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Il Natale di Poirot (Hercule Poirot’s Christmas)

Sintesi: romanzo che, a giusto titolo, può essere classificato sotto la voce delitti della camera chiusa. Agatha Christie, infatti, trasse l’ispirazione dal celebre Mistero della camera gialla di Gaston Leroux (1868-1927), autore francese noto al grande pubblico per aver scritto Il fantasma dell’opera.
“In questo periodo tra me e Madge sorse una discussione che avrebbe dato i suoi frutti in futuro. Lo spunto partì da un romanzo poliziesco che avevamo letto entrambe, mi sembra – e dico mi sembra perché la memoria non sempre è perfetta e spesso ci induce a spostare le date e a creare coincidenze fittizie – che si trattasse del Mistero della camera gialla, una novità di un autore ancora sconosciuto, Gaston Leroux, in cui il ruolo dell’investigatore era affidato a un giovane giornalista di bell’aspetto, Rouletabille. Si trattava di un enigma particolarmente sconcertante, inserito in una vicenda ben costruita e sviluppata con intelligenza, del tipo che alcuni definiscono impossibile da risolvere, mentre altri, pur insistendo sulle difficoltà, sono disposti ad ammettere che, se solo non si fossero lasciati sfuggire quel piccolo indizio, buttato lì con tanta astuzia…
Madge e io ne parlammo a lungo, scambiandoci le nostre opinioni, concordi nel ritenerlo uno dei capolavori del genere.
(Agatha Christie, La mia vita, pag. 245, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Mondadori, 1978)

Riferimenti intertestuali:

Il natale di Poirot1) Riferimento alla Bibbia e alla parabola del figliol prodigo:
“Tutti i miei figli! Indovina, ragazzo mio! “Harry”, no? Tuo fratello Harry”.
Pallidissimo, Alfred balbettò: “Harry… No, Harry no”.
“Sì, proprio lui!”.
“Ma… credevamo che fosse morto!”.
“Invece non lo è”.
“E tu… tu lo fai tornare qui, dopo tutto quel che ti ha fatto?”.
“Già, il figliol prodigo. Hai ragione. Il vitello grasso! Dovremo uccidere il vitello grasso, Alfred. Dobbiamo accoglierlo in modo grandioso”.
(pagg. 40-41, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

2) Riferimento a Esopo e alla favola, a lui attribuita, della lepre e la tartaruga:
Simeon guardò uscire il figlio. “Questa notizia lo ha scombussolato. Lui e Harry non sono mai andati d’accordo. Harry lo prendeva sempre in giro. Lo chiamava Posapiano”.
Lydia aprì le labbra come per dire qualcosa, ma vista l’espressione del suocero, si dominò. Capì che il suo autocontrollo lo indispettiva e questo le diede il coraggio per dire: “La lepre e la tartaruga… Sì, ma è la tartaruga che vince la corsa”.
“Non sempre. Non sempre, Lydia”.
(pag. 41, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

3) Riferimento al proverbio Toma lo que quieras y paga por ello (Take what you want and pay for it). In Spagna è abbastanza noto ma, ancora oggi, non è dato sapere se la sua origine sia effettivamente spagnola oppure no:
“In Spagna abbiamo questo proverbio: “Prendi quel che vuoi e pagane il prezzo, dice il Signore”.
Simeon batté il braccio sul bracciolo della poltrona. “Bello. È così che dev’essere! Prendi quel che vuoi… Io l’ho fatto per tutta la vita… Ho sempre preso quel che volevo”.
“E l’hai pagato?”
Simeon smise di ridacchiare. Si drizzò sulla schiena e rimase a fissare Pilar. “Cos’hai detto?”.
(pag. 53, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

4) Riferimento alla favola tradizionale Jack l’ammazzagiganti, risalente al 1711, e ambientata durante il regno di Re Artù. Sembra che la favola sia frutto del lavoro di qualche editore che, all’epoca, pensò di riunire in un’unica storia una serie di aneddoti sui giganti:
Una ruga solcò la fronte di Hilda. “Capisco. Ma adesso usciamo di qui, David. Qui dentro si gela”.
Ma lui non le prestò ascolto. Guardandosi attorno, continuò: “Sedeva quasi sempre lì. La rivedo seduta su quello sgabello mentre mi leggeva Jack the Giant Killer. Dovevo avere sei anni a quell’epoca”.
(pag. 57, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

5) Riferimento a Mendelssohn e a Mozart:

“Che cos’è?”, domandò Hilda. “Mi sembra di riconoscerla”.
“Non lo suono da anni. Lei lo suonava sempre. È uno dei Lieder senza parole di Mendelssohn”.
La stanza si riempì di quella musica dolce, persino troppo dolce.
“Ti prego, suona un brano di Mozart”.
David scosse la testa e passò a un’altra opera di Mendelssohn: poi, d’improvviso, sbatté le mani sui tasti provocando un suono aspro e disarmonico, e si alzò. Tremava tutto.
(pag. 58, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

Il natale di Poirot6) Riferimento a Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882) e al suo poema Retribution (Though the mills of God grind slowly; Yet they grind exceeding small; Though with patience he stands waiting, With exactness grinds he all) e al monologo di Lady Macbeth, nell’atto quinto scena prima del Macbeth di Shakespeare (Come out, damned spot! Out, I command you! One, two. OK, it’s time to do it now.—Hell is murky! —Nonsense, my lord, nonsense! You are a soldier, and yet you are afraid? Why should we be scared, when no one can lay the guilt upon us? —But who would have thought the old man would have had so much blood in him?):
Si sentì un sospiro di orrore, poi due voci, che parlarono l’una dopo l’altra. E, cosa strana, le frasi pronunciate erano tutte e due delle citazioni.
Fu David a dire: “I mulini di Dio macinano lentamente…”.
E fu Lydia a mormorare: “Chi l’avrebbe mai detto che il vecchio avesse tanto sangue?”.
(pag. 78, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

7) Riferimento al personaggio di Desdemona dell’Otello di Shakespeare e al personaggio di Mercuzio di Romeo e Giulietta:

“Il carattere della vittima ha sempre qualcosa che lo collega al delitto. È stata la natura schietta e fiduciosa di Desdemona a portarla alla morte. Se fosse stata una donna sospettosa, avrebbe subito capito le macchinazioni di Jago e le avrebbe sventate. Il temperamento di Mercuzio l’ha fatto finire contro la punta di una spada”.
(pag. 123, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

8) Riferimento, riprendendone il nome, al personaggio di Ebenezer Scrooge del racconto Il canto di natale (1843) di Charles Dickens:
Mio padre, Ebenezer Farr, era il socio di Simeon Lee in Sudafrica. Naturalmente parlo di oltre quarant’anni fa… Mio padre mi parlava sempre del suo amico, della sua forte personalità, dei quattrini che avevano fatto insieme.
(pag. 139, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

9) Riferimento all’atto secondo scena quinta della Tosca (1900) di Giacomo Puccini:
“Ricordi quella scena della Tosca, quando Scarpia è morto e Tosca accende le candele attorno a lui? Ricordi quello che dice? Dice ‘Ora posso perdonarlo…’ È la stessa cosa che provo io nei riguardi di papà. Adesso capisco che in tutti questi anni non sono mai riuscito a perdonarlo, pur volendolo. Ma adesso… ‘adesso’ non provo più nessun rancore.
(pag. 222, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1940)

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