Miss Marple e le sue interpreti

In un recente post pubblicato il 01 settembre sul sito ufficiale Agathachristie.com, il professore associato Mark Aldridge descrive brevemente le varie attrici britanniche e americane che, nel corso degli anni, hanno prestato il volto a Miss Marple. Ne riporto qui di seguito una sintesi arricchita da ulteriori informazioni reperite sull’Internet Movie Database e sul sito della BBC.

In a glass darklyAgatha Christie

Nel 1934 la BBC chiese ad Agatha Christie di scrivere un radiodramma destinato a essere letto dall’autrice stessa. Lei propose il racconto soprannaturale In uno specchio scuro, ma la BBC desiderava qualcosa di più tradizionale e quindi la Christie optò per Miss Marple racconta una storia, narrato in prima persona. Sembra che l’autrice abbia effettivamente registrato la lettura del testo ma di quella registrazione non è rimasta traccia. In Italia, i racconti In uno specchio scuro e Miss Marple racconta una storia sono entrambi contenuti nella raccolta Il caso della domestica perfetta.

Barbara Mullen

Nella pièce La morte nel villaggio, tratta dall’omonimo romanzo e adattata da Moie Charles e Barbara Toy nel 1949, il ruolo della protagonista fu ricoperto da Barbara Mullen che all’epoca aveva solo trentacinque anni ma che fu comunque apprezzata dalla critica per la sua interpretazione.

Gracie Fields

Nel 1956, l’americana Goodyear Television Playhouse, dopo che in America era già stato realizzato un teledramma della pièce Assassinio sul Nilo e un adattamento del romanzo Il mondo è in pericolo, decise di puntare sul personaggio di Miss Marple. Il testo scelto fu Un delitto avrà luogo per il fatto che le riprese potevano svolgersi quasi esclusivamente in interni. Il cast era composto da attori americani e britannici, tra cui Roger Moore e Jessica Tandy. Il ruolo principale fu affidato a Gracie Fields, volto noto americano, che però non riuscì a spiccare nella parte.

Margaret Rutherford

Ricoprì il ruolo di Miss Marple in quattro film adattati più o meno liberamente: Assassinio sul treno (1961), Assassinio al galoppatoio (1963), Assassinio sul palcoscenico (1964), Assassinio a bordo (1964). A differenza dei romanzi, l’attrice aveva una parte molto più attiva nelle vicende e spesso infondeva comicità al personaggio. La critica apprezzò, Agatha Christie un po’ meno perché, pur considerandola una grande attrice, non rappresentava la sua idea di Miss Marple. Il romanzo Assassinio allo specchio contiene una dedica proprio a Margaret Rutherford.

Angela Lansbury

Nel 1980 l’attrice diede il volto a Miss Marple, in Assassinio allo specchio accanto a Elizabeth Taylor, cercando di restare il più fedele possibile al personaggio ritratto dalla Christie. La Lansbury fu selezionata per la parte molto prima che il ruolo della diva fosse assegnato alla Taylor. L’idea iniziale era quella di realizzare una serie di film ma il progetto non ha avuto un seguito.

Helen HayesHelen Hayes

Attrice di teatro, la Hayes appare in due film per la tv aventi come protagonista Miss Marple: Miss Marple nei caraibi (1983) e Agatha Christie: Assassinio allo specchio (1985) il cui titolo italiano è fuorviante poiché è tratto dal romanzo Giochi di prestigio. Nel film per la tv È troppo facile, sempre tratto da un romanzo di Agatha Christie, ricoprirà invece il ruolo della vittima.

Joan Hickson

Negli anni Quaranta Agatha Christie le scrive e suggerisce che sarebbe adatta al ruolo. Nel 1984 diventa la protagonista della serie della BBC che porta in tv tutti e dodici i romanzi incentrati su Miss Marple e alcuni racconti. La figlia dell’autrice apprezzò l’interpretazione e anche lo stile della serie.

June Whitfield

Interpretò Miss Marple alla radio nella serie radiofonica che fu trasmessa dal canale BBC Radio 4 dal 1993 al 2001. Alcuni degli episodi si possono ascoltare, in lingua originale, all’indirizzo qui sotto riportato. Per chi non sa l’inglese, i file audio permettono comunque di sentire il tono di voce che l’attrice ha scelto di dare al personaggio: https://www.bbc.co.uk/sounds/brand/b03p87br

Geraldine McEwan

Tra il 2004 e il 2007 il personaggio di Miss Marple torna in tv interpretato per dodici episodi da Geraldine McEwan, che nel 1990 aveva vinto il British Academy Film Award come miglior attrice in un serial televisivo. La nuova serie vuole portare sullo schermo una Miss Marple diversa dalle precedenti, dai toni più leggeri e apparentemente ingenui. Gli episodi sono tratti anche da romanzi che nulla hanno a che vedere con Miss Marple, come per esempio Sento i pollici che prudono che aveva per protagonisti Tommy e Tuppence. L’adattamento, inoltre, è molto libero; ad esempio l’episodio Miss Marple: Nemesi stravolge completamente il testo originale.

Julia McKenzie

Dal 2008 al 2013, dopo la decisione della McEwan di rinunciare al ruolo di Miss Marple, Julia McKenzie fu chiamata a sostituirla infondendo al personaggio un carattere più riflessivo, più portato a osservare la natura umana. Gli undici nuovi episodi sono tratti dai romanzi più disparati, compreso Perché non l’hanno chiesto a Evans? e Un cavallo per la strega.

Julia McKenzie

Julia McKenzie fotografata da Steffan Hill

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Perché non l’hanno chiesto a Evans? (miniserie)

Dopo il secondo film diretto da Kenneth Branagh incentrato sulla figura di Hercule Poirot, anche le serie televisive sono tornate a focalizzare l’attenzione su qualche personaggio nato dalla penna di Agatha Christie.

Tralasciando il già citato Poirot, la nota Miss Marple e anche la coppia Tommy e Tuppence, Hugh Laurie, indimenticato Dr. House, ha pensato di puntare su due personaggi decisamente minori ma in grado di risvegliare una qualche curiosità nello spettatore. Convertitosi per l’occasione in sceneggiatore, regista e produttore esecutivo, oltre che attore nella piccola parte del Dottor Nicholson, Laurie si è fatto coinvolgere dalla trama di Perché non l’hanno chiesto a Evans?, romanzo del 1934 in cui spicca il personaggio femminile di Lady Frances “Frankie” Derwent, e ha realizzato per Britbox una serie in quattro puntate di quarantacinque minuti con protagonisti Will Poulter e Lucy Boynton (già vista nell’Assassinio sull’Orient-Express di Branagh), con la partecipazione di Emma Thompson, trasmessa da fine giugno su Sky e disponibile su Now TV.

In un’intervista a Deadline.com, Hugh Laurie ha dichiarato di aver apprezzato il cambio di rotta della Christie, che dopo diversi romanzi su Poirot ne scrisse uno più leggero che esulava da quel contesto. Per le location, ha scelto di girare sia in Inghilterra che in Galles, in modo da preservare il movimento della storia e seguire accuratamente le tappe percorse dai personaggi stessi; questo ha comportato l’obbligo, da parte della troupe, di spostarsi in continuazione trasformando l’esperienza in un circo itinerante, ma il disagio sembra essere valso la pena evitando che la narrazione si convertisse in qualcosa di statico e privo di coinvolgimento.

L’attrice protagonista, Lucy Boynton, valuta positivamente l’operato di Hugh Laurie in quanto, dal suo punto di vista, lavorare con un regista che è anche attore permette una maggiore comprensione del personaggio poiché non ci si confronta solo con la prospettiva esterna di chi non è direttamente coinvolto ma anche con una comprensione intima della situazione, e questo favorisce la resa emotiva.

La critica, in generale, sembra abbastanza soddisfatta, il che accade di rado con un adattamento da Agatha Christie. Non resta che gustarsi la serie e sperare, se si è letto il libro, in un numero ridotto di stravolgimenti, visto che la tendenza a farsi prendere la mano e trasformare un evento innocuo in una perversione è tipica di chi “maneggia” le trame dell’autrice:

1) Al contrario degli adattamenti tristemente cupi realizzati dalla BBC negli ultimi anni, Perché non l’hanno chiesto a Evans? è molto gioioso. Nelle interpretazioni, purtroppo, non si ritrova la stessa vivacità della storia.
(Nick Hilton, Independent)

2) Chiunque si cimenti con Agatha Christie corre un grosso rischio, ma lo sforzo di Hugh Laurie è eccellente e di gran fascino, anche se un po’ lungo con le sue tre ore di durata.
(Carol Midgley, Times)

3) Hugh Laurie bilancia abilmente il tono dell’opera, preservando la leggerezza nelle scene tra i due protagonisti ma aggiungendo note di minacciosa anormalità quando necessario.
(Anita Singh, Daily Telegraph)

4) Perché non l’hanno chiesto a Evans? è quello che la TV dovrebbe essere ma raramente è al giorno d’oggi: onesto intrattenimento che non cerca né di incalzarvi con una politica indignata né di trascinarvi in una centrifuga di emozioni che vi lascia sconvolti e turbati.
(James Delingpole, The Spectator)

5) Hugh Laurie scrive dialoghi buoni e arguti e dirige con occhio attento alle immagini mozzafiato che incorniciano l’azione in modo avvincente. È una buona serie che si rivela piuttosto coinvolgente.
(Peter Martin, ScreenAnarchy)

Qui è visibile il trailer italiano:

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La servitù nei romanzi di Agatha Christie

Murder at the VicarageL’antipatia del lettore moderno per alcuni dei comportamenti sociali nei romanzi di Agatha Christie mi sembra avere maggior fondamento nel trattamento della servitù. Ogni calorosa comunità di sentimenti tra padrone e domestico, il vecchio ideale aristocratico di servizio e dovere reciprocamente accettato, è completamente assente nel mondo fittizio dell’autrice. Nella vita vera può aver provato affezione per i suoi domestici e in cambio essere stata da loro amata (prova di questo lo si trova nel volume La mia vita e anche nelle dichiarazioni di chi la conosceva), ma l’atteggiamento che adotta nei libri è molto diverso. I domestici nei suoi romanzi degli anni Venti e Trenta sono di solito derisi e visti con sospetto. Anche un anziano e stimato servitore di famiglia viene liquidato come persona “in possesso delle caratteristiche della sua classe” – una frase che nei romanzi ricorre con monotona regolarità, sempre con forti toni dispregiativi.

A subire il trattamento peggiore sono quelle al gradino più basso della scala sociale, le domestiche, che sono invariabilmente adenoidee, subnormali e inclini a ridere come sciocche. E ripetono con monotonia di essersi sempre comportate in modo rispettabile, e che non sanno cosa diranno mamma e papà perché anche loro si sono sempre comportati in modo rispettabile. Nel solo La morte nel villaggio troviamo tre esempi di domestica: la prima è Mary, la serva inetta della canonica, che il vicario-voce narrante cerca invano di convincere a chiamarlo “signore”; la seconda è la donna delle pulizie di Lawrence Redding, che lui descrive come “un po’ toccata”, benché il vicario gli spieghi con gentilezza che “questa è la difesa del povero… I poveri si rifugiano sempre dietro una maschera di stupidità”; la terza è Gladys, ragazza di cucina dell’Old Hall, descritta nel modo seguente:

…a suo parere somigliava più a un coniglio tremante che a un essere umano. Gli ci erano voluti dieci minuti per calmarla, durante i quali Gladys aveva spiegato, sempre tutta tremante, che non avrebbe potuto… che non avrebbe dovuto… che non avrebbe mai creduto Rose capace di tradirla, che non aveva inteso far nulla di male, proprio no davvero…

Esempi di situazioni di questo tipo si potrebbero ripetere fino alla nausea, e il maggiordomo strambo e dignitoso o il cuoco allegro difficilmente possono avere la meglio sull’impressione sgradevole che trasmettono. La domestica apparteneva alle classi più basse dell’epoca, eppure Agatha Christie non dimostra alcuna simpatia nei suoi confronti. La figura non viene trattata con divertito affetto ma proprio con disprezzo. In ogni caso, nessuno sosterrebbe che il rapporto padrone-servo in Agatha Christie sia profondo, trattato con intimità.

A Talent to DeceiveLe linee di difesa possibili sono svariate: la maggior parte delle osservazioni sarcastiche sulla servitù sono fatte da personaggi, e l’autrice potrebbe sostenere che si limitano a esprimere l’abituale comportamento della loro classe. Lo stesso Poirot, che si sente così superiore al gentiluomo borghese inglese semplicione, si dimostra, non con sorpresa, ancora più condiscendente nei confronti del servo maleducato. Ancora una volta, rendendo i suoi domestici così ottusi da risultare inconcepibili nel ruolo di assassini, Agatha Christie riesce a stringere di più la rete attorno ai personaggi di primo piano. Ma la difesa più efficace è forse che l’atteggiamento nei confronti della classe domestica è solo una conseguenza dello sguardo distaccato che lei, in quanto autrice, getta sulla totalità del suo mondo. Questo non ha nulla a che vedere con la sua personalità, che può benissimo essere stata calorosa e cortese, ma solo con la posizione che ha ritenuto opportuno adottare per il genere di libri che scriveva. “Dove c’è profondo affetto, non ci sarà nessun omicida”, o in ogni caso la progressione euclidea del problema, l’indagine e la risoluzione saranno intralciati. In un altro tipo di romanzi Agatha Christie potrebbe aver manifestato affetto palese, simpatia, sdegno per il destino dei domestici affaticati dal lavoro. In questo contesto, una simile emozione sarebbe stata fuori luogo. Appartenevano a una classe talmente bassa che ad andare a servizio erano solo elementi ben poco promettenti. Nella sua esperienza, le ragazze di cucina erano maleducate e incapaci di esprimersi, e quindi le rappresenta in questo modo. Così come i signorotti di campagna sono cauti, di strette vedute e tenaci e sono resi tali. Un romanzo giallo non è un romanzo rosa. Le emozioni vanno trattenute.
(Il presente frammento è tratto da Robert Barnard, A Talent to Deceive. An Appreciation of Agatha Christie, William Collins Sons & Co Ltd, London 1980, pp. 32-34. Traduzione mia)

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Ten Little Niggers: anche la Francia cede e Dix petits nègres diventa Ils étaient dix

Dopo il ritiro, nell’estate 2020, del film Via col vento dalla piattaforma streaming HBO Max in quanto contenente pregiudizi etnici e razziali, e la sua ricomparsa, sulla medesima piattaforma, con tanto di nota che contestualizza la storia, anche il pronipote di Agatha Christie, James Prichard, ha deciso di risolvere il “problema” dei Ten Little Niggers più celebri della storia della letteratura.

Ils étaient dixSiccome in Francia la traduzione più recente dell’opera, del 2011 a cura di Gérard de Chergé, continuava a mantenere il titolo originale e i riferimenti all’île du Nègre, si è ritenuto opportuno operare una revisione che portasse alla sostituzione del temine “nègre”, citato per settantaquattro volte, con il più politically correct “soldat”. Niente più “nègre”, quindi, nella versione francese, e anche la storia stessa è stata accuratamente epurata da ogni espressione o frase che potesse risultare offensiva nei confronti di chicchessia. Il titolo è diventato Ils étaient dix (Erano dieci), con soddisfazione del pronipote che ha dichiarato quanto segue:

Quando il libro è stato scritto il linguaggio era diverso e si utilizzavano parole oggi in disuso. La narrazione si basa su una celebre nursery rhyme non inventata da Agatha Christie… Sono quasi sicuro che il titolo originale non sia mai stato utilizzato negli Stati Uniti. Nel Regno Unito, è stato modificato negli anni Ottanta e oggi lo cambiano ovunque… Secondo me lo scopo di Agatha Christie era innanzitutto divertire, e non avrebbe apprezzato l’idea che qualcuno si sentisse offeso da una delle sue costruzioni frasali… Per fortuna, oggi, possiamo rimediare senza tradirlo, rendendolo accettabile per tutti… La cosa per me ha il suo significato: non voglio un titolo che distolga l’attenzione dal lavoro dell’autrice… Se una sola persona si sentisse offesa, sarebbe già troppo. Non dobbiamo più utilizzare termini che rischiano di essere offensivi: è questo il comportamento da adottare nel 2020. (Citazione tratta dall’articolo di RTL “Dix petits nègres” : le best-seller d’Agatha Christie débaptisé, traduzione mia)

Dix petits nègresIn Francia la reazione degli utenti, e anche di chi ha letto la nuova versione, non è stata molto positiva. C’è chi si chiede quando elimineranno i pellerossa dai fumetti di Lucky Luke, sempre per non offendere nessuno, chi auspica una rivolta dei militari ora che le statuette sono diventate quelle di dieci soldati, chi rimpiange la traduzione fedele degli anni Quaranta, a cura di Louis Postif, e chi denuncia la piattezza del linguaggio della traduzione aggiornata, che anziché restituire l’opera nella sua autenticità si rivolge solo a generazioni di benpensanti a cui non interessa conoscere il vero stile dell’autrice.
Personalmente ritengo che le parole di un’opera letteraria più che sostituite o soppresse andrebbero spiegate, specificando a chi si confronta per la prima volta con quel romanzo il contesto in cui è nato e in cui è ambientato. Ho qualcosa da obiettare anche nei confronti dell’erede di Agatha Christie che parla di non voler distogliere l’attenzione dal lavoro della bisnonna quando per anni sono stati autorizzati molti adattamenti aberranti delle sue opere – televisivi, cinematografici e anche teatrali – che non avevano nulla a che fare con i romanzi originali e anzi li trasformavano in spazzatura.
Poco dopo la pubblicazione di Ils étaient dix in Francia, la piattaforma francese Salto ha lanciato la serie tv in sei puntate dal medesimo titolo (in Italia They Were Ten) dove i personaggi sembrano usciti da un horror di Wes Craven e dove è stata aggiunta anche la presenza di un commissario e di una poliziotta, sempre per “rispetto dell’originale”. Naturalmente l’erede di Agatha Christie approva e benedice l’operazione.

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Assassinio sul Nilo (2022): rassegna stampa

Riporto qui di seguito una serie di stralci degli articoli usciti in questi giorni sul nuovo film Assassinio sul Nilo diretto da Kenneth Branagh. Gli articoli sono tratti dalla stampa statunitense e italiana.

Assassinio sul NiloLa parte più difficile di un giallo non è risolvere il crimine, è mantenere vivo l’intrigo e il divertimento fino al momento della risoluzione. Assassinio sul Nilo, il secondo adattamento di Kenneth Branagh delle storie di Agatha Christie con protagonista Hercule Poirot, dimentica i semplici piaceri dell’eccesso d’insieme e del puro svago. […]
Il più delle volte il Poirot di Kenneth Branagh manca di personalità, e l’epilogo a tutti gli effetti bruciante trasuda più atmosfera di tutto il resto.
(Nicolas Rapold, The New York Times, 10 febbraio 2022. Traduzione mia)

Un’immagine interamente in computer grafica di architettura egizia sembra essere stata usata due volte: prima come inquadratura iniziale e poi di nuovo come inquadratura d’azione (alcuni attori sono stati messi davanti all’inquadratura tramite uno schermo verde da qualche parte). Il film precedente aveva lo stesso problema, ed è difficile da perdonare. Sì, lo so che il film è stato probabilmente girato in quarantena, e sì, lo so che è più costoso andare effettivamente sul posto, ma HAI I SOLDI. Spendili.
Se hai intenzione di fare un film che si vanta di offrire bellissimi panorami e poi non giri effettivamente in questi luoghi, che senso ha? Fai il viaggio, oppure dai il budget a una produzione che non fa le cose alla carlona.
(DanScully, Scully Vision, 10 febbraio 2022. Traduzione mia)

L’ultima noiosa pellicola-per-fare-soldi di Kenneth Branagh beneficia della presenza di un cast impressionante, anche se lui non sa bene cosa fare di tutti quanti, mentre si dipana il mistero di un omicidio privo proprio della parte misteriosa. Leggermente migliore rispetto ad Assassinio sull’Orient-Express, ma anche in questo caso una pellicola che si può dimenticare e per lo più destinata solo ai puristi di Agatha Christie.
(Matt Oakes, Silver Screen Riot, 10 febbraio 2022. Traduzione mia)

Branagh, un regista che spesso e volentieri perde il senso della misura, prova ad alzare l’asticella rispetto al sorprendente successo di pubblico ottenuto nel 2017. Tratta quella del Nilo come una storia di torbido amore (cosa che di fatto è), giocando sulle smorfie degli attori, i colori, il sudore della fronte e la calda luce arancione delle sabbie d’Egitto. Il film dovrebbe essere questo: rosso d’amore e rosso sangue, vendetta privata e melodrammatica, un whodunnit godibile e misterioso in cui il pubblico gareggia con il protagonista a scoprire per primo la verità.
Invece emerge da subito (l’incipit nelle trincee della Prima guerra mondiale) che il tenore è un altro, che i modelli sono altri e anche lo scopo ultimo del film sembra distaccarsi dalla sua matrice più popolare (e per questo motivo nobile). […] Non c’è nulla di imprevisto, nulla di sincero o emotivamente appassionante. Tutto è freddo e calcolato nel film, proprio come è freddo e calcolato il Poirot di Branagh e, con il senno del poi, il successo dell’operazione.
(Simone Soranna, Cineforum, 10 febbraio 2022)

Branagh usa la nave da crociera come un palcoscenico teatrale in cui la scrittura di Michael Green detta il tempo dei dialoghi mentre Branagh/Poirot appare e scompare scegliendo di volta in volta quale personaggio mettere a fuoco come aveva fatto nel corale Molto rumore per nulla. Tranne in una scena di inseguimento action, un pezzo di roccia che cade o la tempesta di sabbia, la lettura monotona di questa nuova versione di Assassinio sul Nilo non si discosta molto da quella firmata da John Guillermin del 1978 dove Poirot era interpretato da Peter Ustinov. Forse è un cinema vagamente vintage che può somigliare a una puntata di Colombo. C’è molta Agatha Christie ma non c’è più la curiosità dell’adattamento precedente. Assassinio sul Nilo è solo una nuova escursione nelle tante identità di un cineasta che alterna film molto riusciti ad altri impeccabili su commissione fino a quelli visibilmente svogliati. Qui ci troviamo tra la seconda e la terza fascia.
(Simone Emiliani, Sentieri selvaggi, 10 febbraio 2022)

Assassinio sul Nilo

Che Branagh, nella sua personale visione della “mitologia” fondata da Agatha Christie, volesse infondere qualcosa di diverso, più moderno e adatto ai gusti dell’attuale pubblico mainstream, era chiaro già dall’avventura sull’Orient Express.
Ma lo è ancora di più durante l’incipit di Assassinio sul Nilo, quasi un corto a sé stante realizzato sui binari di un war movie col tentativo di dare forma sul grande schermo alle “origini” di Poirot. Poi si torna al presente, alla storia del nuovo caso dell’elegante detective che prende vita nelle successive due ore di visione. […]
Il risultato è, a parer nostro, riuscito ed efficace, pur non rivoluzionando né i confini del genere di riferimento né i suoi canoni narrativi. Branagh conferma la sua visione di un grande classico della letteratura, più spettacolarizzata e tendente all’azione, solida e a tratti persino ricercata nella regia pur senza perdere di vista i personaggi, che rimangono fino alla fine il motore di tutta l’opera.
(Gabriele Laurino, Everyeye.it. 10 febbraio 2022)

Kenneth Branagh ha ucciso ancora. Ha preso un altro perfetto giallo e lo ha massacrato rendendolo irriconoscibile convertendolo in una specie di thriller mummificato.
(Johnny Oleksinski, The New York Post, 10 febbraio 2022. Traduzione mia)

Assassinio sul Nilo ha i suoi pregi e i suoi difetti a parte il fattore Armie Hammer, ma è quasi come cercare di valutare se l’antipasto era leggermente poco cotto mentre un elefante in fuga si lancia sopra il tavolo da pranzo.
(David Fear, Rolling Stone, 11 febbraio 2022. Traduzione mia)

Qui è possibile vedere il trailer italiano:

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Sintesi dei racconti di Agatha Christie (VI)

Il mistero di Lord Listerdale e altre storie (The Listerdale Mystery, 1934):

Serie di racconti leggeri in cui però si respira tutta l’arguzia e lo spirito di Agatha Christie. I protagonisti sono per lo più personaggi che finiscono implicati in situazioni misteriose al limite del surreale, ma riescono sempre a cavarsela grazie a un ottimo spirito di iniziativa e alla loro capacità di non prendere mai la vita troppo sul serio. Puro divertimento per gente raffinata.
Nota: La raccolta originale comprende anche i racconti Il villino degli usignoli e La disgrazia. Nell’edizione italiana questi due racconti sono stati pubblicati in Testimone d’accusa e altre storie.

La reazione della critica:
Dopo un pasto pesante interamente costituito da racconti polizieschi, queste golosità si sciolgono dolcemente – forse un po’ troppo dolcemente – sulla lingua: ma sono, senza eccezione, il lavoro di una cuoca esperta e abile, il cui interesse è quello di compiacere. E proprio come si accetta e si inghiotte, senza timore, una rosa verde, sapendo che è zucchero, così si possono accettare le improbabilità e la fantasia di cui le storie della signora Christie sono abbondantemente cosparse. Il piccolo fondo di mistero in ogni racconto basta a intrigare il lettore senza disorientarlo. Qui non c’è lo spirito di Hercule: infatti Poirot troverebbe queste situazioni, dove si sa fin dall’inizio che alla fine tutto andrà deliziosamente bene, poco degne del suo grande talento di detective.
(The Times Literary Supplement, 05 luglio 1934. Traduzione mia)

The Listerdale MysteryContiene:
Il mistero di Lord Listerdale (The Listerdale Mystery): Protagonisti: La signora St Vincent, Rupert St Vincent, Barbara St Vincent, Jim Masterson, Lord Listerdale, Quentin. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: La signora St Vincent, appartenente a una famiglia di nobili decaduti ormai in serie difficoltà economiche, un giorno nota sul Morning Post un annuncio in cui si parla di un’elegante casa ammobiliata in affitto a un prezzo puramente nominale che le permetterebbe uno stile di vita più dignitoso. Inizialmente diffidente, vi si trasferisce con i due figli e scopre che era appartenuta a tale Lord Listerdale, misteriosamente scomparso. Il figlio inizia a sospettare un omicidio, ma le cose sono destinate a prendere una piega ancora più sorprendente. Frase memorabile: “Rivestimento di legno! Ecco il punto! Possiamo star sicuri che c’è un nascondiglio segreto in qualche posto. Il cadavere è stato cacciato lì dentro, e ci è rimasto fino a oggi. Forse, prima, lo hanno imbalsamato”.

La ragazza del treno (The Girl in the Train): Protagonisti: George Rowland, William Rowland, Rogers, Elizabeth. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: George Rowland viene licenziato dallo zio per la vita dissoluta che conduce e decide di intraprendere un viaggio in treno verso Rowland’s Castle convincendosi che, trattandosi di una località che porta il suo cognome, sarà accolto da tutti a braccia aperte, magari venendo anche eletto sindaco. Durante il viaggio, però, si imbatte in una ragazza in fuga, Elizabeth, che finirà per coinvolgerlo in una vera e propria avventura di spionaggio. Frase memorabile: “Spiacente, signore, ma il gatto non è disponibile al momento”. “Come mai?”. “Una nidiata di otto micini. Arrivati stamattina”. “Cosa mi dite! Credevo che si chiamasse Peter?”. “Già, signore. È stata una grande sorpresa per tutti”. Curiosità: Nel 1982 ne è stato ricavato un episodio televisivo per la serie The Agatha Christie Hour. L’episodio, in lingua inglese, è visibile a questo link: https://www.dailymotion.com/video/x80irx7

The Listerdale MysteryCanta una canzone da sei soldi (Sing a Song of Sixpence): Protagonisti: Sir Edward Palliser, Magdalen Vaughan, Matthew Vaughan, Lily Crabtree. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: L’anziano Sir Edward Palliser riceve la visita della giovane Magdalen Vaughan, da lui conosciuta anni prima durante un viaggio di ritorno dall’America e a cui aveva promesso, in caso di bisogno, il suo aiuto. La ragazza è tra i sospettati, assieme ad altre quattro persone, dell’omicidio di una prozia da cui tutti dipendevano economicamente. Sir Edward accetta di indagare sulla faccenda. Frase memorabile: La strada senza uscita! Inconsapevolmente le parole della ragazza, pronunciate a caso, lo toccarono sul vivo. Un vicolo senza sbocco. Sì, ma c’era sempre una via d’uscita… quella dalla quale uno era venuto… quella per rientrare nel mondo. Riferimenti: Il titolo si riferisce a una nursery rhyme poi ripresa anche nel romanzo Polvere negli occhi e nel racconto La torta di more appartenente alla raccolta Il caso del dolce di Natale e altre storie: Canta una canzone da sei soldi, una tasca piena di segale. Ventiquattro merli chiusi dentro una focaccia./Quando la focaccia è stata tagliata i merli si sono messi a cantare. Non era degno di un re un piatto così pregiato?/Il re stava nella stanza del tesoro a contare le sue monete, La regina era in salotto a mangiare pane e miele./La servetta era in giardino a stendere il bucato, quando è arrivato un uccellino a beccarle via il nasino.

L’ardimento di Edward Robinson (The Manhood of Edward Robinson): Protagonisti: Edward Robinson, Maud, Gerald Champneys, Edward Champneys. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Edward Robinson è innamorato di Maud ma vive con lei una storia d’amore priva di emozioni; per compensare, legge romanzi d’amore con eroi intrepidi ed eroine sospiranti. In seguito a una vincita inaspettata, decide di comprarsi una macchina, pur sapendo che Maud non approverebbe. Durante un viaggio solitario, scopre di aver scambiato inavvertitamente la sua auto con quella di un altro e vi trova all’interno una collana di diamanti che gli creerà non pochi problemi. Frase memorabile: Bill incarnava al cento per cento l’eroe preferito dalle romanziere. Edward gli invidiava la muscolatura, la rozza bellezza, le passioni indomite. Curiosità: Nel 1982 ne è stato ricavato un episodio televisivo per la serie The Agatha Christie Hour. L’episodio, in lingua inglese, è visibile a questo link: https://www.dailymotion.com/video/x80pa02

The Listerdale MysteryIn cerca di un lavoro (Jane in Search of a Job): Protagonisti: Jane Cleveland, Conte Streptitch, Colonnello Kranin, Ispettore Farrell. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: La giovane Jane Cleveland è in ristrettezze economiche e deve trovarsi urgentemente un impiego. Non avendo, però, sufficiente esperienza per soddisfare i requisiti richiesti da chi offre lavoro, decide di rispondere a un annuncio basato solamente su una certa apparenza fisica. Finisce così selezionata per fare da “controfigura” a una giovane granduchessa in costante pericolo di vita. Pur cacciandosi nei guai, troverà il modo di risolvere i suoi problemi. Frase memorabile: “A proposito, non sareste la Duchessa-come-si-chiama per caso?”. Riferimenti: Leggendo l’annuncio Jane esclama, con la volontà di non lasciarsi trarre in inganno: “Gwendolen la candida ovvero perché le ragazze finiscono male”, in originale Guileless Gwendolen, or why girls go wrong. Verosimilmente si tratta di un riferimento al personaggio di Gwendolen Harleth del romanzo Daniel Deronda di George Eliot. Curiosità: Nel 1982 ne è stato ricavato un episodio televisivo per la serie The Agatha Christie Hour. L’episodio, in lingua inglese, è visibile a questo link: https://www.dailymotion.com/video/x80oovd

Una domenica fruttuosa (A Fruitful Sunday): Protagonisti: Dorothy Pratt, Edward Palgrove. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Durante una gita domenicale in macchina, una domestica e il suo corteggiatore acquistano un cesto di frutta da un venditore ambulante. In fondo al cesto rinvengono una collana di rubini, del valore di cinquantamila sterline, corrispondente alla descrizione di un gioiello rubato di cui hanno letto sul giornale. I due saranno colti dai dubbi sul da farsi ma il destino gli riserverà una sorpresa inaspettata. Frase memorabile: “La polizia non è così rimbecillita come sembra, in fondo”. Curiosità: Agatha Christie sfrutta abilmente il vocabolo fruitful come riferimento sia alla frutta consumata dai protagonisti che al guadagno che quella giornata spesa insieme gli porta.

The Listerdale MysteryL’avventura del Signor Eastwood (Mr. Eastwood’s Adventure): Protagonisti: Anthony Eastwood, Carmen Ferrarez, Mamma Gibson, Rogers, Ispettore Verrall. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Anthony Eastwood, aspirante scrittore impegnato a redigere un racconto dal titolo Il mistero del secondo cetriolo, riceve una telefonata da una donna che gli dice di essere in pericolo di vita. Malgrado l’iniziale incredulità si farà coinvolgere dalla vicenda e finirà per ritrovare l’alquanto mediocre ispirazione. Frase memorabile: La parola così indicata dal Destino era “pecora”. Immediatamente, con stupefacente lucidità, un intero racconto nacque nel cervello del signor Eastwood. Una stupenda ragazza, un innamorato morto in guerra, lei rimasta con il cervello non più del tutto a posto, fa il pastore nelle montagne della Scozia… mistico incontro con l’innamorato morto, effetto finale di pecore e raggi lunari. Riferimenti: Citazione di un verso, che Anthony Eastwood storpia, tratto dal Rubáiyát of Omar Khayyám tradotto nel 1859 dal poeta Edward FitzGerald: Domani io sarò me stesso con i dieci millenni di ieri.

La palla dorata (The Golden Ball): Protagonisti: George Dundas, Ephraim Leadbetter, Mary Montresor, Rube Wallace. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Georges Dundas si prende un giorno di vacanza dal lavoro nel bel mezzo della settimana e viene licenziato dallo zio. Tuttavia, un attimo dopo si imbatte nella ricca Mary Montresor che, alla guida di una bella macchina sportiva e in tono provocatorio, gli chiede se gli piacerebbe sposarla. Il giovane si ritrova così a vivere un’avventura fuori dall’ordinario in un’ipotetica casa in collina in cui la ragazza sognerebbe di vivere con lui. Frase memorabile: “La palla d’oro dell’opportunità ti era stata lanciata, ragazzo mio, e non sei riuscito ad afferrarla”.

The Listerdale MysteryLo smeraldo del rajah (The Rajah’s Emerald): Protagonisti: James Bond, Grace, Claud Sopworth, Il Rajah di Maraputna. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: James Bond (che non ha nulla a che vedere con quello di Ian Fleming) si trova in una località balneare con Grace, la donna che ama. Mentre lei fa la donna di mondo anche grazie a una certa notorietà raggiunta, lui si sente fuori luogo. Intrufolatosi in una cabina privata per cambiarsi i vestiti per fare il bagno, scopre poi, dopo essersi rivestito, di averli scambiati con un altro e nella tasca trova un grosso smeraldo che è appena stato trafugato. Risolverà la questione e si prenderà una rivincita su Grace. Frase memorabile: “C’è qualcosa su questo maledetto menu che non sia finito?”. Riferimenti: In un passaggio il personaggio di James Bond cita la battuta “ringraziare il cielo e digiunare, per l’amore di un brav’uomo”. È tratta dall’Atto terzo, Scena quinta, del Come vi piace di Shakespeare e nell’opera viene pronunciata da Rosalinda.

Il canto del cigno (Swan Song): Protagonisti: Paula Nazorkoff, Signor Cowan, Vera Read, Elise, Signor Roscari. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: La soprano Paula Nazorkoff viene invitata da Lady Rustonbory a cantare nella sua residenza di campagna. La Lady vorrebbe sentirle cantare Madama Butterfly ma la soprano impone la condizione di cantare obbligatoriamente Tosca. La trama della celebre opera finirà per sconvolgere la vita di tutti e sul palco, anziché la finzione, andrà in scena la tragica realtà. Frase memorabile: “Che bella voce ho! Perfino a Londra ho una bella voce!”. Riferimenti: Vengono citate battute della Tosca e anche dei Pagliacci. Curiosità: 1) Lo stesso contesto operistico lo si ritrova nel racconto Il volto di Elena contenuto in Il misterioso Signor Quin. 2) Nel 2002 la BBC Radio 4 ne ha tratto un radiodramma.

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Agatha Christie: intervista del 1967

La presente intervista è tratta dal quotidiano spagnolo ABC, 29 ottobre 1967. L’autore è José María Moreiro. La traduzione è mia. Il copyright appartiene a ABC.

Intervistatore (In)

Agatha Christie (AC)

Agatha Christie libriIn: “Qual è stato il motivo del suo viaggio?”

AC: “Riposare quattro giorni a Madrid. Sono venuta qui per riposare, non per scrivere”.

In: “Quindi, non è vero che è venuta a scrivere un romanzo ambientato in Spagna?”.

AC: “No, non è vero. È quello che succede ogni volta: se vado in Francia, dicono che sto scrivendo un racconto ambientato in quel paese; se vado a Roma dicono che il mio prossimo romanzo si svolgerà in quella città. Non sto scrivendo alcun romanzo che abbia a che fare con la Spagna, e ne ho già scritti più di sessanta. La mia è una visita privata senza scopi professionali”.

In: “Era già stata qui in passato?”.

AC: “Sì, conosco Granada, Malaga e altre città che ho visitato durante i miei viaggi precedenti”.

In: “Le piacerebbe vivere qui?”.

AC: “Sì. In questi quattro giorni ho visitato Toledo. È una splendida città in cui mi piacerebbe vivere, e probabilmente è una delle visite che mi hanno lasciato il ricordo più bello. È una città magnifica, che possiede anche il patrimonio pittorico di El Greco, un artista che ammiro molto”. […]

In: “Ha guadagnato molti soldi con i suoi romanzi gialli. È già miliardaria?”.

AC: “Hanno tradotto le mie opere in tutte le lingue, ma il Governo Britannico ci ha guadagnato più di me”.

In: “Si definirebbe una persona malinconica?”.

AC: “No, sono una persona normale che scrive romanzi gialli da quando aveva diciotto anni, e che prova lo stesso timore e lo stesso entusiasmo dei suoi lettori di fronte alle trame che concepisce”. […]

In: “Pensa che in futuro il suo nome entrerà in qualche antologia letteraria universale?”.

AC: “No. Il romanzo giallo è un genere passeggero, è letteratura d’intrattenimento, non è adatto per passare alla storia”.

In: “È un genere che rimarrà immutato o è destinato a evolversi?”.

AC: “Come tutte le cose del nostro tempo, è soggetto a grandi mutamenti, e quindi sono sicura che in futuro si evolverà”. […]

In: “Se non avesse avuto successo come romanziera, che mestiere avrebbe fatto?”.

AC: “Di sicuro la musicista o la cantante”.

In: “Qual è il suo musicista preferito?”.

AC: “Sono due. Beethoven e Bach. Mi piace la musica classica”.

In: “Cosa ne pensa dei Beatles?”.

AC: “È un complesso musicale con molta personalità. Molto intelligente. Ma per la mia età fanno troppo baccano”.

In: “Cosa ama di più?”.

AC: “I bambini. Ho una figlia che mi ha dato un nipote che adesso è già sposato. Presto diventerò bisnonna.”.

In: “A che ora preferisce scrivere?”.

AC: “Tutte le mattine, appena alzata”.

In: “Scrive a mano o a macchina?”.

AC: “Sempre a macchina”.

Endless NightIn: “Lo sa che alcune persone hanno dichiarato che è suo marito a scrivere i romanzi?”.

AC: “Sono stata io a scrivere tutte le mie opere. Se lo dicono perché mi considerano fisicamente troppo vecchia, si sbagliano. Il mio cervello funziona perfettamente. Le dirò di più: non permetto mai a mio marito di leggere quello che sto scrivendo finché non è finito. I personaggi di ogni intreccio sono di mia invenzione. Non leggo mai la cronaca nera e non esamino neanche gli archivi della polizia alla ricerca di informazioni”.

In: “Pensa di continuare a scrivere ancora per molto tempo?”.

AC: “Fino alla fine dei miei giorni. Comunque, il meglio che potevo scrivere l’ho già scritto”.

In: “Il suo ultimo romanzo di cosa parla?”.

AC: “Uscirà questa settimana nelle librerie londinesi, sempre che non sia già uscito durante questa mia vacanza in Spagna. Parla soprattutto delle peripezie di un giovane danaroso che si converte in playboy (si riferisce a Nella mia fine è il mio principio, N.d.T.)”.

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Agatha Christie Akhenaton

Il presente articolo è tratto dal quotidiano La Stampa, 13 febbraio 1980. L’autrice è Gaia Servadio.

AkhenatonNotte buia di pioggia fredda a Londra; davanti al Teatro Fountain Abbey, misteriosamente, non c’è una segnalazione che possa illuminare il passante perduto. Si entra in un oscuro corridoio, su per scale misteriose: ed eccoci finalmente nella cornice perfetta per la prima mondiale di una pièce che Agatha Christie scrisse nel 1937 e pubblicò solo nel 1973.

Una novità in tutti i sensi perché, anche se un paio di avvelenamenti giustificano l’interesse della famosa scrittrice di gialli a un soggetto a lei tanto alieno, in questo testo non ci sono misteri da svelare. Anzi. La storia del faraone monoteista del XIII secolo a.C. è portata avanti il più fedelmente possibile per quanto si sapeva dello stravagante e geniale faraone Akhenaton nel 1937, ed allora se ne sapeva ancora meno di oggi.

Recentemente l’interesse per il periodo Amarniano è cresciuto anche per recenti “rivelazioni” archeologiche. Il testo di Agatha Christie è disseminato da educate allusioni all’omosessualità di Akhenaton, allora supposta ed oggi più o meno storicamente stabilita. E sul palcoscenico prende carne questo straordinario faraone che anticipò il monoteismo con il suo messaggio di pace e amore, con la sua “fissazione” di essere il figlio di Aton, dio unico, dio del sole, dio del bene.

Agatha Christie si invaghì del meraviglioso Akhenaton in uno dei suoi molti viaggi in Egitto, viaggi che faceva con il secondo marito, l’archeologo ed egittologo Max Mallowan. Erano andati ad Amarna, la capitale fondata dal faraone che si era allontanato da Tebe. Come è noto era Akhenaton l’autore del bellissimo cantico dei cantici della Bibbia, e Sir Max fu uno degli egittologi che trascrisse i brani rimasti nelle famose grotte sopra ad Amarna.

Agatha Christie non voleva che questo suo testo fosse messo in scena: era lunghissimo ed ha pretese letterarie e filosofiche: in questo allestimento è stato ridotto a due ore e le centinaia di attori sono diventati sette.

In scena Akhenaton (Anthony Homyer) non è la bella creatura allampanata dalle labbra carnose che conosciamo ma un Cristo dai capelli lunghi e neri che porta vestiti pochissimo regali. Anche sua moglie Nefertiti (Jane Holstead) è un po’ donna di casa, benché si muova come un geroglifico egizio. Gli è fedele, poveretta, nonostante l’amore che il regal consorte prova per il capitano Horemheb (Andrew King). La cattiva – traditrice – avvelenatrice è la sorella di Nefertiti, Nezecemut (Nicola Walker); il perfido sacerdote di Aton (Robin Forster) è l’attore più credibile, con un cranio alla Yul Brinner e un trucco da terracotta del medio impero.

AkhenatonNaturalmente sulla scena abbiamo anche il giovane Tutankhamon (Ricardo Pinto), genero di Akhenaton (ma dove sono le figlie?) ben contento di tradire il suocero per prendere il suo posto. Ma il sacerdote di Aton ci fa capire che, dopo aver servito al suo scopo, Tutankhamon verrà avvelenato. Horemheb sarà un migliore faraone per difendere l’Egitto e sopprimere le rivolte.

Un racconto tanto affascinante come quello del faraone che diede vita a una scuola di pittura e di scultura che oggi potremmo definire manierista non può annoiare. La regia di James Gillhouley è eccessivamente scarna e i costumi che avrebbero dovuto rievocare una particolare atmosfera e sottolineare la scuola di Amarna, un po’ troppo “fatti in casa”.

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La mitologia greca nelle storie di Agatha Christie

Il presente articolo è una sintesi, su mia traduzione, del saggio The Intertextual Use of Greek Mythology in Agatha Christie’s Detective Fiction scritto da Tatiana V. Ternopol sulla rivista English Studies at NBU, 2020, Volume 6, Issue 2, pp. 321-331.

The Labours of HerculesAnche se Agatha Christie non era una scrittrice di stampo modernista, si avvaleva di alcune tecniche letterarie tipiche del modernismo (vedesi il flusso di coscienza in Dieci piccoli indiani). I romanzi da lei redatti basati su riferimenti all’antichità possono essere suddivisi in due gruppi. Il primo comprende le storie brevi del primo periodo, Il villino degli usignoli, Il volto di Elena, L’oracolo di Delfi, e i racconti brevi della raccolta Le fatiche di Hercule (tutti scritti e pubblicati tra il 1924 e il 1947); il secondo, il romanzo scritto in età più matura: Miss Marple: Nemesi.

Le prime opere sono meno drammatiche; i crimini non sono gravi (furto, ricatto) e in alcuni casi è l’intervento di un detective privato a prevenirli. […] Agatha Christie sembra assumere un atteggiamento alquanto ironico nei confronti dei personaggi da lei paragonati a eroi della mitologia greca. La descrizione che fa di Hercule Poirot ne è un brillante esempio:

Eccolo qui un Ercole moderno… diversissimo dallo sgradevole ritratto di una figura nuda con i muscoli prominenti, che brandiva una mazza nodosa. Al suo posto, invece, un personale asciutto, vestito correttamente da città con un paio di baffi.

Nelle prime storie dell’autrice, il paragone tra gli antichi eroi e i personaggi da lei creati avviene in base al loro aspetto fisico e alla loro funzione. Una bella ragazza a teatro ricorda al Signor Satterthwaite Elena di Troia:

“La bellezza!”, disse tra sé il Signor Satterthwaite. “È qualcosa che esiste. Non fascino, non attrazione, non magnetismo, né alcuna delle cose di cui parliamo con tanta disinvoltura, pura e semplice bellezza. La forma di un viso, la linea di un sopracciglio, la curva di una guancia”. Citò sottovoce tra sé: “Un volto che ha fatto mettere in mare un migliaio di navi”. E per la prima volta comprese il significato di quelle parole.

Gillian West viene descritta senza ironia e la sua bellezza (al pari di quella di Elena) è la sua maledizione. La tendenza della gente comune ad assomigliare agli eroi greci è un’altra delle caratteristiche osservate da Hercule Poirot; descrive Ted Williamson, un meccanico, definendolo “un dio Greco… un giovane pastore d’Arcadia”.

Nelle altre storie, l’aspetto dei personaggi presenta peculiari caratteristiche associate a un determinato eroe mitologico. Questo elemento spicca soprattutto in Le fatiche di Hercule dove gli esseri umani hanno caratteristiche in comune con i mostri ctoni uccisi o catturati da Ercole. Per esempio, i capelli di una ragazza “parevano d’oro – voltati all’insù ai lati, che sembravano due ali – e aveva un modo così leggiadro di muoversi camminando”. La ragazza ricorda la cerva di Cerinea con le sue corna d’oro e ha anche danzato nel ruolo di una cerva in un balletto. Un giovane ufficiale della marina viene descritto come segue: “alto, proporzionato, un fisico stupendo, petto e spalle poderosi, una gran testa di capelli fulvi: dalla sua persona emanava una tremenda sensazione di forza e virilità”. Hercule Poirot non può evitare di paragonarlo al “giovane toro… il toro dedicato a Poseidone” com’era stato il toro di Creta.

Parker PyneA volte i personaggi hanno un aspetto sgradevole. Il giovane politico Harold Waring incontra sul Lago Stempka due donne che “avevano il naso lungo a becco, come uccelli, e le loro facce, molto simili, avevano una strana fissità. Portavano sulle spalle un mantello sciolto che si gonfiava al vento allargandosi, come le ali di due grandi uccelli”. Il lago non è lo Stinfalo, ma il suo nome risulta significativo quanto l’aspetto delle due donne che induce il personaggio a considerarle portatrici di malaugurio.

Gli esseri umani non sono gli unici a essere paragonati ai mostri ctoni. A volte Agatha Christie è ancora più ironica e le terribili bestie della mitologia greca diventano simpatici animali domestici. I cani, un piccolo pechinese e un enorme segugio nero, rappresentano sia il leone nemeo che Cerbero. Il segugio si rivela così fedele e obbediente da essere utilizzato dal padrone per trasportare pacchetti sigillati di cocaina.

Di conseguenza, è ovvio che i personaggi dell’autrice non solo assomigliano ai loro prototipi antichi nell’aspetto esteriore, ma condividono anche i loro caratteri e svolgono funzioni a essi associate. […]

Nei miti di Troia, Elena è sinonimo di donna il cui fascino irresistibile è fonte di guai per gli uomini. Nel Volto di Elena, Gillian, il personaggio principale, è vittima di molti episodi “spiacevoli”:

Il Signor Satterthwaite riuscì a farsi illuminare sui vari avvenimenti che Burns aveva classificato in modo vago sotto la formula di “cose spiacevoli”. Il giovanotto che si era tirato un colpo di pistola, l’incredibile modo di comportarsi di un direttore di banca (che era sposato!), lo straniero focoso (che doveva essere matto!), il contegno stravagante di un anziano artista. Una scia di violenza e di tragedia che Gillian West si era lasciata dietro, snocciolata nei toni banali della voce di Charlie Burns.

Tuttavia, il modo in cui Agatha Christie affronta le allusioni alle funzioni mitologiche non è identico in tutte le opere. Spesso se ne avvale per ingannare il lettore che cerca di risolvere il caso. […] A volte, un personaggio si riallaccia a personaggi mitologici allo scopo di far credere agli altri personaggi che lui o lei può svolgere determinate funzioni. In L’oracolo di Delfi, la Signora Peters, il cui figlio è stato rapito, chiede aiuto a un uomo che si pubblicizza come un nuovo oracolo. Uno che afferma di poter dare consigli alle persone su come risolvere i loro problemi. Per l’appunto, l’oracolo è il criminale che ha organizzato il rapimento. […]

Nel Villino degli usignoli, la scrittrice adatta un mito meno conosciuto su due sorelle: Filomela e Procne. Il marito di Procne, Tereo, violenta e mutila Filomela tenendola prigioniera in un capanno nel bosco. Lei realizza un bellissimo ricamo raffigurante la sua storia e lo invia alla sorella. Per vendicarsi, Procne uccide Iti, il figlio avuto da Tereo. Agatha Christie riprende numerosi temi del mito, come ad esempio un marito violento (il marito di Alix Martin ha ucciso diverse donne che ha sposato per denaro); la prigionia e l’abuso su una donna (il marito nasconde la protagonista in un cottage lontano e si prepara a sbarazzarsene); un astuto piano elaborato dalla vittima (Alix riesce ad avvertire l’ex fidanzato che la salva); una vendetta (il criminale muore di paura perché pensa di essere stato avvelenato da Alix). […]

Villino usignoli

Nelle opere successive, Agatha Christie si dedica al folklore e alle allusioni letterarie e torna alla mitologia greca solo negli anni Settanta, nel suo ultimo romanzo su Miss Marple. Il libro si intitola Miss Marple: Nemesi, in linea con l’intenzione dell’autrice di indicare chiaramente l’ipotesto di cui si avvale. Tuttavia, non sono solo vent’anni a separare il romanzo dai suoi precedenti racconti. Anche la formula che utilizza è nuova.

In primo luogo, non ci sono storie note su Nemesi nella mitologia greca. Era onorata come dea del castigo e talvolta citata come madre di Elena di Troia, ma non esistono miti direttamente associati a lei. Secondo Mesomede di Creta, il suo aspetto non presentava caratteristiche degne di nota, a parte le ali. Era parente di Cloto, Lachesi e Atropo, le Moire che tessevano e tagliavano il filo della vita per ogni mortale. I greci ritenevano fossero sorelle e di solito le ritraevano come donne anziane vestite di bianco. […]

In Miss Marple: Nemesi, le allusioni alle creature mitologiche sono chiare, perché Miss Marple viene chiamata Nemesi dal milionario defunto Jason Rafiel che la vuole per risolvere il caso di un vecchio omicidio. Le principali sospettate sono tre anziane sorelle dai nomi notevoli: Clotilde (la maggiore), Lavinia e Anthea (la più giovane). I nomi sono allusioni alle Moire, così come il fatto che le tre sono sorelle e vivono insieme. Clotilde ricorda a Miss Marple Clitennestra, mentre Anthea ricorda Ofelia.

La Christie sperimenta un nuovo modo di creare allusioni agli eroi mitologici dando ai suoi personaggi nomi parlanti, anche se non così ovvi come Hercule o Atlante in Le fatiche di Hercule. Allo stesso tempo, l’aspetto del personaggio diventa meno significativo; Miss Marple e le Bradbury-Scott sono descritte come donne anziane senza alcuna peculiarità dei loro prototipi.

Miss Marple: NemesiLe tre sorelle Bradbury-Scott non svolgono le funzioni delle Moire perché non amano filare o fare alcun lavoro di cucito (è Miss Marple quella che si diverte a lavorare a maglia), ma una di loro è sicuramente colpevole di diversi omicidi, ed è compito di Miss Marple smascherarla.

Nel romanzo, l’autrice non usa la trama di nessun mito greco; infatti, la tragica storia di Verity Hunt e Michael Rafiel si basa su Romeo e Giulietta con Miss Temple come infermiera e l’arcidiacono Brabazon come frate Lorenzo. Le immagini di dee ed eroi antichi vengono usate per fuorviare i lettori alla ricerca di allusioni alla mitologia greca.

Nota:
I racconti brevi citati sono stati pubblicati in italiano nelle seguenti raccolte:
Il volto di Elena nella raccolta Il misterioso Signor Quin;
L’oracolo di Delfi
nella raccolta Parker Pyne indaga;
Il villino degli usignoli nella raccolta Testimone d’accusa e altre storie.

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Agatha Christie sotto pseudonimo: Una figlia per sempre (A Daughter’s A Daughter)

A Daughter's A DaughterLa quarantenne Ann Prantice, donna bonaria e vedova, è stata educata in base al principio “le figlie esistono per dare una mano ai genitori, non il contrario” e ha quindi avuto con la madre un rapporto molto distaccato. Di conseguenza, educa la figlia in modo diametralmente opposto, assecondandone i capricci e deresponsabilizzandola, nella convinzione di creare così con lei un legame più affettuoso e profondo. La diciannovenne Sarah, in effetti, adora sua madre, ma è convinta che esista solo per soddisfare lei e non come essere umano con proprie aspirazioni e desideri.
Durante una vacanza in Svizzera di Sarah, Ann conosce Richard Cauldfield e se ne innamora al punto di decidere di sposarlo a breve. Quando Sarah viene a conoscenza delle sue intenzioni, la situazione precipita. La ragazza fa di tutto per screditare l’uomo agli occhi della madre e alla fine lo allontana ripristinando la “quiete” familiare ma distruggendo l’equilibrio mentale della donna. Ann, da tranquilla che era, inizia a frequentare feste e a diventare sempre più superficiale, scivolando progressivamente nella depressione per non riuscire ad ammettere di aver rinunciato all’amore per il suo essere succube della figlia; Sarah, in compenso, si sposa con un uomo pluridivorziato, abituato a trattare le donne come trofei, e diventa cocainomane nella convinzione che la madre desideri la sua infelicità ma inconsapevole dell’origine di un simile odio. Nel momento in cui le due donne si chiariranno si accenderà un barlume di speranza per entrambe.

Agatha Christie, sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott, traccia il ritratto di una madre e una figlia opposte per carattere che rischiano di distruggersi per la loro incapacità di vedersi come esseri umani indipendenti autorizzati a prendere decisioni autonome. La figlia è di una possessività estrema ma è anche vero che la madre non ha mai messo in discussione questo suo tratto caratteriale facendole capire quanto fosse sbagliato. L’autrice descrive con efficacia questo rapporto malato e grazie all’introduzione del personaggio di Dame Laura Whitstable offre al lettore la visione distaccata di chi, non essendo della famiglia, capisce le dinamiche della faccenda e cerca di fungere da voce della coscienza di madre e figlia.

Curiosità:

1) Il titolo originale, A Daughter’s A Daughter, è tratto dal detto A son is a son until he takes a wife. A daughter is a daughter all of her life (Un figlio è un figlio finché si sposerà, ma una figlia è una figlia per l’eternità).

2) Dal romanzo, risalente al 1952, fu tratta l’omonima pièce rappresentata nel 1956 a Bath. Di recente il testo teatrale è stato riallestito nel West End grazie al fatto che la morte della figlia di Agatha Christie, Rosalind, che ne deteneva i diritti, ha permesso al nipote di concedere l’autorizzazione. Rosalind, riconoscendosi nel personaggio di Sarah, aveva sempre rifiutato di riportare sul palco quel conflitto madre/figlia che in parte rispecchiava la realtà.

Il testo presenta diversi passaggi che, per come sono formulati, meriterebbero di entrare nel novero delle citazioni letterarie:

Bisogna ammettere che a questo mondo c’è una sola persona che ci accompagna dalla culla alla tomba, e siamo noi stessi. E allora bisogna restare in buoni rapporti con questa persona, imparare a vivere con se stessi.

Dai venti ai quarant’anni le donne sono assorbite da mille cose. È biologico, ed è giusto che sia così. Si danno da fare e si prendono cura dei figli, dei mariti, degli amanti, delle loro relazioni personali. […] Ma la seconda fioritura è quella della mente e dello spirito, e si compie con la mezza età. Invecchiando, le donne si dedicano di più ad altri aspetti, meno personali. Lo spettro degli interessi degli uomini si restringe sempre più, quello delle donne invece si fa sempre più ampio. Un sessantenne di solito non fa che ripetere sempre le stesse cose come un grammofono. Una donna, invece, se ha almeno un briciolo di personalità, è una persona interessante.

Questo è l’inconveniente di essere amati. Prima o poi ognuno se ne rende conto. Meno gente ti vuole bene, meno ragioni hai per soffrire. Io sono fortunata perché la maggior parte della gente mi detesta cordialmente, e gli altri mi ignorano in allegria.

Dio salvi l’uomo che sposa la madre di una figlia unica.

I problemi della vita nascono per una buona metà dalla presunzione di essere più belli e più buoni di quanto si sia in realtà.

A Daughter's A DaughterRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento al serial killer George Joseph Smith che assassinava le mogli nella vasca da bagno per intascarne il denaro:
“Lawrence si è sposato un sacco di volte”. Si intromise malignamente Sarah.
“Solo tre volte”.
“Santo cielo!”, sbottò Dame Laura. “Spero che lei non sia l’uomo che annegava le proprie mogli nella vasca”.
(Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2012, traduzione di Lorenzo Flabbi)

2) Riferimento alla canzone Sometimes I Feel Like a Motherless Child, uno spiritual divenuto celebre nella versione di Paul Robeson:
Il disco era ormai arrivato alla fine. La voce profonda e malinconica stava ripetendo per l’ultima volta il ritornello: “A volte mi sento come un bimbo senza la mamma… così lontano da casa…”.
(Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2012, traduzione di Lorenzo Flabbi)

3) Riferimento all’opera The Immortal Hour di Rutland Boughton:
“Per caso hai visto l’opera The Immortal Hour o l’hai letta? Ricordi queste parole: C’è un’ora in cui un uomo proverebbe la felicità di una vita intera, se riuscisse a coglierla? Una volta ci sei andata vicina non è vero?”.
(Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2012, traduzione di Lorenzo Flabbi)

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