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Poirot si annoia (Hickory Dickory Dock)

Sintesi: A causa di alcuni errori di battitura della sua dattilografa, la signorina Lemon, Hercule Poirot si trova involontariamente coinvolto in una serie di furti all’interno di un ostello della gioventù gestito dalla sorella della sua dipendente. La sciocca motivazione che giustifica la sparizione degli oggetti assume contorni inquietanti quando la diretta responsabile, o presunta tale, sembra suicidarsi con la morfina; Poirot si ritroverà così a indagare in un contesto multietnico e multiculturale con l’obiettivo di riportare la pace nell’ostello ma, soprattutto, con l’intenzione di restituire la serenità alla sua segretaria e riportarla sulla “retta via della perfezione”.
Uno dei romanzi più divertenti di Agatha Christie, in particolare per lo scontro generazionale tra Poirot e gli studenti ospiti dell’ostello e per il modo in cui l’investigatore belga si pone nei confronti di un mondo che non capisce.

Curiosità: Il titolo originale Hickory Dickory Dock, conosciuto anche come Hickory Dickory Death, si riferisce a una filastrocca tradizionale, pubblicata per la prima volta a Londra nel 1744, che viene abitualmente insegnata ai bambini in età prescolare affinché imparino lo scorrere del tempo. Nel testo originale la filastrocca è riportata in esergo, nella traduzione italiana viene omessa: Hickory Dickory Dock/The mouse ran up the clock/The clock struck one/The mouse ran down/Hickory Dickory Dock. Altra curiosità: la copertina originale del volume mostra il pendolo oscillante di un orologio e due topolini (chiaro riferimento alla filastrocca), la copertina italiana del 2013 riprende la medesima illustrazione rendendola priva di senso visto che la filastrocca non è più riportata in esergo.

Riferimenti intertestuali:

Poirot si annoia - Hickory Dickory Dock1) Riferimento al poema di John Keats (1795-1821) On First Looking into Chapman’s Homer (Guardando per la prima volta l’Omero di Chapman): Molto ho viaggiato nei reami d’oro, e molti vidi buoni stati e regni, e tutt’intorno a molte navigai isole d’occidente, che poeti mantengono d’Apollo in signoria. Spesso mi fu narrato d’una vasta landa cui tiene in suo dominio Omero dalla fronte profonda; eppure mai, giammai ho respirato la sua pura serenità, finché io non udii Chapman parlare forte e audace: allora simile ad uno che nei cieli scruta io mi sentii, quando un nuovo pianeta nuota sotto il suo sguardo; o al valoroso Cortés quando fissò con occhi d’aquila il Pacifico – e tutti i suoi compagni con febbrile incertezza si guardarono – silente, sopra un picco in Darién.
Il tallone di Achille della signorina Lemon era sempre stata la fantasia. Ne era totalmente sprovvista. Quando si trattava di questioni di ordine pratico, era imbattibile. Ma se si entrava nel campo delle supposizioni o della fantasia era perduta. Insomma lo stato d’animo degli uomini di Cortés sul picco di Darién non faceva per lei.
(pag. 11, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

2) Riferimento a Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930) e nello specifico al racconto L’avventura dei sei Napoleoni con protagonista Sherlock Holmes: You will remember, Watson, how the dreadful business of the Abernetty family was first brought to my notice by the depth which the parsley had sunk into the butter upon a hot day.
Non volle ammettere, tra sé, che, in questi ultimi tempi, si stava annoiando e che ad attirarlo fosse proprio l’estrema banalità di tutta quella storia. “Il prezzemolo che affonda nel burro in una giornata calda”, mormorò tra sé. “Prezzemolo? Burro?”, la signorina Lemon pareva sconcertata. “Era semplicemente la citazione di uno dei vostri classici”, rispose Poirot.
(pag. 12, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

3) Riferimento a Fedor Dostoevskij (1821-1881) e al suo romanzo Delitto e castigo:
“Insomma Colin”, esclamò la signora Hubbard diventando rossa, “Siete incredibilmente maleducato”.
“Non ho nessuna intenzione di offendere, però voglio mettere in chiaro alcune cose. Delitto e castigo, Monsieur Poirot… ecco l’ambito in cui spazia il vostro orizzonte”.
(pag. 45, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

4) Riferimento alla favola di Cenerentola di Charles Perrault (1628-1703) e al più moderno “complesso di Cenerentola” di natura psicologica:
“Però non ne avete colto il significato. Eppure si tratta di uno degli esempi più belli e più chiarificatori che ci può capitare di incontrare. Ci troviamo di fronte, non esiste il minimo dubbio, al famoso complesso di Cenerentola. Immagino che conosciate la favola di Cenerentola, vero?”.
“Di origine francese… mais oui!”.
“[…] Così, in questo caso, c’è qualcuno che nel suo inconscio, naturalmente, si paragona a Cenerentola. La frustrazione, l’invidia, il senso d’inferiorità, ecco quello che salta subito all’occhio. La ragazza ruba una scarpa da sera. Perché?”.
(pag. 47, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

Poirot si annoia - Hickory Dickory Dock5) Riferimento al proverbio altri tempi altri costumi e all’opera teatrale L’uccellino azzurro del belga Maurice Maeterlinck (1862-1943):
Autres temps, autres moeurs”, mormorò Poirot. “Ai miei tempi i giovanotti prestavano alle signorine libri di teosofia oppure discutevano con loro L’uccello azzurro di Maeterlinck. Tutto era sentimenti e alti ideali. Oggigiorno sono l’incapacità di adattarsi e i complessi a unire i ragazzi”.
(pag. 52, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

6) Riferimento alla Bibbia (Luca 4, 21-30): «Non è il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!».
“Poi c’è quel simpatico ragazzo africano il quale potrebbe avere, per uccidere, certi motivi che noi non riusciamo nemmeno a immaginare! E abbiamo anche Colin McNabb, lo psicologo. Quanti psicologi conosciamo ai quali sarebbe molto utile dire: “Medico, cura te stesso?”.
(pag. 85, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

7) Riferimento indiretto al romanzo storico di Alexandre Dumas padre (1802-1870) La collana della Regina:
Proprio all’incrocio, c’erano un semaforo e un bar: La collana della Regina. La signora Nicoletis si era incamminata nel bel mezzo del marciapiede e di tanto in tanto girava rapidamente la testa occhieggiando innervosita alle proprie spalle.
(pagg. 146-147, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

8) Riferimento all’autrice e drammaturga inglese Naomi Royde-Smith (1875-1964) che, nel 1928, divenne celebre per l’affermazione I know two things about the horse And one of them is rather coarse:
Poi si avvicinò all’apparecchio del telefono e, dopo una brevissima attesa, riuscì a mettersi in comunicazione con l’ispettore Sharpe.
“Écoutez, mon cher”, disse, “Avrei bisogno di sapere due cose”.
L’ispettore Sharpe proruppe in una specie di sghignazzata e recitò: “Io so due cose su una cavalla, e una di queste è una grossa balla”.
(pag. 149, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

Hickory Dickory Dock9) Riferimento intertestuale con sostituzione a una delle battute più celebri dell’Amleto di Shakespeare:
Poi aggiunse: “Parlare o non parlare? Questo è il problema!”.
Si versò un’altra tazza di caffè e tornò al tavolo dove stavano facendo la prima colazione tutti insieme.
(pag. 171, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

10) Riferimento al poema epico in versi sciolti Paradiso perduto di John Milton (1608-1674):
“Questo, io lo chiamo bestemmiare! Sabrina Fair: hanno avuto il coraggio di tirare in ballo anche Milton”.
“Milton non è la Bibbia, ragazzo!”.
“Non vorrete negare che il Paradiso perduto tratta di Adamo ed Eva, del giardino dell’Eden, della tentazione dei diavoli dell’Inferno, e se quella non è religione, mi sapete dire cos’è?”.
(pag. 200, traduzione di Grazia Maria Griffini, 1956)

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