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Sipario, l’ultima avventura di Poirot (Curtain: Poirot’s Last Case)

Sintesi: Arthur Hastings riceve una lettera dal suo caro amico Hercule Poirot che gli comunica di trovarsi a Styles Court, dove tutte le loro avventure sono cominciate, e che lo invita a raggiungerlo al più presto. Hastings arriva sul posto, dove si trova anche sua figlia Judith, e trova l’amico molto invecchiato e ammalato. Poirot gli racconta la storia di cinque omicidi, avvenuti in località diverse e commessi da persone diverse, il cui indiretto responsabile, tale signor X, si trova a Styles Court. L’investigatore belga è fermamente deciso a catturarlo ma si rifiuta di rivelare a Hastings il nome di questa persona. L’ex collaboratore di Poirot dovrà quindi intraprendere un’indagine per conto proprio nella speranza di riuscire a scoprire chi sia il principale indiziato.

Curiosità:
1)
Agatha Christie riporta Poirot a Styles Court, riprendendo l’ambientazione del primo romanzo, e determina la sua fine giocando con William Shakespeare, da lei molto amato, e con i riferimenti all’Otello e al personaggio di Iago, che in quel periodo la ossessionava (a questo proposito vedesi il volume di Laura Thompson, Agatha Christie: An English Mystery, in cui si parla nei dettagli di quando Agatha Christie, nel 1942, vide Otello all’Old Vic Theatre).
È, probabilmente, il più triste addio della storia della letteratura ma anche uno dei migliori finali che siano mai stati scritti per un personaggio.
2) Nel capitolo tredici Arthur Hastings si mette a risolvere un cruciverba del Times le cui risposte, determinate da definizioni criptiche, sono direttamente collegate alla situazione che i personaggi stanno vivendo (amante, tormento, morte, Iago (nel suo simboleggiare la gelosia). Nella versione italiana quasi tutte le definizioni, salvo l’ultima riguardante Shakespeare, sono state adattate con conseguente modifica delle risposte (mortaio, compassi, storia, Iago) . Gli originali sono i seguenti:
– Even love or third party risk: Paramour.
– The chaps between the hills are unkind: Tormentor.
– And Echo whatever is asked her answers…: Death.
– Jealousy is a green-eyed monster, this person said: Iago.
3) Nell’ultima stagione della nota serie tv interpretata da David Suchet, l’episodio è stato girato prima degli altri quattro che l’hanno preceduto nella messa in onda (Gli elefanti hanno buona memoria, Poirot e i quattro, Le fatiche di Hercule e La sagra del delitto) per permettere all’attore di perdere peso a sufficienza per rappresentare il deperimento fisico di Poirot in seguito al grave stato di salute (Cfr. David Suchet, Poirot and me, Headline Publishing Group, London 2013, pp.316-319).

Poirot (Curtain)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento alla morale della poesia The needless alarm di William Cowper (1731-1800): The darkest day, lived till tomorrow, will have passed away:
Mi alzai dalla poltrona. Ero incredulo, sbigottito, scontento di me… e soprattutto mi sentivo sollevato.
Non ricordo più chi fu a scrivere: “Anche il giorno più triste, vissuto fino all’indomani, diventa passato”. Com’è giusta questa considerazione!
(pag. 127, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

2) Riferimento a un verso della poesia di Lord Alfred Tennyson (1809-1892) Maud (Part I): I HATE the dreadful hollow behind the little wood,/Its lips in the field above are dabbled with blood-red heath,/The red-ribb’d ledges drip with a silent horror of blood,/And Echo there, whatever is ask’d her, answers “Death”. (N.b. Lo stesso verso darà il titolo al romanzo di Agatha Christie The hollow (in italiano Poirot e la salma).Nella versione italiana, il riferimento a Tennyson viene sostituito con un riferimento a James Joyce, History is a nightmare from which I am trying to awake, tratto dall’Ulisse; Agatha Christie, però, non ha mai citato James Joyce in nessuna delle sue opere).
Elizabeth Cole osservò: “La citazione di Joyce è “La storia è un incubo da cui tento di svegliarmi”.
Sentii qualcuno muoversi alle mie spalle. Alzai la testa, era Judith, che mi passò accanto per uscire sul balcone.
(pag. 139, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

3) Citazione di due battute dell’Otello di William Shakespeare, atto terzo, scena terza: Oh, beware, my lord, of jealousy!/It is the green-eyed monster which doth mock/The meat it feeds on. E Not poppy nor mandragora/Nor all the drowsy syrups of the world,/Shall ever medicine thee to that sweet sleep/Which thou owedst yesterday:
Farfugliai qualcosa a proposito della definizione e ripresi a sfogliare le pagine: Sì, era proprio Iago. “Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore;/È un mostro dagli occhi verdi che dileggia/Il cibo di cui si nutre”.
Judith lesse qualche altro verso:
“Né mandragola, né papavero,/Né tutti i sonniferi del mondo,/Varranno a ridarti il dolce/Sonno tuo, di ieri sera”.
(pp. 140-141, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

4) Riferimento alla pièce in quattro atti John Ferguson (1915) di St John Greer Ervine (1883-1971):
Nella valigetta trovai l’Otello di Shakespeare in edizione economica e il John Ferguson di St John Ervine. Al terzo atto, c’era un segnalibro.
(p. 182, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

Poirot (Curtain)5) Riferimento alla storia di Giuditta e Oloferne, contenuta nel Libro di Giuditta (N.B. Lo stesso riferimento compare anche nel romanzo Poirot e la strage degli innocenti):
Quella sera, qualcuno aveva detto che Judith somigliava alla sua omonima eroina biblica poco prima che mozzasse la testa a Oloferne. La mia Judith… con la morte nel cuore?
(p. 185, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 2014)

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Partners in Crime: Agatha Christie Vs. Sir Arthur Conan Doyle

Lo studioso H.R.F. Keating, curatore del volume First Lady of Crime, nel primo paragrafo dell’introduzione afferma quanto segue: “Agatha Christie era un fenomeno. Prese una forma abbastanza semplice di intrattenimento, che all’epoca godeva di una discreta popolarità, e sfruttandola si costruì un nome conosciuto dalla Cina (dove le facevano la morale in modo alquanto puritano) al Nicaragua (dove misero il volto di Poirot su un francobollo), vendendo, nel far questo, più libri di quanti chiunque sia in grado di contare, venendo tradotta in almeno centotré lingue (quattordici in più rispetto alle traduzioni delle opere di Shakespeare), componendo una pièce replicata sui palcoscenici di Londra più a lungo di qualsiasi altra opera drammaturgica, diventando (grossolanamente parlando per un istante) la più ricca scrittrice che la Gran Bretagna abbia mai avuto, passando agilmente da una generazione all’altra e infine portando alla sua arte, nel 1971 quando fu nominata Dama dell’Impero Britannico, lo stesso rispetto che Sir Henry Irving, nominato cavaliere, portò a quei mascalzoni di attori. Era senza dubbio la First Lady del crimine”.

Come ci è riuscita? Agatha Christie non era una scrittrice eccezionale. Le sue trame, malgrado l’incredibile ingegnosità, erano notevolmente improbabili (tutti quei sospettati e vittime radunati in un contesto arbitrario). Non vi era nulla di esotico o romantico nelle sue ambientazioni: si atteneva alle accoglienti case di campagna inglesi medio borghesi e ai villaggi in cui lei stessa aveva vissuto buona parte della sua vita. Il detective eroe dei suoi romanzi, il belga Hercule Poirot, era una figura di cartapesta che, come qualcuno ha sottolineato, utilizzava il francese solo per alcune frasi semplici e l’inglese per i ragionamenti più complessi (sono disposto ad ammettere che Miss Marple era una creazione più interessante e originale).

La risposta, come specificato nei contributi dei numerosi autori di questo libro, risiede nel fatto che il tipo di detective fiction che Agatha Christie padroneggiava con immenso talento e successo non si può realmente definire una branca letteraria ma piuttosto una forma di puzzle – più simile alle parole crociate e ai giochi a incastro – . Le persone li apprezzano per la loro ingegnosità e gli indizi accuratamente nascosti alla pari di un cruciverba diabolico ma ingegnoso, e non sono minimamente deluse dalla mancanza di credibilità o competenza letteraria. Come creatrice di puzzle, Agatha Christie aveva pochi rivali, anche se alcuni lettori lamentavano il suo giocare non sempre pulito.

Hercule Poirot (francobollo del Nicaragua)

Hercule Poirot (francobollo del Nicaragua)

Personalmente, non do molta importanza ai puzzle e il genere di detective fiction di cui si occupava Agatha Christie non è di mio gusto. Sono ben disposto a sospendere la mia incredulità e ad accettare l’improbabile ma solo se l’autore mi offre qualcosa in cambio – personaggi intensi, descrizioni intelligenti, dialoghi arguti e avvincenti. In modi diversi, Georges Simenon e Raymond Chandler hanno dimostrato che la detective story può essere convertita in letteratura. Agatha Christie non ci ha nemmeno provato.

È interessante confrontare Agatha Christie con Sir Arthur Conan Doyle, che invece è oggetto della nuova biografia di Ronald Pearsall A Biographical Solution. Le storie di Sherlock Holmes sono anche meno realistiche di quelle di Agatha Christie. Alcune sono addirittura del tutto assurde. Tuttavia, Sherlock Holmes è un personaggio molto più interessante di Poirot o Miss Marple. È pieno di vita fin dalla sua prima apparizione e risulta convincente nella sua profonda intelligenza e singolarità.

Anche Sir Arthur Conan Doyle non può definirsi un maestro della letteratura, però scriveva meglio di Agatha Christie. Quando quest’ultima descriveva una casa in Addio, Miss Marple il risultato era il seguente: “Anstell Manor era una costruzione bianca, e il suo sfondo un paesaggio desolato di colline brulle. Attraverso i fitti cespugli, si snodava un viale tortuoso”. È soddisfacente, ma monotono. Sir Arthur Conan Doyle, per descrivere il numero 3 di Lauriston Gardens in Uno studio in rosso, utilizzava invece queste parole: “Il n. 3 di Lauriston Gardens aveva un aspetto di malaugurio. Faceva parte di un gruppo di quattro stabili alquanto arretrati rispetto alla via. Due erano abitati e due non lo erano. Questi ultimi guardavano con tre file di finestre smantellate e melanconiche verso Lauriston Gardens. Qua e là, in quegli occhi rettangolari e appannati, spiccava, come una cataratta il cartello “Affittasi””. Questo è eccellente. Come giustamente sottolinea Ronald Pearsall, molto spesso Conan Doyle fornisce ottime descrizioni di Londra.

Conan Doyle (A Biographical Solution)

Conan Doyle (A Biographical Solution)

Sia Agatha Christie che Sir Arthur Conan Doyle ebbero problemi con i loro personaggi e nessuno dei due si dimostrò costante. Agatha Christie si stufò ben presto di Poirot – a cui preferiva Miss Marple – ma fu costretta a portarlo avanti fino al 1974 per soddisfare le richieste dei suoi lettori ed editori. Secondo Keating, in un divertente saggio sul detective belga, siccome l’investigatore risultava essersi ritirato dalla polizia nel 1904, nel 1974 doveva avere almeno centotrent’anni. Conan Doyle, che ci teneva ad avere fama di scrittore impegnato, uccise avventatamente Sherlock Holmes nel 1893 per poi farlo risorgere – in modo poco convincente – nel 1904, quando gli furono offerti cinquemila dollari da un editore americano. Sia Poirot che Sherlock Holmes condividevano tuttavia due caratteristiche che esigono il nostro rispetto in questi giorni di decadenza: credevano con convinzione nel potere della ragione ed erano fermamente e categoricamente contrari al delitto. “Ho una reazione molto borghese davanti al delitto”, afferma Poirot in Carte in tavola, “lo disapprovo”.

(Articolo tratto dal quotidiano australiano The Sydney Morning Herald, 25 giugno 1977. L’autore è John Douglas Pringle. La traduzione è mia)

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Aiuto, Poirot! (The Murder on the Links)

Sintesi: Hercule Poirot, dopo aver ricevuto una lettera con richiesta di aiuto da Paul Renauld, si reca con Hastings nel nord della Francia per scoprire che l’uomo è stato brutalmente assassinato, a quanto sembra in seguito a una rapina in cui è rimasta coinvolta anche la moglie, trovata legata. L’investigatore belga avrà il suo bel daffare per risolvere il caso anche perché l’ispettore Giraud, della Sûreté di Parigi, lo considera vecchio e sorpassato ed è convinto di riuscire a scoprire la verità prima di lui.

Aiuto, Poirot (Murder on the Links)Curiosità:
1)
Nel comporre il romanzo, Agatha Christie si ispirò a un episodio di cronaca accaduto poco tempo prima in Francia: alcuni uomini mascherati avevano fatto irruzione in una casa uccidendo il marito, legando la moglie e provocando anche l’involontaria morte della suocera. La moglie era stata accusata di aver ucciso il marito fingendo poi di essere stata legata.
2) È il romanzo in cui Arthur Hastings incontra la donna destinata a diventare sua moglie, spesso citata nel corso della storia con il soprannome di Cenerentola. Agatha Christie, infatti, si era un po’ stancata del personaggio e stava cercando di trovare un modo adeguato per disfarsene (Cfr. Agatha Christie, La mia vita, Mondadori Editore, Milano 1978, traduzione di Maria Giulia Castagnone, p. 331).
3) La copertina del libro creò non pochi problemi all’autrice: “Il nuovo romanzo incontrò il favore della casa editrice, con cui, tuttavia, ebbi qualche discussione a proposito della copertina scelta per il libro. A parte i colori orrendi e il disegno piuttosto goffo, vi si vedeva un uomo in pigiama, su un campo da golf, in preda a quello che sembrava un attacco epilettico. Le mie rimostranze si basavano sul fatto che, nel romanzo, la vittima non solo era vestita di tutto punto, ma veniva trafitta con un pugnale. Non è obbligatorio che una copertina contenga dei riferimenti al romanzo ma, se si sceglie questa strada, bisognerebbe almeno che venissero rispettati i fatti”. (Ibidem, p. 331)
4) Secondo la studiosa Gillian Gill (cfr. Agatha Christie: The Woman and Her Mysteries, Robson Books, London 1990, p. 86) il fatto che, inizialmente, Hastings disprezzi la donna di cui si innamorerà, non è una manifestazione del pensiero dell’autrice ma piuttosto un esempio della stupidità degli uomini: “Ammetto di essere un po’ all’antica. Secondo me, una donna deve essere femminile. Proprio non tollero le ragazze moderne, nevrotiche, che si stordiscono di musica fracassona dalla mattina alla sera, che fumano come camini e usano un linguaggio che farebbe arrossire un marinaio”. (Agatha Christie, Aiuto, Poirot!, Mondadori, Milano 2015, traduzione di Lia Volpatti, p. 7).
5) A questo link è possibile ascoltare la versione radiofonica inglese dell’intero libro realizzata dalla BBC: https://archive.org/details/TheMurderOnTheLinks1923

Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento esplicito al romanzo Poirot a Styles Court (1920):
“Ricordate il caso di Styles Court?”, domandai.
“Aspettate… Una vecchia signora che era stata avvelenata? È successo nell’Essex?”.
Annuii. “È stata la prima grande impresa di Poirot. Se non ci fosse stato lui, l’assassino l’avrebbe fatta franca. Ha fatto un lavoro d’indagine a dir poco perfetto”.
(pag. 10, traduzione di Lia Volpatti per Mondadori, Milano 2015)

Aiuto, Poirot (Murder on the Links)2) Riferimento al personaggio mitologico di Elena e a quelli storici di Cleopatra e Maria la Sanguinaria:
“Ho tentato di entrare dal cancello principale, ma quel barbagianni di un agente mi ha bloccato la strada. Credo che Elena di Troia, Cleopatra e Maria la Sanguinaria messe insieme non sarebbero riuscite a smuoverlo. Che fortuna inaspettata aver incontrato voi. Andiamo, mostratemi tutto”.
(pag. 68, traduzione di Lia Volpatti per Mondadori, Milano 2015)

3) Riferimento implicito al racconto Doppia Colpa, pubblicato nella raccolta Appuntamento con la paura (1961), in cui Hercule Poirot aiuta il suo amico, l’agente teatrale Joseph Aarons, a risolvere una questione che lo riguarda:
“Ricordate Joseph Aarons, l’agente teatrale? No? L’avevo aiutato in una piccola faccenda. Un problemino facile, facile, ve lo racconterò un giorno o l’altro. Lui, senza dubbio, sarà in grado di aiutarci a scoprire ciò che vogliamo scoprire”.
(pag. 175, traduzione di Lia Volpatti per Mondadori, Milano 2015)

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Poirot a Styles Court (The Mysterious Affair at Styles)

Sintesi: Il trentenne Arthur Hastings, in convalescenza a causa di una ferita di guerra, viene invitato dall’amico John Cavendish a trascorrere il periodo di licenza a Styles, nella residenza di campagna della sua matrigna, ormai settantenne. Quest’ultima, ha sposato di recente un uomo molto più giovane di lei creando non pochi malumori in famiglia. Quando viene trovata morta avvelenata, Hastings decide di rivolgersi a un suo vecchio amico esperto in materia, conosciuto in Belgio, che ha avuto modo di rivedere pochi giorni prima proprio nei dintorni di Styles: Hercule Poirot.

Poirot a Styles Court (The Mysterious Affair at Styles)Curiosità:
1) Il personaggio di Cynthya Murdoch, che nel romanzo lavora presso il dispensario dell’ospedale, svolge la stessa professione di Agatha Christie all’epoca in cui compose il volume.
2) Essendo il primo romanzo dell’autrice, la trama risente notevolmente dell’influenza delle opere di altri autori da lei molto amati. In particolare, Il mistero della camera gialla (1907) di Gaston Leroux per il fatto che l’omicidio avviene in una stanza chiusa a chiave; i romanzi di Sir Arthur Conan Doyle incentrati su Sherlock Holmes per il rapporto Hastings/Poirot e il fatto che Hastings è l’io narrante del libro; Il caso Leavenworth (1878) di Anna Katharine Green e La lettera rubata (1844) di Edgar Allan Poe per la lettera tagliata a strisce e infilata, in bella mostra, insieme agli altri rotolini di carta, nella mensola sul caminetto.
3) L’utilizzo, da parte di Hastings, di riproduzioni di piantine della casa, frammenti di lettera e testamenti è un’altra strategia tipica dei romanzi gialli dell’epoca che cercavano di coinvolgere direttamente il lettore nella storia. Strategia che, a parte qualche rara eccezione, Agatha Christie tenderà ad abbandonare nei romanzi successivi.
4) Il romanzo contiene sia indizi materiali, che il personaggio di Poirot si premura di elencare per il lettore e che spesso risultano ingannevoli, sia indizi logici di non facile interpretazione. Questo, secondo la critica, è uno dei punti deboli di Poirot a Styles Court: “A lungo andare l’intelligenza diventa facilmente estenuante, e troppi indizi tendono ad annullarsi a vicenda andando a intaccare l’interesse del lettore” (Robert Barnard, A Talent to Deceive. An Appreciation of Agatha Christie, William Collins Sons & Co Ltd, London 1980, p. 23. Traduzione mia).
5) Agatha Christie faticò molto a trovare un editore disposto a pubblicare il manoscritto e fu anche costretta ad apportare modifiche al finale. Dopo la pubblicazione, ebbe il privilegio di vedere il suo romanzo recensito anche dal prestigioso Pharmaceutical Journal.

Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento implicito all’Amleto di Shakespeare, atto secondo, scena seconda, in cui Polonio dichiara: “Though this be madness, yet there is method in’t”:
“Com’è buffo! Ha oltrepassato il cancello. Per oggi non torna?”.
“Non lo so. Ho rinunciato a capirlo”.
“Gli manca qualche rotella, Signor Hastings?”.
“Onestamente, non saprei. A volte mi pare che sia matto come una campana poi, sul più bello, scopro che anche nella pazzia non gli manca la logica”.
(p. 160, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1974)

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Se morisse mio marito (Lord Edgware Dies)

Sintesi: La celebre attrice Jane Wilkinson, capricciosa ed egocentrica, chiede a Hercule Poirot di parlare con suo marito, Lord Edgware, in modo da toglierglielo dai piedi. La ragione per cui avanza una simile richiesta è che vorrebbe risposarsi con il duca di Merton, di cui è innamorata alla follia. Poco tempo dopo aver parlato con Lord Edgware, che sembra non opporsi in alcun modo al divorzio, Poirot viene informato dall’Ispettore Japp che l’uomo è stato assassinato e che del delitto è accusata proprio la moglie. L’investigatore belga, che considera un caso simile un insulto all’intelligenza in quanto solo una stupida direbbe a tutti di voler uccidere il marito per poi ucciderlo davvero, si mette a indagare.

Curiosità:
1)
Agatha Christie trovò l’ispirazione per questo romanzo dopo aver assistito a uno spettacolo dell’attrice Ruth Draper: “Dopo aver visto Ruth Draper a teatro, ebbi un’altra idea che mi portò a scrivere Se morisse mio marito. Ruth Draper mi era sembrata bravissima e mi aveva colpito la facilità con cui sapeva trasformarsi da moglie brontolona a giovane contadina immersa nella preghiera”. (Agatha Christie, La mia vita, pp. 512-513, traduzione di Maria Giulia Castagnone).
2) Il volume è dedicato al Dottor Campbell Thompson e a sua moglie. Reginald Campbell Thompson era l’archeologo con il quale Max Mallowan, marito di Agatha Christie, stava lavorando a Ninive all’epoca della stesura del romanzo.
3) Nell’adattamento televisivo del 1985, intitolato Tredici a tavola dall’omonimo titolo americano del libro, il ruolo di Poirot è interpretato da Peter Ustinov mentre il futuro e più noto Poirot televisivo, David Suchet, interpreta l’ispettore Japp.

Se morisse mio marito (Lord Edgware Dies)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento a Giacomo Casanova (1725-1798) e a Donatien-Alphonse-François de Sade (1740-1814):
Avevo osservato durante il colloquio i libri sugli scaffali. Vi avevo notato le Memorie di Casanova, tutte le opere del Marchese De Sade e molti volumi sulle torture medievali.
(pag. 43, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1935)

2) Riferimento a Elizabeth Canning (1734-1773) che fu al centro di uno degli episodi criminosi più discussi nell’Inghilterra del XVIII secolo. A suo dire, fu rapita e tenuta prigioniera per un mese; tra i colpevoli fu segnalata Mary Squires ma nessuno riuscì mai ad appurare fino in fondo la fondatezza del racconto della vittima:
“Mi ricorda il caso di Elizabeth Canning”, disse Japp. “Ve lo ricordate? Molti testimoni giurarono di aver visto la zingara Mary Squires in due città diverse. Persone serie, attendibili. Quella donna aveva una faccia così orrenda che era difficile che ce ne fossero due uguali. Il mistero non fu mai svelato. Questo mi sembra un caso molto simile. Ci sono persone pronte a giurare di aver visto la stessa donna, alla stessa ora, in due posti diversi. Quale sarà mai la verità?”.
(pag. 71, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1935)

3) Riferimento a un episodio citato in Aiuto, Poirot! (1923), dove Hercule Poirot, indagando sulla morte del Signor Renauld, rinviene accanto al corpo un pezzo di tubo di piombo:
“Nei romanzi polizieschi, i poliziotti sembrano ciechi come talpe”, ribatté Japp con un sorriso.
“Una volta”, raccontò Poirot con aria sognante, “ho trovato un indizio, ma siccome era lungo un metro invece di pochi centimetri, nessuno ha voluto credermi”.
(pag. 76, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1935)

4) Riferimento a Gli stivali dell’ambasciatore. Un racconto dallo stesso titolo è contenuto nella raccolta Tommy e Tuppence: in due s’indaga meglio (1929) e ha per protagonisti i due giovani investigatori improvvisati. La trama è leggermente diversa da quella accennata da Hastings in riferimento a Poirot:
Poirot doveva andarsene presto. Aveva un appuntamento alle quattordici e trenta all’ambasciata belga dove doveva investigare sulla sparizione degli stivali dell’ambasciatore. Mi aveva quindi incaricato di ringraziare e salutare per lui la nostra ospite. […]
Tornai a piedi attraversando il parco e giunsi a casa verso le sedici. Poirot non era ancora tornato. Erano le diciassette meno venti quando lo vidi rientrare. Era di buon umore e in vena di scherzare.
“Questo significa, Holmes”, gli dissi ironico, “che avete rintracciato gli stivali dell’ambasciatore”.
“Traffico di cocaina. Un trucco ingegnoso. Ho trascorso un’ora in un istituto di bellezza. C’era una ragazza dai capelli rossi che avrebbe sedotto il vostro cuore tenero”.
(pp. 227-229, traduzione di Rosalba Buccianti per Mondadori, 1935)

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La serie infernale (The ABC Murders)

Sintesi: Hercule Poirot si trova a dover inseguire un serial killer che gli invia regolarmente delle lettere dattiloscritte firmate A.B.C. in cui annuncia data e luogo del prossimo delitto. Gli omicidi avvengono in ordine alfabetico di cognome e di luogo e, ogni volta, viene rinvenuta accanto alla vittima una copia della guida ferroviaria A.B.C. Nel tentativo di scoprire il colpevole, Poirot si imbatterà in un venditore di calze di seta, Alexander Bonaparte Cust, che, a causa dell’epilessia di cui soffre dopo una ferita alla testa subita in guerra, sembra possedere tutte le caratteristiche dell’assassino perfetto.

Curiosità:
1) Nel capitolo III, in uno scambio di battute tra i personaggi, Agatha Christie anticipa quello che diventerà Sipario: L’ultima avventura di Poirot: “Non mi meraviglierei affatto se, un bel giorno, doveste risolvere anche il mistero della vostra morte… addirittura!”, disse Japp, ridendo di cuore.“Che bella idea, vero? Ne potrebbe venir fuori un romanzo fantastico”. “In tal caso, toccherà ad Hastings risolvere il mistero”, ribatté Poirot, strizzandomi l’occhio.
2) L’utilizzo, da parte dell’autrice, di un narratore in prima persona (Arthur Hastings) che poi racconta i pensieri di altri personaggi in terza, come nel caso di Alexander Bonaparte Cust, conferisce al libro una certa originalità, anche se il fatto che i pensieri degli altri siano filtrati da un narratore non fisicamente presente alla situazione rende il suo resoconto più ipotetico che realistico, malgrado la premessa iniziale stilata proprio da Arthur Hastings.
3) Dal romanzo è stata appena tratta una miniserie in tre puntate con John Malkovich nel, per lui insolito, ruolo di Hercule Poirot:

Riferimenti intertestuali:

La serie infernale (The ABC Murders)1) Riferimento implicito a L’assassinio di Roger Ackroyd e al tentativo, fallito, di Poirot di andare in pensione:
“Sono al corrente”, dissi, “che vi siete ritirato a vita privata già da qualche anno…”.
“C’est vrai. Volevo dedicarmi alla coltivazione delle zucche! Ma appena mi ci metto… capita qualche misterioso delitto… e io mando allegramente al diavolo le zucche e la loro coltivazione! Così, da quando ho tentato di dare l’addio alla mia professione… tacete, so già quello che state per dire… assomiglio sempre di più a una di quelle vecchie attrici che, ogni tanto, danno la serata d’addio! Una serata d’addio destinata a ripetersi per un numero incredibile di volte!”.
(p. 7, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

2) Riferimento implicito a Tragedia in tre atti durante il quale Hercule Poirot ha rischiato di morire avvelenato:
“[…] Per Hercule Poirot, oggi, ci vuole soltanto il fior fiore dei delitti”.
“E ce n’è stato in abbondanza di questo fior fiore dei delitti?”.
“Pas mal. Poco tempo fa l’ho scampata bella”.
“Avete rischiato di far cilecca?”.
“No, no”, Poirot mi parve scandalizzato. “Ma io… Io, Hercule Poirot, c’è mancato poco che non ci lasciassi le penne”.
(p. 8, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

3) Riferimento implicito a Carte in tavola e al delitto al centro della narrazione:
“Supponiamo” mormorò ancora Poirot con la sua voce suadente “che quattro persone siano sedute attorno a un tavolo. Giocane a bridge. C’è una quinta persona, “il morto” di quella partita, che è andato a sedersi in poltrona accanto al fuoco. Alla fine della serata l’uomo viene trovato cadavere. Uno dei quattro, mentre lui non giocava e faceva “il morto”, gli si è avvicinato e lo ha ucciso. Gli altri tre non se ne sono accorti perché erano troppo intenti alla mano che stavano giocando. Ah, ecco il tipo di delitto che ci vorrebbe! Quale di quelle quattro persone è l’assassino?”.
(p. 17, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

4) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930):
“Mon ami, si può sapere cosa volete? Cominciate a guardarmi, tutto fiducioso e pieno di ammirazione, pendete dalle mie labbra come se fossi l’oracolo e vi aspettate una dichiarazione alla Sherlock Holmes! Ora, piuttosto, sentite qual è la verità: non ho la minima idea di chi sia l’assassino, che aspetto abbia, dove abiti, o di come si possa farlo cadere nelle nostre mani”.
(p. 48, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

5) Riferimento implicito a Poirot a Styles Court e ai personaggi di John e Mary Cavendish:
“[…] Ricordate il primo caso di cui mi sono occupato qui, in Inghilterra? Oh, bisogna risalire a molti anni or sono! In quell’occasione ero riuscito a riunire due persone che si amavano… con il semplicissimo metodo di fare arrestare una delle due per omicidio! […]”.
(p. 127, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

La serie infernale (The ABC Murders)6) Riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll (1832-1898):
Venne introdotto un signore di mezz’età che assomigliava moltissimo al domestico con la faccia da ranocchio di cui si parla in Alice nel paese delle meraviglie. Appariva eccitatissimo e aveva la voce stridula per l’emozione”.
(p. 170, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

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Il pericolo senza nome (Peril at End House)

Sintesi: Hercule Poirot e Arthur Hastings vanno a trascorrere un periodo di vacanza all’Hotel Majestic di St Loo, località immaginaria sita in Cornovaglia. Qui, incontrano la giovane Magdala Buckley, detta Nick, residente a End House, che, secondo quanto Poirot ha modo di constatare, sembra essere in pericolo di vita. Poirot, intrigato dalla faccenda, cerca di capire quale, tra i suoi parenti o conoscenti, potrebbe avere un qualche interesse nella sua morte. La giovane, tuttavia, si rifiuta di prendere Poirot sul serio finché la cugina Maggie non viene uccisa al posto suo.

Curiosità:
1) È il romanzo in cui il personaggio di Arthur Hastings rivela di aver sofferto, in passato, di malaria e di essere costretto, a causa delle frequenti febbri improvvise, a curarsi con il chinino.
2) Il romanzo descrive in diversi passaggi i danni causati dalla dipendenza da cocaina. In particolare attraverso il personaggio di Frederica, tossicodipendente dichiarata, e della stessa protagonista, Nick, che ne ha fatto uso anche se non in quantità tali da creare dipendenza.
3) Agatha Christie, nella sua biografia La mia vita (Mondadori, Milano 1978, traduzione di Maria Giulia Castagnone, p. 512), ammette di avere quasi cancellato il ricordo della composizione del romanzo:

Il pericolo senza nome fu un altro dei romanzi che lasciarono in me una traccia così esigua da farmi dubitare quasi di averlo scritto. Forse avevo già elaborato la vicenda in precedenza, com’era mia abitudine, il che però mi rende spesso difficile ricordare quando ho scritto un libro o me l’hanno pubblicato. La verità è che le idee mi vengono nei momenti più impensati. Mentre cammino per la strada, o guardo una vetrina, mi capita di essere colpita da un’improvvisa ispirazione. “Ecco un’ottima idea per coprire il delitto in maniera che nessuno capisca cosa c’è dietro”, mi dico. Naturalmente poi devo studiare tutti i particolari e lasciare che i personaggi affiorino nella mia mente, ma l’idea c’è e io mi precipito a scriverla su un quaderno. Fin qui tutto bene, il guaio è che poi perdo il quaderno.

Riferimenti intertestuali:

Il pericolo senza nome (Peril at End House)1) Riferimento a Il Mistero del Treno Azzurro (1928):
“Vi prego di scusarmi, Hastings, ma i miei pensieri erano lontano da qui; a dire il vero stavano vagando in quella parte del mondo a cui avete appena accennato”.
“Il sud della Francia?”.
“Precisamente: stavo ripensando all’ultimo inverno che ho trascorso laggiù e a tutto quello che è successo”.
Lo ricordavo anch’io: era stato commesso un delitto sul Treno Azzurro, e il mistero, complicato e pieno d’intrighi, era stato risolto grazie all’acume ineguagliabile di Poirot.
(p. 3, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

2) Riferimento implicito a un’aviatrice che ha raggiunto in solitaria l’Australia. L’aviatrice in questione è Amy Johnson che, dal 05 al 24 maggio 1930, fu la prima donna a compiere una trasvolata dall’Inghilterra all’Australia:
“Questo non è un motoscafo”, ribatté Nick, “è un idrovolante”.
“Credo che abbiate ragione”.
“Certo che ho ragione! Il suono è del tutto diverso”.
“Quando ti comprerai il tuo idrovolante, Nick?”.
“Non appena avrò trovato i soldi”, rispose la ragazza ridendo.
“E poi immagino che te ne andrai in Australia come quella ragazza, come si chiama…?”.
“Mi piacerebbe”.
“Io l’ammiro immensamente”, disse la Signora Rice con la sua solita voce stanca. “Che coraggio fantastico! E tutta sola!”.
(p. 68, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

3) Riferimento implicito a Poirot a Styles Court (1920):
Cominciai a raccontare qualcuna delle piccole fissazioni di Poirot: i toast che dovevano essere perfettamente quadrati, le uova all’occhio di bue esattamente della stessa misura e finii col raccontare di un caso che Poirot aveva risolto grazie alla sua mania di mettere ordine tra gli oggetti posati sulla mensola di un caminetto.
(p. 127, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

4) Riferimento al racconto La scatola di cioccolatini contenuto nella raccolta I primi casi di Poirot (1974):
“[…] Ho avuto un brutto incidente in Belgio, nel 1893; ve ne ricordate, Hastings? Ve ne ho parlato. La storia della scatola di cioccolatini”.
“Sì, mi ricordo”, risposi sorridendo. Ricordavo anche che in quell’occasione Poirot mi aveva detto che, se mai avessi avuto l’impressione che stava diventando troppo presuntuoso, dovevo dirgli “scatola di cioccolatini”.
(p. 140, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

5) Riferimento implicito a L’assassinio di Roger Ackroyd (1926):
Andò incontro a Poirot tendendogli affettuosamente le mani: “Sono anni che non ci vediamo, Monsieur Poirot! Credevo che vi foste messo a coltivare zucche in campagna”.
“Ci ho provato, Japp, ci ho provato; ma persino coltivando zucche ogni tanto ci si imbatte nel delitto!”.
(p. 152, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

Il pericolo senza nome (Peril at End House)6) Riferimento allo scrittore Edgar Wallace (1875-1932):
“Portate via questa scatola immonda, infermiera, potrei confonderle”, mi ha detto. “Buon Dio! Chi avrebbe mai pensato una cosa del genere? Sembra un romanzo di Edgar Wallace, non vi pare?”.
Poirot interruppe quel fiume di parole chiedendo: “E chi aveva mandato l’altra scatola?”.
“Non c’era il biglietto da visita”.
(p. 163, traduzione di Maria Luisa Visentini Ottolenghi per Mondadori, 2015)

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Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)

Sintesi: Hercule Poirot, come quasi tutti gli esseri umani, detesta andare dal dentista e lo fa solo quando vi è costretto. Alcune ore dopo essere uscito dallo studio del Dottor Morley, riceve una telefonata dell’Ispettore Japp che gli comunica che l’uomo si è ucciso con un colpo di pistola. Ben poco convinto, Poirot inizia a interessarsi alla questione soprattutto quando Japp lo informa che, secondo lui, l’uomo ha commesso un suicidio dopo aver scoperto di aver somministrato una dose sbagliata di medicinale a un paziente che in seguito era deceduto. La verità, naturalmente, è ben diversa da quella che sembra.

Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)Curiosità:
1)
Scritto subito dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, è un romanzo in cui si percepisce che il mondo sta cambiando e che le cose non saranno mai più come prima. Interessante, da questo punto di vista, il personaggio di Frank Carter che mostra una certa propensione per il movimento fascista.
2) Il titolo originale, One, two, buckle my shoe, si riferisce a una nursery rhyme dal medesimo titolo i cui versi sono a loro volta i titoli dei vari capitoli del libro (One, two, Buckle my shoe; Three, four, Knock at the door; Five, six, Pick up sticks; Seven, eight, Lay them straight; Nine, ten, A big fat hen; Eleven, twelve, Dig and delve; Thirteen, fourteen, Maids a-courting; Fifteen, sixteen, Maids in the kitchen; Seventeen, eighteen, Maids in waiting; Nineteen, twenty, My plate is empty).
3) Come nel romanzo Delitto in cielo e nel racconto Accadde in Cornovaglia, Agatha Christie esprime la sua paura per i dentisti.
4) È uno dei romanzi di Agatha Christie il cui titolo è costituito dal verso di una nursery rhyme. Gli altri sono: Dieci piccoli indiani (Ten Little Indians), Il ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), È un problema (Crooked House), Polvere negli occhi (A Pocket Full of Rye) e Poirot si annoia (Hyckory Dickory Dock). Tra i racconti che si distinguono per questa caratteristica: Canta una canzone da sei soldi (Sing a Song of Sixpence), Tre topolini ciechi (Three Blind Mice) e Come va il vostro giardino? (How Does Your Garden Grow?).

Riferimenti intertestuali:
1) Riferimento al dramma Così è se vi pare (1917) di Luigi Pirandello (1867-1936):
“Se per caso il mio nome deve essere pubblicato, come quello di uno dei testimoni, per esempio, vogliate accertarvi che sia scritto esattamente: Mabelle Sainsbury Seale, Mabelle, con due L, E, e Seale, S, E, A, L, E… E naturalmente devono ricordarsi di accennare che sono apparsa in Così è se vi pare, all’Oxford Repertory Theatre”.
(pag. 52, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

2) Riferimento alla Bibbia, libro dei Salmi, 140:3, 140:4 e 140:5:
Voci bianche di contralto cantavano: Le loro lingue sono appuntite come quelle del serpente e il veleno si nasconde dietro le loro labbra. Tenori e bassi riprendevano: Preservatemi, Signore, dalla malvagità degli infedeli. E dall’opera dei cattivi. Hercule Poirot inserì nel coro una voce incerta di baritono: Mi hanno teso un laccio, una rete dalle maglie fitte. E le trappole mi attendono sulla via.
(pag. 153, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

3) Riferimento al personaggio di Vera Rossakoff comparsa nel capitolo sesto di Poirot e i quattro (1927):
Eh, Hercule Poirot ricordava certe donne… Una in particolare… che splendida creatura!… Un uccello del paradiso… Una Venere.
Che donna era quella! Queste ragazzette non valevano neppure un dito mignolo della contessa Vera Rossakoff! Un’autentica aristocratica russa, un’aristocratica dalla testa ai piedi. Ed era anche, ricordava, un’abile ladra… Un vero genio.
(pag. 162, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe)4) Riferimento alle Stalle di Augia, una delle fatiche contenute nel volume Le fatiche di Hercule (1947):
Per un attimo il pensiero di Poirot volò a quel caso che lui aveva chiamato “Le stalle di Augia”. Mormorò non senza qualche compiacimento: “Era ingegnoso, vero? Dovete ammetterlo. Un colpo di genio, diciamolo”.
(pag. 176, traduzione di Alberto Tedeschi per Mondadori, 1951)

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Gli elefanti hanno buona memoria (Elephants Can Remember)

Sintesi: Un giorno, la madre del fidanzato di Celia Ravencroft, figlioccia di Ariadne Oliver, chiede a quest’ultima se sa esattamente come sono morti i genitori della ragazza; i due, infatti, sono stati trovati uccisi, molti anni prima, in seguito a due colpi di arma da fuoco verosimilmente esplosi da uno dei due, ma non si è mai scoperto se fu un doppio suicidio oppure un omicidio/suicidio. Ariadne Oliver informa della cosa il suo amico Poirot e, insieme, decidono di fare luce sul caso intervistando gli “elefanti”, cioè una serie di persone che all’epoca del delitto avevano dei rapporti con la coppia deceduta e che potrebbero aiutarli a capire come sono andate le cose.

Curiosità:
1) È uno degli otto romanzi di Agatha Christie aventi per oggetto un delitto retrospettivo; gli altri sette sono: Due mesi dopo, Il ritratto di Elsa Greer, Giorno dei morti, Le due verità, Poirot e la strage degli innocenti, Miss Marple: Nemesi e Addio, Miss Marple.
2) Il personaggio di Ariadne Oliver compare anche nei romanzi Fermate il boia (1952), La sagra del delitto (1956), Un cavallo per la strega (1961), Sono un’assassina? (1966) e Poirot e la strage degli innocenti (1969).
3) Il personaggio del Sovrintendente Spence compare anche nei romanzi Alla deriva (1948), Fermate il boia (1952) e Poirot e la strage degli innocenti (1969).
4) Nel 2009 il Guardian ha pubblicato un articolo, Study Claims Agatha Christie Had Alzheimer’s, realizzato dall’Università di Toronto e incentrato sulle strutture grammaticali dei romanzi composti dall’autrice da quando aveva 28 anni fino al compimento degli 82. Gli elefanti hanno buona memoria si è rivelato essere il romanzo che più di ogni altro dimostrava un declino nelle facoltà mentali di Agatha Christie. Il titolo stesso, una variante di Elephants Never Forget, è stato interpretato come simbolo di un atteggiamento difensivo della scrittrice nei confronti della progressiva perdita delle sue doti intellettive. Lo studioso Ian Lancashire ha dichiarato che la stessa trama del libro: “Rivela un’autrice che reagisce a qualcosa di cui è consapevole ma che non può contrastare. […] È come se il delitto non fosse il doppio omicidio-suicidio ma la demenza senile”.

Riferimenti intertestuali:

Gli elefanti hanno buona memoria1) Riferimento implicito ai romanzi Il ritratto di Elsa Greer, Poirot e la strage degli innocenti e Fermate il boia:
“[…] E se non sbaglio non è la prima volta che Poirot indaga su vecchi delitti”.
“Tre volte, per l’esattezza”, puntualizzò Spence.
“Una volta, mi pare, su richiesta di una canadese”. “È vero”, confermò Poirot, “[…] Mi aveva chiesto di indagare su un delitto per il quale la madre era stata condannata a morte”. […]
“Poi c’è stato quell’altro caso, che siete andato a rivangare a distanza di anni”, disse Spence, “Una ragazza aveva confessato durante una festa di aver assistito a un omicidio”. […]
“[…] Le prove esistevano, o almeno quelle materiali. Eppure c’era qualcosa di stonato”.
“Ah!”, mormorò Spence, attento.
“Un’impressione che una volta avete avuto anche voi, vero?”, gli domandò Poirot.
“Sì, nel caso della Signora McGinty”.
(pagg. 53-55, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1973)

2) Riferimento al proverbio inglese old sins cast long shadows di cui si trova un primo accenno nella pièce Aglaura (1638) di Sir John Suckling: “Our sins, like to our shadows, when our day is in its glory scarce appear: Towards our evening how great and monstrous they are!”. Lo stesso riferimento compare anche in Polvere negli occhi, con protagonista Miss Marple:
“Forse la causa della tragedia è da ricercarsi in quegli anni lontani. Mia nonna usava ripetere questo detto: I vecchi peccati hanno le ombre lunghe. Che il motivo del duplice suicidio fosse una lunga ombra nel loro passato?”.
(pag. 58, traduzione di Diana Fonticoli per Mondadori, 1973)

3) Nel romanzo Un delitto avrà luogo (1950), con protagonista Miss Marple, si parla di una pièce teatrale intitolata Gli elefanti dimenticano:
“Ho sentito che, a Londra, stanno rappresentando una sua commedia, signore. Molto divertente, così mi dicono”.
“Sì, in effetti sta riscuotendo parecchio successo”.
“È intitolata Gli elefanti dimenticano, così mi hanno detto. Vorrà scusarmi, signore, se mi permetto di chiederglielo ma ho sempre creduto che fosse al contrario… cioè che non dimenticassero mai nulla, voglio dire”.
(pag. 309, traduzione di Grazia Maria Griffini, Mondadori, 1958)

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Carte in tavola (Cards on the Table)

Sintesi: L’eccentrico Signor Shaitana, collezionista di “assassini che l’hanno fatta franca”, incontra Poirot durante un’esposizione di tabacchiere e lo invita a trascorrere una serata a casa sua in modo da fargli conoscere il suo campionario umano. Poirot accetta con riluttanza e così si ritrova, assieme ad Ariadne Oliver, al Colonnello Race e al Sovrintendente Battle a giocare a bridge con quattro presunti assassini: il Dottor Roberts, il Maggiore Despard, la Signorina Meredith e la Signora Lorrimer. Mentre tutti sono impegnati a giocare a carte, il Signor Shaitana viene ucciso in poltrona. La psicologia aiuterà Hercule Poirot a capire chi è riuscito a commettere un delitto sotto gli occhi di otto persone.

Curiosità:
1) Nel libro compaiono ben tre personaggi presenti in romanzi sia precedenti che successivi di Agatha Christie: il Sovrintendente Battle (Il segreto di Chimneys (1925), I sette quadranti (1929), È troppo facile (1939), Verso l’ora zero (1944)); il Colonnello Race (L’uomo vestito di marrone (1924), Poirot sul Nilo (1937), Giorno dei morti (1945)) e Ariadne Oliver (Fermate il boia (1952), La sagra del delitto (1956), Un cavallo per la strega (1961), Sono un’assassina? (1966), Poirot e la strage degli innocenti (1969), Gli elefanti hanno buona memoria (1972).
2) Rhoda Dawes è la cugina di Mark Easterbrook, protagonista di Un cavallo per la strega.
3) Nel romanzo La serie infernale (1936), Poirot racconta a Hastings un ipotetico caso che rispecchia perfettamente la trama di Carte in tavola:

“Supponiamo” mormorò ancora Poirot con la sua voce suadente “che quattro persone siano sedute intorno a un tavolo. Giocano a bridge. C’è una quinta persona, il “morto” di quella partita, che è andato a sedersi in poltrona accanto al fuoco. Alla fine della serata l’uomo viene trovato cadavere. Uno dei quattro, mentre lui non giocava e faceva il “morto”, gli si è avvicinato e lo ha ucciso. Gli altri tre non se ne sono accorti perché erano troppo intenti alla mano che stavano giocando. Ah, ecco il tipo di delitto che ci vorrebbe! Quale di quelle quattro persone è l’assassino?”.
(pag. 17, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1937)

Carte in tavola (Cards on the Table)Riferimenti intertestuali:

1) Riferimento al romanzo La serie infernale (1936) e alla risoluzione del caso da parte di Poirot:
“E voi?”.
“E io?”.
“So tutto di voi, signor Poirot. Siete stato voi a risolvere il mistero dei delitti dell’ABC.”.
“Signorina, mi fate confondere…”
(pag. 19, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

2) Riferimento a The Body in the Library (1942), qui attribuito al personaggio di Ariadne Oliver, destinato a diventare un romanzo di Agatha Christie con protagonista Miss Marple:
“Quella sarebbe la signora Oliver, la scrittrice?”.
[…]
“Sì, è la signora Oliver”.
“Quella che ha scritto Un cadavere in biblioteca?”.
“Proprio lei”.
(pag. 18, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

3) Riferimento implicito al racconto La scatola di cioccolatini, contenuto nella raccolta I primi casi di Poirot, in cui l’investigatore belga confessa a Hastings l’unico fallimento della sua carriera (lo stesso riferimento è presente anche nel romanzo Tragedia in tre atti in cui Poirot ha uno scambio di battute quasi identico con Mr. Satterthwaite):
Despard lo guardò attentamente, ebbe un lieve sorriso, e domandò: “Vi è mai capitato di prendere una cantonata, signor Poirot?”.
“L’ultima volta successe ventotto anni fa” disse Poirot in tono pieno di dignità. “E anche allora, le circostanze erano tali che… ma non importa”.
(pag. 141, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

4) Riferimento, con storpiatura da parte di Poirot, al poema To Lucasta, Going to the Warres (1649) di Richard Lovelace, il cui ultimo verso dice: I could not love thee, dear, so much, Loved I not honor more. Il verso pronunciato da Poirot è invece il seguente: I could not love thee, dear, so much, Loved I not cricket more.
“È giusto”, mormorò Poirot, “bisogna sapere stare al gioco. E, come ha detto con molta finezza uno dei vostri poeti: “Non potevo amare te, cara, fino a quel punto perché amavo di più il cricket”.
“L’onore” corresse la signora Luxmore, aggrottando lievemente le sopracciglia.
“Naturalmente… naturalmente… l’onore”.
(pag. 196, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

5) Riferimento al personaggio di Sherlock Holmes creato da Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930):
“Secondo te, questo Poirot è un uomo intelligente?”.
“Beh non si direbbe proprio che abbia l’aria di uno Sherlock Holmes”, osservò Rhoda. “Però immagino che ai suoi tempi sia stato molto in gamba. Adesso, naturalmente, deve essere un po’ rimbambito. Avrà sessant’anni, come minimo”.
(pag. 210, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

Carte in tavola (Cards on the Table)6) Riferimento implicito al romanzo Assassinio sull’Orient-Express (1934):
“Quanto a voi, signorina, ho una cosetta molto interessante da mostrarvi… Anche se ho l’impressione che non interesserebbe affatto voi, signorina Meredith!”.
“Di che si tratta?”, chiese Rhoda.
Poirot abbassò la voce.
“Di un pugnale, signorina, con il quale, una volta, dodici persone hanno trafitto un uomo. Mi è stato dato come ricordo dalla Compagnie Internationale des Wagons Lits”.
(pagg. 214-215, traduzione di Grazia Maria Griffini per Mondadori, 1983)

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