Se morisse mio marito (Lord Edgware Dies)

Sintesi: La celebre attrice Jane Wilkinson, capricciosa ed egocentrica, chiede a Hercule Poirot di parlare con suo marito, Lord Edgware, in modo da toglierglielo dai piedi. La ragione per cui avanza una simile richiesta è che vorrebbe risposarsi con il duca di Merton, di cui è innamorata alla follia. Poco tempo dopo aver parlato con Lord Edgware, che sembra non opporsi in alcun modo al divorzio, Poirot viene informato dall’Ispettore Japp che l’uomo è stato assassinato e che del delitto è accusata proprio la moglie. L’investigatore belga, che considera un caso simile un insulto all’intelligenza in quanto solo una stupida direbbe a tutti di voler uccidere il marito per poi ucciderlo davvero, si mette a indagare.

Curiosità:
1)
Agatha Christie trovò l’ispirazione per questo romanzo dopo aver assistito a uno spettacolo dell’attrice Ruth Draper: “Dopo aver visto Ruth Draper a teatro, ebbi un’altra idea che mi portò a scrivere Se morisse mio marito. Ruth Draper mi era sembrata bravissima e mi aveva colpito la facilità con cui sapeva trasformarsi da moglie brontolona a giovane contadina immersa nella preghiera”. (Agatha Christie, La mia vita, pp. 512-513, traduzione di Maria Giulia Castagnone).
2) Il volume è dedicato al Dottor Campbell Thompson e a sua moglie. Reginald Campbell Thompson era l’archeologo con il quale Max Mallowan, marito di Agatha Christie, stava lavorando a Ninive all’epoca della stesura del romanzo.
3) Nell’adattamento televisivo del 1985, intitolato Tredici a tavola dall’omonimo titolo americano del libro, il ruolo di Poirot è interpretato da Peter Ustinov mentre il futuro e più noto Poirot televisivo, David Suchet, interpreta l’ispettore Japp.

Se morisse mio marito (Lord Edgware Dies)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento a Giacomo Casanova (1725-1798) e a Donatien-Alphonse-François de Sade (1740-1814):
Avevo osservato durante il colloquio i libri sugli scaffali. Vi avevo notato le Memorie di Casanova, tutte le opere del Marchese De Sade e molti volumi sulle torture medievali.
(pag. 43, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1935)

2) Riferimento a Elizabeth Canning (1734-1773) che fu al centro di uno degli episodi criminosi più discussi nell’Inghilterra del XVIII secolo. A suo dire, fu rapita e tenuta prigioniera per un mese; tra i colpevoli fu segnalata Mary Squires ma nessuno riuscì mai ad appurare fino in fondo la fondatezza del racconto della vittima:
“Mi ricorda il caso di Elizabeth Canning”, disse Japp. “Ve lo ricordate? Molti testimoni giurarono di aver visto la zingara Mary Squires in due città diverse. Persone serie, attendibili. Quella donna aveva una faccia così orrenda che era difficile che ce ne fossero due uguali. Il mistero non fu mai svelato. Questo mi sembra un caso molto simile. Ci sono persone pronte a giurare di aver visto la stessa donna, alla stessa ora, in due posti diversi. Quale sarà mai la verità?”.
(pag. 71, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1935)

3) Riferimento a un episodio citato in Aiuto, Poirot! (1923), dove Hercule Poirot, indagando sulla morte del Signor Renauld, rinviene accanto al corpo un pezzo di tubo di piombo:
“Nei romanzi polizieschi, i poliziotti sembrano ciechi come talpe”, ribatté Japp con un sorriso.
“Una volta”, raccontò Poirot con aria sognante, “ho trovato un indizio, ma siccome era lungo un metro invece di pochi centimetri, nessuno ha voluto credermi”.
(pag. 76, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1935)

4) Riferimento a Gli stivali dell’ambasciatore. Un racconto dallo stesso titolo è contenuto nella raccolta Tommy e Tuppence: in due s’indaga meglio (1929) e ha per protagonisti i due giovani investigatori improvvisati. La trama è leggermente diversa da quella accennata da Hastings in riferimento a Poirot:
Poirot doveva andarsene presto. Aveva un appuntamento alle quattordici e trenta all’ambasciata belga dove doveva investigare sulla sparizione degli stivali dell’ambasciatore. Mi aveva quindi incaricato di ringraziare e salutare per lui la nostra ospite. […]
Tornai a piedi attraversando il parco e giunsi a casa verso le sedici. Poirot non era ancora tornato. Erano le diciassette meno venti quando lo vidi rientrare. Era di buon umore e in vena di scherzare.
“Questo significa, Holmes”, gli dissi ironico, “che avete rintracciato gli stivali dell’ambasciatore”.
“Traffico di cocaina. Un trucco ingegnoso. Ho trascorso un’ora in un istituto di bellezza. C’era una ragazza dai capelli rossi che avrebbe sedotto il vostro cuore tenero”.
(pp. 227-229, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1935)

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