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Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express)

Assassinio sull'Orient ExpressSintesi: Durante un viaggio sull’Orient-Express, da Istanbul a Londra, Hercule Poirot resta coinvolto nell’omicidio di Mr. Ratchett, un uomo d’affari americano, nei confronti del quale lo stesso Poirot provava una certa antipatia. Poiché il treno rimane bloccato a causa di una tormenta, l’investigatore belga si vede costretto a fare luce su un assassinio che porterà a una soluzione inaspettata e che avrà a che fare con la giustizia umana più che con quella divina. Riferimenti alla realtà: La storia è stata ispirata dal rapimento, con conseguente uccisione, del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh nel 1932. L’episodio della tormenta di neve si basa, invece, su un fatto avvenuto nel 1929, quando l’Orient-Express rimase bloccato per sei giorni in una situazione analoga. Curiosità: Negli Stati Uniti, il romanzo ha assunto il titolo Murder on the Calais Coach perché Orient Express era il titolo attribuito a un romanzo di Graham Greene e la cosa avrebbe potuto generare confusione.

Quando mi annunciarono che avremmo realizzato una nuova versione della storia, lessi il romanzo più e più volte per ricordare a me stesso la serietà della trama e quanto direttamente andasse a colpire il fulcro della fede e delle convinzioni di Hercule Poirot. Dopo aver ultimato la lettura, mi convinsi di quanto fosse importante che la nuova versione televisiva rispettasse il tono del romanzo e feci in modo che questa mia certezza si traducesse anche nella sceneggiatura e, di conseguenza, nell’interpretazione che diedi del personaggio. Non ci sono battute di spirito in Assassinio sull’Orient Express. Mette in scena un brutale omicidio e io volevo che la cosa fosse ben chiara. Non riguarda affatto il personaggio di Poirot noto per la sua pignoleria e per le sue buffe retine per i capelli e per i baffi; è una storia sulla malvagità e sul fatto che possa o meno essere giustificata.
Nel romanzo originale, Agatha Christie non scrisse mai che il personaggio di Poirot indossa una retina per capelli o una retina per baffi, come invece succede nella celebre pellicola cinematografica, e non ci sono nemmeno strizzatine d’occhio né occasioni di divertimento. Al contrario, l’autrice lo dipinge come un uomo costretto a confrontarsi con un orribile assassinio, ma che, nel risolverlo, si trova ad affrontare un dilemma che gli tormenta la coscienza. […]
Non c’è niente da ridere nella splendida storia narrata da Agatha Christie, poiché pone Poirot, un cattolico devoto, di fronte al problema di risolvere un omicidio premeditato fondato sulla vendetta, che qualcuno può essere indotto a giustificare sulla base dell’inutilità esistenziale di un uomo che provava piacere nel distruggere gli altri per la propria egoistica soddisfazione personale.
(David Suchet, Poirot and Me, Headline Publishing Group, London 2013, pp. 304-305, traduzione mia)

Assassinio sull'Orient ExpressRiferimenti intertestuali:
1) Esempio di fiction nella fiction attraverso la citazione del libro immaginario Love’s Captive dell’altrettanto immaginaria Arabella Richardson:
Parlate molto, insieme?
No. Io preferisco leggere.
Poirot sorrise. Gli sembrava di vedere la scena: il grosso, loquace italiano che chiacchierava, mentre il taciturno, allampanato inglese non gli dava retta e continuava a leggere.
E che cosa legge, se non sono indiscreto?
Attualmente un romanzo di Arabella Richardson, Prigioniera d’amore.
Un bel romanzo, eh?
(pag. 80, traduzione di Alfredo Pitta per Mondadori, 1935)

2) Riferimento al Come vi piace di Shakespeare e al personaggio di Rosalinda:
Accennavo poc’anzi alla madre della signora Armstrong: era Linda Arden, celeberrima attrice; fra l’altro aveva nel repertorio parecchi drammi di Shakespeare. Pensi alla foresta Arden e a Rosalind, in Come vi piace, e vedrà dove l’attrice si è ispirata per il suo nome d’arte.
(pag. 181, traduzione di Alfredo Pitta per Mondadori, 1935)

La tragica vicenda di Charles Lindbergh viene ripresa, con uno stile completamente diverso, anche nei diari di John Cheever pubblicati con il titolo Una specie di solitudine:

Ieri sera a vedere dei vecchi cinegiornali su Charles e Anne Lindbergh. Un giovane uomo con il coraggio di un giovane uomo, di uno che guarda il mondo naturale come una sfida da affrontare a cuor leggero. Come B.M., audace e stupido. Il volo trascendente, la sensazione che questo lo ponga in una posizione quasi soprannaturale. L’accoglienza a Le Bourget. L’adulazione della città di Parigi. Foto di lui sul balcone dell’ambasciata. Padrone di sé, diretto. Foto di lui sulla nave che lo riporta a casa. L’ingresso nel porto di New York e i festeggiamenti, ancora più fastosi dei festeggiamenti per la fine della guerra. Le bufere di carta che non si sono mai più viste.
[…] Molto prima, Anne; si innamora di lei. Lei doveva essere timida. Il matrimonio.
I voli insieme. Il primo figlio. Il pervertito tedesco. Quasi una perversione dell’epoca. La follia. Rapisce il figlio e lo uccide senza un motivo, con crudeltà. Poi le immagini riprese del bambino mostrate per l’identificazione. Un bel bambino. Il processo. La deposizione impassibile di L., la sua volontà di uccidere il pervertito. La curiosa divisione delle simpatie della stampa. L’infelicità di Anne. La morte di Hauptmann. La nascita di un altro figlio. Il loro isolamento. La loro infelicità insieme.
(John Cheever, Una specie di solitudine: i diari, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano 2012, pp. 37-38, traduzione di Adelaide Cioni)

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