Articoli con tag: Hercule Poirot

Alla deriva (Taken at the Flood)

Sintesi: Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nel villaggio di Warmsley Vale, Gordon Cloade, ricco scapolo, mantiene l’intera famiglia grazie al suo patrimonio. I parenti sono in trepidante attesa della sua morte nella speranza di ereditare tutto, quando, all’improvviso, l’uomo decide di sposarsi con tale Rosaleen mandando a monte i loro piani. Quando Gordon muore durante un’esplosione, ma Rosaleen no, i familiari si trovano costretti a dover periodicamente elemosinare qualche spicciolo dalla ricca ereditiera. Nel frattempo, arriva un uomo chiamato Enoch Arden che afferma di sapere dove si trova il primo marito di Rosaleen. Quando l’uomo viene trovato con la testa fracassata, uno dei membri della famiglia Cloade contatta Hercule Poirot nel tentativo di sbrogliare la matassa.

Taken at the FloodCuriosità e riferimenti:
1) Enoch Arden è il titolo di un poema in prosa, del 1864, di Lord Alfred Tennyson, che narra la storia di un marinaio che naufraga su un’isola deserta e vi resta per dieci anni (similmente a Robinson Crusoe).

2) Il titolo originale, Taken at the Flood, deriva da un’affermazione di Bruto nel Giulio Cesare di William Shakespeare, atto quarto, scena terza: There is a tide in the affairs of men, / Which, taken at the flood, leads on to fortune; / Omitted, all the voyage of their life / Is bound in shallows and in miseries. / On such a full sea are we now afloat, / And we must take the current when it serves, / Or lose our ventures (Nelle cose umane si risentono, come negli oceani, gli effetti della marea, che se noi la cogliamo al flusso, può portare al successo, e che se invece viene trascurata, il viaggio della vita si arena tra banchi di sabbia e miserie. Noi siamo ora su questo libero mare e dobbiamo seguirne la corrente per quant’essa è propizia, o rassegnarci a perdere tutto il nostro carico (la traduzione è riportata nella versione di Gabriele Baldini, curatore e traduttore delle opere di Shakespeare).

3) Nel romanzo, Mrs. Cloade afferma che durante una seduta spiritica le è stato comunicato che il primo marito di Rosaleen, morto in Africa, è ancora vivo. Per arrivare a questa conclusione, si avvale delle strofe di una celebre nursery rhyme, Little Boy Blue, e in particolare del verso Under the haystack che ricorda da vicino il cognome del defunto, Underhay: Little Boy Blue, / Come blow your horn, / The sheep’s in the meadow, / The cow’s in the corn; / Where is that boy / Who looks after the sheep? / Under the haystack / Fast asleep. / Will you wake him? / Oh no, not I, / For if I do / He will surely cry.
Si pensa, ma non è assodato, che questa filastrocca sia nata come propaganda contro il cardinale Thomas Wolsey (1475-1530).

4) L’altro romanzo di Agatha Christie in cui una seduta spiritica svolge un ruolo fondamentale nella risoluzione di un caso è Un messaggio dagli spiriti (The Sittaford Mystery), 1931.

5) Il libro è suddiviso in tre parti: prologo, libro primo e libro secondo. Hercule Poirot compare nel capitolo due del prologo per poi lasciare spazio alle vicende della famiglia Cloade nel libro primo e ricomparire infine nel libro secondo per dare il contributo decisivo alle indagini.

Taken at the Flood

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Il narratore menzognero ne L’assassinio di Roger Ackroyd

Il presente frammento è tratto da Relying on the unreliable. Narrative Strategies in Crime Literature. Agatha Christie’s The Murder of Roger Ackroyd. Tesi di laurea di Andrea Ramírez Ortega, Universidad de la Rioja, 2013-2014, pp. 30-31. La traduzione è mia.

Hugh Fraser nel ruolo di HastingsIn The Gentle Art of Murder, il professore americano Earl F. Bargainnier propone un interessante confronto tra il Capitano Arthur Hastings e il Dottor James Sheppard (protagonista de L’assassinio di Roger Ackroyd).
Dal suo punto di vista, Agatha Christie iniziò la sua attività di scrittrice seguendo lo schema di Sir Arthur Conan Doyle e affiancando al suo Hercule Poirot / Sherlock Holmes la figura di Arthur Hastings / Watson. In quanto voce narrante ottusa, Arthur Hastings è affidabile solo per quanto riguarda i fatti – ciò che risulta evidente e quanto Hercule Poirot stesso gli racconta – , ma per quanto riguarda l’interpretazione dei suddetti fatti è un personaggio inattendibile. Il Dottor Sheppard, ne L’assassinio di Roger Ackroyd, è inaffidabile quanto Hastings poiché accompagna l’investigatore belga nelle sue indagini, ne trascrive ogni mossa e ne descrive i progressi dal suo punto di vista. Il ruolo del Dottor Sheppard in quanto assistente di Poirot, e il suo apparente desiderio di risolvere il mistero e di scoprire gli indizi senza cercare in alcun modo di deviarci da essi, rappresentano due delle molteplici strategie narrative adottate da Agatha Christie nel suo romanzo allo scopo di allontanare i sospetti del lettore e creare una sorta di onesta facciata rielaborata dalla responsabilità di Sheppard in quanto io narrante e personaggio.

La scelta di Agatha Christie di rappresentare l’io narrante come un personaggio estremamente affidabile per poi lasciar scoprire al lettore che era proprio lui a trarlo in inganno, fa sì che L’assassinio di Roger Ackroyd possa essere considerata a giusto titolo un’opera originale e innovativa. Questo, infatti, sovverte l’artificio narrativo, in voga fino a quell’epoca, secondo il quale il narratore è la voce onnipresente che, desiderosa di scoprire la verità, ha sempre ragione e “prende il lettore per mano fin dalla prima pagina per poi accompagnarlo attraverso confortanti ambienti inglesi in cui tutte le persone sembrano incapaci di fare del male agli altri” (Gutkowski E. 2011, An Investigation in Pragmatics: Agatha Christie’s The Murder of Roger Ackroyd. In Clues: A Journal of Detection (McFarland & Company). 29: 51-60).

L’immagine della slide è tratta dal sito:
http://www.deviantart.com/art/Poirot-with-Hastings-141435227

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Due mesi dopo (Dumb Witness)

Sintesi: L’anziana signora Emily Arundell, poco prima di morire, invia una lettera a Poirot, che egli riceve due mesi dopo, in cui gli confessa di provare una certa inquietudine per degli strani episodi verificatisi negli ultimi tempi, tra cui quello della “palla del cane”. Hercule Poirot, non capendo bene il senso della lettera, decide di recarsi, insieme ad Hastings, nella tenuta di campagna della signora per indagare sulla questione. Scoprirà, così, che la signora è deceduta, apparentemente di vecchiaia, e che il suo cane di sei anni, Bob, sa molte più cose di quanto non sembri.

Due mesi dopo (Dumb Witness)

Curiosità:
1)
Il romanzo è dedicato al “Caro Peter, il più fedele degli amici e il più caro dei compagni: un cane unico nel suo genere”.
2) È l’unico libro di Agatha Christie in cui il testimone del delitto è un cane – dotato anche di una certa parlantina visto che l’autrice dà modo al lettore di sentire i suoi pensieri – .

3) È uno degli otto romanzi di Agatha Christie aventi per oggetto un delitto retrospettivo; gli altri sette sono: Il ritratto di Elsa Greer, Giorno dei morti, Le due verità, La strage degli innocenti, Miss Marple: Nemesi, Gli elefanti hanno buona memoria e Addio, Miss Marple.
4) La medesima trama, eccezion fatta per la presenza del cane, la si ritrova in un racconto breve dell’autrice intitolato Come va il vostro giardino? (How does your garden grow?) pubblicato nella raccolta I primi casi di Poirot.

Lo stesso affetto che Agatha Christie nutriva per il suo cane io lo provai nei confronti del terrier presente sul set di Testimone silenzioso. Mi ammaliò fin dal primo istante in cui posai gli occhi su di lui. Quel piccolo attore a quattro zampe, il cui vero nome era Snubby, divenne un mio caro amico e riuscì a conquistare anche il cuore di Poirot – compito non facile visto che l’investigatore belga riteneva che i cani fossero degli animali un po’ sporchi e puzzolenti – .
(David Suchet, Poirot and me, Headline Publishing Group, London 2013, pp. 196-197, traduzione mia)

Due mesi dopo (Dumb Witness)Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento ai personaggi di Sherlock Holmes e Watson creati da Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930):
Girando la testa, dissi con un sorriso: “Poirot, io…, umile Watson, posso arrischiare una deduzione?”.
“Vi ascolterò con estremo piacere, amico mio. Di che si tratta?”.
Assumendo l’atteggiamento pomposo che mi pareva più adatto, dichiarai: “Stamattina avete ricevuto una lettera di particolare interesse!”.
“Ma voi non siete Watson bensì Sherlock Holmes! Infatti, avete pienamente ragione”.
(pag. 52, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1938)

2) Riferimento al Pericolo giallo, termine molto diffuso nei primi decenni del Novecento per indicare il sentimento di avversione nei confronti dei popoli asiatici, in particolare i cinesi. All’epoca molti romanzi polizieschi britannici contenevano personaggi di questo tipo la cui unica ambizione sembrava essere distruggere l’Occidente. Agatha Christie fa un uso parodistico del termine per riferirsi a una persona affetta da itterizia:
“A quell’epoca, poi, era stata molto male… era stata colpita dall’itterizia. Con l’itterizia diventano tutti gialli in faccia e anche nel bianco degli occhi”.
“Ah, infatti, certamente… (A questo punto si inserì nella conversazione un’altra storia di Poirot, relativa a un cugino che, a quanto sembrava, doveva essere stato il Pericolo Giallo in persona).
(pag. 88, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1938)

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Le fatiche di Hercule (The Labours of Hercules)

Sintesi: Durante un incontro con il dottor Burton, Hercule Poirot dichiara di voler andare in pensione per poi dedicarsi alla coltivazione delle zucche. Il dottor Burton, però, non gli crede e gli cita le fatiche di Ercole suscitando in lui la curiosità per la mitologia greca e inducendolo ad accettare dodici casi in giro per il mondo, dal significato simbolico, prima del ritiro definitivo.

Curiosità: Nel prologo si cita il “fratello” di Poirot, Achille, già visto nel romanzo Poirot e i quattro (1927).
L’episodio, dal medesimo titolo, della serie tv dedicata all’investigatore belga presenta una trama completamente diversa da quella del romanzo a causa delle numerose difficoltà di adattamento del testo incontrate dagli sceneggiatori.

Cerbero

La corrispondenza tra le fatiche di Ercole e i casi accettati da Hercule Poirot è la seguente:

1) Il leone nemeo: Il caso del cane pechinese;
2) L’idra di Lerna: Il caso del pettegolezzo malevolo;
3) La cerva dalle corna d’oro: Il caso della ragazza scomparsa:
4) Il cinghiale d’Erimanto: Il caso del pericoloso assassino;
5) Le stalle di Augia: Il caso dell’uomo politico dal comportamento truffaldino;
6) Gli uccelli stinfali: Il caso delle ricattatrici;
7) Il toro cretese: Il caso dell’uomo che si crede affetto da pazzia;
8) Le cavalle di Diomede: Il caso delle ragazze coinvolte in un brutto giro;
9) La cintura di Ippolita: Il caso del quadro di Rubens;
10) Il gregge di Gerione: Il caso della setta che elimina donne ricche e sole;
11) I pomi delle Esperidi: Il caso del calice rubato;
12) La cattura di Cerbero: Il caso del giro di droga nel night-club, con tanto di cane di nome Cerbero.

Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes creato da Sir Arthur Conan Doyle:
“Stavo pensando a una conversazione immaginaria. Vostra madre e la defunta signora Holmes, sedute a cucire piccoli indumenti da neonato oppure a lavorare a maglia: “Achille, Hercule, Sherlock, Mycroft…”.
Poirot non riuscì a condividere il divertimento dell’amico.
(pag. 10, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

2) Riferimento a Omero, Iliade, canto XXIII (Mèti d’àute kybernètes enì òinopi ponton nea thoèn ithynei erechthomènen anémoisi):
Recitò con voce sonora e poi tradusse: E di nuovo con la sua bravura, il pilota raddrizza sul mare dal colore del vino la nave veloce squassata dai venti.
(pag. 13, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

Robin Hood3) Riferimento alla figura dell’eroe popolare britannico Robin Hood:
“Be’ capite, signor Poirot, tutto questo… tutto questo mi ha sconvolto e ho avuto l’impressione che portar via un po’ di soldi a questa gente che, in realtà, non ne sente affatto la mancanza e non è neanche stata troppo scrupolosa nel guadagnarli… be’, ecco, non mi sembrava quasi neppure un’ingiustizia”.
Poirot mormorò: “Una moderna Robin Hood!”.
(pag. 43, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

4) Riferimento al poema sinfonico Il cigno di Tuonela del 1895 di Jean Sibelius (1865-1957):
“… Ha avuto una relazione con Katrina. Katrina Samoushenka. Devi averla vista. Oh, mio caro… troppo deliziosa! Una tecnica incantevole. Il cigno di Tuonela. Possibile che tu non l’abbia visto? Con il mio décor!”.
(pag. 91, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

5) Riferimento alla nursery rhyme Twinkle, Twinkle Little Star di Jane Taylor nella versione parodiata dal Cappellaio matto in Alice nel paese delle meraviglie:
Come un ebete, lasciò che gli frullassero nel cervello i versi di una canzoncina da bambini: “Lassù sopra il mondo, in alto, in alto/ Come un vassoio nel ciel di cobalto”.
(pagg. 109-110, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

6) Riferimento alla fiaba del Brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen (1805-1875):
Tirò fuori di tasca una bottiglietta, una spugna e qualche straccetto e disse: “Prima, però, vi devo raccontare una piccola storia, mademoiselle. Assomiglia a quella del brutto anatroccolo che si è trasformato in cigno”.
(pagg. 252-253, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

7) Riferimento alla mitologica figura delle Amazzoni:
Fu circondato, aggredito, sopraffatto da una folla di ragazze, grasse, magre, brune e bionde. “Mon Dieu!”, mormorò, “Ma questo è proprio un assalto delle Amazzoni!”.
(pag. 256, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

Le fatiche di Hercule8) Riferimento al proverbio Toma lo que quieras y paga por ello (Take what you want and pay for it). In Spagna è abbastanza noto ma, ancora oggi, non è dato sapere se la sua origine sia effettivamente spagnola oppure no:
Emery Power disse: “Quando voglio un oggetto, sono disposto a pagarlo, signor Poirot”.
Hercule Poirot disse sottovoce: “Conoscerete senz’altro il proverbio spagnolo che dice Prendi quello che vuoi, e pagalo, dice il Signore”. Per un attimo il finanziere si accigliò, un lampo di collera gli illuminò gli occhi.
(pag. 284, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1981)

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Poirot e la salma (The Hollow)

Sintesi: Lucy Angkatell invita diverse persone a trascorrere il fine settimana nella sua tenuta. Un giorno, Gerda Christow viene trovata con la pistola in pugno mentre il marito, John, giace sanguinante nella piscina. Diverse persone assistono alla scena, Poirot compreso, ma nessuno ha veramente visto la donna sparare all’uomo. L’investigatore belga si troverà a dover affrontare una situazione in cui tutti cercano di occultare le prove nel disperato tentativo di proteggere il vero colpevole. Dal romanzo è stata tratta la pièce teatrale dall’omonimo titolo, in italiano nota come Il rifugio, La tana o Delitto al rifugio in cui, però, per volontà della stessa Agatha Christie, la figura di Poirot viene omessa.

Curiosità:
1)
Il titolo originale deriva dal primo verso del poema Maud di Lord Alfred Tennyson (I HATE the dreadful hollow behind the little wood,/Its lips in the field above are dabbled with blood-red heath,/The red-ribb’d ledges drip with a silent horror of blood,/And Echo there, whatever is ask’d her, answers “Death.”) ma è anche una dedica all’attore Francis L. Sullivan, che negli anni Trenta interpretò Poirot e la cui casa nel Surrey si chiamava, appunto, The Hollow.

2) Nella versione italiana, per la traduzione di Maria Teresa Marenco, il nome della residenza di campagna viene inizialmente reso con La Cava mentre Il Rifugio è il nome attribuito alla casa acquistata da Poirot, anche se, nell’originale, le due residenze si chiamano rispettivamente The Hollow e Resthaven:
At 6:13 a.m. on a Friday morning Lucy Angkatell’s big blue eyes opened upon another day, and as always, she was at once wide awake and began immediately to deal with the problems conjured up by her incredibly active mind. Feeling urgently the need of consultation and conversation, and selecting for the purpose her young cousin Midge Hardcastle, who had arrived at The Hollow the night before […]
Hercule Poirot flicked a last speck of dust from his shoes. He had dressed carefully for his luncheon party and he was satisfied with the result.
He knew well enough the kind of clothes that were worn in the country on a Sunday in England, but he did not choose to conform to English ideas. He preferred his own standards of urban smartness. He was not an English country gentleman and he would not dress like an English country gentleman. He was Hercule Poirot!
He did not, he confessed it to himself, really like the country. The week-end cottage-so many of his friends had extolled it-he had allowed himself to succumb, and had purchased Resthaven, though the only thing he had liked about it was its shape which was quite square like a box.
Nella versione riveduta del 2010, La Cava viene sostituita con La Tana ma Il Rifugio, come nome della casa di Poirot, resta invariato (il che è un controsenso poiché l’omicidio avviene proprio a The Hollow e quindi i due nomi non possono essere affini).

Poirot e la salma

3) Poiché il protagonista principale della narrazione svolge la professione medica, The Hollow è il romanzo di Agatha Christie che contiene il maggior numero di riferimenti a questo settore professionale citando anche malattie e studi medici di pura fantasia: il morbo di Ridgeway, il morbo di Pratt, la reazione D.L. e gli studi di un certo dottor Scobell.

Poirot e la salma è il più “romanzo” di tutti i libri di Agatha Christie. Il detective compare solo negli ultimi due terzi della vicenda e ha un ruolo relativamente poco importante. In questo romanzo, imperniato soprattutto sulla famiglia Angkatell, troviamo i tre personaggi forse meglio delineati di tutta l’opera dell’autrice.
(Julian Symons nella Prefazione a Poirot e la salma, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1979, p. XI)

Poirot e la salmaRiferimenti intertestuali:
1) Riferimento al personaggio mitologico di Nausicaa citato nell’Odissea di Omero:
Camminava senza vedere quello che accadeva intorno a lei: si sentiva esaurita, malata, depressa. E a un tratto, quando meno se l’aspettava, la visione si era materializzata. Tra la folla d’un autobus, un viso di fanciulla dalle labbra turgide e dallo sguardo puro. Sì, la sua Nausicaa! Un viso infantile, fronte bassa, bocca ben marcata, sguardo assente, quasi cieco. La ragazza aveva suonato il campanello, era scesa seguita da Henrietta. Finalmente aveva trovato quel che cercava, l’agonia di una ricerca vana era scomparsa.
(pag. 11, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1979)

2) Riferimento al poema drammatico in cinque atti Peer Gynt di Henrik Ibsen (1828-1906) e al personaggio del Fonditore di bottoni (che nella traduzione italiana viene omesso):
Henrietta thought dreamily. Is that, then, what death is? Is what we call personality just the shaping of it-the impress of somebody’s thought? Whose thought? God’s?
That was the idea, wasn’t it, of Peer Gynt? Back into the Button Moulder’s ladle. Where am I, myself, the whole man, the true man? Where am I with God’s mark upon my brow?
“Che sia la morte questa?”, pensò Henrietta. “Quel che noi chiamiamo personalità è forse solo l’impronta di qualcuno? di Dio?”.
Questa, non è un’idea di Peer Gynt? “Dov’ero io, dov’era il mio me stesso nella sua verità? Dov’ero io con i segni del destino sulla mia fronte?
(pag. 15, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1979)

Poirot e la salma3) Riferimento a una leggenda secondo la quale la Regina Vittoria durante una cena al castello di Windsor disse a uno scudiero che si era permesso di raccontare una storia troppo spinta “We are not amused” riferendosi, con quel we, non al plurale maiestatis ma alle dame presenti all’evento:
A dire il vero gli sembrava una cosa molto stupida, per niente spiritosa. Non era stata la Regina Vittoria ad affermare: “Non ci divertiamo affatto!”? Lui si sentiva incline a dire la stessa cosa: “Io, Hercule Poirot, non mi diverto affatto”.
(pag. 70, traduzione di Maria Teresa Marenco per Mondadori, 1979)

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La sagra del delitto (Dead Man’s Folly)

Sintesi: Hercule Poirot viene invitato da Ariadne Oliver (personificazione di Agatha Christie) a partecipare a una “caccia all’assassino”, che lei stessa sta organizzando a Nasse House, perché la donna ha la sensazione che ci sia qualcosa che non va. Il giorno della “caccia”, Marlene Tucker, che dovrebbe impersonare la vittima, viene trovata morta sul serio, mentre Hattie Stubbs, moglie del padrone di casa, scompare nel nulla. Hercule Poirot ci metterà non poco per capire che quasi tutti, in quella casa, stanno facendo il doppio gioco.

La sagra del delittoCuriosità:
1)
Il titolo originale, Dead Man’s Folly, si riferisce a un tempietto, soprannominato “Follia”, eretto all’interno della tenuta di Nasse House. In inglese, il termine folly indica anche una costruzione architettonicamente stravagante:

“La quercia dove adesso si trova il tempietto?”.
Il vecchio si girò di lato e sputò con disgusto.
“Già, il tempietto… C’è anche chi lo chiama la “Follia”, ed è proprio una follia… Roba da matti! All’epoca del vecchio Folliat non c’era niente del genere. Scommetto che è stata un’idea della moglie. L’hanno fatto costruire una ventina di giorni dopo essere arrivati e sono sicuro che è stata lei a convincere Sir George. Sta proprio male, piantato lì in mezzo agli alberi. Invece sapete cosa ci starebbe bene? Una bella casetta rustica per l’estate, con i vetri colorati. Quella sì, caspita!”.
(pag. 46, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

2) Nasse House è la versione romanzata di Greenway House, casa georgiana risalente al 1790 e circondata da trentatré acri di terreno, acquistata da Agatha Christie e dal secondo marito Max Mallowan poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui la dimora fu requisita dall’Ammiragliato per conto della Marina degli Stati Uniti per ospitare gli ufficiali.

3) Come accaduto già in altri romanzi aventi tra i protagonisti Ariadne Oliver, Agatha Christie “sfrutta” il personaggio per manifestare apertamente i problemi quotidiani che si trova ad affrontare nel suo ruolo di scrittrice:

La signora Oliver fece un profondo respiro e si rivolse a Poirot.
“Allora sono costretta a spiegarvi tutto a voce. Purtroppo non sono tanto brava nell’esprimermi… Cioè, se scrivo ho sempre le idee molto chiare, ma se comincio a parlare ne esce sempre una storia terribilmente confusa e complicata! Ecco perché non mi piace mai raccontare a voce la trama dei miei romanzi! Ho imparato con il tempo a non farlo, perché altrimenti la gente comincia a guardarmi con gli occhi sbarrati, e a dire: “Ehm… già, certo, ma… non riesco a capire che cosa è successo”, oppure: “Come è possibile che da questa roba venga fuori un libro?”. È così avvilente! E poi non è neanche vero, perché, quando mi metto a scrivere, il libro viene fuori, eccome!”.
(pag. 35, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

4) Nel 1986 il romanzo è diventato un film per la televisione intitolato Caccia al delitto e interpretato da Peter Ustinov, protagonista di tre pellicole cinematografiche (Assassinio sul Nilo (tratto da Poirot sul Nilo), Delitto sotto il sole (tratto da Corpi al sole) e Appuntamento con la morte (tratto da La domatrice)) e tre adattamenti televisivi delle opere di Agatha Christie (13 a tavola (tratto da Se morisse mio marito), Caccia al delitto e Delitto in tre atti (tratto da Tragedia in tre atti)).

5) Di recente La sagra del delitto è diventato anche un videogioco per PC e per iPad tra i più scaricati al mondo.

La sagra del delitto

Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento al romanzo Il circolo Pickwick di Charles Dickens (1812-1870) e al personaggio di Betsy Trotwood, prozia paterna di David Copperfield nell’omonimo romanzo:
“Sembri Betsy Trotwood che fa una campagna di propaganda contro gli asini”.
“Betsy Trotwood? E chi sarebbe?”, domandò Sir George candidamente.
“Dickens”.
“Oh, Dickens. Sì, ho letto, anni fa, Il circolo Pickwick. Niente male, niente male davvero… Mi ha colpito. Ma, scherzi a parte, quella gentaglia è diventata un vero pericolo. Ci mancava solo l’ostello della gioventù. Sbucano da ogni parte, rischi da un momento all’altro di trovarteli tra i piedi, e indossano abiti inverosimili… […] Ce ne sono di tutte le nazionalità: italiani, iugoslavi, olandesi, finlandesi… Non mi meraviglierei di incontrare anche qualche esquimese! Sono quasi tutti comunisti, sarei pronto a scommetterci”.
(pag. 29, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

La sagra del delitto2) Riferimento a un frammento – libro I, canto 9, stanza 40 – del poema epico incompiuto di Edmund Spencer (1552-1599) La regina delle fate (Sleepe after toyle, port after stormie seas, Ease after warre, death after life does greatly please):
“Conoscete quei versi di Spencer? Il sonno dopo la fatica, il porto dopo i mari tempestosi, la quiete e gli agi dopo la guerra, la morte dopo la vita sono un gran godimento…” Fece una pausa e, senza mutare il tono di voce, proseguì: “È un mondo molto cattivo, questo, Monsieur Poirot. Ed è pieno di gente molto cattiva. Probabilmente lo sapete quanto me. Mi guardo bene dal dirlo di fronte ai giovani per non scoraggiarli, ma è la verità… Sì, è un mondo molto cattivo…”.
(pag. 43, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

 

 

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Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express)

Assassinio sull'Orient ExpressSintesi: Durante un viaggio sull’Orient-Express, da Istanbul a Londra, Hercule Poirot resta coinvolto nell’omicidio di Mr. Ratchett, un uomo d’affari americano, nei confronti del quale lo stesso Poirot provava una certa antipatia. Poiché il treno rimane bloccato a causa di una tormenta, l’investigatore belga si vede costretto a fare luce su un assassinio che porterà a una soluzione inaspettata e che avrà a che fare con la giustizia umana più che con quella divina. Riferimenti alla realtà: La storia è stata ispirata dal rapimento, con conseguente uccisione, del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh nel 1932. L’episodio della tormenta di neve si basa, invece, su un fatto avvenuto nel 1929, quando l’Orient-Express rimase bloccato per sei giorni in una situazione analoga. Curiosità: Negli Stati Uniti, il romanzo ha assunto il titolo Murder on the Calais Coach perché Orient Express era il titolo attribuito a un romanzo di Graham Greene e la cosa avrebbe potuto generare confusione.

Quando mi annunciarono che avremmo realizzato una nuova versione della storia, lessi il romanzo più e più volte per ricordare a me stesso la serietà della trama e quanto direttamente andasse a colpire il fulcro della fede e delle convinzioni di Hercule Poirot. Dopo aver ultimato la lettura, mi convinsi di quanto fosse importante che la nuova versione televisiva rispettasse il tono del romanzo e feci in modo che questa mia certezza si traducesse anche nella sceneggiatura e, di conseguenza, nell’interpretazione che diedi del personaggio. Non ci sono battute di spirito in Assassinio sull’Orient Express. Mette in scena un brutale omicidio e io volevo che la cosa fosse ben chiara. Non riguarda affatto il personaggio di Poirot noto per la sua pignoleria e per le sue buffe retine per i capelli e per i baffi; è una storia sulla malvagità e sul fatto che possa o meno essere giustificata.
Nel romanzo originale, Agatha Christie non scrisse mai che il personaggio di Poirot indossa una retina per capelli o una retina per baffi, come invece succede nella celebre pellicola cinematografica, e non ci sono nemmeno strizzatine d’occhio né occasioni di divertimento. Al contrario, l’autrice lo dipinge come un uomo costretto a confrontarsi con un orribile assassinio, ma che, nel risolverlo, si trova ad affrontare un dilemma che gli tormenta la coscienza. […]
Non c’è niente da ridere nella splendida storia narrata da Agatha Christie, poiché pone Poirot, un cattolico devoto, di fronte al problema di risolvere un omicidio premeditato fondato sulla vendetta, che qualcuno può essere indotto a giustificare sulla base dell’inutilità esistenziale di un uomo che provava piacere nel distruggere gli altri per la propria egoistica soddisfazione personale.
(David Suchet, Poirot and Me, Headline Publishing Group, London 2013, pp. 304-305, traduzione mia)

Assassinio sull'Orient ExpressRiferimenti intertestuali:
1) Esempio di fiction nella fiction attraverso la citazione del libro immaginario Love’s Captive dell’altrettanto immaginaria Arabella Richardson:
Parlate molto, insieme?
No. Io preferisco leggere.
Poirot sorrise. Gli sembrava di vedere la scena: il grosso, loquace italiano che chiacchierava, mentre il taciturno, allampanato inglese non gli dava retta e continuava a leggere.
E che cosa legge, se non sono indiscreto?
Attualmente un romanzo di Arabella Richardson, Prigioniera d’amore.
Un bel romanzo, eh?
(pag. 80, traduzione di Alfredo Pitta per Mondadori, 1935)

2) Riferimento al Come vi piace di Shakespeare e al personaggio di Rosalinda:
Accennavo poc’anzi alla madre della signora Armstrong: era Linda Arden, celeberrima attrice; fra l’altro aveva nel repertorio parecchi drammi di Shakespeare. Pensi alla foresta Arden e a Rosalind, in Come vi piace, e vedrà dove l’attrice si è ispirata per il suo nome d’arte.
(pag. 181, traduzione di Alfredo Pitta per Mondadori, 1935)

La tragica vicenda di Charles Lindbergh viene ripresa, con uno stile completamente diverso, anche nei diari di John Cheever pubblicati con il titolo Una specie di solitudine:

Ieri sera a vedere dei vecchi cinegiornali su Charles e Anne Lindbergh. Un giovane uomo con il coraggio di un giovane uomo, di uno che guarda il mondo naturale come una sfida da affrontare a cuor leggero. Come B.M., audace e stupido. Il volo trascendente, la sensazione che questo lo ponga in una posizione quasi soprannaturale. L’accoglienza a Le Bourget. L’adulazione della città di Parigi. Foto di lui sul balcone dell’ambasciata. Padrone di sé, diretto. Foto di lui sulla nave che lo riporta a casa. L’ingresso nel porto di New York e i festeggiamenti, ancora più fastosi dei festeggiamenti per la fine della guerra. Le bufere di carta che non si sono mai più viste.
[…] Molto prima, Anne; si innamora di lei. Lei doveva essere timida. Il matrimonio.
I voli insieme. Il primo figlio. Il pervertito tedesco. Quasi una perversione dell’epoca. La follia. Rapisce il figlio e lo uccide senza un motivo, con crudeltà. Poi le immagini riprese del bambino mostrate per l’identificazione. Un bel bambino. Il processo. La deposizione impassibile di L., la sua volontà di uccidere il pervertito. La curiosa divisione delle simpatie della stampa. L’infelicità di Anne. La morte di Hauptmann. La nascita di un altro figlio. Il loro isolamento. La loro infelicità insieme.
(John Cheever, Una specie di solitudine: i diari, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano 2012, pp. 37-38, traduzione di Adelaide Cioni)

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La bocca e la strega nei romanzi di Agatha Christie

Il presente frammento è tratto dalla tesi di dottorato Le mythe de l’enfance dans le «detective novel» d’Agatha Christie et dans le roman de mystère de Pierre Véry di Grandidier Stanislas, presentata presso l’Université Nancy II il 23 ottobre 2008. La traduzione è mia.

Agatha ChristieLa bocca: Un episodio dell’infanzia di Agatha Christie merita di essere citato per il significato traumatico di cui è portatore. Una certa Miss Tower, amica di sua madre, aveva l’abitudine di correrle incontro e abbracciarla con eccessiva effusione; tuttavia, a differenza di Cappuccetto Rosso che non sapeva quanto fosse pericoloso fermarsi ad ascoltare il lupo, Agatha non sottovalutava affatto il pericolo:

Mi ricordo di una certa Miss Tower […] solo per via di tutti gli stratagemmi che usavo nel cercare di non incontrarla. Aveva le sopracciglia nere e denti candidi enormi che, nel segreto del mio cuore, me la facevano paragonare a un lupo. Si avventava sempre su di me, baciandomi con violenza ed esclamando: “Vorrei mangiarti!” e io temevo che prima o poi l’avrebbe fatto sul serio. (Agatha Christie, La mia vita, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori Editore 1978, pp. 53-54)

Da ragazzina, la scrittrice immaginava, dunque, il concetto di pericolo come qualcosa di assimilabile a una bocca in grado di aprirsi pian piano in qualsiasi momento e di inghiottirla. Da adulta, e già autrice di romanzi polizieschi, Agatha Christie ricorre a questa medesima immagine affinché il sentimento ludico generato dalla Detective Novel sia accompagnato da un sentore di paura primitiva: i suoi sospettati si distinguono, a volte, per la grossa dentatura, mentre gli investigatori sono periodicamente minacciati dall’atto simbolico di essere inghiottiti. Vediamone alcuni esempi:

1) Aveva sospettato qualcosa? Quei denti, così grossi, così bianchi… “Per mangiarti meglio, bambina mia!”, Tuppence non poteva fare a meno di pensarci. (Agatha Christie, Quinta colonna, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori Editore 1961, p. 180).

2) La O’Rourke si alzò, dedicando a Betty una specie di smorfia, e uscì dalla stanza con il suo passo pesantissimo. “Ga…ga…ga…”, esclamò Betty con visibile soddisfazione, mettendosi a battere con un cucchiaio sul tavolo. (Agatha Christie, Quinta colonna, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori Editore 1961, p. 163).

3) Il suo colorito era olivastro, gli occhi scuri dall’espressione triste, la bocca larga e marcata. Sorrideva frequentemente per far mostra di una dentatura eccezionale. “Per mangiarti meglio” fu il pensiero peregrino dell’ispettore capo Davy. (Agatha Christie. Miss Marple al Bertram Hotel, traduzione di Maria Mammana Gislon, Mondadori Editore 1967, p. 123).

4) “I denti di quella donna non mi piacciono”, disse Tuppence. “Cos’hanno?”. “Sono troppi. O sono troppo grandi. Ti ricordi Cappuccetto Rosso? Per mangiarti meglio, bambina mia”. (Agatha Christie, Sento i pollici che prudono, traduzione di Moma Carones, Mondadori Editore 1970, p. 28).

In più di un’occasione, l’idea di un pericolo – in parte collegato all’immagine delle fauci – fa la sua comparsa attraverso la tematica dell’ascensore:

Le porte di Damasco1) Tommy e Johnson furono inghiottiti da uno di quegli ascensori progettati per lo sterminio del genere umano. […] Superarono il secondo piano, il terzo e arrivarono al quarto. Sfuggendo alla morsa delle porte scorrevoli, uscirono sul corridoio dov’era l’ufficio del Signor Robinson. (Agatha Christie, Le porte di Damasco, traduzione di Luciana Crepax, Mondadori Editore 1986, pp. 88-89).

2) La signora Oliver premette il pulsante dell’ascensore. Gli sportelli si spalancarono, come un’enorme bocca, con un fragore minaccioso. La signora Oliver entrò a precipizio in quella sorta di caverna spalancata. (Agatha Christie, Sono un’assassina?, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori Editore 2010, p. 32).

Questo vessillo della bocca spalancata, presente nel corpus, evoca l’espressione gueules che, in araldica francese, significa rosso. La bocca, simbolo di una libido indistinta, popola i sogni dei bambini – di quei bambini di cui è risaputa l’universale attrazione per il colore rosso con cui la scrittrice continua a drappeggiarsi attraverso i suoi innumerevoli intrecci delittuosi:

[…] nel bel mezzo del tappeto steso davanti al caminetto acceso, c’era il corpo immobile di Simeon Lee in una enorme pozza di sangue. C’era sangue ovunque: pareva di essere in un macello.
Si sentì un sospiro di orrore, poi due voci, che parlarono l’una dopo l’altra. E, cosa strana, le frasi pronunciate erano tutte e due delle citazioni.
Fu David a dire: “I mulini di Dio macinano lentamente…”.
E fu Lydia a mormorare: “Chi l’avrebbe mai detto che il vecchio avesse tanto sangue?”.
(Agatha Christie, Il Natale di Poirot, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori Editore 1940, p. 78)

In C’era una volta, il personaggio di Renisenb attribuisce al colore rosso un potere funesto:

“Da tutto ciò che è male, da tutto ciò che è cattivo, da tutto ciò che è vermiglio… Ecco ciò che pervade questa casa… pensieri vermigli, sì, pensieri di odio… l’odio di una donna morta”. (Agatha Christie, C’era una volta, traduzione di A.M. Francavilla, Mondadori Editore 1949, pp. 116-117)

La strega: Il corpus esaminato è pervaso da un’altra immagine ossessionante: quella della strega, una persona i cui rapporti presunti con le forze occulte permettono di compiere dei malefici. L’inventario è molto lungo anche se il suo ruolo, nella fiction, è spesso aneddotico:

1) Strega il cui aspetto richiama un quadro di Nevinson in Sento i pollici che prudono e in È troppo facile:
La donna aveva lunghi capelli stopposi che svolazzavano al vento e ricordava, in modo vago, un quadro (forse di Nevinson) raffigurante una giovane strega a cavalcioni di una scopa. (Agatha Christie, Sento i pollici che prudono, traduzione di Moma Carones, Mondadori Editore 1970, p. 40)
Coi capelli neri scompigliati dal vento, ricordò a Luke il quadro di Nevinson intitolato La strega. Quel viso pallido, delicato, quei capelli così lunghi che parevano arrivare fino alle stelle… se la immaginò a cavallo di un manico di scopa che volava verso la luna. (Agatha Christie, È troppo facile, traduzione di Giovanna Gianotti Soncelli, Mondadori Editore 1982, pp. 19-20)

2) Strega dignitosa in Miss Marple al Bertram Hotel:
La signorina Gorringe era una vecchia amica. Conosceva i clienti uno per uno e, come i personaggi delle case reali, non dimenticava mai una faccia. Indossava abiti fuori moda ma dignitosamente. Aveva capelli giallastri tutti ricci, un abito di seta nera e un medaglione d’oro con cammeo sulla scollatura. (Agatha Christie, Miss Marple al Bertram Hotel, traduzione di Maria Mammana Gislon, Mondadori Editore 1967, p. 8).

3) Strega chiacchierona in Poirot e la strage degli innocenti:
Hercule Poirot osservò con interesse la signora Goodbody. Era certamente il tipo ideale per impersonare una strega. Il fatto che avesse un carattere amabilissimo non bastava a cancellare l’impressione che dava la sua faccia. (Agatha Christie, Poirot e la strage degli innocenti, traduzione di Tina Honsel, Mondadori Editore 1940, p. 24).

4) Strega ostile in Le porte di Damasco:
Tommy suonò il campanello e gli venne ad aprire una donna che somigliava alle streghe delle favole, con il naso adunco e il mento così sporgente che quasi si toccavano. (Agatha Christie, Le porte di Damasco, traduzione di Luciana Crepax, Mondadori Editore 1986, p. 127)

Hansel e Gretel

5) Strega uscita direttamente dal racconto Hansel e Gretel:
Tuppence prese posto su una sedia, ubbidiente, sperando che almeno quella volta la signora O’Rourke non la mettesse in soggezione. Le pareva di sapere esattamente come si sentissero Hansel e Gretel accettando l’invito della strega. (Agatha Christie, Quinta colonna, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori Editore 1961, p. 110).
Un esempio identico lo si riscontra in Sento i pollici che prudono:
Tuppence si fermò per un secondo. Le era venuta in mente la favola di Hansel e Gretel. La strega ti invita in casa. Forse è una casetta di panpepato. (Agatha Christie, Sento i pollici che prudono, traduzione di Moma Carones, Mondadori Editore 1970, p. 25)

6) Strega folkloristica in Un cavallo per la strega:
“C’è ancora una strega in ogni villaggio della campagna inglese. Prendi la vecchia signora Black, nel terzo villino verso la collina. Ai bambini si raccomanda di non infastidirla, e la gente le regala spesso uova e torte fatte in casa. Poiché se tu la facessi arrabbiare”, disse David agitando l’indice con aria minacciosa, “le tue mucche non darebbero più latte, il tuo raccolto di patate andrebbe in rovina e il piccolo Johnnie si slogherebbe una caviglia. Bisogna mantenersi nelle grazie della vecchia signora Black. Nessuno lo dice apertamente… ma tutti lo sanno!”. (Agatha Christie, Un cavallo per la strega, traduzione di Lidia Ballanti, Mondadori Editore 1983, p. 38)

Bisogna forse sottoscrivere l’analisi di Gerhard Adler (Gerhard Adler, Etudes de Psychologie Jungienne, Genève, 1957, p. 18) secondo la quale, per le donne, la strega rappresenta la versione femminile del capro espiatorio sul quale trasferire gli aspetti più oscuri delle loro pulsioni? Forse: se consideriamo la strega il simbolo di un’energia creatrice individuale non regolata, la ridondanza della sua immagine nel corpus delle opere di Agatha Christie può essere interpretata come una conseguenza dell’incompatibilità dei desideri e delle paure infantili della psiche con l’io, ragionevole e misurato, dell’autrice. Più che il risultato di una rimozione, la continua ripetizione di una simile allusione sarebbe un tentativo di compromesso tra le esigenze surrettizie di un demiurgo fanciullesco persistente e le convenzioni paralizzanti di un genere episodicamente percepito come costrittivo.

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Il ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs)

“…Non credo che nella vostra vita vi siate mai preoccupata dei sentimenti altrui. Se l’aveste fatto, sareste più felice”.
“Perché siete dispiaciuto per me?”.
“Perché, bambina mia, avete ancora molto da imparare”.
“Cosa devo imparare?”
“La pietà, la simpatia, la comprensione… Le sole cose che conoscete, che avete mai conosciuto, sono l’amore e l’odio”.

Il ritratto di Elsa GreerConsiderato uno dei migliori romanzi di Agatha Christie, Il ritratto di Elsa Greer si distingue per una struttura particolare: i primi sei capitoli sono incentrati su sei personaggi diversi indirettamente coinvolti nella vicenda su cui Hercule Poirot sta indagando; i cinque capitoli centrali riguardano le persone presenti al momento dell’omicidio metaforicamente rappresentate da un verso della nursery rhyme Five Little Pigs da cui Poirot sembra essere ossessionato e i successivi cinque riportano il resoconto scritto degli avvenimenti a cui hanno assistito le cinque persone di cui sopra.

La storia si sviluppa attorno all’esecuzione per omicidio, avvenuta sedici anni prima, di Caroline Crane, la cui figlia, dal medesimo nome, decide di contattare Hercule Poirot per dimostrarne l’innocenza e riabilitarne il nome. Quello che parte come un romanzo fotocopia di Sono un’assassina?, con la cliente che definisce l’investigatore belga troppo vecchio e lo fa quasi passare per rimbambito, assume in seguito i contorni di un giallo psicologico dove il delitto in sé conta meno del carattere e delle motivazioni dei singoli personaggi.

La conclusione che se ne trae è che chi è votato al sacrificio, spesso, si sacrifica per la ragione sbagliata rovinando così la vita di coloro che restano, mentre chi è votato all’egoismo, spesso, tende a distruggere coloro che considera degli ostacoli e finisce per annientare se stesso.

Curiosità: Dal romanzo, il cui titolo originale è appunto Five Little Pigs in riferimento alla filastrocca che assilla Poirot, è stata tratta la pièce in tre atti Delitto retrospettivo (Go Back for Murder). Per volontà della stessa Agatha Christie il personaggio di Poirot non compare nel testo teatrale ma viene sostituito dall’avvocato Justin Fogg, Quentin Fogg nel libro, con successiva svolta romantica tra lui e la cliente.

Il ritratto di Elsa GreerRiferimenti intertestuali:

1) Riferimento alla nursery rhyme This Little Piggy:
Hercule Poirot fa un collegamento mentale tra il caso che sta affrontando e una filastrocca infantile che viene utilizzata come conta sulle dita: This little piggy went to market,/This little piggy stayed home,/This little piggy had roast beef,/This little piggy had none,/And this little piggy went wee wee wee all the way home.
“C’era Philip Blake, che era il più grande amico di Crale. Si conoscevano da quando erano piccoli. Allora abitava con i Crale, nella stessa casa. Lo vedo, ogni tanto…”
“Va bene, e poi?”.
“Poi c’è suo fratello maggiore; un signorotto di campagna che vive ritirato”.
Nella mente di Poirot affiorò una filastrocca; cercò di cancellarla. Non era il momento di pensare a una cantilena infantile, ma la canzoncina continuava a ossessionarlo. Questo porcellino andava al mercato/Questo porcellino se ne stava a casa/Questo porcellino mangiava l’arrosto/Questo porcellino non aveva niente/Questo porcellino gridava ahi… ahi… ahi.
(pag. 19, traduzione di Beata della Frattina per Mondadori, 1964)

2) Riferimento a Otello e a Romeo e Giulietta di William Shakespeare, atto secondo, scena seconda (If that thy bent of love be honourable,/Thy purpose marriage, send me word tomorrow,/By one that I’ll procure to come to thee,/Where and what time thou wilt perform the rite;/And all my fortunes at thy foot I’ll lay/And follow thee my lord throughout the world):
Si alzò avviandosi alla libreria. Prese un volume, ne sfogliò le pagine e lesse: Se questo tuo amore è onesto e mi vuoi come sposa, domani mandami a dire, da chi verrà da te, dove e in che giorno compiremo il rito, avrai allora ai tuoi piedi la mia sorte, e verrò con te, mio signore, in tutto il mondo.
“Amore e gioventù parlano qui per bocca di Giulietta. Non ci sono reticenze e indecisione, né la cosiddetta modestia virginale, ma coraggio, tenacia, e la crudele forza della gioventù. Shakespeare conosceva la gioventù. Giulietta sceglie Romeo, Desdemona vuole Otello. La giovinezza non ha dubbi, né timori, né orgoglio”.
(pag. 34, traduzione di Beata della Frattina per Mondadori, 1964)

3) Riferimento al Fedone (386-385 a.C.), uno dei dialoghi di Platone:
“Mi sono ostinato su quell’argomento, compiaciuto di sfoggiare la mia misera erudizione. Ho mostrato quella maledetta coniina e ho anche letto loro quel brano del Fedone che descrive la morte di Socrate”.
(pag. 75, traduzione di Beata della Frattina per Mondadori, 1964)

Il ritratto di Elsa Greer4) Riferimento a Maria Stuarda (1542-1587) regina di Scozia:
“Mio caro Lord Dittisham, ci sono molti modi per interpretare un fatto storico. Prendiamo un esempio: sono stati scritti molti libri sulla regina Maria di Scozia, descritta ora come una martire, ora come una donna senza scrupoli e libertina, ora come una santa, ora come un’assassina oppure come una vittima delle circostanze e del fato: chiunque può fare la sua scelta”.
(pag. 91, traduzione di Beata della Frattina per Mondadori, 1964)

5) Riferimento al proverbio Toma lo que quieras y paga por ello (Take what you want and pay for it). In Spagna è abbastanza noto ma, ancora oggi, non è dato sapere se la sua origine sia effettivamente spagnola oppure no:
“Non sono mai stata un’ipocrita!”, continuò la signora. “C’è un proverbio spagnolo che ho sempre amato: “Prendi quello che vuoi, ma pagalo, dice Dio”. Bene, io ho fatto proprio così. Ho preso quello che ho voluto e sono stata sempre pronta a pagarne il prezzo”.
“Sembra non abbiate compreso”, disse Poirot, “che certe cose non si possono comprare”.
(pag. 96, traduzione di Beata della Frattina per Mondadori, 1964)

6) Riferimento allo scultore Sir Jacob Epstein (1880-1959):
“Due suoi quadri sono alla Tate Gallery”, le rammentò Poirot.
“Sì, è possibile; ci sono anche le statue di Epstein, credo”.
Poirot si rese conto che gli conveniva cambiare discorso.
(pag. 108, traduzione di Beata della Frattina per Mondadori, 1964)

Il ritratto di Elsa Greer7) Riferimento al romanzo The Moon and Sixpence (1919) di William Somerset Maugham (1874-1965), ispirato, a quanto si dice, alla vita di Paul Gauguin e in cui i personaggi di Strickland e di Blanche sono praticamente la fotocopia di quelli di Amyas Crale ed Elsa Greer del libro della Christie (e questo lascia supporre che Agatha Christie si sia basata proprio sull’opera di Somerset Maugham):
Poirot allargò le mani con gesto rassegnato e si alzò per accomiatarsi. Poi chiese: “Permettete che vi rivolga una domanda?”.
“Cioè?”.
“Al tempo della tragedia, voi avevate appena letto La luna e sei soldi di Somerset Maugham?”.
Adrienne lo guardò meravigliata.
(pag. 179, traduzione di Beata della Frattina per Mondadori, 1964)

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Sono un’assassina? (Third Girl)

Sintesi: Adesso è a Kenway Court. Mi è venuta dietro come un agnellino. Al momento, però, non posso ancora dirvi molto. È imbottita di stupefacenti, quella ragazza. Direi che ha preso pillole eccitanti, allucinogeni, e probabilmente anche l’LSD… chissà da quanto tempo gliene fanno prendere. Lei dice di no, ma io non mi fiderei molto di quello che racconta!
Hercule Poirot sta invecchiando; e qualora ci fossero dei dubbi, ci pensa la giovane Norma Restarick, recatasi da lui per denunciare un omicidio che forse ha commesso, a dirglielo direttamente in faccia: “Siete troppo vecchio. Nessuno mi aveva detto che eravate così vecchio…”.
Sentendosi ferito nell’orgoglio, Poirot, grazie all’aiuto dell’amica, nonché scrittrice di romanzi polizieschi, Ariadne Oliver, riesce a rintracciare la ragazza che, fin da subito, dà segni di confusione mentale e di isteria. La realtà, naturalmente, è ben diversa, perché a quanto pare c’è qualcuno che la sta drogando pesantemente utilizzando prodotti di ultima generazione.
Uno dei romanzi della Christie dove la gioventù inglese viene dipinta come sciatta, sporca, priva di ideali e soggetta all’uso di sostanze stupefacenti.

Curiosità: Il titolo originale, Third Girl, si riferisce al fatto che Norma Restarick è la terza ragazza tra quelle che occupano un medesimo appartamento per condividere le spese. L’episodio diventa anche argomento di parodia per Poirot, che si reinventa la nursery rhyme Pat-a-cake in base alla situazione: He tried out a feminine parody: Pat a cake, pat, three girls in a flat / And who do you think they be? / A Personal Aide and a girl from the Slade And the Third is a…

Sono un'assassina? (Third Girl)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento agli scrittori Edgar Allan Poe (1809-1849) e Wilkie Collins (1824-1889):
Aveva terminato da poco il suo Magnum Opus, uno studio critico sui grandi scrittori di romanzi polizieschi. Aveva osato esprimere un giudizio spietato su Edgar Allan Poe, si era rammaricato della mancanza di metodo o di ordine negli sfoghi romantici di Wilkie Collins, aveva portato alle stelle due autori americani praticamente sconosciuti e, in vari altri modi, aveva reso onore a chi se lo meritava e si era acerbamente rifiutato di concederlo a chi, a suo giudizio, non ne era degno.
(pag. 7, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

2) Riferimento all’epigramma di Jean-Baptiste Alphonse Karr apparso nel gennaio 1849 sul giornale Les Guêpes:
Poirot si sforzò di ripensare a quella che ricordava confusamente come una profusione di uccelli tropicali dalle piume variopinte in una foresta. Fu tentato di ribattere plus ça change, plus c’est la même chose, ma si trattenne dal farlo.
(pag. 16, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

3) Riferimento al personaggio di Ofelia dell’Amleto di Shakespeare:
Ad ogni modo immagino che il discorso sugli investigatori nella vita reale sia proprio partito da lì: io mi sono messa a parlare di voi e questa ragazza era in piedi accanto a me ad ascoltare. Ecco perché mi è venuto in mente qualcosa quando l’avete definita un’Ofelia poco attraente. Ho pensato: “Un momento, chi mi ricorda?”. E poi mi è subito balenato in mente: “Ma certo! La ragazza a quel cocktail!”. Credo che facesse parte della famiglia, a meno che non la confonda con un’altra.
(pag. 22, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

4) Riferimento a Speak to me, Thora!, canzone dei primi del Novecento, e a I Dreamt I Dwelt in Marble Halls, tratta dall’opera del 1843 The Bohemian Girl:
Vorrei ricordare il nome della ragazza. Qualcosa che è legato a una canzone. Thora? Parlami, Thora? Thora, Thora. Qualcosa del genere, oppure Myra? Myra, Oh, Myra, il mio amore è tutto per te!. Roba simile, insomma. Ho sognato di abitare in un palazzo di marmo. Norma? Oppure potrebbe essere Maritana? Norma… Norma Restarick. Ecco, proprio così, sono sicura.
(pag. 24, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

5) Riferimento a Roderick Usher protagonista del racconto di Edgar Allan Poe The Fall of the House of Usher e pubblicato per la prima volta nel 1839:

Un mio vecchio amico. Un omino proprio straordinario. Anzi, l’altro giorno, lì da voi, stavo proprio parlando di lui. Si chiama Hercule Poirot. Verrà ad abitare proprio vicinissimo ai Restarick e avrebbe una gran voglia di conoscere il vecchio sir Roderick. Sa un mucchio di cose su di lui, lo ammira moltissimo e, proprio per qualche meravigliosa scoperta che ha fatto durante la guerra… o per qualcosa di scientifico… comunque, è molto ansioso di “fargli visita e presentargli i suoi rispetti”, sono le sue precise parole.
(pag. 29, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

Sono un'assassina? (Third Girl)6) Riferimento al pittore fiammingo e ritrattista Antoon Van Dyck (1599-1641):
Orribile – esclamò Mary – Assolutamente spaventoso. Effeminato. Stravagante.
Eppure non molto diverso da un ritratto di Van Dyck, a ben pensarci, vero, madame? A vederlo in una cornice dorata, con un gran collettone guarnito di pizzi, non lo direste più effeminato o stravagante.
(pag. 46, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

7) Riferimento ai generali britannici Bernard Law Montgomery (1887-1976), Alan Francis Brooke (1883-1963) e Claude Auchinleck (1884-1981):
Ultimamente li avevo ripresi in mano. Prima stavano al sicuro, in una banca, ma ero andato a riprenderli e avevo cominciato a esaminarli, a dividerli, perché mi era venuta l’idea di scrivere le mie memorie. Perché no? Al giorno d’oggi, lo fanno tutti. Montgomery, Alanbrooke e Auchinleck… si sono messi tutti a sparare a zero sul prossimo, per iscritto, dicendo chiaro e tondo nei loro libri quel che pensavano degli altri generali.
(pag. 167, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

8) Riferimento al Malato immaginario di Molière:
Ah!- disse Poirot approvando.
Direi che era, anche, una malade imaginaire. Una di quelle persone che esagerano sempre ogni piccolo malanno. Il tipo di donna che non fa che passare da una casa di cura all’altra. Un ambiente familiare infelice per una ragazza… soprattutto per una ragazza che non ha una personalità molto spiccata.
(pag. 243, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

9) Riferimento alla nursery rhyme Rub-a-Dub-Dub, verosimilmente pubblicata nel 1798 (Rub-a-dub-dub, Three men in a tub, And who do you think they were? The butcher, the baker, The candlestick-maker, They all sailed out to sea, ‘Twas enough to make a man stare):
Gli balenò il ricordo di una buffa canzoncina da bambini. La ripeté a voce alta: Rub a dub dub, tre uomini in una tinozza / e chi credete che siano? / Un macellaio, un fornaio e un candelaio…
Peccato, non riusciva a ricordare l’ultimo verso.
(pag. 261, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

Sono un'assassina? (Third Girl)10) Riferimento a Ifigenia in Aulide di Euripide:
Oggi era differente – rifletté lentamente la signora Oliver – Ve ne siete accorto? Molto differente. Non… non sconclusionata come al solito.
Poirot annuì.
Non più Ofelia, ma Ifigenia.
Un rumore fuori dall’appartamento richiamò la loro attenzione.
(pag. 275, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

11) Riferimento a Lady Macbeth del Macbeth di Shakespeare:
Via maledetta macchia… più o meno, insomma?
Non posso dire che mi abbia ricordato proprio Lady Macbeth. Era… come posso spiegarlo?… Compostissima… perfettamente padrona di sé. Ha posato il coltello sul tavolo e si è seduta su una seggiola.
(pag. 281, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 2010)

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