveva dato all’ultimo momento. Gentile da parte sua, ma lei non era una lettrice di romanzi polizieschi. E poi, La centrale elettrica di Buchan, un libro molto vecchio, che lei aveva già letto anni prima.
(pag. 41, traduzione di Hilia Brinis per Mondadori, Milano 2010)

2) Riferimento al soliloquio di Porzia nell’atto IV, scena prima, del Mercante di Venezia di William Shakespeare (The quality of mercy is not strained; It droppeth as the gentle rain from heaven):
Un tempo conosceva una quantità di poesie a memoria: La clemenza ha questa qualità, non è forzata; scende come pioggerella dal cielo…
(pag. 65, traduzione di Hilia Brinis per Mondadori, Milano 2010)

3) Riferimento al Cimbelino di William Shakesepare, atto IV, scena seconda, battuta di Guiderio (Fear no more the heat o’ the sun,/Nor the furious winter’s rages;/Thou thy worldly task hast done,/Home art gone, and ta’en thy wages:/Golden lads and girls all must,/As chimney-sweepers, come to dust):
Non ti spaventerà più la canicola… Quei versi cominciavano in modo confortante, se non altro! Già, ma il resto com’era?… la furia scatenata dell’inverno, la tua missione terrena è finita, il tuo compenso è nella casa eterna. Tutti i ragazzi d’oro e le fanciulle tenere come spazzacamini, devon finire in cenere.
(pag. 65, traduzione di Hilia Brinis per Mondadori, Milano 2010)

Il deserto del cuore (Absent in the Spring)4) Riferimento al Sonetto 116 di William Shakespeare (Let me not to the marriage of true minds/Admit impediments. Love is not love/Which alters when it alteration finds,/Or bends with the remover to remove./O no! it is an ever-fixed mark/That looks on tempests and is never shaken;/It is the star to every wand’ring bark,/Whose worth’s unknown, although his height be taken./Love’s not Time’s fool, though rosy lips and cheeks/Within his bending sickle’s compass come;/Love alters not with his brief hours and weeks,/But bears it out even to the edge of doom./If this be error and upon me prov’d,/I never writ, nor no man ever lov’d):
E, dopo un attimo di pausa, aveva recitato: Non sia mai ch’io metta impedimenti al matrimonio/di due anime fedeli; amore non è amore/se muta quando nell’altro scorge mutamenti,/o se tende a recedere quando l’altro si allontana./Oh, no! Esso è termine fisso/che domina le tempeste e non vacilla mai;/esso è la stella di ogni sperduta barca,/il cui potere è ignoto, pur se ne misuriamo l’elevatezza./Amore non soggiace al Tempo, anche se labbra/e rosee guance cadranno sotto la sua arcuata falce./Amore non muta in brevi ore e settimane,/ma impavido resiste sino al giorno del Giudizio./Se questo è errore, e sarà contro me provato,/allora io non ho mai scritto, e mai nessuno ha amato.
(pag. 66, traduzione di Hilia Brinis per Mondadori, Milano 2010)

5) Riferimento a un verso del Sonetto 18 di William Shakespeare (Rough winds do shake the darling buds of May, And summer’s lease hath all too short a date…):
Allora lui aveva sorriso, come tornando in sé. “Ah, sì?”, poi si era alzato ed era uscito dalla stanza mormorando: Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di maggio, e il corso dell’estate è fin troppo breve.
(pag. 66, traduzione di Hilia Brinis per Mondadori, Milano 2010)

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