Articoli con tag: Tommy e Tuppence

Sintesi dei racconti di Agatha Christie (II)

 

Tommy e Tuppence: in due s’indaga meglio (1929):

 

Non è propriamente una raccolta di racconti gialli, ma una raccolta di racconti che parodiano il genere giallo. Nel corso degli ultimi anni, il libro è stato ripubblicato poche volte – forse anche perché Tommy e Tuppence non godono della stessa fama di Hercule Poirot e Miss Marple – eppure meriterebbe una riscoperta. Non solo è divertente ma contiene molti riferimenti ai personaggi e agli autori della letteratura gialla in un vero e proprio gioco di rimandi.

Contiene:
Tommy e Tuppence: in due s'indaga meglio
Una fata in salotto (A Fairy in the Flat)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Signor Carter, Albert. Tipo di crimine: Nessuno. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Dopo sei anni di matrimonio, Tommy e Tuppence, i detective improvvisati protagonisti del romanzo Avversario segreto, iniziano a manifestare una certa noia nei confronti della loro routine quotidiana. Tuppence, in particolare, vorrebbe avere l’occasione di lanciarsi in nuove avventure. Neanche a farlo apposta, poco dopo questa sua affermazione si presenta da loro il Signor Carter che gli chiede di assumere la direzione dell’Agenzia Investigativa Internazionale, in precedenza diretta da Theodore Blunt, ora “ospite” delle patrie galere. Il Signor Carter raccomanda a Tommy e Tuppence di prestare attenzione ad alcune lettere azzurre con francobollo russo e a tutti coloro che dovessero fare riferimento al numero sedici, cifra nascosta sotto i francobolli delle buste e visibile quando li si inumidisce. Curiosità: Il titolo si riferisce a una macchiolina bianca presente su una foto scattata da Tommy che ricorda la forma di una fata. Frase memorabile: “Pensa che bellezza… Sentiamo battere furiosamente alla porta, andiamo ad aprire e un morto entra barcollando”. “Tuppence, i morti non barcollano. Stanno fermi”. Riferimenti: Il racconto riprende lo stile dei racconti di Herbert G. Jenkins aventi per protagonista Malcolm Sage e contenuti nella raccolta Malcolm Sage, detective (1921).

La teiera (A Pot of Tea)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Albert, Lawrence St. Vincent. Tipo di crimine: Sparizione di una giovane. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Tommy e Tuppence prendono possesso dell’Agenzia Investigativa. Lui inizia a spacciarsi per Theodore Blunt, mentre Tuppence dichiara di essere la Signorina Robinson, sua segretaria. I primi casi che gli vengono affidati riguardano solo donne gelose che temono che il marito le tradisca, poi, un giorno, si presenta tale Lawrence St. Vincent che chiede loro di ritrovare una giovane scomparsa. Curiosità: Come il racconto precedente, lo scopo di questa storia è introdurre il “gioco” a cui in seguito si presteranno Tommy e Tuppence, e cioè indossare di volta in volta i panni di qualche celebre detective letterario. Frase memorabile: “È strano che ci siano così poche persone che si chiamano davvero Smith. Io non ne conosco neanche una. Eppure, su dieci persone che non vogliono dire chi sono, nove dicono di chiamarsi Smith. Sto scrivendo una monografia su questo argomento”. Riferimenti: Anche questo racconto riprende il Malcolm Sage di Herbert G. Jenkins.

Tommy e Tuppence: in due s'indaga meglioLa perla rosa (The Affair of the Pink Pearl):
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Albert, Signorina Kingstone Bruce. Tipo di crimine: Furto. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Tommy e Tuppence ricevono in agenzia la visita della Signorina Kingstone Bruce. Siccome la sera prima, durante una cena, una delle ospiti della sua famiglia ha perso una perla preziosa, la giovane, su consiglio di Lawrence St. Vincent, ha deciso di rivolgersi a loro. I due detective si recano nella dimora della famiglia Kingstone Bruce nel tentativo di scoprire chi poteva avere interesse a rubare la perla. Frase memorabile: “E ora, mon ami, usa le tue piccole cellule grigie, come direbbe Hercule Poirot, e dimmi che cosa ti suggeriscono quegli oggetti”. Riferimenti: Tommy e Tuppence qui recitano la parte del Dottor John Thorndyke e di Polton, suo assistente; entrambi sono personaggi creati da Richard Austin Freeman.

Un cliente sospetto (The Adventure of the Sinister Stranger)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Albert, Charles Bower. Tipo di crimine: Tentato furto di documenti. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il dottor Charles Bower si reca all’Agenzia Investigativa per sottoporre a Tommy e Tuppence un caso insolito: già due volte è stato contattato per casi urgenti per poi scoprire che le telefonate erano false e che, in sua assenza, i documenti dello studio erano stati messi sottosopra. Poiché il dottore è stato contattato una terza volta, ma è riuscito a scoprire l’inganno, chiede ai due detective di approfittare dell’occasione per smascherare il colpevole. Nel frattempo, nella sede dell’Agenzia arriva una delle lettere azzurre a cui il Signor Carter, nel primo racconto, aveva raccomandato di fare attenzione. Frase memorabile: “Ma che brutto carattere, lasciatemi finire di parlare. Vi sto spiegando che non posso scrivere perché ho le mani legate. Non sono uno di quei mostri che sanno scrivere col naso o coi gomiti”. Riferimenti: Tommy e Tuppence diventano Desmond e Francis Okewood, i fratelli detective protagonisti dei romanzi di Valentine Williams.

Tommy e Tuppence: in due s'indaga meglioIl signore vestito di carta (The Gentleman Dressed in Newspaper):
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Sir Arthur Merivale, Ispettore Marriot. Tipo di crimine: Omicidio. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Tommy e Tuppence, in seguito a un insolito annuncio apparso sul giornale, decidono di recarsi a un ballo mascherato. Qui notano una donna e un uomo vestiti rispettivamente da Regina di Cuori e Signore vestito di carta. Poco dopo, Tuppence scopre che la Regina di Cuori è stata pugnalata; un attimo prima di morire, la donna riesce a dire alla giovane detective: “È stato Bingo…”. Con l’aiuto dell’Ispettore Marriot, Tommy e Tuppence iniziano un’indagine per scoprire il colpevole. Frase memorabile: “Mi avevano insegnato che gli uomini, soprattutto i mariti, sono creature corrotte che pensano solo a bere, a ballare e far tardi la sera e che solo qualche moglie di eccezionale bellezza e intelligenza può vantarsi di aver sfatato questa leggenda. In realtà mi sono resa conto che tutte le mogli che conosco vorrebbero andare a ballare e hanno un marito che va a letto alle nove e mezzo”. Riferimenti: Durante il ballo mascherato, Tommy e Tuppence si travestono da McCarty e Riordan, investigatori nati dalla penna di Isabel Ostrander.

L’introvabile Signora Gordon (The Case of the Missing Lady)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Albert, Gabriel Stavansson. Tipo di crimine: Scomparsa di una donna. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Gabriel Stavansson, noto esploratore, chiede a Tommy e Tuppence di aiutarlo a rintracciare la sua fidanzata, Hermione Gordon, di cui ha perso le tracce dopo essere rientrato dall’ennesimo viaggio. La zia di lei, Lady Susan Clonray, gli ha detto che la donna aveva intrapreso una serie di viaggi e gli ha fornito una lista di indirizzi dove trovarla, ma nessuna delle persone residenti in quei posti l’ha mai vista. I due detective si mettono all’opera per rintracciare Lady Gordon. Frase memorabile: “Se vuoi fare lo Sherlock Holmes ti do una dose di cocaina, piuttosto, ma lascia stare quel violino. Non ti rendi conto che non riesci a ingannare nessuno?”. Riferimenti: La storia ricalca in parte la trama del racconto La scomparsa di Lady Frances Carfax di Sir Arthur Conan Doyle.

Tommy e Tuppence: in due s'indaga meglioA moscacieca (Blindman’s Buff)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Albert, Il duca di Blairgowrie. Tipo di crimine: Sequestro di persona. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Mentre Tuppence e Tommy si trovano in un ristorante, in cui quest’ultimo sta sperimentando, con una mascherina sugli occhi, quanto possa essere difficile non possedere la vista, vengono avvicinati da tale Duca di Blairgowrie che asserisce di essere in pensiero per la figlia rapita e di avere bisogno del loro aiuto. In realtà, è una trappola legata alle misteriose lettere azzurre di cui si è già accennato nel primo racconto. Frase memorabile: “Non puoi aspettarti un omicidio o una rapina tutti i giorni, sii ragionevole. Piuttosto penso che quando il lavoro langue dovremmo approfittarne per allenarci un po’ in casa tutte le mattine. Ci farebbe bene alla salute”. “Cento piegamenti sulle ginocchia davanti alla finestra aperta?”. Riferimenti: Tommy interpreta il ruolo di Thornley Colton, investigatore cieco creato da Clinton H. Stagg, mentre Tuppence entra nei panni dell’assistente.

Un uomo nella nebbia (The Man in the Mist)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Marvyn Estcourt (detto Maciste), Gilda Glen Tipo di crimine: Omicidio. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Tommy e Tuppence si trovano poco lontano da Londra dopo aver fallito una missione. Tommy è vestito da prete. Mentre sono in un bar, in attesa del treno per Londra, incontrano Maciste, vecchio amico di Tommy, che gli dice che per recarsi in stazione devono passare da Morgan Avenue, strada lungo la quale, verso sera, sembra passare un poliziotto fantasma. I due detective imboccano la via e in effetti, odono dei passi, ma nel frattempo, in una casa proprio lì vicino, è stata assassinata una donna. Frase memorabile: “Altro che Padre Brown”, brontolò, “E pensare che avevo anche l’ombrello giusto”. Riferimenti: Tommy veste i panni di Padre Brown, frutto della fantasia di G. K. Chesterton.

Tommy e Tuppence: in due s'indaga meglioI fringuelli (The Crackler)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Albert, Ispettore Marriot, Maggiore Laidlaw. Tipo di crimine: Falsificazione di banconote. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: L’ispettore Marriot chiede a Tommy e Tuppence di smascherare una banda di falsari. Poiché l’ispettore ritiene che i signori Laidlaw fungano da veicolo per lo spaccio di banconote, i due detective entrano nella loro cerchia di amici e iniziano la caccia ai “fringuelli”, i falsari appunto. Frase memorabile: “Mentre segnavo la porta con una croce, e voi eravate tanto occupato a divertirvi alle mie spalle, ho rovesciato a terra una bottiglietta di valeriana. Ha un cattivo odore, ma ai gatti piace, e quando Albert è arrivato con la polizia, una folla di gatti gli ha indicato qual era la porta giusta”. Riferimenti: La storia segue lo stile dei racconti polizieschi di Edgar Wallace.

Il mistero del campo di golf (The Sunningdale Mystery)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Capitano Sessle, Doris Evans. Tipo di crimine: Omicidio. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Mentre Tommy e Tuppence stanno facendo colazione in un bar, decidono di discutere di un omicidio avvenuto di recente: il mistero di Sunningdale. Il capitano Sessle è stato trovato cadavere su un campo da golf, trafitto dallo spillone di un cappello. Analizzando tutti i dettagli del caso e le dichiarazioni dei testimoni, i due si renderanno conto che le apparenze ingannano. Frase memorabile: “Gli uomini sono sempre indietro di anni con la moda, ragionano secondo schemi fissi, non hanno elasticità, per loro spilloni e forcine sono “armi femminili”. Può darsi che sia stato così tanto tempo fa, ma adesso no. Io, per esempio, non ho mai usato né spilloni né forcine”. Riferimenti: Tuppence veste i panni di Polly Burton e Tommy quelli del vecchio nell’angolo, protagonisti della serie di racconti Il vecchio nell’angolo. Dodici misteri della Baronessa Orczy. Esattamente come nella raccolta, i due risolvono il mistero senza muoversi dal tavolino del bar.

Tommy e Tuppence: in due s'indaga meglioLa morte è di casa (The House of Lurking Death)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Lois Hargreaves. Tipo di crimine: Tentativo di avvelenamento con arsenico. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Lois Hargreaves si reca all’Agenzia Investigativa per informare Tommy e Tuppence di un evento spiacevole accaduto a casa sua. La giovane ha ricevuto una scatola di cioccolatini ma, dopo averli distribuiti agli ospiti, tutti si sono sentiti male. Dalle analisi è risultato che i cioccolatini contenevano arsenico. Episodi di questo tipo si erano già verificati nella zona in cui la giovane risiede ma, stavolta, teme che sia stato qualcuno all’interno della sua stessa casa a compiere il gesto. Tommy e Tuppence iniziano un’indagine tra i parenti più stretti. Frase memorabile: Il tempo scorre veloce. Inseguirò i miei nemici, li raggiungerò e non mi volterò indietro finché non li avrò distrutti. È scritto: la parola del Signore è scesa su di me. Io sono il flagello di Dio!”. “Matta come una cavalla”, bisbigliò Tommy. Riferimenti: La storia è strutturata come un racconto di Alfred Edward Woodley Mason avente per protagonista l’ispettore Hanaud.

Un alibi perfetto (The Unbreakable Alibi)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Montgomery Jones, Una Drake. Tipo di crimine: Nessuno. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Montgomery Jones si è follemente innamorato di tale Una Drake e ha scommesso con lei di riuscire a smontare l’alibi perfetto che si è creata. Se vincerà, potrà chiederle qualsiasi cosa anche di sposarla. Siccome l’uomo non spicca per intelligenza, pensa bene di chiedere a Tommy e Tuppence di aiutarlo. Secondo l’alibi, la giovane, lo stesso martedì sera, era presente in due posti diversi, a chilometri di distanza, ed è stata vista da numerosi testimoni. Sarà Tuppence a svelare l’enigma. Frase memorabile: “Si fa così: mostriamo quattro o cinque foto ai camerieri dei ristoranti e degli alberghi, e loro scelgono quella giusta”. “Sei sicura che scelgano quella giusta?”. “Nei libri capita sempre così”. Riferimenti: Racconto che segue lo stile di Freeman Wills Crofts, noto per aver creato il detective Joseph French e per le storie incentrate sugli alibi perfetti.

Tommy e Tuppence: in due s'indaga meglioLa Casa Rossa (The Red House)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Monica Deane, Dottor O’Neill. Tipo di crimine: Nessuno. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Monica Deane, giovane con madre invalida, ha da poco ereditato una casa. Poiché la dimora ha molte più stanze della loro attuale residenza, lei e la madre vorrebbero trasformarla in una pensioncina per ricavarci qualche guadagno. Nella casa, però, hanno iniziato a verificarsi strani fenomeni che si presumono essere attribuibili a qualche poltergeist. Tale Dottor O’Neill si è offerto di risolvere il problema previo acquisto della dimora e Monica sospetta che in realtà l’uomo sia solo interessato ad appropriarsene. Tommy e Tuppence si recano sul posto e iniziano a indagare. Pian piano si rendono conto che, molto probabilmente, l’ex proprietaria della casa vi aveva nascosto all’interno una fortuna che tutti vogliono. Frase memorabile: “Natale viene una volta all’anno. Lo dicevano le nostre nonne, e qualcosa di vero c’è”. Riferimenti: La trama riprende le storie narrate da Anthony Berkeley Cox, con protagonista il detective Roger Sherringham.

Gli stivali dell’ambasciatore (The Ambassador’s Boots)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Albert, Randolph Wilmott. Tipo di crimine: Nessuno. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Randolph Wilmott, ambasciatore americano in Gran Bretagna, è appena rientrato da un viaggio nel suo paese. Durante il ritorno, una delle sue sacche è stata scambiata con quella di Ralph Westerham, senatore. Quest’ultimo, accortosi dell’errore, ha mandato il suo domestico in casa Wilmott in modo da rimettere le cose a posto. Il problema è che il giorno seguente, quando l’ambasciatore ha incontrato per caso il senatore, è venuto fuori che non c’era mai stato alcuno scambio di sacche e che Westerham non aveva mai mandato il suo domestico in casa Wilmott. Di conseguenza, l’ambasciatore decide di contattare Tommy e Tuppence per capire cosa si nasconde dietro questo insolito evento. Frase memorabile: “Per essere come lui dovresti passare la giornata in mezzo a cadaveri con la testa fracassata e le membra spezzate”. Riferimenti: Il detective ed esperto di medicina Reginald Fortune, personaggio nato dalla penna di Henry Christopher Bailey, è la fonte d’ispirazione di questo racconto.

Tommy e Tuppence: in due s'indaga meglioL’uomo numero sedici (The Man Who Was No. 16)
Protagonisti: Tommy e Tuppence Beresford, Albert, Signor Carter. Tipo di crimine: Nessuno. Narratore: Onnisciente in terza persona. Trama: Il Signor Carter informa Tommy e Tuppence di essere molto fiero del loro lavoro, tuttavia, li prega di stare attenti perché un agente russo, Numero Sedici, maestro nell’arte del travestimento, è sulle loro tracce. Lo scopo, adesso, è riuscire a catturarlo. Tornati in agenzia, i due detective scoprono che le pagine del calendario sono state strappate e che ora indica la data di domenica 16. Poco dopo, si presenta da loro il Principe Vladiroffsky, un uomo che possiede tutte le caratteristiche annunciategli da Carter in precedenza. Frase memorabile: Mon ami… ci troviamo in una circostanza estremamente grave. Ricordi l’uomo che veniva indicato con il numero quattro? Quello che schiacciai come un guscio d’uovo sulle Dolomiti… con l’aiuto di un po’ di esplosivo, bien entendu”. Riferimenti: In questo caso Agatha Christie parodia la sua stessa opera prendendo di mira Hercule Poirot e il romanzo Poirot e i quattro.

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Le porte di Damasco di Agatha Christie e il problema delle traduzioni

Postern of fateCapita spesso, nella vita di tutti i giorni, di porsi un obiettivo e poi, per un motivo o per l’altro, di ritrovarsi a perseguirne uno totalmente diverso. È quanto è capitato a me, in questo periodo, durante la lettura del romanzo di Agatha Christie Le porte di Damasco. L’idea di partenza era quella, oltre che di godersi la lettura, di evidenziare i diversi riferimenti intertestuali contenuti nell’opera. Invece, mi sono ritrovata, per l’ennesima volta a dover “litigare” con la traduzione italiana.

Le porte di Damasco può essere definito uno dei romanzi minori della Christie, in quanto non ha per protagonisti Hercule Poirot o Jane Marple, molto più noti al pubblico italiano, ma la coppia di investigatori, nonché marito e moglie, Tommy e Tuppence Beresford. Quest’opera è la quinta, e ultima, della serie che li riguarda e una delle più divertenti e spensierate. Il problema, tuttavia, non è per l’appunto costituito da Tommy e Tuppence o dalla storia, ma dal modo discutibile in cui è stata realizzata la traduzione.

Vivo da tempo con la consapevolezza che la cosiddetta letteratura disimpegnata non merita, per certi editori, lo stesso rispetto riservato alla letteratura alta. Però, chissà perché, mi illudevo che un giorno, magari di questo 2015, le numerose riedizioni dei volumi di Agatha Christie avrebbero raggiunto la tanta agognata perfezione. E con perfezione non intendo una fedeltà di traduzione millimetrica, ma il rispetto del testo dell’autrice e, soprattutto, il rispetto dell’autrice stessa. Invece no. Mi sono trovata di fronte a un’altra di quelle scelte editoriali in conseguenza delle quali i riferimenti intertestuali vengono o eliminati, o modificati o nemmeno colti nel loro significato.

È cosa nota che gli editori odiano, per principio, gli elenchi e le citazioni. E questo perché pensano: “Se il lettore si trova davanti un elenco, inizia ad annoiarsi e la lettura perde di scorrevolezza”. Certo. Però io reclamo il diritto supremo del lettore di decidere se leggersi l’elenco o saltarlo a piè pari. Perché a nessuno è mai passato per la testa di omettere gli elenchi presenti nel Nome della rosa di Umberto Eco, in particolare la lunghissima descrizione del portone della chiesa davanti al quale Adso va quasi in estasi ma la maggior parte dei lettori proprio no? Perché fanno parte dello stile del romanzo e ometterli significherebbe rovinarlo. Ecco. Invece, appena Agatha Christie inizia un elenco, nella traduzione automaticamente salta. Questo perché si suppone che tale lista non abbia uno scopo preciso se non quello di tediare il lettore. E qui casca l’asino; perché gli elenchi stilati dalla Christie, e non sono molti nella vastità della sua opera, hanno quasi sempre un legame con la sua vita:

I libri di fiabe avevano una parte molto importante nella mia vita. Zia-nonnina me li regalava abitualmente per il mio compleanno e a Natale. The Yellow Fairy Book, The Blue Fairy Book, ecc. Io li amavo molto e li leggevo senza mai stancarmi. C’era anche una raccolta di storie di animali, sempre di Andrew Lang, tra cui quella di Androclo e il Leone, che mi piacevano molto.
Suppergiù in quel periodo iniziò il mio lungo rapporto con la signora Molesworth, l’importante scrittrice di libri per bambini. Questi libri mi hanno accompagnato per molti anni e, quando li ho riletti in età adulta, mi sono sembrati molto buoni. Probabilmente i bambini d’oggi li troverebbero antiquati, ma le storie che raccontano sono ben costruite e colorite. C’erano Carrots, Just a Little Boy e Her Baby per i piccolissimi, e altre fiabe di vario genere. Ancor oggi posso rileggere The Cuckoo Clock e The Tapestry Room. Quello che preferivo, Four Winds Farm, adesso lo trovo molto noioso e mi chiedo come potesse piacermi tanto.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Arnoldo Mondadori Editore, 1978, pp. 59-60)

Postern of fateNel caso del succitato Le porte di Damasco, i libri elencati sono proprio i testi da lei menzionati nella sua autobiografia e a cui era molto affezionata:

“Well, as I said, when I thought of reading ‘Androcles and the Lion’ again – it came in a book of stories about animals, I think, by Andrew Lang – oh, I loved that. And there was a story about ‘A day in my life at Eton’ by an Eton schoolboy. I can’t think why I wanted to read that, but I did. It was one of my favourite books. And there were some stories from the classics, and there was Mrs. Molesworth, The Cuckoo clock, Four Winds Farm…”
“Well, that’s all right,” said Tommy. “No need to give me a whole account of your literary triumphs in early youth”.
“What I mean is”, said Tuppence, “that you can’t get them nowadays. I mean, sometimes you get reprints of them, but they’ve usually been altered and have different pictures in them. Really, the other day I couldn’t recognize Alice in Wonderland when I saw it. Everything looks so peculiar in it. There are the books I really could get still. Mrs. Molesworth, one or two of the old fairy books – Pink, Blue and Yellow – and then, of course, lots of later ones which I’d enjoyed. Lots of Stanley Weyman’s and things like that. There are quite a lot here, left behind”.
(Agatha Christie, Postern of Fate, HarperCollins 1973, pp. 6-7)

La traduzione italiana, in compenso, è questa:

“Sì. Oltre alla storia di Androclo e il leone ho trovato un’altra delle mie letture preferite, un romanzetto, A scuola a Eton. Poi ci sono Il giardino segreto e La principessa povera della Hodgson Burnett”.
“Non elencarmi tutti i miti che porti con te dall’infanzia”.
“Sono volumi che ormai è difficile trovare. Nelle ristampe il testo è spesso tagliato e le illustrazioni sono diverse. Alice nel paese delle meraviglie è diventato irriconoscibile. Invece, qui ho trovato due o tre vecchie raccolte di fiabe che sono…”
(Agatha Christie, Le porte di Damasco, traduzione di Luciana Crepax, Arnoldo Mondadori Editore, 1986, p. 7)

La domanda che mi pongo è: il testo di cui sopra cos’è? una traduzione? un adattamento? un colpo di forbici? Posso giustificare il fatto che la scrittrice britannica Mary Louisa Molesworth (1839-1921) venga sostituita dalla più nota in Italia Frances Hodgson Burnett (1849-1924) che, in fondo, è pur sempre di origine britannica e risale allo stesso periodo, ma lo scozzese Andrew Lang (1844-1912) e il britannico Stanley Weyman (1855-1928) che fine fanno? Evidentemente non meritavano l’attenzione dell’editore.

La situazione diventa ancora più paradossale nel capitolo dieci intitolato Introduction to Mathilde, Truelove and KK. Il motivo di un simile titolo ce lo spiega, ancora una volta, Agatha Christie stessa nella sua autobiografia:

“Nei giorni di pioggia, invece, c’era Mathilde. Mathilde era un grande cavallo a dondolo che era stato regalato ai miei fratelli nel periodo in cui erano vissuti in America. Trasportato in Inghilterra, si era ridotto l’ombra di se stesso, senza più criniera, senza più vernice, senza più coda, ed era stato relegato in una piccola serra, addossata alla casa, niente a che vedere con la serra vera e propria, una costruzione pretenziosa, zeppa di vasi di begonie, gerani, felci di ogni tipo e in cui c’erano persino alcune grandi palme. La serra piccola, chiamata chissà perché K.K. (forse Kai Kai?) era priva di piante e ospitava, invece, mazze da croquet, cerchi, palle, sedie da giardino rotte, vecchi tavoli di ferro dipinto, una rete da tennis bucata e, infine, Mathilde. […]
Mathilde aveva un compagno, Truelove, anch’esso di origine transatlantica. Truelove era un cavallino dipinto a cui era attaccato un carretto a pedali, ma il meccanismo era stato fermo troppi anni per funzionare”.
(Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Arnoldo Mondadori Editore, 1978, p. 63)

Agatha Christie - la mia vitaIn Introduction to Mathilde, Truelove and KK i tre oggetti entrano a far parte dell’intreccio del romanzo e del mistero sul quale Tuppence sta indagando:

“Ah, you mean that there, do you?”
Tuppence said yes, she did mean that there.
“Kay-kay”, said Isaac.
Tuppence looked at him. Two letters of the alphabet such as KK really meant nothing to her.
“What did you say?”.
“I said KK. That’s what it used to be called in old Mrs. Lottie Jones’s time”. […]
“Is it just two letters?”.
“No. I think it was something different. I think it was two foreign words. I seem to remember now K-A-I and then another K-A-I. Kay-kay, or Kye-kye almost, they used to say it. I think it was a Japanese word”.
“Oh,” said Tuppence. “Did any Japanese people ever live here?”.
“Oh no, nothing like that. No. Not that kind of foreigner”. […]
Mathilde was a rather-splendid looking horse even in decay. […] “Ah, they loved that, you know. Miss Jenny, she used to ride it day after day”. “Who was Miss Jenny?”. “Why, she was the eldest one, you know. She was the one that had the godfather as sent her this. Sent her Truelove, too”.
(Agatha Christie, Postern of Fate, HarperCollins 1973, pp. 56-58)

Nella traduzione italiana non solo non viene rispettato lo scambio di battute ma Truelove e KK diventano Paloma e Caaba. La conseguenza è che si perde il riferimento all’infanzia dell’autrice e si distrugge, senza un motivo logico, la magia di quell’atmosfera. La civiltà giapponese lascia spazio a quella araba e quindi il lettore italiano si trova di fronte a una “bella” Caaba (ossia cubo) che ha anche un significato religioso ma che, in questo contesto, non c’entra nulla:

“Sarebbe questa la serra?”
“Sì, perché?”
“Non è la serra, è la Caaba, la chiamava così la signora Lottie Jones”. […]
“Come si chiama, Caaba? Con la C, o con la K?”.
“Loro dicevano Caaba, come si scrive non lo so. Credo sia una parola araba”.
“Ci sono stati arabi, qui?”.
“No, stranieri sì, ce ne sono stati, ma non arabi”. […]
Mathilde era un bellissimo cavallo, quasi a grandezza naturale. Era molto sciupato […] “Come si divertivano i ragazzi! Miss Jenny ci passava le giornate”. “Chi era Jenny?”. “La maggiore. Il padrino l’aveva regalato a lei. E anche la Paloma”.
(Agatha Christie, Le porte di Damasco, traduzione di Luciana Crepax, Arnoldo Mondadori Editore, 1986, pp. 54-56)

La prima traduzione italiana di Le porte di Damasco risale al 1986, mentre l’originale è del 1973, ragion per cui, dal mio punto di vista, la casa editrice che detiene i diritti per l’Italia aveva tutto il tempo per rieditare il volume in una traduzione aggiornata. Evidentemente, il fatto che le opere dell’autrice inglese siano tra le più lette al mondo non è un motivo sufficiente per dimostrare, nei loro confronti, il rispetto che si meritano.

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Sento i pollici che prudono (By the Pricking of My Thumbs)

Sintesi: Quarto e penultimo romanzo della serie di Tommy e Tuppence Beresford, una delle coppie più improbabili della letteratura giallistica: schivo e taciturno, lui, impicciona e loquace, lei. E infatti, neanche a farlo apposta, il nome di battesimo di lei è Prudence, anche se di prudenza non ne ha affatto. In questo romanzo, entrambi hanno superato i cinquant’anni, hanno due figli gemelli ormai adulti e anche un paio di nipotini. In occasione della visita a una vecchia zia di Tommy, ricoverata in una casa di riposo, Tuppence entra in contatto con un’altra ospite che le parla di una bambina morta il cui cadavere si troverebbe nel camino. Dopo lo sconvolgimento iniziale, da gran curiosa qual è, Tuppence inizia a investigare e finisce coinvolta in una storia di misteriosi dipinti, pietre tombali, morti sospette e personaggi che sembrano usciti dalle più spaventose fiabe dei Fratelli Grimm. Metà del volume è incentrato sulle indagini di Tuppence, mentre Tommy è impegnato altrove, e quando lui finalmente ritorna è lei a scomparire senza lasciare traccia. L’atmosfera ricorda un po’ Psycho di Hitchcock, anche se si tratta soprattutto di psicopatia senile.
I personaggi di Tommy e Tuppence sono sempre stati molto sottovalutati dal panorama cinematografico che ha preferito trasporre i romanzi con Poirot e Miss Marple rendendoli anche protagonisti di trame in cui non c’entrano nulla. Esiste, ad esempio, una versione televisiva di questo romanzo dove la parte investigativa viene affidata a Miss Marple. Più interessante la scelta dei francesi che, nel 2005, hanno portato, con successo, sul grande schermo questo stesso romanzo con il titolo fedele Mon petit doigt m’a dit… (Due per un delitto). Il titolo originale, By the Pricking of My Thumbs, è tratto dal Macbeth, atto quarto scena prima: SECOND WITCH By the pricking of my thumbs,/Something wicked this way comes./Open, locks,/Whoever knocks.

Sento i pollici che prudonoRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento al personaggio storico di Creso, ultimo sovrano di Lidia, la cui figura è assurta a simbolo di fasto e di ricchezza:
“A volte mi domando perché non abbiamo imparato anche noi a fare gli idraulici – sospirò Tuppence – Pensa, a quest’ora saremmo ricchi come Creso”.
(pag. 8, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

2) Riferimento all’assassino seriale francese Henri Désiré Landru (1869-1922):
“Ed era proprio un medico?”.
“Beh, poi me ne sono assicurata e pare che fosse così – ammise la vecchia, con una certa riluttanza – Ma quando mi è piombato qui in camera poteva essere anche Landru. Aveva la solita valigetta nera, ma che vuol dire? Chiunque può infilarsi qui con una valigetta del genere”.
(pag. 18, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

3) Riferimento alla Bibbia, Salmi 90:10 (The days of our years are threescore years and ten; and if by reason of strength they be fourscore years, yet is their strength labour and sorrow; for it is soon cut off, and we fly away):
Lei era un’esperta nel valutare l’atteggiamento che le circostanze richiedevano. Secondo la Bibbia, tre volte venti più dieci è la durata della vita umana, e ben di rado in quell’istituto i decessi avvenivano prima di quel limite. Erano quindi previsti e accettati.

(pag. 27, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

4) Riferimento alla favola di Cappuccetto Rosso:
“I denti di quella donna non mi piacciono”, disse Tuppence.
“Cos’hanno?”.
“Sono troppi. O sono troppo grandi. Ti ricordi Cappuccetto Rosso? Per mangiarti meglio, bambina mia”.
(pag. 28, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

Sento i pollici che prudono5) Riferimento a una lunga serie di personaggi storici:
“Dev’essere noioso recitare sempre una parte sola”.
“Perché? Credi che le vecchiette fingano di essere Maria Antonietta, Madame Curie, eccetera?”
“In parte, almeno. Per colpa della noia. Se uno non può camminare a causa dell’artrite o ha le mani troppo rigide per sferruzzare, cerca disperatamente qualche altra distrazione. È comprensibile che provi a rifugiarsi nella personalità di qualche famoso protagonista della storia”.
“Oh, per te è comprensibile senz’altro. Non invidio il personale dell’istituto che ti ospiterà un giorno. Magari ti divertirai a diventare Cleopatra”.
“No, non vorrei essere un grosso personaggio. Preferirei farmi passare per una delle cameriere del castello di Anna di Clèves, e raccontare un bel mucchio di succosi pettegolezzi”.
(pag. 34, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

6) Riferimento al pittore Christopher Richard Wynne Nevinson (1889-1946), firmatario, con Marinetti, del manifesto Vital English Art e noto soprattutto per i suoi quadri raffiguranti paesaggi o soggetti urbani:
La donna aveva lunghi capelli stopposi che svolazzavano al vento e ricordava, in modo vago, un quadro (forse di Nevinson) raffigurante una giovane strega a cavalcioni di una scopa. Perciò, forse, le era venuto in mente quel paragone.
(pag. 51, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

7) Riferimento ad Hänsel e Gretel dei fratelli Grimm:
Tuppence si fermò per un secondo. Le era venuta in mente la favola di Hänsel e Gretel. La strega ti invita in casa. Forse è una casetta di panpepato.
Poi guardò di nuovo Alice Perry e si rese conto che non poteva essere lei la strega di Hänsel e Gretel. Questa era una donna del tutto comune, ma con una sorta di rustica cordialità che si accettava volentieri.
(pag. 53, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

8) Riferimento alla nursery rhyme Nellie Bligh (Nelly Bligh caught a fly and tied to to some string / Let go a little way and pulled it back again. /
Buzz wuzz was that little fly and how he loved to roam /Up and down the mantelpiece and that he called his home
):
“Le consiglio di domandarlo alla nostra cara signorina Bligh. Lei sa tutto della parrocchia… I ragazzini la chiamano Nellie Bligh, a causa della vecchia canzone. A volte rincorrono la signorina cantandola. “Nellie Bligh, Nellie Bligh…” Sa come sono. Ma credo che il suo nome sia Gertrude o Geraldine.
(pag. 66, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

Due per un delitto (2005)9) Riferimento a Lady Macbeth:
Si addormentò e sognò, com’era prevedibile. Vide Lady Macbeth affacciata alla finestra del villino rosa, udì un sinistro scricchiolio proveniente da un caminetto, poi delle martellate violente. Bang, bang, bang. Si svegliò con un sussulto.
(pag. 76, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

10) Riferimento ad Anna Mary Robertson (1860-1961), pittrice di scene rurali divenuta celebre in tarda età con il nome di Nonna Moses:
“Dubito di avere la minima disposizione per le arti creative”, rispose Tommy, “Devo confessare, però, che l’altro giorno mi sono immerso con molto interesse in un libriccino che spiegava al popolo incolto come potesse un bimbo di cinque anni apprendere la pittura ad acquerello”.
“Che Dio ci salvi se ti lasci tentare. Diventeresti una specie di Nonna Moses alla rovescia”.
(pag. 93, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

11) Riferimento alla nursery rhyme Here’s the Church (Here’s the church, and here’s the steeple / Open the door and see all the people. / Here’s the parson going upstairs, / And here he is saying his prayers):
La chiesa è qui, il campanile è là, aprite le porte e la gente apparirà.
(pag. 121, traduzione di Moma Carones, Mondadori, 1970)

Categorie: Agatha Christie, riferimenti letterari, riferimenti teatrali | Tag: , , , , , | Lascia un commento

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